L’omicidio che pesa sulle finali di basket NCAA

 

  AMERICHE

L’omicidio che pesa sulle finali di basket NCAA

 

Gli americani la chiamano March Madness, la follia di marzo. È la fase finale del torneo di basket universitario, la National Collegiate Athletic Association [NCAA] che riunisce 1.300 college e istituti universitari sparsi su tutto il territorio.

È uno degli eventi sportivi più seguiti dal pubblico televisivo statunitense, i diritti tv fruttano più di 1 miliardo di dollari. La compilazione del bracket con i pronostici, il tabellone, è uno dei riti della nazione paragonabile al nostro fantacalcio.

È il torneo che offre a giocatrici e giocatori di mettersi in mostra in vista dei Draft NBA e WNBA. Le finali sono in programma a Dallas dal 31 marzo in campo femminile, a Houston dal 1 aprile nel torneo maschile. Ma una delle squadre favorite del torneo, Alabama, testa di serie #1 nella divisione South Regional, è alle prese con una storia drammatica e controversa.

 

     Lui si chiama Brandon Miller. Per quasi tutti gli osservatori è il giocatore più forte del torneo, uno dei candidati a una scelta alta, altissima, al prossimo Draft NBA. Ha 20 anni e alla conferenza stampa della vigilia, è stato accompagnato da una scorta per le minacce ricevute. Due mesi fa, il suo compagno di squadra Darius Miles e l’amico d’infanzia Michael Davis sono stati accusati dell’omicidio di Jamea Jonae Harris, una giovane madre di 23 anni seduta in un’auto parcheggiata all’esterno di un bar, a Tuscaloosa, Alabama, mentre all’interno scoppiava una rissa, finita con una sparatoria

Più di un mese dopo quell’episodio che ha scosso il basket universitario, la testimonianza di un detective durante l’udienza preliminare del processo ha rivelato che a Miles, la pistola, l’aveva data lui, Brandon Miller. 

 

Secondo la ricostruzione della polizia, riferita da Sports Illustrated, Miles aveva mandato un messaggio a Miller chiedendo di portargli l’arma [Ho bisogno della mia canna], lasciata sul sedile posteriore della sua auto. Non è chiaro quando Miller abbia letto l’sms. Il suo avvocato sostiene che è arrivato quando il ragazzo si trovava già lungo la strada, per andare a prendere Miles. Ignorava che nel frattempo si fosse verificato un litigio nel bar e ignorava il motivo per cui il compagno gli avesse chiesto la pistola. 

La scena è già così colma di dramma. Ma le rivelazioni non finiscono mai. 

Dopo l’arresto di Miles, la notizia della presenza di Miller sulla scena del crimine era rimasta inizialmente nascosta. Ora emerge che i giocatori di Alabama nei paraggi potrebbero essere stati addirittura quattro. La scoperta è stata fatta grazie a un video, come rivelato dal New York Times. Mostra Davis che si avvicina a una Jeep da dietro, lungo il lato del guidatore. Si vedono i lampi degli spari entrare e uscire dalla Jeep, e dopo alcuni colpi, Davis barcolla all’indietro, sbatte contro un palo del telefono. Riprende l’equilibrio, gira in cerchio davanti a un’altra auto e continua a sparare alla Jeep. 

Dentro l’auto intorno a cui gira, siede Jaden Bradley, la guardia della squadra, 19 anni. Due proiettili vaganti colpiscono anche il parabrezza della macchina di Miller. Che non è solo a bordo. Con lui c’è una ragazza, Kai Spears, una matricola che in questa stagione non ha giocato, la figlia del direttore atletico della Marshall University, Christian Spears.

Miles è detenuto nella prigione della contea di Tuscaloosa con l’accusa di omicidio capitale, la formula con cui negli USA viene definito un assassinio aggravato, un delitto per il quale è applicabile la pena di morte negli Stati che la prevedono. L’Alabama è fra i tredici che ancora la tiene in vigore. 

Davis è accusato di essere l’autore materiale dello sparo che ha ucciso Jamea Harris. È stato incriminato da un gran giurì la scorsa settimana. Il suo avvocato invoca la legittima difesa. Kai Spears e suo padre Christian hanno preferito non rilasciare dichiarazioni al New York Times che li ha cercati. 

La posizione del college è ambigua. Hanno espulso Miles poche ore dopo il suo arresto. Stanno cercando una forma per prendere le distanze dalla sparatoria, ma al tempo stesso per proteggere Miller. Dinanzi alle critiche per quest’atteggiamento considerato ondivago, il direttore atletico Greg Byrne ha detto a ESPN che la linea è stata stabilita insieme al preside del college, Stuart R. Bell. 

 

| figurine IL COACH  Si chiama Nate Oats ed è uno dei più criticati. Nei giorni scorsi ha definito Miller come «un ragazzo che si è trovato nel punto sbagliato al momento sbagliato», prima di doversi scusare per aver minimizzato così la vicenda. 

 

Il Washington Post ha dedicato un ritratto-editoriale all’allenatore, alle prese con la più grande opportunità della sua carriera mentre si verifica contemporaneamente la più grande controversia.

Le squadre universitarie, scrive Kent Babb, sono delle micro-comunità, sono noi contro il mondo, e la cultura americana tende a esaltare coloro che sfidano il resto del mondo, che ignorano le critiche e vincono comunque. Gli allenatori sono dipinti come figure genitoriali, come i pastori del futuro di un giovane, in nessun altro sport è più vero che nel basket universitario. Esistono legioni di giovani che hanno giocato per Oats, sostengono che un futuro migliore è stato possibile grazie a lui

Cosa ha fatto coach Coach Oats in queste settimane? Probabilmente – dice il giornale americano – ha parlato con i genitori del ragazzo e ha promesso loro che lo tratterà come gli altri. L’università ha appena annunciato un prolungamento del contratto che ha portato lo stipendio dell’allenatore a 5 milioni di dollari all’anno

Nella ricostruzione del Washington Post, Oats è un coach che tende a difendere i suoi giocatori dalle pressioni dei media. 

Stavolta Oats si è spinto troppo oltre, nella protezione? Oppure ha fatto esattamente quello che dovrebbe fare un allenatore?

 

Miller è cresciuto ad Antioch, nel Tennessee, un’area suburbana di Nashville, una città che storicamente spinge i residenti neri verso la periferia – dice il Washington Post – e verso la povertà generazionale. Uno studio del 2022 riferisce un aumento del 36% del tasso di omicidi a Nashville rispetto all’anno precedente. Il Tennessee ha l’ottava percentuale più alta di omicidi con armi da fuoco nel paese. Antioch, a una dozzina di miglia a sud-est del centro di Nashville, ha vissuto negli ultimi sei anni: un morto e sette feriti in una chiesa nel 2017; quattro morti, quattro feriti in una Waffle House nel 2018; quattro colpi di arma da fuoco, due mortali, a una festa in piscina nel 2022.

Il Washington Post intende così ricostruire l’ambiente nel quale vive Miller, ma ovviamente a questi episodi Miller è estraneo. Le responsabilità penali sono individuali. 

 

| scenari LE MAGLIE DELLO SCANDALO Un paio di tifosi dell’Alabama si sono presentati sabato all’ultima partita di qualificazione per il tabellone finale, indossando magliette personalizzate con la scritta Killin’ our way through the SEC in ’23. La maglietta è stata ritenuta di un tale cattivo gusto dai dirigenti della NCAA che sarà vietato l’ingresso a chi continuerà a metterla. Un portavoce ha chiarito che i funzionari della sicurezza non avevano visto nessuno indossarla. Uno degli uomini che la portava, ha detto che si tratta di un’iniziativa di sostegno a Miller. «I media lo distruggeranno» ha spiegato. Gli è stato chiesto come si sarebbe sentito, se la vittima fosse stata sua figlia. «Non lo so», ha risposto al Washington Post.

L’avvocato di Miller fa notare che la macchina del suo cliente è una di quelle colpite dalla sparatoria, che Miller non ha mai usato la pistola sulla scena del crimine, che non è stato coinvolto in alcun modo nello scambio dell’arma con l’autore materiale del delitto e che non sapeva dell’alterco e della possibilità cHe si arrivasse a tanto. 

Nella prima partita dopo le accuse di coinvolgimento in un omicidio capitale, Miller ha segnato 41 punti, compreso il canestro vincente, la sua migliore prestazione in una stagione dominante. Ma stanotte, nella partita di primo turno vinta da Alabama contro Texas, Miller ha giocato 19 minuti, senza segnare: 0 su 2 da due, 0 su 3 da tre. Il patrigno della vittima dice che l’università dell’Alabama si è macchiata di sangue e lo sarà per sempre.

 

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