Il nuovo dominio cinese nel biliardo: O’Sullivan vuole scuole per bambini inglesi

Ronnie O’Sullivan ha gironzolato attorno al tavolo del Crucible di Sheffield dove si stanno giocando i Mondiali di biliardo, si è guardato attorno e adesso dice che bisogna fare qualcosa, bisogna fare qualcosa nella patria tradizionale di questo gioco perché di bravi giovani non ce ne sono più. Guardai cinesi, invece, guarda cosa combinano. Hanno portato un record di sei giocatori al secondo turno, quattro dei quali ventenni. Il più giovane dei britannici è il trentatreenne Chris Wakelin. 

Lui di anni ne ha 49 e sa quale sia il prezzo che esige il biliardo. Si è fermato spesso per recuperare il suo benessere mentale. Gli è venuta un’idea. Aprire un’Academy col suo nome in Inghilterra, aprirne altre in Scozia, in Galles, in Irlanda, un piano per tenere il passo della Cina, dove «col biliardo fanno quel che fanno in Kenya con i corridori in Kenya. È ora che diamo uan possibilità ai nostri ragazzi. John Higgins potrebbe guidare una scuola in Scozia, Mark Williams una in Galles, io una qui, magari Ken Doherty in Irlanda – o qualcosa del genere. Prendiamo bambini dai sette o otto anni, mandiamoli a scuola di biliardo e facciamoli giocare. La vita nel Regno Unito è dura per tante persone, il biliardo è una buona opportunità per i giovani di venire in un posto sicuro, imparare un mestiere, diventare campioni, guadagnare. Potrebbero volerci dieci, quindici, vent’anni, ma ce la possiamo fare»

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La Cina ha in effetti un’accademia del genere a Pechino, frequentata dalla maggior parte di coloro che stanno avendo successo al Crucible, più altre due basi a Sheffield, una delle quali è presieduta da Ding Junhui. O’Sullivan ha aperto una scuola in Arabia Saudita l’anno scorso e si augura di ricevere un sostegno statale alla sua idea.

«Non so come si ottengano dei finanziamenti, non lo so davvero, ma sarebbe bene se ci riuscissimo. In Cina ci pensa il governo, lo stesso vale per l’Arabia Saudita, sono sicuro che ci possa essere un modo anche da noi. Non dico che debbano essere milioni di sterline, può bastare qualche centinaio di migliaia di sterline. Basta pagare l’affitto, procurarsi dieci tavoli, un bell’edificio con abbastanza spazio e pagare qualche allenatore per andarci» 

Secondo il Times non ci sono molte possibilità. Il biliardo non rientra nel piano generale di finanziamento di UK Sport, l’agenzia governativa che amministra il tesoretto dei fondi pubblici. «I nostri investimenti strategici mirano a massimizzare le prestazioni degli atleti britannici negli sport che rientrano nei programmi olimpici e paralimpici: questo è il compito fissato dal governo» ha ricordato un portavoce dell’organo di governo al giornale. UK Sport non fa sviluppo, non fa promozione, ma finanzia chi ha una chance di medaglia. 

O’Sullivan nel corso della sua carriera ha guadagnato più di 14 milioni di sterline in premi in denaro e il Times lascia intendere che UK Sport suggerisce di staccare un assegno dal libretto per un’accademia che porta il nome suo. 

Una volta superato il suo feroce rivale Ali Carter, O’Sullivan al secondo turno dei Mondiali se la vedrà con Pang Junxu. Cinese. Vencinque anni. 

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