Spagna e Francia: la sfida delle teste coronate in Nations League
Ci sono i fumi della festa del PSG nella testa e forse nei muscoli di cinque giocatori di Deschamps. C’è nell’aria l’eco delle parole di Yannick Bru, campione europeo di rugby con il Bordeaux e battuto una settimana dopo dal Tolone: «Quando hai bevuto troppe birre e non dormi abbastanza, il cervello gira di meno». Così in Francia si domandano quale sarà l’effetto dell’euforia, quale la conseguenza del giro sul pullman scoperto.
Ne ha scritto su l’Équipe l’ex campione del mondo Bixente Lizarazu dicendo che “il calcio non è tanto fatto di eccessi nei terzi tempi, ma di un’ebbrezza generata dall’iper-sollecitazione. Ti prende, ti dà affaticamento fisico e mentale, sul momento non te ne rendi conto. Finché non torni alla realtà. È come se avessi trascorso due settimane di vacanza da sogno al sole e stessi tornando a casa nella penombra invernale. Lo shock termico ti paralizza”.
È la grossa insidia per la semifinale di stasera. La partita che mette in vetrina il meglio del calcio immanente. Mentre Ousmane Dembélé faceva il giro del Philippe-Chatrier al Roland-Garros con la Coppa dei Campioni in braccio, Lamine Yamal era in ritiro pensando al Pallone d’Oro. A questo punto della stagione sono i favoriti per il premio, probabilmente sono gli ultimi giorni utili per il voto: stavolta si fa tutto in anticipo con l’annuncio dei candidati il 6 agosto e la cerimonia a Parigi il 22 settembre. Sono le ultime partite che restano impresse nella retina dei giurati. Dembélé non può sentirsi tanto al sicuro, Désiré Doué può puntare a un piazzamento, la Francia confida che sia carburante sufficiente a nutrire il motore dell’ambizione e delle motivazioni, tutto sotto l’ombra del profilo del grande battuto della stagione, quel Kylian Mbappé – che salutiamo – andato a Madrid per vincere la Coppa e il Pallone d’oro, ma stamattina perfetto nel ruolo di uno dei suonatori di Brema. Stasera gioca centravanti con il prodigioso Olise alle spalle, sarà stimolato a esagerare, ma al fischio d’inizio l’occhio si poserà altrove.
“Dopo una stagione iniziata con un litigio in Nazionale, da cui ha voluto prendere le distanze per ricaricare le batterie – ha scritto L’Équipe – Kylian Mbappé si sta abituando a una carriera internazionale un po’ bizzarra, quantomeno offuscato da qualche dubbio”. Peraltro continua il braccio di ferro tra la federazione e il Real Madrid, dove le linee guida del club assomigliano agli slogan cantati dai Mastiffs nella Curva A del San Paolo [Noi / facciamo / il c* che vogliamo – l’asterisco non è bigottismo ma un espediente anti-spam]. Il Real non ha liberato né Kylian né Aurélien Tchouaméni nella giornata di venerdì come richiesto, ma solo lunedì. Deschamps è stato costretto a prenderne atto.
Lamine Yamal vs Ousmane Dembélé: lo spareggio per il Pallone d’oro
È da un anno che quando gioca Yamal, intorno a lui si accende la luce. Il doppio confronto con l’Inter nella semifinale di Champions League ha contribuito ad alimentare il fuoco del fenomeno. C’è una diffusa frenesia, globale, intorno alla sua precocità da diciassettenne. Yamal era una stella già prima di quelle due partite e ha guadagnato ancora più consistenza. In 60 partite ha segnato 19 gol e servito 26 assist. Non sbaglia mai le partite importanti. Dembélé gli risponde con 35 gol e 15 assist in 55 partite stagionali. Un livello a lungo sognato e solo l’anno prossimo capiremo quanto ripetibile. Un anno fa Vinicius era il favorito per il Pallone d’oro e ne aveva segnati 24 con 11 assist in 39 partite. Gli 8 gol e i 6 assist in Champions lo hanno reso il miglior giocatore del torneo secondo l’UEFA, decisivo nelle ultime sei partite del PSG con un gol o un assist.
La reputazione di Yamal si estende già oltre l’Europa. È sostenuta da marchi globali cone Adidas, Konami, Powerade, Beats. Ha più del doppio dei follower di Dembélé su Instagram. Ha quella foto del bagnetto con Lionel Messi che gli ha dato un’eco mediatica colossale. Dembélé ha un’immagine molto solida in Francia nonostante le esperienze al Dortmund e al Barcellona. Fino a poco prima della finale, la campagna per dargli il Pallone d’oro pareva portasse la macchia dello sciovinismo. Il Mondiale per club arriva come un’occasione per colmare il divario da Yamal e “per aprirsi a mercati che lo conoscono ancora troppo poco” [L’Équipe].
I club spagnoli hanno storicamente dimostrato la loro abilità nell’alimentare campagne mediatiche per promuovere la candidatura di un potenziale vincitore del Pallone d’Oro. Questo lo dice L’Équipe, e da fratellino di France Football lo dice a ragion veduta. Sul quotidiano francese si legge che negli ultimi mesi i dirigenti catalani hanno spinto su Raphinha, forse una questione legata al recente rinnovo del contratto, ma ora il nome del brasiliano è quasi scomparso dalla scena. Non passa settimana senza che i giornali di Barcellona, attraverso commenti di compagni di squadra o ex campioni, non ci ricordino come Yamal debba per forza avere quel premio. Yamal fa rima con il Graal. L’ultimo a esporsi è stato Pau Cubarsi e ora c’è chi si domanda se non possa arrivare da un momento all’altro anche l’endorsement di Leo Messi. Hanno lo stesso sponsor [Adidas].
Con quella goffaggine da ispettore Clouseau senza baffetti che ogni tanto si manifesta, Didier Deschamps ha cercato di fare lo stesso spingendo Dembélé e pare che il PSG adesso intenda accelerare gli eventi e le manifestazioni per aumentare il buzz. Il braccio di ferro passa anche dalla comunicazione.