| cadute Una squadra avanti negli anni e da rifondare
Chi ne sa, chi di pallone ne sa tanto, rischia di cadere nella tentazione di spiegare la sconfitta in finale di Champions guardando il 3-5-2 di Inzaghi che pare abbia solenni difficoltà a difendersi sulle ali. Il gol al volo di Eric Garcia del Barcellona, terzino contro terzino, è stato un esempio prima ancora che arrivassero i cinque tutti insieme del PSG.
Ma forse serve stavolta uno sguardo ampio per farsi una ragione di una serata che Paolo Di Canio su Sky ha definito con tre I – o forse dopo sono diventate quattro – insomma un’Inter “incomprensibile, inaccettabile, inammissibile, imperdonabile”.
Jonathan Liew, ancora sul Guardian, si domanda che effetto possa fare perdere una finale di Champions League per 5-o.
“In questo momento, e forse per molti anni a venire, l’Inter sarà l’unica a saperlo. È il tipo di trauma sportivo che definisce delle generazioni. Non importerà ora né mai che questa squadra abbia raggiunto due finali in tre stagioni e che le abbia perse entrambe contro avversarie finanziate da fondi di investimento statali. Ci potrà essere dell’orgoglio nel percorso, ma le Inter più grandi non si sono accontentate del percorso, men che meno di un percorso che ora sembra uno scherzo crudele. Quello che è successo a Monaco non è stato altro che un’umiliazione, un nonnismo da cortile sul palcoscenico più grande, non c’è modo di capire come un essere umano, per non parlare di una squadra, possa superarlo”.
L’idea di Liew stamattina è che l’Inter rischi di essere segnata a lungo da questo risultato. Chi non volesse aderire a questo schema di lettura, può invece pensare che la Coppa del mondo per club arriva a proposito per offrire l’occasione di andare oltre e ricominciare, come sono obbligati a fare i tennisti dopo ogni 15, dopo ogni set perduto.
Liew invece pensa che questa squadra abituata a inseguirti per il campo, a lottare, a contendere ogni centimetro di terreno, questa squadra che “difende la sua area di rigore a sangue”, dopo un 3-3 e un 4-3, ha manifestato nello 0-5 di ieri sera quel che era invisibile tra le righe.
“L’età e la stanchezza di questa squadra – dice – le conoscevamo. La sensazione di una squadra che si stava sgretolando nelle ultime settimane: anche questo sapevamo. Ma raramente una squadra, in una partita di questa portata, ha visto la propria idea andare a sbattere in modo così violento. L’Inter non ha perso solo una finale: ha perso un pezzo di sé stessa”.
Parole che portano un’eco di quelle ascoltate ieri sera su Sky da Paolo Condò, quando ha detto che «l’Inter di stasera ha tradito l’Inter di tutta la stagione».
Ha tradito sé stessa non significa che ha tradito i tifosi o chissà chi. L’Inter ha tradito il suo percorso, la strada fatta, la bontà delle intenzioni. Tradire significa venire meno a un impegno assunto, oppure con un’accezione dantesca significa deludere, agendo in modo contrario all’aspettativa.
Invece Beppe Bergomi si è risentito, da cuore interista era evidentemente scosso, non deve essere stata una serata facile. Gli è salito alle labbra un pensiero spaiato, spiegando che il PSG gode del vantaggio di un campionato più facile mentre l’Inter ha dovuto battersi fino all’ultima giornata, a pochi metri di distanza da quel Fabio Capello che una quindicina d’anni fa teorizzava il contrario, che nella serie A dominata stava la spiegazione degli insuccessi juventini: il famoso campionato poco allenante.
LO SCONTRO DI STILI. E NON SOLO
Nella lettura di Liew abbiamo scoperto ieri sera “i limiti della grinta e del coraggio della vecchia scuola contro una sorta di super intelligenza calcistica, una forma di gioco più evoluta. Il Paris Saint-Germain non ha semplicemente attaccato con più inventiva e difeso con più intelligenza; ha vinto tutte le fasi”, ha vinto perfino nel fare fallo tattico, 13 a 7 nonostante il possesso palla dominante. Ha vinto nei contrasti e nel recupero delle seconde palle.
“Il piano di Inzaghi era spezzare l’afflusso di palloni verso Ousmane Dembélé ogni volta che si abbassava. Così Dembélé semplicemente ha smesso di abbassarsi e si è aperto sulle ali, negli spazi dietro i terzini, con altri corridori che facevano da esca e sfrecciavano, si spostavano intorno a lui, una squadra definita meno dall’abilità tecnica che da una sorta di fissione tattica. Il Barcellona eliminato in semifinale continuava a fare le stesse cose, ancora e ancora. Il PSG prova a fare qualcosa di nuovo a ogni attacco, cerca sul ring ogni chiave finché non trova quella che ti smantella”.
Ieri sera durante la partita veniva da pensare che il PSG sia la cosa più vicina al ricordo d’infanzia dell’Olanda 1974. Quando l’Inter aveva la palla, finiva divorata dal pressing. Anche sullo 0-5. I tre difensori centrali e il portiere-regista Sommer sono stati braccati, così il centrocampo aveva troppo terreno da coprire, come ha spiegato Esteban Cambiasso su Sky.
Liew dice che la più strana delle stagioni di Champions League si è conclusa con la finale più grottesca.
“Simone Inzaghi ha detto che avrebbe riflettuto sul suo futuro dopo questa partita, ma che futuro ha davvero questa squadra? Acerbi ha 37 anni, Yann Sommer e Henrikh Mkhitaryan 36. Persino i loro “giovani” giocatori – Alessandro Bastoni, Marcus Thuram – non sono poi così giovani. Prima o poi, una nuova Inter dovrà essere assemblata sulle ossa e sulle ceneri di questa. La ricostruzione sarà lunga, dolorosa e discontinua. Il fondo d’investimento proprietario, Oaktree Capital, sta adottando un modello più sostenibile, centrato sui giovani. Inzaghi potrebbe finire in Arabia Saudita a breve. L’Inter è ormai un pesce piccolo che si nutre in uno stagno affollato di stati nazionali e grandi marchi. Dovrà reinventarsi all’ombra di una delle sue più grandi umiliazioni. Se mai una notte poteva definire il suo nuovo posto più piccolo nel mondo, la notte dell’Inter è stata questa”.