LA BELLA E LA BESTHIA Lo sport di Lucio Dalla
Il Foglio sportivo dice che oggi compirebbe 80 anni “il più grande playmaker della storia del basket italiano. Se non lo avesse fregato l’altezza, Lucio Dalla avrebbe illuminato il gioco della sua Virtus, invece di far cantare tutta l’Italia con le sue poesie in musica. La passione di Lucio Dalla per la Virtus gli faceva programmare i suoi concerti seguendo il calendario della squadra. È stato per la Virtus quello che Jack Nicholson è stato per i Los Angeles Lakers o Spike Lee per i New York Knicks”.
Mirco Melloni su Tuttosport lo ricorda come “un artista che, orgogliosamente, viene da quella terra di sognatori cantata in Ayrton, non poteva che appassionarsi a ciò che più di tutto fa sognare: lo sport. Dalla lo ha cantato narrando le gesta di eroi generazionali come Ayrton Senna, la Leggenda della Formula 1 che nella canzone scritta poche ore dopo la tragedia di Imola da Paolo Montevecchi (scomparso proprio martedì scorso a 60 anni) diceva addio alle miserie della condizione terrena sacrificando la propria vita per entrare nel cuore di milioni di appassionati, e per dire quanto la F1 fosse al punto di non ritorno. Non è un mistero che da quel giorno, la sicurezza del Circus conobbe un cambio di 360 gradi”.
Giorgio Burreddu sul Corriere dello sport-stadio scrive che al tifoso di calcio Dalla, “Thiago Motta sarebbe piaciuto. Di certo gli sarebbe piaciuto quel calcio ricco di intelligenza e di coraggio”.
Alessandra Bocci per la Gazzetta dello sport ricorda che “nella sua discografia ci sono tantissime canzoni che parlano di sport: Baggio Baggio, composta nel 2001 per il mitico numero dieci che aveva giocato una stagione anche nella sua squadra preferita; Nuvolari del 1976, dedicata al grande pilota; e poi Ayrton dedicato a Senna, e più di recente Due dita sotto il cielo ispirata dai successi di Valentino Rossi. Ma Dalla non si limitava a tifare: amava giocare a basket e programmava i concerti in modo da essere il più presente possibile alle partite dell’amata Virtus. Amava correre e ha anche partecipato due volte alla Mille Miglia. Bolognesissimo, si diceva, ma anche grande ammiratore della musica e della cultura napoletana. E adorava Maradona anche quando faceva soffrire il suo Bologna, come raccontò in un’intervista del 2007.
| «Era il 1990, perdemmo in casa con il Napoli 4-2. Alla fine entrai nello spogliatoio del Napoli, che con quella vittoria aveva praticamente vinto lo scudetto, e regalai a Maradona un portafortuna, un mio amuleto: era un rosario che conservavo dai tempi di quando facevo il boy scout. Lui mi abbracciò. E so per certo, che ancora oggi lo conserva con grande amore».
La passione per il basket
▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔
Veder giocare la Sinudyne è come sentirmi ricrescere i capelli
Lucio Dalla
«La verità è che io sono un grandissimo giocatore di basket, un talento naturale incredibile. Ci sono dei momenti in cui davvero faccio delle cose notevoli. Fino allo scorso anno, quando giravo per i palazzi dello sport a tenere dei concerti, portavo sempre la roba e stavo delle ore da solo sul campo a tirare. Ho delle medie notevolissime, anche dalla grande distanza: una volta a Cantù, Lienhard mi è testimone, feci un 10 su 11 da otto metri impressionante. La mia statura è quella che è e quindi come giocatore sono ormai tagliato fuori. Rimango comunque un grande allenatore e non è escluso che per sfizio, se me lo posso permettere, prima o poi lo faccia. Capisco sempre in anticipo le cose che stanno succedere in campo. Ho inventato uno schema che ho chiamato ‘Rollerball’ che non esito a definire rivoluzionario: lo stesso McMillian, a cui l’ho spiegato, mi ha detto che molte squadre pro americane adottano qualcosa di simile. Comunque per ora non posso anticipare niente perché sarà la grande rivelazione della mia squadra di amici nelle prossime partite…».
➣ Rimane questa gelosia, questo complesso nei confronti di Milano…
«Non è gelosia, è una rivalità che tra l’altro fa benissimo: a Milano ci sono tifosi della Sinudyne, a Bologna ci sono tifosi del Billy come Tobia: è un modo come un altro per instaurare dei rapporti, dei legami tra la gente».
➣ Dal particolare all’universale: ci si ritrova a parlare di legami tra la gente in nome dello sport, proprio nel momento in cui lo sport sta per essere usato come arma di divisione tra i popoli…
«Guarda, io sono filoamericano, per una certa tradizione apparentemente irrazionale, legata alla musica, al basket, perché penso che gli Stati Uniti siano una nazione democratica: però se loro mi boicottano le Olimpiadi è il più grosso scandalo che si sia mai visto. Ma come: mi vengono a parlare di distensione e poi fanno una cosa di questo genere che è contro qualsiasi concetto di distensione. Boicottare le Olimpiadi non ha alcun peso politico né alcun senso civile. Del resto, il pensare che questo tipo di azione possa svolgere una funzione propagandistica efficace all’interno dell’Unione Sovietica è un’illusione bella e buona: l’URSS ha ormai collaudato dei meccanismi di oppressione e di limitazione delle idee tali per cui è certo che anche questo tipo di propaganda verrebbe in qualche modo fuorviato e limitato. Quindi il tutto si risolverebbe in un’azione di propaganda interna al mondo americano e a quello occidentale più in generale».
➣ Questo è dunque il motivo principale per cui tu vivi in un certo modo lo sport oppure il tutto trova origine anche nell’ambiente in cui sei cresciuto e vivi tuttora?
«Il mio rapporto con lo sport nasce da un fatto ben preciso e cioè dal vivere a Bologna. Questa è sicuramente la città più sportiva d’Italia: per quanto riguarda il basket posso dire che non c’è quartiere che non abbia i suoi due-tre campi più o meno coperti, in cui magari c’è sempre un tabellone da sistemare ed un cerchio da sostituire ma che però sono meglio di niente. Noi – intendo io ed i miei amici – abbiamo cambiato almeno trenta volte il cerchio dei canestri sul campo dove giochiamo in collina: lo mettiamo e di notte ce lo rubano, però chi se ne frega: quando vogliamo giocare non dobbiamo far altro che comprarne uno nuovo ed il campo c’è. Idem per i campi da calcio, da tennis e via dicendo. Inoltre tutti i miei amici sono della mia stessa generazione, hanno iniziato a fare sport assieme a me quindi sentono quello che sento io, vivono le mie stesse emozioni, assieme a loro continuo un certo discorso iniziato tanti anni fa. Per tutti noi la domenica è magica, ma non perché si va a vedere il Bologna o la Mercury o la Sinudyne: ma perché crea fenomeni di aggregazione che sono assolutamente irripetibili. Poi magari si evolvono in forma violenta: però anche questo se vogliamo è comprensibile, fa parte del gioco, perché è falsa la retorica pacifista che si porta dietro da sempre il mondo dello sport. Quest’ultimo è per sua natura antagonismo, lotta, tentativo di supremazia: e talvolta è inevitabile che degeneri».
➣ Eppure nelle tue canzoni non c’è traccia di questa passione, il basket per esempio non è mai comparso.
«Io penso che due amori così grandi come quello per la musica e quello per il basket non vadano contaminati. Mi piace tenerli separati, continuare a pensarli così come li ho pensati finora senza crearmi il problema di farli stare assieme. Del resto c’è stato chi ha scritto una canzone sul basket: è stato Baglioni, con “Il pivot”, una canzone tra l’altro molto bella». – intervista di dario colombo, I Giganti del Basket, marzo 1980