Che cosa scrivono in Spagna
Bisognerebbe conoscere l’ordinamento giuridico spagnolo per esprimere un parere informato, per saper misurare con tutti gli elementi a disposizione la portata della sentenza dei giudici sul caso Rubiales: 10.800 euro di multa per il bacio sulle labbra di Jennifer Hermoso dopo la finale Mondiale e 3.000 a lei come risarcimento. Sono 20 euro al giorno per 18 mesi. Bisognerebbe avere dimestichezza con il codice penale di Madrid per capire se esiste proporzione tra l’accusa e la condanna per “aggressione sessuale” e la pena inflitta.
Eppure vista da qui esiste già la certezza di una sproporzione tra la portata storica del caso nel paese che si è dato una legge sul consenso e la decisione presa dal tribunale di degradare la pena a sanzione amministrativa. Così come esiste un sapore di sgradevolezza nel veder risolta una simile storia tra un uomo e una donna con il ricorso ai soldi, come nel codice di Domenico Soriano con Filumena. Fosse stato pure un milione o due o cento, non ci si attendeva dai giudici spagnoli che dessero un valore economico a un bacio rubato.
Diecimila euro, fa notare Giulia Zonca su La Stampa, è “la stessa cifra chiesta per il dossieraggio di Marcell Jacobs, caso in cui è indagato il fratello di Filippo Tortu ed è coinvolta, se non altro per le conseguenze, l’intera famiglia. Diecimila euro sono il limite massimo per i pagamenti in contanti secondo le norme dell’Ue e non a caso sono il livello standard della frode. Pochi mesi fa è uscita la storia della banda di finti osservatori che organizzavano provini fasulli ai giovani talenti del calcio. Contrabbandare sogni costa 10 mila euro, mettere a rischio il lavoro di una persona costa 10 mila euro, sotterrare il rispetto del prossimo, altri 10 mila euro, scassinare la lealtà sportiva, ancora 10 mila euro. Per macchiare una reputazione costruita con decenni di fatica? Prego depositare 10 mila euro, buoni per spiare e per demoralizzare. Stavolta la fattura del reato coincide con quella della giustizia. La tariffa è identica: è il valore minimo dato ai sentimenti, all’orgoglio, alla soddisfazione, alla privacy che custodisce poi l’equilibrio di ognuno”.
Juan Antonio Lascuraín Sánchez, professore di diritto penale presso l’Università autonoma di Madrid, il codice spagnolo lo conosce per intero. Ha scritto su El Pais che “vi sono argomenti per discutere la definizione dei fatti sia come insufficienti sia come eccessivi, e ciò sarà sicuramente fatto in appello”.
È stato dimostrato che non si è trattato di un atto consensuale, ma dunque di “un atto che viola la libertà sessuale di un’altra persona” [articolo 178.1 del Codice penale spagnolo] ma poiché è “ragionevole ritenere – scrive – che per la tipologia del contatto sessuale e per la sua natura fugace, la condotta sia di minore importanza”, può trovare applicazione “la fattispecie attenuata di cui all’articolo 178.2 dello stesso Codice, che ha consentito di ridurre l’imputazione penale a una sanzione pecuniaria”.
Nella sentenza si legge che “l’importo di 50.000 euro richiesto a titolo di risarcimento per la giocatrice si rivela assolutamente sproporzionato, poiché il danno morale causato da un bacio non può essere valutato con un valore economico superiore al danno morale causato da aggressioni infinitamente più gravi, con accesso carnale per via vaginale, anale o orale, che nella prassi quotidiana vengono risarcite con importi che non raggiungono quei 50.000 euro”.
La sentenza esclude che Rubiales abbia approfittato della sua posizione di uomo di potere. Questo sì gli avrebbe causato una pena dai due agli otto anni di carcere, ma la sentenza neppure fa riferimento alla mancanza di un’intenzione. “Secondo il nostro Codice penale – scrive il professor Lascuraín – Rubiales ha commesso un reato solo se ha agito intenzionalmente: se sapeva che il bacio aveva un carattere sessuale e che non era consensuale. So che questa conoscenza è un fatto soggettivo che sta alla base della qualificazione giuridica del reato e che ho affermato che non avrei messo in discussione i fatti. Ma la consapevolezza di imporre comportamenti sessuali è compatibile con la notoria consapevolezza di essere osservati da milioni di spettatori?”.
María José López, avvocato della procura, ci tiene innanzitutto a sottolineare la portata storica del verdetto, la condanna di un bacio senza consenso come aggressione sessuale. Isabel Valdés ancora su El Pais ha scritto che “la violenza contro le donne cesserà non solo quando non ci saranno più uomini a commetterla, ma quando scomparirà la struttura che la consente”. È molto interessante il passaggio in cui Valdés considera che le donne erano così abituate a non essere credute dal sistema giudiziario che durante tutto questo tempo, ancora oggi, molte di loro non vogliono nemmeno difendersi, andare in tribunale.
“In questa percezione ereditata dall’esperienza – dice – aleggiava l’idea che questa potesse essere un’altra di quelle occasioni in cui istituzioni e donne, la società, avessero un discernimento diverso di fronte allo stesso fatto: vedono la stessa cosa, capiscono cose diverse”.
GLI INNOCENTISTI
El Mundo ha una posizione innocentista verso Rubiales. José Maria de Pablo Hermida avvocato penalista, socio dello studio legale Mas y Calvet e professore presso l’Università di Navarra su El Mundo firma un’analisi critica verso la condanna, anticipando che la difesa ricorrerà in appello per dimostrare che quel bacio non fu un atto erotico, non aveva connotazione sessuale ma era una dimostrazione di affetto.
L’avvocato cita una sentenza della Cassazione in cui un nonno venne assolto dopo un bacio sulle labbra a una nipote, eh, tuttavia le stesse sentenze passate in giudicato in Spagna danno per acclarato che “un bacio sulla bocca a una donna ha una chiara connotazione sessuale e non è il modo consueto di salutare le persone con cui non si ha un rapporto emotivo”.
Eloi Castellarnau, altro avvocato che interviene sul quotidiano conservatore di Madrid, ha scritto: “Il caso Rubiales, questo vaudeville a cui abbiamo assistito per 11 interminabili giorni, era necessario? No. Quel che ha fatto Rubiales è un crimine? No. Allora perché siamo arrivati fin qui? Quel che ha fatto Rubiales merita aggettivi come sgradevole, osceno, illegale (ma non dal punto di vista penale). È stata una condotta riprovevole. Ma era un atto criminale? No. Se avesse chiesto perdono sinceramente e prontamente, si sarebbe risparmiato tutto il processo. Il problema è che l’introduzione di crimini ideologici sta iniziando a rivelarsi un comportamento dannoso per la nostra società”.
Isabel Valdès su El Pais ha concluso il suo intervento citato in precedenza chiedendosi allora: “Se il bacio non è stato banalizzato, perché dovrebbe esserlo ora il verdetto di condanna? Con questa sentenza, la Giustizia ha percepito la stessa violenza della stragrande maggioranza della società in quello che pochi considerano un piccolo bacetto senza alcuna importanza. È finita ma non del tutto: non sarà mai finita del tutto finché esisteranno uomini di potere che usano quel potere per abusarne o esercitare violenza, e finché non scompariranno le strutture in cui essi vivono comodamente”.
LE PAROLE
El Confidencial pone l’accento sul termine usato da Rubiales nel descrivere il suo atto. Inizialmente disse di aver chiesto a Hermoso di poterle dare un piccolo pico, in tribunale ha cambiato versione parlando di un piccolo beso. Il giudice penale José Manuel Fernández Prieto non cita la Real Academia Española nella sua sentenza, ma spiega perché la questione semantica è stata rilevante.
Nel linguaggio comune l’espressione pico è utilizzata esclusivamente per indicare un bacio dato sulle labbra, a differenza di beso che viene utilizzato per riferirsi anche a quelli sul viso. El Confidencial ricorda che Rubiales era già “circondato dall’indignazione suscitata dal suo atteggiamento durante la finale, quando si era anche portato la mano ai genitali a pochi metri dalla regina Letizia per festeggiare la vittoria”.
Davanti al tribunale delle indagini preliminari Rubiales fa dunque riferimento al termine pico e in udienza plenaria usa il termine beso, una contraddizione che gli è stata fatta notare affinché la spiegasse. Rubiales ha sostenuto di non vedere nessuna contraddizione, perché pico e beso sono la stessa cosa, sono sinonimi. Lo ha detto pochi minuti dopo aver ascoltato la testimonianza resa da un esperto di lettura labiale, da lui stesso chiamato a testimoniare in suo favore sulla scorta di un video pubblicato su TikTok dal quale emergerebbe una domanda fatta a Jennifer Hermoso: posso darti un piccolo bacio? Non se ne conosce la provenienza, non prova nulla in relazione al consenso perché Hermoso era di spalle, in ogni caso il perito sostiene di aver letto nel labiale la parola beso e non pico. È questo il punto a cui fa riferimento il giudice quando dice che Rubiales è caduto in contraddizione.