Inter vs PSG: una finale legittima

   

Inter vs PSG: una finale legittima

Dopo le quattro semifinaliste di quattro nazioni differenti, anche questa adesso ci tocca vedere, una finale senza squadre qualificate grazie ai piazzamenti, ma un’ultima partita tra due formazioni che nel loro paese hanno vinto lo scudetto. 

Al debutto nel suo eretico formato XXL e con un calendario del girone a cui non eravamo abituati, la Champions è ridiventata la Coppa dei Campioni, forse per dirci in modo definitivo che nel gigantismo e nell’impazzìmento  dello sport ipertrofico, la vera innovazione finisce per essere il recupero di certe vecchie abitudini del passato. 

Senza Arsenal-Barcellona, perdiamo l’occasione di avere per la prima volta nella storia la stessa finale in campo maschile e in campo femminile. Ma con Inter-PSG avremo una finale legittima, nel senso che al gioco delle carte si dà al sette e mezzo realizzato con due carte sole. 

Una finale pura, diversa, una finale che si sarebbe potuta giocare anche con le regole degli anni Cinquanta. È la settima differente in sette anni ed è la sesta inedita nello stesso intervallo. 

Forse è un segno o il solito scherzo del caso. Nel dubbio sarà meglio non trarre conseguenze, ma semplicemente accettare l’occasione di una Champions che verrà assegnata senza neppure una finalista venuta da Spagna, Inghilterra e Germania. 

Non succedeva da Porto-Monaco del 2004 ed è la seconda volta che il titolo europeo si decide con un duello Italia vs Francia, a 32 anni da Olympique Marsiglia-Milan. Pure quella volta lo stadio era a Monaco di Baviera e resta tuttora la sola Coppa vinta dai francesi. Ha preso molta polvere e ai parigini non è mai andata giù che sia sugli scaffali di quei balordi del sud che vorrebbero pure rubarsi il pastis.

Nelle 28 edizioni giocate con l’accesso aperto anche alle squadre piazzate, solo altre 2 volte abbiamo avuto finali legittime: nel 1998 tra Real Madrid e Juventus [prime l’anno precedente in Liga e in serie A], nel 2020 tra Bayern e PSG. Ma nel 1998 il torneo era tutto sommato ancora aperto solo a qualche seconda e nel 2020 si giocò in quella famosa bolla del covid che ci fa ritenere ogni verdetto un po’ distorto. Le finali meno nobili restano quelle viste nel 2019 e nel 2007: Liverpool e Tottenham erano la quarta e la terza della Premier precedente, Milan e Liverpool erano arrivate terze in Italia e in Inghilterra quando si sfidarono ad Atene.

Embed from Getty Images

 

Donnarumma e la qualificazione del PSG

| Tra passeport e passepartout in francese ci sono tre lettere di differenza, ingannevole può essere il colpo d’occhio su un titolo, ma entrambe le parole stamattina vanno bene per Gigio Donnarumma, a lungo in giro per i prati d’Europa con un bersaglio dietro la schiena, calamita dei 3 e dei 4 in pagella de L’Équipe fino a diventare adesso sia il documento per andare in finale sia una chiave che chiude la porta e inserra i pericoli, nella lingua della sua terra d’origine: ‘a chiave ‘e ll’acqua. “Di nuovo eccezionale” scrive il giornale francese, stesso aggettivo che si sentiva ieri sera in diretta tv – ma senza la prima e. Voto in pagella: nove. Editoriale di Slalom: Ullallà. Fine dell’editoriale di Slalom. È lo stesso portiere che un anno fa di questi tempi suggeriva a L’Équipe un pezzo sul fatto che i numeri 1 italiani non sanno uscire e ancora solo nel mese di novembre pareva lui la radice dei problemi al PSG. 

Ma di acqua sotto i ponti della Senna ne è passata, e altra passerà. Vincent Duluc parla nel suo editoriale di “una squadra nuova di zecca e allo stesso tempo una squadra che ha fatto molta strada, troppo giovane in autunno, prossima a staccarsi dal filo dei suoi squilibri e della sua costruzione, e diventata abbastanza grande in primavera, tanto grande da rovesciare la nobiltà della Premier League, un barone dopo l’altro, per raggiungere la finale di Champions League in un’atmosfera fantastica e assordante. È una squadra che ha saputo rivelarsi a se stessa e al mondo giorno dopo giorno, un risultato notevole ma provvisorio, in attesa di un altro migliore”.

| Le Monde scrive papele papele che Donnarumma è passato da “anello debole a super eroe” mentre Le Parisien dice che si tratta di un monumento. Stéphane Bianchi e Adrien Chantegrelet scrivono che “Parigi è pazza di passione. Più di ogni altra cosa. Non c’era posto migliore, non c’era momento migliore per dirsi finalmente delle cose, per guardarsi negli occhi e lasciar uscire questa gioia trattenuta per troppo tempo. Se nel 2020 la condivisione non era consentita, o lo era stata solo da lontano durante la Final Eight disumanizzata dalla pandemia, stavolta nessuno ha pensato di contenere nulla, non questa dolce follia che si è impossessata come un delizioso virus di tutto il popolo parigino”. L’onda della gioia olimpica prosegue. 

I gol definitivi per la qualificazione sono arrivati da due vecchie conoscenze della Serie A, Fabian Ruiz e Hakimi, Vitinha si è magnato un rigore, le pagine su L’Équipe per il PSG stamattina sono undici, nell’attesa che l’ottava finale diventi “una meraviglia” [parole loro]. Bixente Lizarazu, ex campione del mondo con la Nazionale francese e oggi opinionista o come si dice talent, trova che la forza del PSG sia di restar saldo nel disagio, “la solidarietà del PSG di fronte alle difficoltà è per me la sua caratteristica più grande”. 

 

 12.  Le Champions legittime. Le Champions che in 28 edizioni sono state vinte da squadre campioni nazionali l’anno prima. Delle altre sedici: 10 sono andate a una seconda classificata, 2 a una terza classificata, 4 a una quarta classificata

 

La delusione di Londra

|   Vista dall’altra parte della Manica, questa stessa semifinale è proprio un altro paio di maniche. C’è Barney Ronay sul Guardian, per esempio, che stamattina parla dell’Arsenal con una similitudine cara alla famiglia Arfè, pasticcieri dal 1957. Dice che l’Arsenal è un bel dolce ma senza glassa e dunque Arteta ha scritto un saggio dal titolo “Come perdere una partita di calcio, parte 94”. Cioè come “perdere pur sembrando vincitori: livello avanzato. Sarà allettante riguardare i primi 27 minuti di questa semifinale di ritorno di Champions League, una miniatura perfetta di una squadra e di una mini-era. I tifosi del club sentiranno un dolore fortissimo perché per i primi 26 di quei 27 minuti l’Arsenal ha giocato una prestazione in trasferta impeccabile, luminosa e dominante. Ha invaso il centrocampo e controllato il pallone. Martin Ødegaard si è mosso in modo malizioso, con invenzioni maligne. L’Arsenal ha avuto il 75% di possesso palla, ha fatto sei tiri e 10 cross. Ma Arteta non ha un Dembélé. Non ha nemmeno un Gabriel Jesus. Ha una macchina ben scanalata, eppure senza punte, tutta torta e niente glassa. L’incapacità di trasformare in gol e in gloria tutti i minuti importanti dopo il 26esimo degli ultimi tre anni non è un mistero né una condizione psicologica. È una questione di reclutamento. È coraggio sul mercato, volontà di rischiare per vincere, per accaparrarsi quel tipo di talento offensivo puro che si misura in decine di milioni. La vera misura della volontà di concretizzare questa impresa arriverà in estate”. 

|   Oliver Brown sul Telegraph non è il tipo che si lascia intenerire. La firma più conservatrice del giornale più conservatore, dinanzi a un risultato negativo premette che “non si deve ignorare il salto di qualità compiuto” ma poi azzanna Arteta, parlando di “opzione del nulla” e di mediocrità [addirittura], sottolineando che delle otto semifinali raggiunte dalla sua squadra dal 20-21 non ne ha vinta nemmeno una, dicendosi così convinto della sua diagnosi: siamo di fronte a “una tendenza patologica a rimpicciolirsi in vista del trofeo”. Diamine, lui lo sa. 

 

E l’Inter, l’Inter?

  L’Équipe: “Perché il PSG dovrebbe stare attento all’Inter”  ➔  Per entrare il più velocemente possibile nell’area di rigore avversaria, l’Inter punta molto sul gioco spalle alla porta di Lautaro Martinez e Marcus Thuram. I due attaccanti di Inzaghi dispiegano così la loro potenza e precisione nei cambi di direzione al servizio dei compagni lanciati. Si tratta di un aspetto centrale del gioco nerazzurro, che Marquinhos e Willian Pacho dovranno limitare a tutti i costi per impedire di prendere velocità, situazione in cui gli interisti sono temibili. 

Paolo Condò sul Corriere della sera racconta l’impresa di oggi partendo da ieri, dall’altra finale di due anni fa, seguita dalla dismissione degli uomini più sbrilluccicosi giacché bisognava porre riparo ai guai economico-politici patiti da Suning in patria. Via Hakimi , via Lukaku, via Onana, entrarono 127 milioni e 73 furono spesi. Così Condò stamattina dice che “a rileggerla adesso, dopo la conquista di una seconda finale, ma stavolta a spese di Bayern e Barcellona, pare una distopia. Due anni fa l’Inter, pur guadagnando molto, incrementò il valore della rosa. Onana venne sostituito da Sommer, lucrando un impensabile vantaggio tecnico (citofonare Yamal). Thuram arrivò a zero, svincolato, e in due anni ha spento ogni rimpianto per Lukaku. Venne pagato una trentina di milioni Pavard con l’aggiunta dei 7 per Bisseck, ottimi investimenti, mentre i 31 per Frattesi furono differiti alla stagione successiva, e Frattesi martedì ha firmato la sentenza. Se questi sono i meriti della ditta Marotta&Ausilio, che quest’anno non ha ripetuto la moltiplicazione dei pani e dei pesci — ma alla fine pure Taremi è entrato nella giocata decisiva — la capacità di Inzaghi di migliorare i giocatori ha fatto il resto”. 

Dumfries è cresciuto, Calhanoglu è stata un’intuizione di Inzaghi nella posizione di Brozovic, Mkhitaryan rincorre perfino gli avversari e “la spina dorsale italiana, talentuosa in Bastoni e Barella, irriducibile in Darmian e sulfurea in Dimarco, ha trovato in Acerbi — richiesta di Inzaghi non da tutti capita — l’uomo del destino. L’immagine in cui festeggia a torso nudo il suo gol salvifico, e le ali tatuate sulla schiena sembrano la ragione per cui sta galleggiando nell’aria, è un capolavoro onirico”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.