La ricerca del piacere nel tennis
Un altro modo di godersi l’ultima finale del Roland-Garros è accettarla nella sua straordinarietà. Non possiamo pretendere di rivederla, né ogni volta né la prossima volta. Forse non la rivedremo mai, forse resterà per sempre la più bella finale fra Alcaraz e Sinner, come la prima fu la più bella fra Borg e McEnroe.
Qualche giorno prima di domenica, zio Toni Nadal aveva parlato nella sua rubrica per El Pais di tennis e di piacere – chiamiamolo piacere per evitare i concetti sdrucciolevoli di spettacolo e di bellezza. Zio Nadal era reduce dalla visione del match tra Alcaraz e Shelton, lo aveva trovato magnifico. Così bello da aver confessato di aver messo da parte il tablet e gli scacchi online. Zio Nadal dice che ogni tanto il tennis contemporaneo lo annoia. Ecco.
“I dirigenti del nostro sport – ha scritto – dovrebbero decidere una volta per tutte di apportare alcune modifiche al regolamento. La loro missione principale è quella di divulgare lo sport, trattenere i tifosi o acquisirne di nuovi, garantire che i praticanti si divertano e che le loro partite siano attraenti per appassionarci. La realtà è che sta diventando sempre più difficile assistere a partite emozionanti. In quasi tutte si verificano troppi errori gratuiti o, per dirla in modo più semplice, si verifica un rapporto improprio tra colpi eseguiti correttamente e numero di errori commessi. Sbagliare all’ottavo o al nono tiro non è la stessa cosa che sbagliare al secondo o al terzo”.
Quando Zio Toni ha scritto, eravamo a metà torneo. Non sapeva ancora che la finale del singolare femminile avrebbe aperto una discussione proprio intorno al tema. Cori Gauff l’ha vinta con 89 errori di Aryna Sabalenka, di cui 70 considerati gratuiti. Sabalenka a fine match ha detto che se avesse perso in semifinale con Iga Swiatek, Iga Swiatek avrebbe fatto di Coco Gauff carne macinata. Non l’ha detto in questi termini così cari alla Conf-chianchieri ma il senso è questo. Solo nel secondo set Sabalenka ha sbagliato 25 rovesci e 21 dritti. Alla povera Gauff hanno detto allora che la sua vittoria è stata fortunata. Solo che contro Gauff aveva commesso 74 errori gratuiti anche Zheng a Roma e 45 in semifinale Lois Boisson in una partita da due set con appena 15 game in tutto. Il giornalista americano Christopher Clarey chiama sporche queste vittorie di Cori Gauff. Lei stessa ha commesso 84 errori gratuiti contro Zheng a Roma, eppure la finale di Parigi contro Aryna Sabalenka è stata la più vista degli ultimi vent’anni alla tv francese, con 3 milioni e mezzo di spettatori, il 40 per cento di share, un picco di 5 milioni di persone interessate. Se le cose stanno così – e le cose stanno così – chi davvero può dire di sapere che cosa piace alla gente?
DUE CONSIGLI DI ZIO NADAL
Zio Nadal ha scritto che “i tempi cambiano e con loro cambiano anche i gusti”. A lui rimane la sensazione che “l’alta velocità degli scambi è la oggi norma, ma quando viene spinta al limite, il controllo della palla diventa difficile, gli errori arrivano con una rapidità irrimediabile e il risultato è una partita troppo spezzettata. È molto difficile per noi spettatori apprezzare la bellezza e la flessibilità di movimenti distorti da un’accelerazione eccessiva. Pochissimi atleti possiedono la qualità di Alcaraz, ma questo non dovrebbe essere un motivo sufficiente per non impegnarsi a migliorare lo spettacolo offerto nei tornei più importanti al mondo. Il tennis non ha i tifosi del calcio o del basket, persone che sostengono le loro squadre e riempiono gli stadi anno dopo anno, nonostante le partenze dei loro giocatori preferiti. Il tennis deve affascinare gli spettatori che assistono ai tornei o guardano le partite in televisione con lo spettacolo, un piacere che li appaghi abbastanza da impedirgli di dedicarsi ad altri intrattenimenti. Le soluzioni sono varie e non ho lo spazio per analizzarle, né il ruolo. Ma il mio amore per il tennis e la paura di perdere tifosi mi spingono a porre il problema sul tavolo”.
In redazione, qualche giorno dopo, gli hanno dato lo spazio e devono averlo convinto a suggerire delle idee per fare in modo che “il tennis si adatti alla realtà che il mondo odierno ci presenta”. Le due principali soluzioni offerte da zio Toni sono: accorciare le racchette e ridurre la pressione delle palline. “Il gioco rallenterebbe, il controllo sarebbe più facile, gli scambi più lunghi e gli errori immediati ridotti. I giocatori sarebbero costretti a sviluppare soluzioni più elaborate tecnicamente e tatticamente: i punti più applauditi sono quelli con più scambi e varietà”.
Poi è arrivata domenica. Sono arrivate le 5 ore e 29 minuti di Sinner e Alcaraz senza andare a fare pipì e pure zio Toni ha scritto che è stato bellissimo, che “il tennis aveva bisogno di un incontro come questo, dall’esito epico, dalle tre del pomeriggio fino a sera”.
Ma adesso? Adesso che si fa? Come si guarisce da tanta bellezza?
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