La riva, la baia, il golfo, il Vesuvio, la città, le vicine campagne, i castelli, le passeggiate
Io scuso tutti coloro ai quali la vista di Napoli fa perdere il senno
Wolfgang Goethe
DISCUSSIONI
Ecco a voi un bel titolo accusabile di qualunquismo per gli scontri violenti avvenuti nella città di Napoli, all’arrivo degli ultrà dell’Eintracht Francoforte. Stamattina fioriscono le accuse di malagestione della scena per il ministero dell’Interno e per il governo. La vendita dei biglietti per la partita di ieri sera era stata inizialmente vietata a tutti i residenti in Germania. Dopo un ricorso accolto dal TAR, la restrizione del prefetto di Napoli era stata limitata ai residenti e ai nati nella città di Francoforte. Ma nel frattempo 600 ultrà tedeschi erano partiti lo stesso.
Le cronache
◍ “I tedeschi – tutti senza biglietto per la partita – sono arrivati nel primo pomeriggio a piazza del Gesù al termine di un lungo corteo che ha attraversato prima il lungomare e poi diverse strade del centro” [Sky]
◍ “Gli apparati di sicurezza italiani avevano “piena contezza della pericolosità” degli ultrà tedeschi e del rischio di scontri con quelli locali, tanto da rinnovare il provvedimento di divieto di vendita dei biglietti dopo la decisione di sospensione del Tar nonostante alcuni sostenessero fosse un “atto discriminatorio” da parte dell’Italia. Un divieto forse aggirato, secondo la stampa tedesca, con l’acquisto di alcuni biglietti attraverso tifosi dell’Atalanta” [Vincenzo Iurillo, il Fatto quotidiano]
◍ “Prime scintille subito, già nella notte tra martedì e mercoledì: piazza Bellini, quella degli aperitivi e della movida più giovane, consegna le avvisaglie, bottiglie di vetro lanciate contro le saracinesche, i napoletani rispondono attaccando con petardi i bus che trasportano i “nemici” nell’hotel del lungomare” [Conchita Sannino, Repubblica]
◍ “Come dei soldati in assetto di guerra, i tifosi dell’Eintracht Frankfurt, esclusi dalla partita di ritorno contro il Napoli di questa sera allo Stadio Maradona, sfilano sul Lungomare e per le strade di Chiaia, mentre compatti urlano cori razzisti. Al grido di «Terroni di m…» sono partiti da via Caracciolo, dove alloggiano in uno degli alberghi del lungomare. Nel video, che riprende l’inizio della marcia, che si sta spostando fino al centro storico della città, seminando spavento tra i negozianti e i pedoni, si vede un tifoso che colpisce violentemente il braccio della cronista con un lungo ombrello, nel tentativo di fermare la ripresa, mentre un altro uomo ha cercato di spintonarla. Gli ultras tedeschi non facevano che insultare chiunque avessero a tiro. Sembra che l’obiettivo finale di questo assetto violento sia quello di riuscire a raggiungere il famoso murale di Maradona ai Quartieri Spagnoli. Con l’obiettivo di danneggiarlo” [Dèsirèe Klain, Corriere del Mezzogiorno]
◍ “Alcuni pullman dell’Anm, azienda dei trasporti del Comune di Napoli, erano stati messi a disposizione dei tifosi tedeschi per rientrare in albergo ma i supporters dell’Eintracht hanno rifiutato di salire a bordo e lì è degenerata la situazione. La tensione è sfociata in un lancio di oggetti da parte dei tifosi dell’Eintracht contro le forze dell’ordine” [Sky]
◍ “Tutto fila liscio almeno fino al primo pomeriggio. Offendono, provocano: «Napoli merda!» urlano sfacciatamente. E bevono: bevono tanta birra, in barba ai divieti di un’ordinanza emanata per prevenire ogni sorta di problemi. Alle cinque della sera, quando mancano ancora quattro ore al match del Maradona, fanno esplodere la loro rabbia. Ed è tutta un’altra scena: inizia così l’aggressione alle forze dell’ordine che hanno cinturato l’intero perimetro di piazza del Gesù per evitare contatti con gli ultrà napoletani. Si scatena così la guerriglia, e a guardare quelle immagini i tifosi dell’Eintracht assomigliano ai black-blocks, con i volti coperti, i cappucci neri calati sul viso” [Giuseppe Crimaldi, il Mattino].
◍ “Già al loro arrivo si erano registrate le prime tensioni, con l’assalto condotto a colpi di petardi da alcune fazioni di facinorosi napoletani contro un bus su via Marina e il lancio di bottiglie all’indirizzo di un bar chiuso di piazza Bellini ad opera di un gruppo di ultrà della squadra ospite. Tuttavia, una volta accesa la miccia del conflitto è diventato quasi impossibile spegnerla. Gli ultrà tedeschi hanno infranto le vetrate dei locali, divelto i gazebo di ristoranti e bar e scaraventato sedie, tavolini e fioriere contro il massiccio cordone delle forze dell’ordine; mentre gli altri violenti, costretti ad indietreggiare lungo la strada, hanno dato fuoco ad una vettura della Polizia, danneggiandone altre due” [Angelo Agrippa, Corriere della sera].
◍ “Incendiata un’auto della polizia e danneggiate diverse altre auto. Molti tavolini e sedie dei numerosi bar presenti nell’area sono stati divelti e utilizzati dai tedeschi come oggetti da lanciare contro la Polizia” [Sky]
◍ “I timori delle autorità sono stati confermati: dopo una marcia di tifosi dal porto al centro della città, svolta in gran parte senza incidenti, la situazione è degenerata prima del tramonto” [Stern].
◍ “È stato ancora più brutto del previsto: centinaia di teppisti di Francoforte hanno saccheggiato Napoli, lasciando dietro di sé una scia di devastazione. Quello che i napoletani avevano temuto è successo, e con grande forza: la partita che doveva essere speciale per l’Eintracht, un piccolo miracolo calcistico nella migliore delle ipotesi, ha perso molto del suo lustro” [Suddeutsche Zeitung].
◍ “Odio territoriale che affonda le radici, in questo caso specifico, nello scontro ormai trentennale tra gli atalantini, gemellati con i tedeschi, e i napoletani, gemellati con il Monaco 1860 e il Borussia Dortmund, a loro volta nemici giurati dell’Eintracht. Nella (folle) logica dei patti internazionali tra ultrà, anche in Europa ci si può vendicare dell’altra fazione in ogni modo, in qualunque città. E allora se il Napoli incrocia il Francoforte, gli atalantini si sentiranno in dovere di sostenere gli ultrà tedeschi negli scontri e nella caccia all’uomo. È stato così nella partita d’andata in Germania, il 21 febbraio. Il centro di Francoforte era tappezzato di adesivi contro i napoletani. Tutti scritti in italiano. Il giorno prima della partita i tedeschi hanno aggredito anche famiglie partenopee ai ristoranti, nei pub, nelle piazze. «Where are you from?» , e via con calci e pugni. Ed è stato così a Napoli nelle ore che hanno preceduto la partita al Maradona per il ritorno degli ottavi di Champions. Per la stessa logica il Paris Saint Germain, gemellato del Napoli, è incaricato di colpire gli ultrà della Roma nemici dei partenopei, per «interposta persona», in qualsiasi momento. E fu così, nell’ottobre del 2013, quando il Napoli giocò contro il Marsiglia che è gemellato con i sampdoriani. I due gruppi sono in conflitto con il Napoli che era, invece, gemellato con i genoani. Tutti contro tutti. Una scacchiera di ferro e fuoco, dove ogni mossa porta con sé conseguenze difficili da prevedere. E ogni occasione è buona per vendicarsi. Due sere fa, per esempio, quando sono arrivati a Salerno e poi a Napoli circa 350 tedeschi, tra loro la Digos ha individuato ultrà dell’Atalanta che lanciavano cori in italiano mentre uscivano dalla stazione. Gli ultrà del Napoli lo sapevano. Sapevano già tutto. E perlustravano le vie attorno alla stazione” [Fabio Postiglione, Corriere della sera]
◍ “Fra le immagini viste sui social anche quella di un gruppo di persone, tutte col volto coperto, che scendono dai Quartieri Spagnoli in direzione dei tifosi tedeschi. Le forze dell’ordine sono fin qui riuscite a contenere e tenere a distanza gruppi di ultras del Napoli che tentavano di raggiungere i rivali ” [Sky]
◍ “Caricati a bordo di 5 bus dell’Anm (azienda del trasporto pubblico del Comune di Napoli), sono stati portati sul lungomare Caracciolo, nell’albergo nel quale risiedono da ieri sera. Durante il passaggio degli autobus con a bordo i supporter tedeschi in via Monteoliveto, c’è stato un lancio di pietre e bottiglie da parte di ultras napoletani assiepati lungo la strada. Il vetro di uno degli autobus si è scheggiato” [Sky]
◍ “I temuti disordini sono scoppiati prima della partita. I tifosi del Francoforte hanno attaccato i servizi di emergenza nei punti centrali della città. I napoletani hanno sputato su di loro e tirato pietre. Alcune centinaia di tedeschi avevano attraversato la città, inizialmente in modo pacifico” [die Zeit]
◍ “Gli autobus con i tedeschi sono stati colpiti con fuochi artificiali e sono stati lanciati oggetti contro di loro mentre si dirigevano in hotel. Gli aggressori erano tifosi del Napoli, nessuno è rimasto ferito” [Der Spiegel].
◍ “Il consulente di Canal+, Grégory Sertic, ha spiegato in onda di aver preso botte dai tifosi locali, probabilmente scambiato per un tifoso tedesco. Duecento sono stati arrestati. Non è la prima volta che i tifosi dell’Eintracht causano problemi durante le trasferte europee. La tensione era già stata alta durante la partita contro il Marsiglia del 13 settembre” [Valentin Pauluzzi, L’Équipe]
◍ “I napoletani amano tanto il loro Napoli, sognano in grande. Tuttavia, davanti ai cancelli d’ingresso, ai bar e nei sottopassaggi dello stadio, c’erano vivaci discussioni: Cos’è successo? Come si è arrivati a questo? Le domande dei napoletani erano più di natura retorica, esprimevano sconcerto e incomprensione. Chiunque fosse passato nel pomeriggio da Piazza del Gesù, aveva visto qualcosa di inquietante, con diverse centinaia di tifosi dell’Eintracht Francoforte coinvolti”. [Süddeutsche Zeitung]
◍ “La parte vergognosa dei tifosi dell’Eintracht dovrebbe passare la notte in un albergo, sorvegliata dalle forze dell’ordine. A Napoli è stato annunciato un aumento del livello di sicurezza” [Suddeutsche Zeitung].
◍ “Al termine degli scontri è stata trovata anche una pistola: come si vede in uno dei video che circolano in rete, un agente in borghese recupera l’arma sul selciato. Un altro poliziotto, che assiste alla scena da dietro a un portone, rivolgendosi ad altri agenti, dice: “la tiene un collega”, facendo riferimento alla pistola. Presenti anche alcuni investigatori per tutti gli accertamenti” [Ansa]
◍ “L’inferno. Un’auto con i colori della polizia brucia. Altre 4 auto della questura distrutte, i vetri in frantumi. La piazza a ferro e fuoco. È un miracolo che non ci scappi il morto. Una catena di errori, su più livelli, porta al disastro. Perfino una pistola scivola in piazza, attimi di terrore, qualcuno potrebbe afferarla. È di un poliziotto, uno di loro pallido e contuso la recupera poco dopo. Tutti sapevano tutto” [Conchita Sannino, Repubblica]
◍ “La violenza è scoppiata di nuovo nella notte. A Napoli gli hooligan si sono nuovamente scontrati con la polizia. I tifosi napoletani hanno cercato di raggiungere l’hotel della squadra dell’Eintracht. Hanno acceso petardi e lanciato pietre” [Frankfurter Allgemeine Zeitung]
◍ “Ancora momenti di forte tensione a Napoli, dopo il termine della partita: un gruppo di ultras ha tentato di avvicinarsi all’hotel dove sono alloggiati i tifosi dell’Eintracht Francoforte proprio mentre stavano per iniziare le operazioni di trasferimento dei supporter tedeschi sui bus per portarli via dalla città. Un gruppo di tifosi napoletani, secondo quanto si è appreso, ha fatto esplodere bombe carta e lanciato pietre nella zona tra via Partenope e via Chiatamone. Le forze dell’ordine hanno usato lacrimogeni e idranti e respinto l’assalto” [Repubblica Napoli].
I commenti
| Suddeutsche Zeitung: “Di chi è la colpa del caos, di chi ha provocato, di chi forse ha permesso che la situazione si aggravasse, tutto questo deve ancora essere definitivamente chiarito. Ma una cosa è certa: il prefetto di Napoli era già giunto alla conclusione la scorsa settimana che i tifosi dell’Eintracht non dovessero recarsi a Napoli, altrimenti ci sarebbe un rischio per la tutela dell’ordine pubblico e della sicurezza. I tifosi di Francoforte avevano il sostegno di circa 250 tifosi dell’Atalanta Bergamo – gli Ultras di entrambi i club sono alleati da molti anni, e secondo quanto riferito c’erano indicazioni nei gruppi delle chat che stavano progettando un blitz comune. Hanno provocato con canti offensivi contro i tifosi del Napoli e contro gli abitanti della città. E si sono imbattuti, anche questo fa parte della verità, in una controparte che pure non scherza”.
Francesco Nicodemo: “Che stessero arrivando i barbari a Napoli, si sapeva da giorni. Come diamine è possibile che la gestione dell’ordine pubblico sia stata così deficitaria?”
| Carlo Bonini, Repubblica: “Lo scempio di una città, della sua gente, delle sue strade e delle sue piazze più belle, prese in ostaggio e ridotte a una tonnara da una battaglia tra ultras durata un pomeriggio e una notte, ci consegna, ancora una volta, l’immagine desolante di uno sfortunato Paese, il nostro, dove la conclamata inadeguatezza di un ministro dell’Interno e, in questo caso, di una irresponsabile giustizia amministrativa si è saldata con la sgangherata postura di una società di calcio tedesca (l’Eintracht Francoforte) e del vertice del Uefa. colpevolizzare le vittime di una strage di migranti in mare diventi ancor più osceno quando non si ha la forza di difendere una città dalla violenza tribale di due falangi ultras che si erano giurate eterno odio e vendetta quindici giorni fa, quando i napoletani erano stati accolti in Germania con cazzotti sferrati da guanti in polvere di quarzo e da una corrida di agguati il cui saldo erano stati 36 arresti e 150 fermi. Non ci voleva insomma un mago per consigliare non solo il divieto di trasferta ai tedeschi, ma per impedirla con qualsiasi mezzo, assumendosi tutte le responsabilità del caso. Una sequenza grottesca che dimostra la fragilità del nostro sistema Paese quando incrocia il calcio, in tutte le sue articolazioni. A Piantedosi era già successo, da prefetto di Roma, nel luglio 2021, di genuflettersi a Giorgio Chiellini e Leonardo Bonucci, freschi campioni d’Europa con la nazionale, lasciando che fossero loro a decidere il via libera a cortei di tifosi nel centro di Roma per festeggiare in piena pandemia la coppa e gli azzurri che l’avevano portata in Italia. Con tanti saluti alle regole sul distanziamento e sulla prevenzione dei contagi. E lo stesso Piantedosi aveva potuto misurare di cosa sia capace la violenza ultras, quando napoletani e romanisti si erano affrontati in autostrada nel gennaio scorso trasformando un tratto della A1 in un fight club di coltelli, mazze, sassi, bottiglie. Ma l’esperienza, evidentemente, non paga, né aiuta. Nel Paese in cui la presidente del Consiglio Meloni ha solennemente annunciato che il Viminale sarà garante della caccia agli scafisti e ai trafficanti di uomini in “tutto il globo terracqueo” ( sic ), il Viminale non è stato in grado di fermare, isolare e, come era necessario ieri, deportare a forza fuori dalla cintura urbana di Napoli 600 (non 6 mila, non 60 mila) violenti”.
Fulvio Paglialunga: “Non dirò mai “ha ragione Ceferin”, ma se non sei in grado di garantire l’ordine pubblico in una partita, non puoi nemmeno ospitarla. Per Napoli-Eintracht stiamo assistendo al fallimento della politica dei divieti, creati per evitare di fare il proprio lavoro. O per inadeguatezza (Oggi abbiamo scoperto che se vieti la vendita dei biglietti non è detto che le persone non partano. Domani che l’acqua a cento gradi bolle)”.
| Stefano Salandin, Tuttosport: “Un aspetto balza agli occhi: l’incapacità di gestire l’emergenza. La metodologia, consolidata e sperimentata, consiglia infatti di condurre subito gli ultras dentro lo stadio (un tempo c‘erano perfino i bus dedicati allo scopo, con griglie al posto dei finestroni) per “blindarli” nel settore ospiti fino al termine della partita e, se è il caso, anche oltre. Ormai, invece, è più che una sensazione quella secondo cui si sia persa la capacità (o la voglia?) di controllare questo tipo di situazioni percorrendo la scorciatoia più semplice e comoda: il divieto. Di trasferte, di assembramenti, di rave, di sbarchi, di partenze. Ma, vivaddio, la gente si muove (e ne ha diritto) e dunque va gestita. Matteo Piantedosi, ministro dell’Interno, ha evidentemente una idiosincrasia per coloro che si muovono e quindi vorrebbe bloccare tutto in partenza: state a casa. Facile, eh! E pure un poco fuori tempo. Con la conseguenza che tale atteggiamento innesca grotteschi cortocircuiti istituzionali: dal divieto di vendita dei biglietti, alla riapertura decisa dal Tar, al successivo divieto. Diamine: parlatevi, organizzatevi, coordinatevi! E non per compiacere l’Uefa che non può dare lezioni a nessuno visti il caos della finale di Euro 2021 a Londra, l’anno scorso a Parigi e pure martedì a Porto dove non si è capito bene come e a chi fossero stati venduti i biglietti. La gente, se ne faccia una ragione ministro Piantedosi, continuerà a muoversi e la misura più efficace resta la prevenzione: bloccare i delinquenti, non le persone normali che vanno alla partita”.
Riccardo Cucchi: “Disastro a #Napoli. Negare preventivamente l’accesso allo stadio ai tifosi tedeschi è stato un grave errore. Era facile immaginare che sarebbero arrivati ugualmente. Pessima gestione. Non va sottovalutato ciò che di pericoloso sta avvenendo nel mondo Ultras”.
Valerio Moggia: “L’Italia è il terzo paese al mondo per rapporto tra agenti di polizia e popolazione: è assurdo che per 600 tifosi si arrivi alla guerriglia urbana. Ennesima conferma dell’inadeguatezza del Ministro #Piantedosi al suo ruolo. Quello che sta succedendo era previdibile, nel momento in cui si è deciso di vietare la trasferta a tutti i costi. Si sapeva da giorni che sarebbero venuti a Napoli lo stesso, c’era tutto il tempo per organizzare una gestione che non portasse a scontri. Oppure, a monte, si poteva non vietare la trasferta, sapendo che avrebbe solo complicato le cose”.
| Giovanni Bianconi, Corriere della sera: “Tutto si ripete come o peggio di prima, nonostante gli allarmi e le esperienze del passato. Tanto più in questo caso, con le intenzioni bellicose degli ultrà tedeschi talmente prevedibili da decidere il divieto di vendita dei biglietti a tutti gli acquirenti tedeschi, successivamente circoscritto ai soli residenti a Francoforte, dopo un intervento del Tar. E già questo è un segnale di prevenzione ad alto livello, ma non altissimo. Poi è arrivato il presidente dell’Uefa a definire «inaccettabile e intollerabile» la restrizione; peccato che l’Uefa dia dimostrazione di un atteggiamento più che tollerante verso il tifo violento, quando evita di imporre sanzioni ai club se i sostenitori si rendono protagonisti di disordini lontano dagli stadi. Come se prendere d’assalto una via del centro cittadino anziché vicino alle tribune sia meno grave. … Bisognerà pur capire come è stato possibile che 400 o 500 tifosi che non sarebbero potuti entrare allo stadio siano potuti arrivare senza preavvisi (come sembra) dalla Germania e alla spicciolata, mescolati a ultrà atalantini, evitando di essere fermati”.
| Paolo Brusorio, la Stampa: “Nell’assedio c’era una nutrita rappresentanza degli ultrà dell’Atalanta, cui non è parso vero rinsaldare sul campo un’alleanza che risale addirittura al 1999. Sai il brivido poi, di farlo a Napoli, non esattamente la città del cuore per chi è abituato a citare nei cori di curva il Vesuvio. E non certo per la suggestione del panorama. Funziona così, ormai, la follia è diventata collettiva, una volta non sapevi chi c’era dietro, ora invece non sai più chi c’è dentro. Una cultura ultrà transnazionale, la stessa per cui capita che la curva della Stella Rossa di Belgrado bruci uno striscione rubato ai tifosi della Roma che si sono scontrati con quelli del Napoli e che per sovrappiù sono legati agli ultrà croati della Dinamo Zagabria un tour europeo della pazzia che ci mette di fronte a un fenomeno non più arrestabile, se mai ci fosse stata la volontà di farlo, dal mondo del calcio. Che quando non chiude gli occhi, sottovaluta. E se apre la bocca lo fa a sproposito. Vero signor Ceferin?”
| Alessandro Ruta, il Giornale: “Da Belgrado a Parigi, da Marsiglia a Francoforte, spesso con l’Italia come campo di battaglia. Perché di battaglia si tratta, poche scuse, e la gente di Napoli ieri pomeriggio se n’è resa conto. È l’internazionale ultrà, una lunga serie di conflitti per le strade d’Europa con la scusa del calcio, ma che dietro di sé nasconde odi territoriali, desideri di vendetta e faide, come nelle vicende della criminalità organizzata. Francoforte contro Napoli, ma soprattutto a favore di Roma e della Roma. Ieri, anche con infiltrazioni atalantine per la rivalità trentennale che divide gli ultras bergamaschi, gemellati con i tedeschi anche per le simpatie con l’estrema sinistra, da quelli partenopei. Una storia lunghissima e sanguinosa a partire dalla morte di Ciro Esposito prima della finale di Coppa Italia 2014: quello fu il detonatore di questa guerra tra bande, con alleanze trasversali anche al netto delle idee politiche”.
| Pierluigi Spagnolo, la Gazzetta dello sport: “Non conta calcare i campi della Champions o dell’Europa League per poter allacciare solidi rapporti internazionali. Le curve di Empoli e Sambenedettese, per esempio, possono vantare un’amicizia molto forte con gli ultras del Bayern Monaco”.
Cristiano Carriero: “L’errore è sempre continuare a pensare che “tutto questo casino per una partita di calcio?”. A questi barbari interessa poco o niente della partita, altrimenti non sarebbero partiti senza biglietto. C’è un problema culturale enorme: tifosi pacifici come quelli dell’Inter di ieri (non sto dicendo che tutti i tifosi dell’Inter sono bravi, attenzione), lasciati fuori dallo stadio. E nonostante questo, non mi risulta abbiano causato un problema uno a quella meravigliosa città che è Porto. Chi si scuserà con loro per averli trattati come dei fuorilegge? Chi li rimborserà dei soldi spesi? E chi pagherà per questa invasione barbarica che ha devastato Napoli, invece? Era così difficile isolare 500 tedeschi? E la Uefa deve aspettare un altro Heysel per prendere provvedimenti seri? Poi gli studiosi di sociologia del gemellaggio ci spiegheranno cosa ci facevano lì i tifosi dell’Atalanta e se resteranno impuniti anche loro. (In tutto questo io non ho ancora capito se posso andare o no a Terni a vedere una partita del Bari e a mangiare due strigoli al tartufo con mia moglie…)”
| Vincenzo Iurillo, il Fatto quotidiano: “25 febbraio 2016, per i tafferugli precedenti a Lazio-Galatasaray, coi tifosi turchi in giro per Roma con petardi e bombe carta, Matteo Salvini twittava “Alfano, prefetto e capo della Polizia dormono” e invocava le dimissioni di questi “incapaci”. Ma quel che successe allora era niente rispetto a quel che è accaduto tra ieri e l’altroieri a Napoli, prima della partita di ritorno degli ottavi di Champions League tra Napoli ed Eintracht Francoforte, la cronaca di un terrore annunciato, di fronte al quale la strategia messa in campo dal ministro Piantedosi non ha, evidentemente, funzionato”
| Maurizio Crippa, Il Foglio: “Quando gli hooligans olandesi sfregiarono la Barcaccia nel 2015 al governo c’era Renzi e il sindaco era Marino; gli scontri per Lazio-Eintracht nel 2018 avvennero col governo illuminato di Conte; per quelli di Roma-Vitesse del 2022 c’era nientemeno che Draghi. E il rosario potrebbe proseguire. Non è il colore del governo e nemmeno il nome di chi sta all’Interno a garantire l’ordine pubblico, quando la belva tifoidale si scatena. Questo giusto per dire, poi si verificherà il dettaglio, che l’indignazione che da ieri si solleva dai social e dalla politica – per non parlare di molti giornalisti persino sportivi (absit iniuria verbis) – contro il ministro Piantedosi è molto furba e un po’ ridicola. Anche perché va riconosciuto al pasticcione in chief del Viminale che lui la calata dei teppisti francofortesi che hanno devastato Napoli l’aveva paventata, e dato l’allarme. E contro il divieto del Tar sono stati i cervelloni dell’Uefa a insistere perché i tifosi arrivassero. Del resto se a Napoli l’ordine è difficile da mantenere – anche il sindaco Manfredi aveva spiegato che c’erano motivi di giustificato allarme – il problema non è il governo in carica, e non si risolve con consueto e comodo “dàgli a Piantedosi””.
| Massimo Malpica, il Giornale: “Il buon senso c’era stato, ma la burocrazia, e i tempi dei ricorsi alla giustizia amministrativa, hanno finito per emettere l’ultima parola troppo tardi. Quanto, cioè, il nucleo di ultras tedeschi aveva già comprato voli e hotel per la trasferta negata. Un contrattempo che ha in parte vanificato lo stop alla trasferta. Che anche se non si fosse basato solo sulle schermaglie risalenti alla partita dell’andata, poteva comunque giustificarsi con altri precedenti non rassicuranti. Gli ultras tedeschi in corteo si sono abbandonati ai vandalismi, ma a quel punto come si poteva impedire a dei cittadini europei di arrivare in città con un volo e una stanza di albergo regolarmente prenotati?”
| Antonio Corbo, Repubblica Napoli: “Questa mongolfiera azzurra si alza lasciando a terra problemi irrisolti. Nell’interesse dello stesso Napoli occorre da domani affrontarli. De Laurentiis è troppo orgoglioso o sicuro di sé per chiedere aiuto. Ma il tema violenza è una mina sul suo percorso da grande club europeo. L’Uefa può non gradire un club che finisce al centro di incidenti come il 21 febbraio a Francoforte e che non può ospitare tifosi stranieri. Grave il divieto. L’Italia vive di turismo, è la seconda in Europa per pernottamenti di stranieri nei suoi alberghi, la Germania è il primo cliente con 56 milioni di presenze, per il 72 per cento dall’estero arrivano cittadini europei. Anche la Coppa è uno spot attrattivo per la nazione e per Napoli. qualcosa rimane dello scontro fra poteri dello Stato per una partita di calcio. Va oltre nomi e cognomi. Il prefetto con le forze dell’ordine deve garantire la sicurezza, il Tar il rispetto dei diritti soggettivi. Sicurezza contro Diritti, il Napoli potrà andare avanti così? Il problema rimane. La società ha scelto il rigore. Niente rapporti con i tifosi. Linea concordata con Gianni Melillo e Antonello Ardituro, capo e pm entrambi passati dalla Procura di Napoli (Dda) all’Antimafia nazionale (Dna). Si aggiunge la Questura che fa rispettare il protocollo, ed ha il compito più gravoso. Prevenire e reprimere incidenti. Ma le forze impegnate ieri e stasera sono sottratte al controllo della città”.
| Ivan Zazzaroni, Corriere dello sport-stadio: “Per il presidente Ceferin «è inaccettabile che le autorità italiane decidano semplicemente per il divieto ai tifosi. L’Uefa si è unita all’azione legale intentata dall’Eintracht Francoforte». L’Illuminato sloveno ha ragione: esiste un modo assai più fantasioso per vietare la presenza dei tifosi ospiti ed è quello del Porto che ha lasciato fuori dallo stadio centinaia di sostenitori dell’Inter provvisti di regolare biglietto d’ingresso. «Siete italiani» è stata la spiegazione della polizia portoghese «non entrate per problemi di ordine pubblico». Bravi, è così che si fa, altro che il diktat di Piantedosi effetto degli incidenti avvenuti in Germania. Gli interisti se lo sono presi in saccoccia, mentre oltre 600 tedeschi senza titolo d’ingresso e intenzionati a devastare la città hanno fatto vivere a Napoli una giornata di deliri. Come premio hanno soggiornato gratuitamente al Royal Continental. Chissà se l’Uefa, impegnatissima a tutelare gli ultrà francofortini, si unirà all’azione dell’Inter. Ne dubito”.
| Clementino, La Stampa: “Da dove arriva tutto quell’odio, quella voglia di distruggere una città? Queste teste di c… – chiamarli tifosi sarebbe sbagliato – non avevano davvero niente di meglio da fare? Sono partiti dalla Germania, senza biglietto, con un’idea precisa: non guardare una partita di calcio, ma vandalizzare una delle città più belle del mondo. Ricordando tutto quello che abbiamo dovuto passare durante la pandemia – restrizioni, lockdown, impossibilità di passeggiare liberamente – mi viene rabbia a pensare che ieri decine di napoletani abbiano avuto paura a girare per strada: potevano essere aggrediti dagli ultrà tedeschi o rimanere feriti dal folle lancio di sassi e altri oggetti”
| Leandro Del Gaudio, il Mattino: “Da due anni almeno infatti quei teppisti erano noti a livello europeo, ma la loro strategia è diventata un problema esclusivamente italiano. Anzi, esclusivamente napoletano. E qui a Napoli, il problema era tutt’altro che sottovalutato come dimostrano i numeri delle forze dell’ordine messi in campo. Ad attendere gli hooligan c’erano almeno mille agenti, che hanno preferito una strategia di contenimento, per evitare danni peggiori. Una scelta discutibile, come sempre accade quando si registrano tafferugli e raid vandalici, ma che fa i conti con la comoda posizione di chi ragiona con il senno di poi. Fatto sta che in questa storia dell’assalto al centro storico napoletano è chiaro un solo fatto, un solo dato concreto: tutti gli allarmi segnalati, che avevano spinto il prefetto prima e il Tar poi ad impedire la vendita dei ticket per il Maradona, non era affatto campata in aria. Anzi. questa storia va letta a partire dall’unica verità finora emersa in modo granitico: se un gruppo di centinaia di persone decide di invadere in modo violento una città civile lo fa a qualsiasi condizione. Lo fa senza leggere la prosa di un giudice amministrativo, senza neppure pensare all’esito del match della squadra che intende seguire. la Uefa dovrebbe affrontare simili dinamiche, senza banalizzare le ragioni di chi è alle prese con l’ordine pubblico; e dovrebbe farlo sollecitando i governi ad adoperare lo strumento dei Daspo, i Non basta subire la pressione del corteo non organizzato, bisogna imporre una strada, un percorso, a tutela dei cittadini. Una strada intrapresa da un paio di anni a Roma, dopo l’assalto in piazza di Spagna da parte di hooligan olandesi. Una strada che ora deve diventare protocollo ordinario”.
⎼ [S] L’accertamento delle responsabilità finirà nella solita ammuina. Ma insieme al sospiro per essersi lasciati alle spalle una notte senza vittime, esiste l’obbligo di guardare avanti.
Con molta involontaria ironia, gli ultrà del Napoli – con quelli della Roma – sono soggetti a una misura di restrizione per l’accesso agli stadi. La stessa che si è provato ad applicare invano a quelli dell’Eintracht. Ma se non ci sono incidenti in campionato, non è grazie a quel divieto. È perché gli ultrà di Napoli e Roma hanno deciso di non incontrarsi in qualche altro autogrill, di non mettersi lo stesso in marcia, come hanno fatto viceversa da Francoforte. Queste sono cose che un servizio di intelligence conosce, o almeno dovrebbe – se fa questo mestiere.
Con molta ironia, e senza che sia un paradosso, il Napoli ha lo stesso migliaia di tifosi al suo seguito anche con il divieto alle trasferte. Sono i napoletani della diaspora, le famiglie, gli espatriati. Unendo allora i puntini sulla scena, dentro il quadro di alleanze traversali che molti stamattina descrivono, esiste un problema di ordine pubblico alle porte. Lo scudetto.
I genitori della mia generazione, ai tempi, sospiravano: speriamo che il Napoli non lo vinca mai, succede la fine del mondo. Erano cresciuti in mezzo all’idea del paradiso abitato da diavoli, il loro incubo era che la festa prendesse la mano. Maradona disse: napolitani, non invadete il campo, e nessuno invase. Fu un baccanale, non l’apocalisse che mammà e papà avevano temuto. Lo scudetto del Napoli faceva simpatia in tutt’Italia, finanche Gianni Agnelli da Torino se lo augurava. Il primo. Il secondo già meno.
Trenta e passa anni più tardi, c’è uno slittamento di piani. Il pericolo non è più la passione che acceca. Il pericolo è l’odio. Chi garantisce alla città di Napoli che non ci saranno treni in arrivo carichi di maleintenzioni? Tra il 1990 e il 2023 la differenza è in un’esperienza politica che ha fatto riferimento con parole opere e omissioni a un sud estraneo, percepito come un Altrove che è causa dei mali economici e sociali del nord del paese.
Non bisogna immaginare la festa scudetto di Napoli come quella sperimentata a Buenos Aires per l’Argentina campione, dove l’insidia massima è un bus che si incaglia tra milioni di persone e il controllo della strada che salta. Bisogna pensare come modello di ciò che vedremo alla festa dei marocchini e degli arabi per il cammino della loro squadra verso la semifinale. Una gioia transcittadina e transnazionale. La festa scudetto del Napoli non riguarderà solo Napoli, ma tutti i luoghi dov’è Napoli, tutti i luoghi dove si trovi un napoletano, o due, o dieci, o cento, o mille. Per restare alla metafora maghrebina, ci saranno molti Champs-Élysées in giro per il paese e per il mondo, dove portare una bandiera azzurra. C’è qualcuno stamattina che può impegnarsi per farla rimanere una festa?
I pareri e le reazioni
Questa violenza di stasera è da condannare con la massima fermezza possibile. Le persone violente e caotiche stanno distruggendo lo sport | Il ministro tedesco Nancy Faeser
È una cosa che nessuno avrebbe voluto vedere. Sono i disordini che abbiamo temuto dal giorno del sorteggio | Il consigliere di amministrazione dell’Eintracht Philipp Reschke su Der Spiegel
«Quando ti serve un ministro degli Interni equilibrato trovi un questurino, quando ti serve un ministro questurino trovi il nulla. Altro che legge e ordine» | Carlo Calenda
«Sono una ferita aperta le immagini di Napoli messa a ferro e fuoco da gruppi di tifosi violenti dell’Eintracht di Francoforte. Si faccia subito chiarezza. Il governo riferisca immediatamente su quanto accaduto» | Roberto Speranza
«Le scene di devastazione del centro storico della città sono inaccettabili. Condanniamo fermamente gli atti inqualificabili di chi si è reso protagonista di questa violenza, da qualsiasi parte sia giunta. Napoli e i napoletani non meritano di subire i gravi danni materiali, morali e di immagine che questa follia ha determinato. Con la Germania i rapporti sono storicamente improntati all’amicizia ed ho voluto incontrare a Palazzo San Giacomo l’ambasciatore di Germania in Italia Viktor Elbling per condannare insieme gli atti di violenza e ribadire il forte legame tra Napoli e la Germania» | Il sindaco Manfredi