Non c’è posto per Cenerentola al ballo delle università

   

Non c’è posto per Cenerentola al ballo delle università

Nella March Madness che l’America sta vivendo c’è ancora del March per qualche giorno, ma di Madness stavolta proprio non se ne vede. Il Washington Post lo fa notare brutalmente nella sua newsletter The Sports Moment, dove Ava Wallace dice che c’è stata decisamente poca follia in nel torneo maschile di basket NCAA.

Da quando le partecipanti sono salite a 64 [1985] è solo il sesto anno in cui le squadre classificate dal numero 13 al numero 16 hanno tutte perso, e con uno scarto totale di 128 punti. La coppia di teste di serie numero 12, McNeese e Colorado State, ha passato il primo turno ma ha perso al secondo. E dunque agli ottavi di finale, per la prima volta dopo 18 anni, non ci sono squadre classificate più giù del #12.

La più piccola tra le squadre che potrebbe far rumore è la numero 10 Arkansas, guidata da quel John Calipari che è un veterano delle Final Four [sei], tre finali nazionali e una vittoria. Secondo Wallace è tutta colpa dell’impatto delle regole di trasferimento e dell’introduzione degli accordi NIL: insomma della possibilità lasciata agli universitari di sfruttare il proprio nome, il proprio marchio, firmare accordi di sponsorizzazione, mettersi in tasca qualche milione di dollari. Tutti passaggi che stanno sicuramente aiutando a spegnere i sogni di ogni Cinderella. I giocatori che un tempo hanno contribuito a far crescere i programmi di college di medio livello sono ora più concentrati nelle università più grandi, e questo non cambierà tanto presto

Cooper Flagg, il più desiderato in NBA tra gli universitari di quest’anno, viene raccontato nelle ultime settimane come un ragazzo irresoluto e titubante, incerto sul suo futuro immediato, che faccio vado o non vado, vado o resto ancora un anno a Duke, tanto pure qui si guadagna bene: l’eterno indeciso. Se davvero decide di restare ancora per una stagione uno studente che studia e che si deve prendere una Laura, sarà divertente guardare la faccia dei turbo-capitalisti che scavano tra le pieghe dei regolamenti e fanno tanking per arrivare al Draft da poveracci e prendersi le scelte migliori. 

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