La nuova moda sui campi di calcio
I giovani erano più affamati, ascoltavano i consigli degli anziani negli spogliatoi, in Italia non nascono i numeri 10 perché non si gioca più per la strada e non ci sono nemmeno quei bei difensori di un tempo. Ma adesso è troppo, adesso finanche i parastinchi non sono più quelli di una volta. Lo dice il Times, e chi siamo noi per non fidarci di quel che dice il Times.
Hanno la grandezza di una carta di credito o di un Nokia 8210.
“Cosa direbbero gli arbitri se un calciatore decidesse davvero di infilarsi uno di questi oggetti nei calzini al posto dei micro parastinchi che molti scelgono di indossare di questi tempi?”.
Se lo domanda Gregor Robertson, e come di fronte a ogni punto interrogativo che appare su un foglio di giornale, noi che leggiamo cosa ne possiamo sapere.
C’è questa tendenza in giro. Sotto i calzini arrotolati ai polpacci mettono una cosina dall’ingombro paragonabile alla ragazza di Fred Buscaglione: piccola così.
Dominic Calvert-Lewin dell’Everton dice che i nuovi parastinchi hanno la grandezza di una crema pasticcera. Si sa che sono obbligatori dal 1990, ma il regolamento dell’Ifab è vago su tutto il resto. Chiede solo che siano adatti e appropriati a contenere i colpi, ma dinanzi alla nuova tendenza i legislatori del pallone sostengono che sia responsabilità dei giocatori, e non dell’arbitro, decidere cosa possa costituire una protezione ragionevole.
I CALZETTONI ABBASSATI E LE GHETTE
Jack Grealish è uno di quelli che coltiva una passione per i calzettoni bassi, il vezzo dei calciatori selvaggi, così fa ricorso a questi parastinchi mignon. La leggenda vuole che il suo look sia nato durante gli anni trascorsi nelle giovanili dell’Aston Villa, quando metteva i calzettoni in lavatrice e quelli continuavano a restringersi.
La superstizione ha fatto il resto.
Anche Kvicha Kvaratskhelia gioca con i calzettoni che un tempo venivano detti alla cacaiola, quelli che nel calcio fra amici al campo Astroni indicavano prima ancora di battere la palla al centro chi fosse l’avversario più sfacciato da tenere d’occhio, il tipo che alla prima occasione ti avrebbe puntato uno contro uno e se ne sarebbe andato in dribbling – di sicuro – quelli con i calzettoni abbassati puntualmente se ne andavano.
I poveri difensori di quel tempo casomai facevano l’esatto opposto: il calzettone lo raddoppiavano, mettevano le ghette perché così facevano Rudy Krol, Ubaldo Righetti e Sebino Nela. I pugili portavano le frange agli scarpini come Muhammad Ali, i turzoni mettevano le ghette. Per fermare le ali sguscianti e con le tibie libere, due calzettoni is megl’ che one.
La faccenda, una quarantina d’anni fa, riguardava solo gli anticonformisti. Ci vogliono un carattere e un atteggiamento di un certo tipo per rinunciare ai parastinchi, ma quando ne fanno a meno pure il centrale dell’Inghilterra e il nuovo acquisto in difesa del Real Madrid è chiaro che la tendenza sta andando oltre l’inclinazione a dissipare il talento: sta diventando fashion [Oltre che un imperdonabile tradimento delle ghette].
Anche Dean Huijsen li porta così, sebbene il suo mestiere sia chiamare il fuorigioco, chiedere ai compagni di uscire e non di tenere il piede flaccido nei contrasti [come agli Astroni faceva Sepacchione].
Pure Huijsen svolazza per il campo portando parastinchi non più grandi di una barretta Mars. Lo stesso vale per Illia Zabarnyi, 22 anni, altro ragazzo che non è pagato per imitare Sivori. Marc Guéhi, capitano del Crystal Palace, ha guidato la difesa inglese agli Europei della scorsa estate mettendo un paio di maglie spesse come un pezzo di cartone: questo fanno quei bei difensori tenebrosi col testosterone di una volta, mica come Aleix Vidal che si è tagliato lo stinco destro mentre giocava per l’Espanyol contro il Real Betis, gli hanno dovuto dare 15 punti di sutura perché si è scoperto si proteggeva con un pezzo di tessuto floscio dentro i calzini sudati.
Ci sono alcuni giocatori che ci infilano un’imbottitura di schiuma per rispettare il regolamento. Michael Olise a novembre si è spinto oltre, rifiutandosi del tutto di metterli. Stava per entrare dalla panchina contro il PSG, il quarto uomo se n’è accorto – che razza di mestiere deve essere controllare se un essere umano ha messo dei parastinchi – e gli ha imposto di tornare indietro. Olise allora li ha infilati a malincuore e alla prima occasione se li è sfilati di nascosto, li ha lanciati verso la panchina e via, libero e bello.
Ora, tutto questo flusso di coscienza forse non ha importanza. Quel che conta è chiedersi se i parastinchi alla Fred Buscaglione sono pericolosi.
L’EVOLUZIONE
I parastinchi esistono nel calcio da 150 anni. Pare che li abbia inventati un certo Sam Weller Widdowson, giocatore di cricket del Nottinghamshire e calciatore del Nottingham Forest nel 1874. [Hanno inventato prima il parastinchi e poi la torcia]. Widdowson iniziò a produrli e metterli in commercio insieme al co-fondatore del Notts County, Richard Daft, ma avevano avuto un antenato nel gambale che gli antichi guerrieri usavano per proteggere la tibia dalle lance fin dall’età del bronzo.
I parastinchi del calcio erano una specie di arma impropria fino a qualche decennio fa, quando certe gigantesche protezioni in plastica potevano arrivare fino al ginocchio. Erano più lunghi di certe minigonne. I cinturini in velcro provvedevano a portare un attentato alla corretta circolazione venosa.
Eppure non c’è dubbio che la moda moderna di tenerli sotto i polpacci sia l’estremo opposto. Nel calcio succede. Lo fa uno, lo fanno tutti. Alcuni club stanno cominciano a imporre dei divieti. Il Penistone Church di Barnsley ha preso per le orecchie un suo giocatore quindicenne, un certo Alfie, perché si è fratturato la gamba nella partita in cui ne indossava un paio da tre centimetri per nove. Come gli anziani genitori dei Boomer, Alfie è tornato a casa e ha avuto pure il resto. Alla BBC ha detto che non vale la pena essere più leggeri e più veloci se poi devi stare fuori per mesi e mesi.
Quando a Jack Hinshelwood ne è caduto uno durante la partita del Brighton contro l’Arsenal, l’arbitro lo ha raccolto e glielo ha restituito, pareva gli stesse offrendo una patatina. Ce ne sono anche da 195 sterline e possono raccogliere una montagna di dati sulle prestazioni. Si chiamano XSEED, sono stati creati dalla società di analisi italiana Soccerment, e dicono tutto su passaggi, tiri, distanza, velocità, geolocalizzazione. Tutte le informazioni vengono raccolte da una app per smartphone, utilizzata dagli allenatori o caricata sulle piattaforme di scouting. Il guaio è che bisogna tenerli sotto carica dopo pochissime partite.
Le ghette invece no. Le ghette non si ricaricavano. Al massimo riempivano di più la lavatrice.