Ci vuole un fisico bestiale
Luca Carboni
► LA LEGA Calcio ha deciso di far giocare nove partite su dieci della prossima giornate tutte di domenica sera: per rispettare la contemporaneità del calcio d’inizio tra le squadre in corsa per lo scudetto, per le coppe europee e per la salvezza. Per l’ultima c’è l’ipotesi che si giochi di giovedì così da conservarsi margine per un eventuale spareggio
◇ Tre olandesi ai primi tre posti nella volata di Lecce al Giro d’Italia. Ha vinto a sorpresa Casper Van Uden. Mads Pedersen ha conservato la maglia rosa
◇ La Sampdoria è retrocessa in serie C per la prima volta nella sua storia
◇ Giornata di pioggia sugli Internazionali di Roma ma pure di successi italiani. Jasmine Paolini ha battuto Shnaider e si è qualificata per le semifinali. Lorenzo Musetti e Jannik Sinner hanno eliminato Daniil Medvedev e francisco Cerundolo: sono ai quarti
◇ Il Tour de France farà passare l’ultima tappa da Montmartre come è accaduto alla corsa per l’oro olimpico di Parigi
◇ Gli Indiana Pacers hanno eliminato i Cleveland Cavaliers a Est, Oklahoma avanti 3-2 su Denver a Ovest. Steph Curry fuori anche da Gara-5 tra Minnesota e Golden State
◇ Marca parla di offerta fantasma dall’Arabia per Vinicius
#2 giorni alla Diamond League di Doha
Cleveland è fuori
E poi stanotte è andata così: la squadra che ha dominato la stagione regolare a Est, la squadra dell’allenatore premiato come il migliore della stagione [Kenny Atkinson] è andata fuori. I Cleveland Cavaliers erano sembrati da titolo per buona parte dell’inverno e si sono squagliati al calor bianco della fisicità di primavera contro gli Indiana Pacers, la squadra del giocatore votato dai suoi colleghi come il più sopravvalutato della lega. Sarà pure così, ma nel frattempo Tyrese Haliburton giocherà la finale di conference per la seconda stagione di fila.
Nella notte i Pacers sotto andati sotto fino a -19 punti nel primo tempo, hanno infilato un parziale di 16-4 nel secondo quarto con una manciata di triple del loro asso e hanno spento così gli ardori del Rocket Mortgage Center. Indiana ha continuato la sua portentosa rimonta nel terzo quarto con un parziale di 17-2 in poco meno di cinque minuti, portandosi a +6 mentre il Sopravvalutato metteva insieme 31 punti, sei rimbalzi e otto assist. Pascal Siakam ne ha aggiunti 21 per conto suo, con otto rimbalzi e cinque assist, Andrew Nembhard ne ha segnati 18. Aaron Nesmith ha aggiunto una doppia doppia da 13 punti e 13 rimbalzi. Donovan Mitchell ha giocato sul dolore e ha tentato di replicare con 35 punti e nove rimbalzi, ma sono i Pacers ad attendere stasera notizie da New York Knicks-Boston Celtics, l’altra semifinale a Est che promette o minaccia nuove sorprese. I campioni in carica sono sotto per 3-1 e hanno drammaticamente perso Jayson Tatum: operato per la rottura del tendine d’Achille.
L’altra testa di serie numero #1 – gli Oklahoma Thunder a Ovest – hanno raddrizzato la serie cominciata male contro i Denver Nuggets e si sono portati sul 3-2. Questa sì che è “una serie immensamente fisica” secondo la definizione di Kelly Iko su the Athletic, dove i protagonisti dei contatti si chiamano Nikola Jokić, Aaron Gordon, Michael Porter Jr. “e persino Russell Westbrook in misura minore. Ma Oklahoma City ripone grande fiducia in Holmgren e Hartenstein, due dei lunghi più versatili della NBA, credendo nella loro capacità non solo di affrontare la sfida, ma anche di superarla”.
Sports Illustrated scrive che i Dallas Mavericks sono determinati a sfruttare la prima scelta al Draft ricevuta in sorte dalla Lotteria la notte scorsa per prendere il desideratissimo Cooper Flagg e non per scambiarla con qualcuno disposto a cedere un asso: nelle ore scorse si era fatto il nome di Giannis Antetokounmpo. Gli dei del basket si sono divertiti a indirizzare proprio verso il Texas la pallina con la scelta numero 1, una carezza ai tifosi delusi dalla cessione di Luka Doncic ai Lakers, una specie di ricompensa che i complottisti attribuiscono alle diaboliche doti di Adam Silver di distribuire gioie e dolori per amor di livella.
Lo Slalom mentre succede
I canestri di Indiana per andare in finale
Comincia la WNBA
C’è un’altra Indiana che ha gli occhi puntati addosso, ed è quella di Caitlin Clark – rumorosa rookie della scorsa lega femminile, chiamata oggi a confermarsi o forse di più, chiamata a migliorare sé stessa e il piazzamento delle Fever. Sports Illustrated mette in pole position le campionesse in carica di New York Liberty. Hanno perso la veterana Courtney Vandersloot a causa della free agency e Betnijah Laney-Hamilton per un infortunio, ma hanno ancora un una rosa profonda intorno a Breanna Stewart, Sabrina Ionescu e Jonquel Jones, per non parlare dell’importante acquisizione di Natasha Cloud.
Le Minnesota Lynx saranno di nuovo le principali avversarie [“la stella Napheesa Collier è in ottima forma”], e poi viene Indiana. La rivale delle rivali Angel Reese avrà come nuova compagna alle Chicago Sky la due-volte-campionessa Courtney Vandersloot e come nuovo allenatore Tyler Marsh. È il primo campionato per le Phoenix Mercury dopo il ritiro di Diana Taurasi e pure Brittney Griner se n’è andata [ad Atlanta]. E in un altro percorso parallelo con la lega maschile, la scelta numero #1 del Draft è finita anche in questo caso a Dallas, dove le Wings hanno preso la molto attesa Page Bueckers. La più grossa novità è il primo anno della franchigia di Golden State, le Valkyries, intenzionate a diventare una squadra internazionale: al primo giro hanno preso Juste Jocyte dalla Lituania. Nel roster ci sono tre francesi, due belghe, una canadese, due australiane, una britannica, una azera, una spagnola e l’azzurra Cecilia Zandalasini.
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Perché stanno picchiando Caitlin Clark
Da quando la guardia delle Chicago Sky, Chennedy Carter, ha tirato nello scorso fine settimana un colpo a tradimento alla più ricca e famosa delle debuttanti, le interpretazioni sui motivi fioccano [si dice ancora: fioccano?]. Chi ne fa una questione sportiva, chi ne fa una questione sociale, chi ne fa una questione di genere, chi ne fa una questione razziale | Segue qui
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I canestri di Bueckers, la WNBA ha una nuova pagina bianca da scrivere
In cinque anni – ha raccontato Ben Pickman su The Athletic – è diventata il volto di un programma universitario dal profilo più alto di quasi tutte le franchigie WNBA, gestendo non solo la sua fama in ascesa, ma anche un clima che nello sport universitario sta cambiando. Fa parte di una generazione di giocatrici universitarie che si sono dovute comportare come professioniste mentre ancora studiavano | Segue qui
Che cosa stanno leggendo in Europa
🟨 In Inghilterra la separazione di Djokovic da Murray – In Catalogna la notte scudetto per il Barcellona e in Castiglia l’addio di Ancelotti al Real – In Francia lo stato degli stadi – In Italia la finale di Coppa Italia e il futuro della Juventus
La Sampdoria in serie C
Tutto l’affetto di Chicco Evani non è bastato e neppure l’apporto esterno, equo e solidale di Roberto Mancini. La Sampdoria è retrocessa in Serie C per la prima volta nei 79 anni della sua storia, a una trentina dallo scudetto. Andrea Melli su la Stampa parla di “un’annata disastrosa sotto ogni punto di vista, figlia di una gestione societaria, quella del presidente Matteo Manfredi, deficitaria e di una mancanza di programmazione che ha portato a ben quattro cambi in panchina: da Andrea Pirlo ad Andrea Sottil, da Leonardo Semplici sino all’ultimo disperato tentativo”.
Otto vittorie in 38 giornate, eppure una media di 23 mila persone a Marassi, la più alta della serie B. Per Stefano Zaino su Repubblica “un affetto dirompente ma non sufficiente a rivitalizzare una squadra con poca qualità, priva di personalità e carattere. La Samp crolla sotto il peso della propria storia. Quelle maglie pesanti che furono di Vialli e Mancini atterriscono anziché spingere i giocatori. Lo disse Pirlo, primo dei quattro allenatori di questo campionato, parlando di squadra schiava della pressione in casa. Gli costò l’esonero, uno dei motivi oltre al conflitto con Pietro Accardi, il responsabile dell’area tecnica, ma i fatti non lo hanno smentito”.
La Gazzetta fa notare con Gregorio Spigno che nei giorni scorsi sono retrocesse anche la squadra femminile e la squadra Primavera, “un triplo tonfo clamoroso. E che non solo spedisce il Doria nel buio più totale in 79 anni, ma rischia pure di condizionarne il futuro”.
In un commento per il Secolo XIX Paolo Giampieri scrive che “sarebbe stata sufficiente un po’ di umiltà: non sono capace, mi affido a chi conosce il calcio, l’ambiente. Bastava confermare presidente Marco Lanna, mandato invece via a calci nel sedere: con lui quasi certamente la Samp non sarebbe retrocessa; probabilmente nemmeno la Primavera; probabilmente nessuno”.
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E dopo la Sampdoria vinse Caserta
Non avevano mai vinto prima, non avrebbero più vinto dopo. Sono stati gli ultimi scudetti eretici di calcio e basket. La domenica del 19 maggio di trent’anni fa venne il momento della Sampdoria, “come irresistibile anomalia dentro al sistema – dirà Giorgio Porrà nel suo speciale su Sky – trionfò col sorriso, con la spregiudicatezza dell’outsider, sovvertì l’ordine costituito, sorprendendosi lei stessa di tanta, spudorata improntitudine” Segue qui
La Samp, Agnelli e i socialisti: Beppe Grillo 40 anni fa
Il film Scemo di guerra stava per andare a Cannes, Beppe Grillo era uno straordinario personaggio televisivo, popolarissimo grazie a Fantastico e le domande di politica che nelle interviste gli venivano rivolte quarant’anni fa, nascevano per strappargli una battuta su Andreotti e i socialisti. Nel maggio del 1985 a cinque stelle erano solo gli hotel. Mentre il Verona si preparava a prendere sul campo dell’Atalanta l’ultimo punto necessario per lo scudetto, la Gazzetta dello sport intervistava con Enrico Parodi il comico genovese tifoso della Sampdoria, reduce da una partita vista a Marassi sette giorni prima, la sconfitta per 1-2 con l’Inter.
«Una delusione. Essendo abituato a seguire le gare in Tv dopo i gol m’aspettavo il replay. Poi ho riconosciuto il mio medico, primario all’ospedale di San Martino. Da dietro la grata, seguiva il guardalinee passo per passo urlandogli di tutto: ti conosco, maledetto»
➣ Com’e che tifa Sampdoria?
«M’ha convinto il portinaio, pugliese, di Lecce. Lui parla con la “i” finale. Mi chiama “signor Grilli” e ripete “buona seri, viva Sampdori, viva Sampdori. Poi da ragazzo ho giocato con Domenico Arnuzzo, che fino al 1981 è stato terzino della Samp e oggi allena le giovanili. Eravamo insieme nella squadra della Valle Scrivia. Poi io passai alle Acli Speranze. Nel ruolo di attaccante, un centravanti “buono”»
➣ In che senso?
«Al punto che anche gli stopper più piccoli ne approfittavano. Ma un gol l’ho segnato: nel 1962, sul campo del Ligorno. Toccai in mischia sotto una pioggia torrenziale: il fango fece sdrucciolare il portiere e il pallone si trascinò lentamente in rete»
➣ La Sampdoria di oggi?
«Souness abita a Nervi, vicino a me. In un anno ha imparato una sola parola d’italiano: “ciorno”. Francis è più bravo, l’ho sentito dire “como va?»
➣ Scudetto al Verona…
«L’idea mi piace. Anche perche siul set del film Scemo di guerra ho fatto amicizia con Fabio Testi, veronese. Lui è un attore famoso per il fisico: a dicembre va in giro a torso nudo, zoccoli e bermuda. Poi segue la teoria dell’immunizzazione: ovunque vada mangia i cibi locali, così, senza paura. In Egitto ha inghiottito carne marcia di montone farcita alle mosche. Non gli è successo nulla. Io invece, che stavo attento. mi sono ammalato subito. Poi siamo tornati a Milano: gli ho offerto un riso in bianco e l’hanno ricoverato per 15 giorni…»
➣ La Juve vincerà la coppa dei Campioni?
«Credo che Gianni Agnelli abbia promesso un premio di 200 milioni. E per 100 mila lire molti bianconeri sono pronti ad abbandonare la sorella al Monte di pietà»
➣ Ma l’Italia ama Agnelli?
«Per cercare d’imitare quella sua mania dell’orologio sopra il polsino qualcuno mostrava la sveglia sopra il cappotto»
➣ Agnelli somiglia alla Juve?
«La Juve è Agnelli. E Platini al posto delle gambe ha due optional Fiat»
➣ Maradona?
«La prima volta che l’ho incontrato credevo fosse Riccardo Cocciante, il cantautore. Da quando è arrivato Diego, a Napoli succedono fatti strani: hanno visto San Gennaro allenarsi in un campetto di periferia. È invidioso»
➣ Il “Processo del lunedi”?
«Quando parla Aldo Biscardi m’aspetto sempre che appaiano i sottotitoli con la traduzione»
➣ Novantesimo minuto?
«Sulle facce di quei giornalisti si legge l’odio per Paolo Valenti. Sono li da una settimana, chiusi nello stadio, ansiosi di vivere il loro momento di gloria. Ma lui li precede. riassume tutto quello che dovrebbero dire. Cosi lo guardano con disperazione e sgomento pensando: “disgraziato”»
➣ Lei ha lavorato in un’industria di fiamme ossidriche …
«Venditore. E convincevo i clienti ustionandoli»
➣ È stato rappresentante di un’azienda d’abbigliamento …
«Blue Jeans. Quando usavano a zampa d’elefante ci mandavano in giro con quelli stretti in fondo, quando finalmente ci fornivano quelli a zampa d’elefante erano tornati di moda quelli stretti in fondo. Poi, durante una festa per noi venditori, il titolare mi chiese se volevo intrattenere i colleghi. Suonai la chitarra, raccontai qualcosa: fu un successo. Alla fine mi mise la mano sulla spalla: dammi del tu, sei il massimo, non l’avrei mai immaginato, insieme faremo grandi cose. Tornato a casa, presi la valigia dei campionari e la feci volare per le scale. Il giorno dopo, la sorpresa. Un telegramma: sei licenziato. Spiegazione: di sicuro un cabarettista come te lavora molto di notte, dunque al mattino non è in grado di visitare la clientela»
➣ È vero che ha cominciato tentando di far ridere suo padre?
«Senza riuscirci. Diceva a mia madre: tuo figlio è scemo. Poi ho scoperto che ripeteva le mie battute al bar: ottenendo straordinario successo»
➣ Ha recitato al teatro Instabile di Genova …
«Poi al Jolly di Milano: tavola calda, tavola fredda, american bar, piano bar, discoteca e cabaret. Ma anche là il pubblico mancava. Il proprietario pilotava i pochi clienti un po’ qui, un po’ là, facendoli girare nelle varie zone del locale e costringendoli a spendere miliardi. Mi dava tremila lire, ma se c’erano meno di tre spettatori non potevo esibirmi e non avevo diritto alla paga. Cosi una sera, che in platea erano in due, uscii in strada, rincorsi un tizio e con 1500 lire lo convinsi a entrare. E feci lo spettacolo»
➣ Deve il successo a Pippo Baudo…
«Mi notò alla Bullona, altro locale milanese. Mi fece chiamare dalla Rai per un provino»
➣ Ha più potere Pippo Baudo o Bettino Craxi, presidente del Consiglio?
«Baudo è la televisione, è il monoscopio dal volto umano. Craxi è più aggressivo. Poi fa quelle pause. Immaginavo che fossero per attirare l’attenzione, invece no: servono per gli spot pubblicitari»
➣ A giugno Sandro Pertini potrebbe lasciare la presidenza della Repubblica …
«Io lo confermerei per altri 7 anni. È un galantuomo, all’antica. Certo la politica è un’altra cosa. In Argentina, quando ha saputo della morte di Cernenko, leader sovietico, l’hanno sentito esclamare euforico: prima è morto Breznev, poi Andropov, poi Cernenko. Questa si che è vita! Ed è corso ai funerali»
➣ Lei ha affermato: se fossi brutto come Roberto Benigni, mi ucciderei…
«Ho detto: se fossi intelligente come Benigni mi ucciderei»
➣ Heather Parisi?
«Bambina feroce. S’è placata con il successo»
➣ Loretta Goggi?
«Straordinaria imitatrice. Poi un giorno ha imitato se stessa e nessuno l’ha riconosciuta»
➣ Raffaella Carrà?
«Da anni gli italiani sognavano di contare fagioli chiusi in un ampolla di vetro»
➣ Lei ha detto: il Mundial ha fatto impazzire le persone serie. Cioè?
«Ho scoperto un commercialista in mutande tricolori, ubriaco, sdraiato sul cassone di un triciclo Ape. Gridava: e adesso conquisteremo anche le Isole Falkland!»
➣ È vero che per fare colpo sulle donne si faceva chiamare Parodi?
«Parodi è un famoso gioielliere della Genova-bene. Mi spacciavo per Matteo, suo figlio. Accompagnavo le ragazze a Portofino recitando la parte dell’ultrà di sinistra. Dicevo: vedi quelle barche all’ormeggio? Tre sono di mio padre. ma a me fanno schifo. Funzionava. Anche perche era il periodo del Sessantotto. Ma a Genova è durato solo 15 giorni»
➣ Le gare di formula uno?
«La gente s’emoziona, vuole ll pericolo. Quando qualcuno vola fuori o c’è l’incidente sono tutti entusiasti. Solo il telecronista Mario Poltronieri resta impassibile: ma lui vede la corsa per conto suo, su un monitor personale. Qualunque cosa accada, continua a seguire Lauda»
➣ È vero che da ragazzo ha partecipato a “battute di caccia contro gli omosessuali”?
«In verità erano loro a inseguire me. Genova ha ospitato i primi travestiti d’Italia: la Pasquala, Maria la Vezzolosa. Erano scaricatori di porto che di sera mettevano in testa una parrucca. Ma le voci rauche e i lunghi peli restavano» .
➣ Ha conosciuto Rossi, Altobelli, Collovati, Causio. Che cosa le raccontano?
«Donne, donne, donne. Sono assatanati»
➣ Immagini il calciomercato…
«Socrates al Lourdes: perché si faccia due immersioni»
➣ Ha detto: non chiamatemi Giuseppe, odio i falegnami
«Bisognerebbe scegliersi il nome a trent’anni. A me è andata bene: Giuseppe non stona mai. Pensi a chi si chiama Massimiliano e fa il muratore: che vita»
➣ Lei ha detto: l’America è come un chewing gum. Cioè?
«Se lo mastichi troppo perde sapore, se lo inghiotti rischi di soffocare. Gli Stati Uniti stanno assorbendo tutta la nostra cultura. C’impoveriamo. Ma a Roma c’è San Pietro, il Colosseo; a Nuova York possono mostrarti solo il palazzo dove ha abitato Frank Sinatra»
➣ Oggi si vota per le elezioni amministrative
«Ho assistito a scene incredibili: persino un assessore farsi pubblicità porta a porta, offrendo bigliettini con il suo nome e la fotografia. Poi queste foto propagandistiche sono di un falso pazzesco: li vedi che ridono come dire ‘votami, vedrai quel che farò per te’. Ricordano le immagini esposte nelle vetrine dei barbieri: visi orgogliosi e soddisfatti per il taglio perfetto. E tutte le città sono sommerse dal medesimo slogan: Ecco un uomo dinamico e combattivo per la nuova realtà di oggi»
➣ La pubblicità del partito socialista afferma: “Il PSI vota per te”
«Allora mi paghi l’affitto. E lavi i piatti».
➣ Claudio Martelli, vicesegretario del PSI?
«Non capisco se ha 64 anni ben portati, o ne ha appena compiuti 15»
➣ Ciriaco De Mita, segretario della DC?
«Ha la ‘grinda’, Ma non sa dire la t. Ci è riuscito solo una volta, gridando “viva la confintustria”»
➣ Giulio Andreotti, ministro degli Esteri?
«Scalatore del potere, chino sul manubrio. Nessuno lo conosce davvero. Neppure Pippo Baudo ha capito com’è. D’altronde Pippo Baudo nella sua vita ha fatto solo due interviste: quella con Andreotti e quella con il corvo Rockfeller. Ha posto a entrambi le stesse domande, tutti e due gli hanno dato le medesime risposte»
➣ Il Movimento sociale?
«Ricicla gli scarti, come Al il mangiascporco. Ma Giorgio Almirante è un fantastico attore. Ricorda Gilberto Govi. E, morto Govi, è scomparso il teatro di Govi»
➣ L’attrice Paola Borboni guida il partito dei pensionati
«Ha seppellito quattro o cinque mariti: come pensionata è un po’ anomala»
➣ Ma come finirà la corsa elettorale?
«Con un sorpassino. Sulla destra. Irregolare»
La finale di Coppa Italia
Non è una finale per mediocri, titola il Corriere dello sport-stadio sull’editoriale del suo direttore Ivan Zazzaroni, uno sbuffo di autofiction prima della partita per ricordare l’ultimo trofeo del Bologna. “Avevo sedici anni, liceo e calcio, ed ero, eravamo noi bolognesi in qualche modo abituati ai successi, in fondo pochi anni prima avevamo festeggiato il settimo – e ultimo – scudetto della nostra storia”. Zazzaroni racconta quella che chiama la furbata di Bulgarelli e l’errore di Gonella attraverso i ricordi di Ignazio Arcoleo, centrocampista del Palermo battuto. «Il pallone finì in fallo laterale e fu Savoldi a spedirlo fuori. La rimessa era nostra, ma il guardalinee la assegnò al Bologna. La palla giunse a Bulgarelli che era spalle alla porta e non poteva fare nulla: arrivai da dietro, allargai le braccia e Bulgarelli si tuffò come se fosse stato travolto da un tir. Quello che accadde nei secondi successivi l’ho rivisto soltanto in tv perché sul campo non capii più nulla. Gonella fischiò il più assurdo dei rigori. I miei compagni andarono a protestare, io restai a terra, in trance. Fu una grande ingiustizia, la partita l’avevamo dominata. Anche nei supplementari, malgrado la mazzata del pareggio all’ultimo secondo, giocammo a una porta, la loro. Sono passati più di trent’anni, ma quella rimane la delusione più grande della mia vita».
Emilio Marrese su Repubblica Bologna ha scritto che “il Milan non si gioca niente, ma ha tutto da perdere; il Bologna si gioca tutto, ma non ha niente da perdere. Il Milan ha davanti a sé un incubo, il Bologna un sogno. Se il Bologna perde non è mica la fine del mondo, se vince sì. Il Bologna viene da 51 anni di digiuno: uno più uno meno, che cambia? Alzare questa coppa sarebbe per Bologna un trionfo epocale, un’eccezione rispetto alla mediocrità in cui ahinoi ha vissuto ormai metà della sua esistenza. Comunque vada non sarà un successo, no, ma qualcosa di storico è stato già fatto e resterà: mai si erano visti trentamila bolognesi in una finale. Questa stagione ha insegnato che i treni passano una volta sola solo se alla stazione ci vai una volta sola. Ma il Bologna, e soprattutto Vincenzo Italiano, sanno che non si nasce imparati a vincere. Le finali non finiscono mai, come gli esami. I ragazzi rossoblù potrebbero conquistarsi questo pezzettino di paradiso tra i portici e sapere che qui troveranno sempre un rifugio e una culla calda, vita natural durante. Sennò amici come prima, ritenteremo e saremo più fortunati. Perché da questa strada ora non si può più tornare indietro”.
Il panorama mutato della rana femminile
Le ultime sei gare in vasca lunga a livello mondiale hanno visto vincere sempre una nuotatrice diversa. Se nel nuoto esiste un posto dove regna l’incertezza, quel posto sono i 100 rana. Tutto è cominciato ai Mondiali del 2019, quelli dell’ultima medaglia d’oro per Lilly King. Alle Olimpiadi di Tokyo sbucò la sorpresa Lydia Jacoby, fra 2022 e 2024 siamo entrati nel regno di Benedetta Pilato, prima di veder riemergere Ruta Meilutyte, veder crescere Tang Qianting e sbucare Tatjana Smith dalla vasca olimpica di Parigi.
Ora. Smith ha annunciato il ritiro e dall’inizio del 2025 non ci sono stati tempi di grande qualità. Le ultime cinque vincitrici degli ultimi eventi internazionali sono ancora in attività ma tutte fuori dalle prime-10 della classifica stagionale. La migliore è King con 1:06.67: dodicesima. Ma già sappiamo di lei che non arriverà a Los Angeles 2028.
Benedetta Pillato è da ritrovare. Il suo miglior tempo quest’anno è il quinto tra le italiane. Meilutyte sta faticando dopo il sorprendente ritorno nel 2023. Jacoby e Tang non hanno ancora un tempo ufficiale in vasca lunga ma la ventunenne cinese ha vinto l’oro in vasca corta a dicembre .
Nel frattempo, le nuotatrici che hanno i tempi migliori dall’inizio dell’anno mettono insieme zero medaglie olimpiche e appena una in vasca lunga ai Mondiali. La sola salita sul podio è la tedesca Anna Elendt, allenata dall’Università del Texas, argento ai Mondiali 2022, poi bronzo in vasca corta nello stesso anno. Il tempo di Elendt è oggi il secondo al mondo dietro quello di Angharad Evans, ventunenne britannica arrivata al record nazionale di 1:05.37 ali Trials del mese scorso.
L’Italia ha scoperto Anita Bottazzo, brava da matricola all’Università della Florida, 1:05.82 in vasca lunga il mese scorso. Dalla Finlandia arriva Eneli Jefimova, bronzo ai Mondiali in vasca corta lo scorso anno, 1:05.86 quest’anno. Lisa Angiolini è quinta al mondo [1:06.01] appena davanti alla russa detentrice del record mondiale nei 200: Evgeniia Chikunova [1:06.13].
L’irlandese Mona McSharry, bronzo olimpico a Parigi, si è presa una pausa autunnale, ma è reduce da un 1:06.87 nel mese di aprile all’Università del Tennessee.
Quest’interessante studio è uscito su Swimming World, dove sono sicuri che i 100 rana femminili saranno tra “le specialità femminili più deboli a livello internazionale in termini di tempo, ma anche una delle più impegnative, con ampio spazio per l’affermazione di nuove figure”. .
Il Giro d’Italia
“È raro che il Giro d’Italia si avventuri così a sud come in queste prime due tappe”. Non lo dice un accanito meridionalista, di quelli che per farsi accettare dalla storiografia ufficiale devono dichiararsi critici, un meridionalista critico – oppure sei vittimista e allora sei fuori. Lo scrive nella sua anteprima alla tappa Stephen Puddicombe della rivista Rouleur, ma magari è un inglese del sud, chi lo sa, chi può dirlo, sarà di Bristol, Plymouth o forse no, forse di Southampton, quelli che costruirono il Titanic, tsk, meridionali.
“In una nazione dove la ricchezza è distribuita in modo così diseguale tra nord e sud – scrive Rouleur – un meridionale non può fare a meno di provare scetticismo per il fatto che i poteri forti li stiano ancora una volta trascurando a favore dei loro benestanti connazionali. La tappa odierna offre quindi l’opportunità di ammirare un lato dell’Italia non così spesso visto al Giro, in particolare i Sassi di Matera, per cui è famosa la destinazione finale di giornata”.
Segue descrizione delle antiche abitazioni rupestri, scavate nella roccia calcarea, “un paesaggio mozzafiato, ma anche focolaio di malattie e povertà durante il sovraffollamento del XX secolo. Da allora sono state riqualificate e sono ad appannaggio dei turisti e degli abitanti più abbienti”. Ecco.
L’ultimo anno del Giro a Matera è il 2020, quando Arnaud Démare bruciò Michael Matthews e Fabio Felline [Li bruciò in senso figurato] su uno strappo finale insidioso e tortuoso. L’arrivo di oggi presenta una sfida simile. A 38 km dal traguardo c’è la vetta di Montescaglioso che dovrebbe scremare il gruppo: è la strada lungo la quale 12 anni fa si ritirò Mark Cavendish [per capirci]. Questo finale accidentato rende la maglia rosa Mads Pedersen adatta a brillare. Secondo Rouleur la sua squadra seguirà un copione collaudato, tenendo un ritmo sostenuto in salita per staccare i velocisti puri.
Casper van Uden ha fatto la sorpresa ieri a Lecce, dove tre olandesi sono arrivati ai primi tre posti manco fossero donne, ma pure Olav Kooij, Sam Bennett, Kaden Groves e Max Kanter oggi dovrebbero far fatica a rimanere davanti negli ultimi tratti.
E Wout van Aert? Boh, vediamo. Corbin Strong potrebbe sopravvivere e tentare uno sprint. Oppure potrebbe essere invogliata a fare uno scattino gente come Tom Pidcock, il vecchio Diego Ulissi, il giovane Isaac del Toro. Nella più spettacolare delle ipotesi Primož Roglič e Juan Ayuso potrebbero stuzzicarsi per provocazione o per fame di abbuoni.
Le strade senza tempo di Matera
Quando nel 2019 Matera venne scelta come capitale europea della cultura, qualcuno contò in 55 i film che erano stati girati in città, dai più vecchi come Le due sorelle di Mario Volpe, La Lupa di Alberto Lattuada fino a La Passione di Mel Gibson e Basilicata Coast to Coast di Rocco Papaleo. Il Messaggero la chiamò Sassollywood: molta spiritualità [il Vangelo di Pasolini] ma pure Wonder Woman. Il cinema ha fatto diventare Matera un paese meridionale del Settecento (Il sole anche di notte), di inizio Ottocento (Allonsanfan), un paese basco del Novecento (L’albero di Guernica), un paese siciliano degli anni Cinquanta (L’uomo delle stelle), un posto surreale e fiabesco per C’era una Volta e Il tempo dell’inizio.
Prima di tutti, ma proprio prima di tutti-tutti, era stato a Matera Carlo Lizzani per realizzare un documentario, per cercare di indagare su quel mondo contadino descritto da Carlo Levi e soprattutto Rocco Scotellaro. In Danza [dalla raccolta Margherite e rosolacci] dice: “A crespe lievita e mezz’onde / in alto il mare / Così della fanciulla in bicicletta / la veste svolazza. / La carnagione bianca / in vivido contrasto / con la bulsetta rossa / piccola, succinta”
Sulle strade di una città divina, una città che sa diventare ogni posto in ogni luogo, il Giro arrivò la prima volta nel 1976. Johan De Muynck allungò a 4 km dal traguardo togliendosi dalle ruote il povero Osler e soprattutto togliendo la maglia rosa al suo ex capitano De Vlaeminck. Le cronache del tempo raccontano che Vincenzo Torriani, l’architetto della corsa, era euforico. Avete visto – dice – oggi sono caduti soltanto in due. Il bergamasco Gimondi, poco distante, non si capacitava del fatto che Cristo si fosse fermato a Eboli, e il Giro invece doveva andare più sotto. Disse: «In Sicilia forse non c’era molta scelta, Torriani può avere anche delle attenuanti, ma oggi che bisogno c’era di far passare i corridori su quelle strade che avranno duemila anni? Oggi è stato lui a voler cosi. Gioca con noi come se fossimo del fantocci».
▛ KM 123 Montecaglioso
La donna che non sapeva andare in bicicletta | “Anche il matrimonio di Assunta era stato organizzato in canonica, in contatto con la parrocchia di Montescaglioso, un meraviglioso paese arroccato su una collina del materano. I genitori di Assunta erano morti mentre, a dorso di mulo, si recavano a fine agosto nella vicina Bernalda per la devozione a San Bernardino, patrono locale. Trovarono animali e cristiani in fondo a una profonda gravina.
Assunta, prima di sei figli, si era accollata il compito di sistemare i suoi due fratelli e tre sorelle, sostituendosi ai genitori mancati, ma quando a quarantacinque anni terminò il suo compito di primogenita si presentò dal parroco del paese per dare la sua disponibilità a un matrimonio per procura, immaginando che a Montescaglioso nessuno l’avrebbe più chiesta in moglie. Si sposò con un vestito povero ma bianco nella chiesa del paese appoggiato all’argine del Po, dove tutti si chiedevano chi fosse quella donna non più giovane che non sapeva andare in bicicletta” [Riccardo Pozzi, Nel centro della pianura, Gilgamesh Edizioni, 2022]
▛ KM 151 Matera
La fecondità ai tempi del fascismo | “Nel 1936 l’ISTAT pubblicò un’indagine sulla fecondità della donna in Italia, dalla quale risultava che le donne coniugate più feconde erano quelle della Puglia con una media di 4,99 figli; seguivano le donne della Lucania, del Veneto, della Campania; le meno feconde erano quelle della Liguria con una media di 3,19 figli, del Piemonte con 3,27, della Toscana con 3,50, del Lazio con 3,77. Fra le città con oltre 500.000 abitanti primeggiava Napoli con una media di 4,22. Le donne nel complesso più feconde risultavano quelle dell’Italia meridionale con 4,61 e insulare con 4,52, mentre la media complessiva del Regno era di 4,11.
I dati raccolti per i comuni con più di 100.000 abitanti e per quattro comuni con 500.000 e più abitanti (Roma, Milano, Torino e Genova) erano notevoli per le elevate percentuali di donne con meno di 3 figli e per le basse percentuali di donne con un elevato numero di figli. Secondo l’indagine la prole più numerosa si aveva tra gli addetti all’agricoltura e i giornalieri di campagna; mentre agli impiegati, agli ufficiali e simili corrispondeva il grado minimo di fecondità, tanto nell’Italia meridionale quanto in quella centrale. E infatti il Duce nella sua visita di stato in Lucania aveva espresso la sua viva simpatia al «popolo di Matera, laborioso e prolifico»” [Romano Bracalini, Otto milioni di biciclette, Rusconi, 2019]
Lo stallo messicano di John Woo
John Woo è il più incredibile tra i registi contemporanei. Incredibile nel senso che la sua scena tipo è una macchina che si rovescia su sé stessa, sbatte contro un muro, si rimette sulle ruote, attraversa un ponte che sta cadendo, casca in acqua, sprofonda, scala la marcia, risale come Ariel verso la superficie, accelera sulla banchina e si lancia nel fuoco di un’autocombustione, ma con l’acqua rimasta sulla carrozzeria spegne le fiamme, le attraversa; l’uomo alla guida allora si sporge e spara al nemico, spara, spara, spara, finché ricorda di non aver allacciato la cintura, posa la pistola sul sedile, allaccia la cintura, si guarda allo specchietto, toglie un po’ di cenere dalla faccia, s’accorge d’aver un brufolo e lo schiaccia, solo che per riprendere la pistola non s’accorge di un camion di fronte, allora gli va addosso, anzi gli va dentro, lo sventra, ne esce dalla coda; l’uomo arriva al casello della tangenziale, si accende una sigaretta, frena, ma i freni non rispondono; la macchina sfonda la sbarra senza fermarsi al pedaggio; un poliziotto prende il numero di targa, si lancia all’inseguimento per la notifica della multa, e la scena continua finché il produttore non ricorda a John Woo che la pellicola costa, e lui la pianta.
Da quando si gira in digitale fanno più fatica di prima a fermarlo, ma i lavori vecchi per esempio si possono restaurare come hanno fatto per Hard Boiled che fa parte oggi del programma della prima giornata del festival di Cannes aperto dalla Palma alla carriera per Robert De Niro consegnata da Leonardo di Caprio.
Ma John Woo è un grande. Davvero. È la migliore appendice di Sergio Leone. Un suo frutto. Una quindicina d’anni fa volle gettarci tutti nel panico girando Red Cliff, che in italiano significa Scogliera Rossa, e infatti il titolo nei nostri cinema era La Battaglia dei Tre Regni, vai a capire. La storia si svolgeva nella Cina del 208.
Ora. Già con un film ambientato nella Cina del 208 a John Woo tolgono le macchine, le fiamme, i ponti, i muri, i freni che non prendono, i camion sventrati e tutto il resto appresso. Ma John Woo è così Woo da saperne fare a meno. Il punto è un altro. Nella Cina del 208 dovettero togliergli pure le pistole. E senza pistole John Woo non poté girare la scena che ha piazzato in tutti i film, lo stallo messicano, la scena che lo rende il regista ideale per uno spot sulle ultime due giornate della serie A.
da Face Off, Hard Boiled, The Killer, Bullet in the Head, A Better Tomorrow
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