Lo Slalom del 16 marzo | Cosa leggere, sapere e vedere

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domenica 16 marzo 2025

 

🟨  Lando Norris ha vinto in Australia il primo GP della stagione mondiale di Formula Uno  🟨  Marc Marquez ha vinto in Argentina la Sprint Race di MotoGP e stasera parte dalla pole per la gara lunga  🟨  Il Milan ha rimontato e battuto il Como, il Torino ha sconfitto l’Empoli, colpo del Verona e Udine, pareggio tra Monza e Parma  🟨  La Francia ha vinto il Sei Nazioni di rugby, l’Italia ha perso ancora ma ha evitato il cucchiaio di legno  🟨  Ori mondiali nel pattinaggio di velocità per Lollobrigida e Giovannini  🟨  Marc Odermatt ha vinto la quarta Coppa del mondo di sci

 

  

 Che cosa stanno leggendo in Europa

 🟨   Francia e Inghilterra: L’epilogo del Sei Nazioni – Spagna: La lotta in testa alla Liga – Italia: L’attesa per Atalanta-Inter e il futuro di Juventus e Milan

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|   La velocità non è mai stata ammirata tanto

se non dalla negligenza

Williams Shakespeare, Antonio e Cleopatra

 

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Bril-Lando Norris e una Ferrari da capire

 

    Un caotico GP d’Australia per cominciare, con pioggia e vento per protagonisti. Lando Norris ha iniziato questo Mondiale con la consapevolezza di dover confermare la sua attitudine al successo. Ha battuto allora la Red Bull di Verstappen e la Mercedes di Russell, splendido Kimi Antonelli quinto alla sua prima gara in F1. Le Ferrari sono arrivate dietro, con Leclerc ottavo, Hamilton decimo. Tanti incidenti: subito a muro Doohan e Sainz, Hadjar fuori nel giro di formazione, e fuori anche Alonso, Lawson e Bortoleto. La prossima settimana si corre in Cina. 

 

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Il ciclista pescato nel biathlon

Correre sotto la neve ad Auron non ha fatto né caldo né freddo [ehm] a Florian Lipowitz, tedesco, 24 anni, alla Parigi-Nizza vestito della maglia bianca di leader dei giovani, secondo assoluto nella classifica generale con 37 secondi di ritardo da Matteo Jorgenson. Sei mesi dopo il settimo posto alla Vuelta, Lipowitz sta proseguendo nella sua costruzione di corridore da classifica. Ha vinto il Giro della Repubblica Ceca nel 2023 e il Giro di Turchia nel 2024. Ha un grande motore, ereditato dal suo passato di biatleta di alto livello, uno sport che ha praticato dagli 8 ai 20 anni perché aveva un campo vicino casa sua, Ulm, la città di Albert Einstein.

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Chissà come sta Juan Ayuso in rosa

Anche per questo bisogna salire a Ussita Frontignano, anche questo può fare una corsa in bicicletta, far crescere i fiori nel cemento crepato. L’immaginifico Alexandre Roos stamattina si presenta così dalla Tirreno-Adriatico che ieri ha attraversato il pezzo delle Marche colpito dal terremoto del 2016, dove abbiamo visto le cicatrici del sisma di nove anni fa, la montagna sfregiata, le frane, gli edifici crepati e abbandonati, le persone trasferite nei bungalow, una desolazione che spezza il cuore.

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LA TAPPA DI OGGI | SAN BENEDETTO DEL TRONTO

Tirreno-Adriatico 2025, Presentazione Percorso e Favoriti Settima Tappa: Porto Potenza Picena - San Benedetto del Tronto (147 km) - SpazioCiclismo

STRADE  Stefano Novelli ha raccolto in un volume [Una corsa… dal mare verso il mare] la storia del ciclismo a San Benedetto del Tronto, sede storica per l’arrivo della Tirreno-Adriatico. Con l’eccezione di Pescara, non c’è stato altro traguardo dal 1967. Racconta Novelli che nel 1904 in città si contavano 22 cittadini che pagavano la tassa sul possesso della bicicletta, un numero più che raddoppiato l’anno dopo. Spiega: «L’incremento era sicuramente dovuto al fatto che all’inizio del Novecento la bicicletta era il mezzo più economico per affrancarsi dal trasporto a trazione animale. Un mezzo di trasporto semplice, che non richiedeva un eccessivo impegno nelle cure e nella gestione come invece poteva essere per i cavalli e per gli altri animali che fino ad allora erano utilizzati per trainare carri, carrozze, calessi. Un nuovo mezzo, simbolo del progresso che si stava affermando in Europa, in Italia ed in particolare in tutte le località come San Benedetto dove l’orografia del territorio, pianeggiante ed il clima mite permettevano l’uso di questi mezzi per gran parte dell’anno».

Quando sull’Adriatico non s’arrivava ancora di domenica ma a metà della settimana, le scuole erano chiuse, i bambini se ne stavano dietro le transenne aspettando delle ore per veder passare i corridori, così facevano pure esperienza della vita lontana e leggendaria di Penelope, in attesa del viaggio di ritorno dell’Ulisse. Poggiavano i gomiti sulla ringhiera e aspettavano una borraccia, un cappellino. 

 

  PAGINE  In bicicletta e luglio con un cappotto

Anche mio padre venne a sapere di questo grande evento. La voglia di ritornare a Roma era sempre più intensa. I partigiani, ormai diventati suoi amici, cercarono di convincerlo a rimanere lì e a non intraprendere un viaggio che poteva essere ancora pericoloso. Così Carmelo decise di rimanere con i partigiani, mentre mio padre, forse spinto anche da un ragazzo di Roma conosciuto lì per caso, in quanto non faceva parte del gruppo dei partigiani, si convinse a partire. Quel ragazzo aveva una bicicletta rubata a qualcuno di cui non volle fare il nome. Mio padre pensò che un viaggio fino alla Capitale con quel mezzo poteva essere fattibile, per cui accettò la proposta di andare insieme. Decisero di partire a luglio dopo la mietitura. Giunto il giorno della partenza, si incamminarono da Ripatransone verso San Benedetto del Tronto.

Il compagno di viaggio di mio padre, di nome Giovanni, aveva deciso che ciascuno, a turno, percorresse due chilometri in bicicletta in modo che chi fosse arrivato in bici avrebbe atteso l’altro riposandosi. Con quella tecnica quello che percorreva a piedi il tragitto avrebbe potuto poi rilassarsi a sua volta, salendo in bici per i due chilometri successivi. Mio padre iniziò il percorso a piedi. Aveva con sé un unico bagaglio: il cappotto di panno marrone, l’intero suo patrimonio. L’indumento veniva portato gelosamente da chi andava a piedi, in quanto era difficile e fastidioso pedalare su una bicicletta da donna con quell’ingombro. Ricordiamo che era luglio, per cui camminare sotto il sole con il caldo, portando un cappotto, certamente non era invidiabile. In questo modo fecero i primi dodici chilometri alternandosi nella loro impresa. Arrivarono dopo circa tre ore a San Benedetto del Tronto” 

[antonella cassanelli, L’uovo del sergente]

 

     

 Guida allo sport in tv di oggi

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Francia

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Il classico della Ligue 1 senza troppo senso

 

  Nel campionato dove il PSG non ha ancora perso in 25 giornate e 20 le ha vinte, in quella Ligue che domina con 16 punti di vantaggio dopo aver eliminato il Liverpool dalla Champions con i rigori, stasera la seconda in classifica va al Parco dei Principi chissà a far che. È la Classica di Francia, la partita che oppone due mondi, Marsiglia a Parigi, la solita storia del centro e della periferia, del nord e del sud, di storie e culture diverse. Marsiglia è la città portuale con una forte identità e uno spirito di resistenza. Parigi è la capitale cosmopolita e influente. Gli uni chiamano arroganti gli altri, gli altri danno dei provinciali e turbolenti, indisciplinati, ai primi. Il calcio si è tenuto a lungo alla larga. Prima di spendere senza limiti soldi mediorientali, Paris sentiva un cattivo odore alzarsi dal pallone. In realtà era la sua puzza sotto il naso. Nel paese che ha inventato tutti i trofei di calcio più importanti, dalla Coppa Rimet agli Europei, tra il ’56 e oggi solo una squadra e una volta sola è riuscita a vincere la Coupe des Champions immaginata dentro la redazione de L’Équipe, e quella squadra è il Marsiglia. 

Solo che adesso. Adesso è difficile immaginare come l’Olympique possa vincere al Parc, ha scritto Vincent Duluc su L’Équipe alla vigilia della partita, eppure proprio questa è l’unica ragione per cui qualcuno potrebbe pensare che ciò sia possibile. La casualità, i misteri del calcio, la discrepanza tra i rapporti di forza e un risultato: ci vorrà tutto questo per contraddire quel che è razionalmente ovvio: una partita al vertice della Ligue 1, dove il vertice è abitato solo dal PSG. 

I tifosi di Marsiglia, scrive L’Équipe, sono anche disposti ad accettare l’idea che il Paris sia di nuovo campione, da tempo non hanno altra scelta, a condizione che non diventi l’altra squadra francese vincitrice della Champions, né che resti per sempre la prima squadra nella storia del campionato francese a chiudere un campionato senza perdere mai, secondo uno slogan che troveremmo sicuramente su magliette e tazze nei negozi.

Ma serve qualcosa di inconcepibile ora, qui, stamattina, per rovesciare in casa sua la squadra che si sente la migliore in Europa, e in questa domenica mattina di metà marzo – sottolinea Duluc – ci sembra un quadro abbastanza preciso.

Speriamo che non ci siano animi accesi e teste calde nei paraggi. Adrien Rabiot è atteso come IL traditore [Dice spesso di essere abbagliato dal calore che avverte ogni giorno, in una città in cui non è solo un giocatore come gli altri]. L’unica possibilità per il Marsiglia – si legge ancora – è che il PSG non si sia ancora ripreso del tutto da Anfield e dalla sua migliore serata della stagione, o che sia meno interessato del solito a questa partita. Ma detto tra noi, non è esattamente questo il clima che bolle in pentola, e se pure Luis Enrique decidesse di fare un poco di turn-over, chi può dire che la squadra sarebbe più debole con Désiré Doué e Warren Zaïre-Emery?

 

Ratcliffe s’è comprato il Nizza ma si annoia

Qualche km oltre Marsiglia, a Nizza credevano di aver trovato in sir Jim Ratcliffe l’investitore giusto per dare la scalata alla gerarchie. In realtà da quando il gruppo INEOS è entrato nella proprietà, la squadra non ha mai chiuso più su del quinto posto, due scalini sotto il picco del 2017, il terzo posto che le consentì di giocare i preliminari di Champions contro il Napoli. Ora l’equivoco è disvelato. In una lunga intervista concessa al Times, Jim Ratcliffe ha messo una lama nella passione di Nizza quando ha detto che non gli piace particolarmente andare a guardare la sua creatura in Francia, sì ci sono pure dei buoni giocatori, ma il livello del calcio non è abbastanza alto da emozionarlo. 

L’Équipe considera con Vincent Duluc che era un modo per rispondere a una domanda che lo avrebbe messo in estremo imbarazzo e che consisteva, semplicemente, nel sapere perché un miliardario del settore petrolchimico avesse deciso di investire nel calcio

Ha detto di non essere a Nizza per amore e nemmeno al Manchester United per interesse. Martin Samuel, l’intervistatore del Times, suggerisce che al percorso di Ratcliffe si possa applicare la teoria della noia crescente e del passare del tempo: Se ha comprato il Nizza e il 28% delle azioni del Manchester United è perché può farlo.

Ma a Manchester ha toccato il picco di impopolarità, non molto lontano ormai dalla sollevazione popolare e assoluta che colpisce la famiglia Glazer da cui invece si immaginava al sicuro, e adesso starà cercando di guadagnarsela pure da quest’altra parte della Manica. Duluc ironizza, scrive che uno dei limiti delle multiproprietà è che ogni club accusa l’altro di essere il figlio prediletto. Almeno adesso a Nizza sanno di non esserlo

 

   

Aspettando Atalanta vs Inter: tutto ma la noia no

 

  Nelle 21 partite in cui Simone Inzaghi ha stretto la mano prima e dopo a Gian Piero Gasperini, ci sono stati gol, molti gol, un paio di 3-3, un 3-4, e ci sono state molte altre incontinenze. Le ha messe in fila Marco Gaetani sul Foglio Sportivo parlando di una rivalità d’altri tempi, da sport individuale più che di squadra e adesso che siamo prossimi alla sfida numero 22 viene la tentazione di immaginarla come quella definitiva, quella che rischia di essere più pesante.

Inter 61, Napoli 60, Atalanta 58. Oggi si ricomincia così. Il Foglio Sportivo ricorda che Gasperini e Inzaghi si sono inseguiti e sfidati a lungo, hanno fatto la corte l’uno ai giocatori dell’altro, senza mai rinunciare alla volontà di dare spettacolo. Hanno vinto in Italia e in Europa, hanno segnato il nostro calcio con principi di gioco diversi eppure entrambi votati allo spettacolo: la noia, in quelle sfide, non è mai stato un tema di dibattito. E non sono mancati gli episodi spinosi, come la festa laziale post Coppa Italia e Claudio Lotito che, ignaro di uno smartphone in agguato, si avvicinò al suo tecnico vantandosi di aver mandato a quel paese Gasperini, ricevendo come risposta un lapidario: “Hai fatto bene”. Lo strascico di quella coppa durò a lungo: due anni più tardi, dopo una sconfitta interna contro l’ormai storico nemico, Gasperini si lasciò andare alla stilettata: “Abbiamo perso ma non siamo mai stati in difficoltà. E di solito in classifica chiudono dietro di noi”. A rispondere fu il vice di Inzaghi, Farris: Gasperini sarà nervoso, parla sempre di quella Coppa Italia, forse sono rimasti segnati da quella sconfitta: gli ricordo che la coppa è esposta bene in bacheca a Formello”. 

La sfida tra pari è stata un po’ annacquata nell’ultimo periodo. Le nove partite più recenti sono finite con due pareggi e sette vittorie per l’Inter. 

La pazienza e la capacità di lettura delle situazioni della formazione interista – scrive Gaetani – hanno sempre avuto la meglio, esponendo la difesa aggressiva a uomo delle varie versioni dell’Atalanta a figuracce terribili al momento di attaccare lo spazio. Una croce per uno come Gasperini, che nell’Inter ha da sempre il suo punto debole: il ricordo di un fallimento che quasi non riuscì a toccare con mano, tanto fu breve la sua esperienza alla guida del club interista.

 

 

Le immagini della giornata di ieri

 I gol del Milan e degli altri anticipi di serie A

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Quando vinse Bikila non aveva le scarpe e neppure il cognome

 

Oggi è il giorno della maratona di Roma. Sul Teleco-Slalom c’è una piccola guida ai favoriti e alla corsa di oggi: durante la giornata sul Live Blog in tempo irreale si troveranno i risultati, un tweet, qualche reel, un video, una cosa del genere, un riflesso filmato, ecco. Qui sotto invece il racconto della più celebrata e famosa tra le maratone corse a Roma. 

 

  Avrebbe dovuto vincere Popov, un sovietico, era il favorito. Invece arrivò per primo un corridore al quale i giornali italiani diedero nome e nazionalità contraffatte. Non c’è Bikila nei titoli del ‘60, l’anno della maratona più leggendaria mai tenuta a Roma. Per quasi tutti era Abebe, sulla Gazzetta diventò Bekila e per molti non era etiope, ma abissino. Le cronache dagli archivi vanno sfogliate così, togliendo le lenti d’oggi e leggendole secondo lo spirito del tempo. 

Per la maratona olimpica di Roma partirono in 76 e i contemporanei furono parecchio stupiti dall’assenza dei greci, non ce n’era nemmeno uno dopo aver tanto tramandato le gesta di Fidippide e di Spiridon Louis. Si mossero poco dopo le cinque dal Campidoglio per giungere all’Arco di Costantino, toccando il Circo Massimo, le Terme di Caracalla, l’EUR, l’Appia Antica,la tomba di Cecilia Metella, i Fori romani, un sussidiario di tutta la storia di Roma. I secoli stavano a guardare scrisse il Corriere della sera in prima pagina per l’arrivo di Bikila quando era già buio, ma alla luce delle fiaccole, in uno sfondo fiabesco che non sarà più possibile ripetere. La maratona non è una gara che possa essere guardata al lume della tecnica, e perciò non occorre aggiungere altro alla vittoria di Abebe, all’uomo che è giunto al traguardo ancora in possesso di una sorprendente freschezza

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La Francia festeggia il Sei Nazioni ma fino a un certo punto

    Tre anni dopo il Grande Slam 2022, unico successo nell’arco delle ultime 14 edizioni, La Francia è tornata a prendersi il Sei Nazioni dominando la Scozia [35-16] allo Stade de France. Il cucchiaio di legno è finito per la seconda volta consecutiva al Galles, mai così in basso nel ranking mondiale, 12esimo posto. 

L’Équipe insiste con gli stessi toni di ieri, scrive che certo, i Blues avrebbero potuto fare di meglio e vincere il Grande Slam, rimpiangeranno senza dubbio a lungo la frustrante sconfitta in Inghilterra dell’8 febbraio, ma il modo in cui hanno martirizzato gli avversari successivi battendo nel frattempo il record per il numero di mete segnate da una squadra nel torneo [30] attesta una progressione che alimenta molte speranze a due anni e mezzo dalla prossima Coppa del Mondo in Australia. L’ossessione storica del rugby francese, il titolo mancato anche nell’edizione organizzata in casa. 

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La discussione sulla superficie del campo

Chi la vuole cotta e chi la vuole cruda. Chi vuole la terra del Roland-Garros più rapida e chi desidera i prati di Wimbledon più lenti. Quando un cemento trova la mescola per stare a metà strada, le palle non sono uguali a quelle del torneo precedente e insomma sì, non siamo mai contenti. Quest’anno gli organizzatori di Indian Wells hanno cambiato la ditta che prepara i campi spiazzando quelli che credevano il gioco sarebbe diventato più rapido. 

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Lo Slalom mentre succede

La vittoria di Draper su Alacaraz e un grande Shai in NBA

🟨  Le semifinali maschili di Indian Wells e le immagini della notte nel basket USA

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attese

Mirra Andreeva ride molto con Conchita Martinez

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L’Équipe ha fatto due chiacchiere con Conchita Martinez, la coach che ha portato Mirra Andreeva fra le prime-10 al mondo e alla finale di stasera contro Aryna Sabalenka. La russa era 43esima quando ha iniziato a lavorare con lei, domani sarà nella peggiore delle ipotesi al numero #8. 

Prima che iniziasse la collaborazione, Conchita Martinez dice che «la vedevo come una giocatrice con un potenziale enorme, aveva già ottenuto risultati che creavano grandi aspettative. In partita era solida, ma troppo passiva, un po’ troppo lontana dalla linea di fondo. Ho capito su cosa volevo lavorare: il gioco di gambe e la mobilità. Ma anche il dritto, per renderla più aggressiva, così come sulla lettura del gioco e sui processi decisionali».

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Letture

   LA NEWSLETTER DI EMANUELA AUDISIO PER REPUBBLICA 

L’ultima grande corsa. La chiamavano così, non c’era bisogno di dire altro. Era l’Iditarod. Significa: luogo molto lontano, nella lingua dei nativi. E dava i brividi per la sua vita a sottozero. Più di 1.800 chilometri da percorrere nel nord dell’Alaska con slitte e cani. Il vento gelido che scuoia come un barbiere pazzo. Nomi da leggenda: Montagna Bianca, Collina Scura, Schiena di Balena, Passaggio a Nord-Ovest, il fiume Yukon, largo e cattivo, le montagne del Klondike dove i cercatori d’oro sputarono la vita e Jack London la trovò. Zanna Bianca e i suoi fratelli. Il Super Bowl delle lunghe distanze: nel ’73 il primo vincitore, Dick Wilmarth, ci mise 20 giorni, 49 minuti e 41 secondi ad arrivare. L’ultimo invece tagliò il traguardo due settimane più tardi e venne premiato lo stesso con il trofeo Red Lantern, Lanterna Rossa. Perché è vero che l’Iditarod non ha pietà: devi essere autosufficiente, non puoi chiedere aiuti, per orientarti hai le stelle, ma alla fine una carezza ai perdenti le scappa. – di emanuela audisio [ci si iscrive qui]

 

    

Il matrimonio di Panatta: “Uomo, marito, padrone”

  Sabato 15 marzo alle cinque del pomeriggio, nella chiesa di San Michele, Pian dei Giullari, Firenze, Adriano Panatta sposa Maria Rosaria Luconi. Don Gildo si commuove e i testimoni pure. Sono Pedro Nicolis ed Ermanno Daeili per la sposa, Paolo Bertolucci e Franco Bartoni per lo sposo. Venerdì, il giorno della vigilia, la Gazzetta dello sport manda l’inviata Rosanna Marani a cercare notizie fra amici e conoscenti, tutti impegnati a proteggere la vita privata dei giovani. Ma Rosanna Marani torna a casa con il pezzo. E che pezzo. 

In giro c’era chi giurava che si sarebbero sposati durante la notte, chi a Fiesole, chi a Montecatini, chi a Poggio Imperiale la domenica. Ore 22, Firenze. Con la complicità di Giovanni Cappellini e Piero Brachi, due carissimi amici della coppia, risalgo alla casa segreta a Montecatini, in via Baccelli – dove Rosaria trascorrerà la nottata tempestosa. Sono le 23 quando suono al campanello. Dopo avere immaginato ostruzionismo e ulteriori difficoltà, il cancello con mia sorpresa si apre immediatamente. Una svista di mamma Fiorella, indaffaratissima a ricevere telegrammi, regali e ceste di fiori, mi permette di entrare a tradimento, in casa. Rosaria Luconi, guance rosse e sguardo talmente emozionato da apparire febbricitante, si consegna all’intervista.

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 Cosa è successo il 16 marzo su Slalom

    Come si parla di sport in giorni come questi

 2020  Il mondo è in lockdown, la pandemia fa migliaia di morti al giorno e il giornalismo sportivo sente il bisogno di spiegare ai propri lettori come e perché si fa ancora informazione sportiva: gli editoriali di Equipe, El Pais|, Guardian  |  Leggi qui

    Il mio Hagler 

 2021  Alla morte del Meraviglioso, scrive di lui per Slalom  Franco Esposito, una delle firme di boxe più autorevoli, più volte premio Selezione Bancarella Sport e premio Tosatti-CONI: una penna per lo sport |  Leggi qui

   L’isolamento di Tonga

 2022  L’unico cavo in fibra ottica che teneva Tonga collegata a Internet è stato riparato venti giorni fa. Il mondo digitale ha riaperto i suoi canali verso il Pacifico, a due mesi dall’eruzione del vulcano sottomarino Hunga Tonga-Hunga Ha’apai e dello tsunami generato. Resta scollegato il vecchio mondo analogico fatto di un piccolo pallone che rotola  |  Leggi qui

   Gli incidenti di Napoli con i tifosi dell’Eintracht

 2023  La città è devastata dagli ultrà in trasferta per la Champions. Fioriscono le accuse di malagestione della scena per il ministero dell’Interno e per il governo. La vendita dei biglietti per la partita di ieri sera era stata inizialmente vietata a tutti i residenti in Germania. Dopo un ricorso accolto dal TAR, la restrizione del prefetto di Napoli era stata limitata ai residenti e ai nati nella città di Francoforte. Ma nel frattempo 600 ultrà tedeschi erano partiti lo stesso  |  Leggi qui

   La Sanremo raccontata da Sanremo 

 2024  Dal 1951 al 2024: vite parallele del festival della canzone e della corsa di ciclismo  |  Leggi qui

 

     

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