Il posto dove si frena 7 volte a giro
E dunque tutto ricomincia da qui, come una volta. “L’Australia – scrive L’Équipe – aveva perso l’abitudine di essere al centro dell’attenzione. Dobbiamo tornare al 2019, prima del Covid e del lockdown, per trovare traccia di un lancio australiano. Da allora la F1 è partita dall’Austria e poi dal Bahrein. Nessun problema per gli abitanti di Melbourne, lo scorso anno arrivati con una cifra record, 452.000 spettatori per l’intero weekend”.
Tutto ricomincia con quattordici curve da prendere e lasciare ogni 5 km e 278 metri lungo l’Albert Park, il circuito cittadino di Melbourne. Sette sono state ritoccate per renderle più veloci rispetto al passato. La prima, a destra dei piloti, è stata ampliata di due metri e mezzo, la terza di quattro, la sesta di sette e mezzo. Le curve 9 e 10 sono le due chicane rimosse per creare un rettilineo, mentre la 13 ha subito un riallineamento per creare un angolo stretto. Una è dedicata a Graham Hill. Suo figlio Damon fu il primo a imporsi a Melbourne in F1 nel 1996, guidava una Williams e poi vinse il Mondiale.
Su Circus F1 si legge che la curva più dura per l’impianto frenante è la 11, per via di una riduzione della velocità di 184 km/h: si scende cioè da 317 km/h fino a 133. “I piloti esercitano un carico sul pedale del freno di 153 kg e sono soggetti a una decelerazione di 4,8 g. Durante gli 1,8 secondi della frenata le monoposto percorrono 96 metri”. In ogni giro si frena sette volte per un totale di poco meno di 8 secondi e mezzo, pari all’11 per cento della durata della gara.
Questo è il posto dove comincia un Mondiale che in tanti aspettano come il più bello degli ultimi anni. Il debutto di Hamilton in Ferrari è il poster della stagione, per la prima volta gareggia con una macchina non motorizzata dalla Mercedes. Luke Smith su The Athletic si è chiesto che riusciranno scrivere insieme la storia della F1 prima che scada il tempo. “Dopo tutto il clamore cresciuto per oltre un anno, è finalmente tempo di spettacolo. Indipendentemente dall’esito, questo prossimo capitolo definirà le eredità leggendarie di Hamilton e della Ferrari. E molto dipende da questa prima stagione”.
HAMILTON E LA FERRARI La rivista americana ricorda certe vecchie parole famose di Sebastian Vettel. «Tutti sono tifosi della Ferrari, anche se dicono di non esserlo». Questa è la risposta alla domanda che si pone Smith: cosa spinge Hamilton e altre leggende della F1 a unirsi prima o poi alla Ferrari? “Il suo romanticismo”, scrive, “il romanticismo della macchina rossa è irresistibile. Il significato culturale della Ferrari va ben oltre la F1. Enzo Ferrari una volta disse che se chiedessimo a un bambino di disegnare un’auto, la disegnerebbe sicuramente rossa. Nonostante i grandi sforzi di McLaren, Mercedes e Red Bull in tutti i loro anni in F1, nessun team è mai stato sinonimo di un colore unico, qualcosa che evocasse una passione come fa la Ferrari”.
È quel sentimento che Rivista Undici definisce come l’impatto con un meteorite. Andrea Antonazzo ha scritto che da un punto di vista commerciale l’operazione è già un successo.
“La prima foto ufficiale di Hamilton in Ferrari ‒ con il pilota raffigurato davanti alla casa che fu di Enzo Ferrari, coperto da un elegante soprabito di Salvatore Ferragamo e di fianco a una F40 ‒ è diventato il post su Instagram con maggiori interazioni nella storia non solo della Ferrari, ma dell’intera Formula Uno, con oltre 5 milioni di like (ai quali si possono aggiungere altri numeri importanti, come i 10 milioni di visualizzazioni su X, senza contare i già tantissimi meme a tema). La foto dell’esordio del pilota con la divisa rossa della Scuderia, pubblicata il giorno successivo, ha aggiunto un ulteriore livello: l’azienda Sponsorlytix, specializzata in analisi pubblicitarie, ha stimato che la presenza ben in vista dei loghi degli sponsor sulla tuta di Hamilton ‒ dal fornitore tecnico Puma al title sponsor HP, passando per UniCredit, Shell, IBM e altri ‒ abbia generato circa 400mila dollari di entrate pubblicitarie, grazie ai milioni di visualizzazioni generati. Alcune di queste sponsorizzazioni, oltretutto, sono arrivate ‒ o sono state ri-contrattualizzate ‒ proprio grazie all’arrivo di Hamilton. L’incremento annuo degli introiti derivanti dai partner della Ferrari in seguito all’ingaggio del pilota inglese è stato stimato in 80 milioni di dollari, che dovrebbero portare il totale a una cifra fra i 350 e i 400 milioni di dollari all’anno”.
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L’Équipe è tornato all’antica definizione di rockstar della F1 parlando di folie rouge per il suo arrivo alla Ferrari.
Giles Richards è il curatore della guida del Guardian alla stagione, squadra per squadra, macchina per macchina, pilota per pilota. Quelle belle cose che da bambini trovavi come un inserto, c’erano gli spazi bianchi per scriverci a penna i vincitori GP dopo GP, lo staccavi, lo conservavi, un bell’oggetto ma alla quinta corsa chissà dove lo avevi messo. Il Guardian dice che Norris deve puntare al Mondiale, Piastri è “spaventosamente veloce ma per lanciare una sfida al titolo deve eguagliarlo in qualifica e ottenere il meglio dalle gomme in gara”, il binomio Hamilton-Ferrari “sarà avvincente qualunque sia l’esito” e Max Verstappen non mostra segnali di un calo di fame, nonostante la macchina non sia quella di una volta. Altre considerazioni da tenere a mente: su Antonelli “ aspettatevi fuochi d’artificio”, su Alonso “ci vorranno fortuna e il suo talento innato per ottenere un podio questa stagione”, sulla Williams “potrebbe essere la migliore stagione dal 2017”.