Lo Slalom del 11 febbraio | Cosa leggere, sapere e vedere

 

 

 

martedì 11 febbraio 2025

 

    EUROGOL

Dentro o fuori: questa è la crudeltà che ci piace

Eccoci qua. Diciamo la verità. Comincia la vera Coppa dei Campioni. Quella che resti dentro o te ne vai fuori. Quella che abbiamo conosciuto da bambini. La Coppa dove non esisteva nessun motivo per non mettere di fronte due squadre dello stesso paese e non c’era nessun motivo per non vedere Maradona e Butragueño avversari al primo turno. Era meglio, era peggio, chi lo sa. Era così, era bello avere vent’anni. 

La nuova Superchampions resta tuttora sospesa tra due giudizi opposti, in bilico tra il capolavoro e la boiata. È la corazzata Potemkin. Otto squadre sono già agli ottavi di finale, ma dall’elenco mancano le prima-4 del ranking UEFA e sei delle prime otto. Sono rimaste fuori dalle migliori otto della fase-campionato anche cinque degli otto club più ricchi al mondo secondo l’ultimo report Deloitte, mentre sono dentro la 45esima dell’estate scorsa [il Lille], l’81esima che non giocava la Coppa da quarant’anni [l’Aston Villa] e una squadra tedesca fuori dal G-20 [il Bayer Leverkusen]. 

Tredici delle sedici squadre costrette agli spareggi hanno giocato una finale in passato. Tutte tranne Atalanta, Brest e Sporting. Dieci l’hanno anche vinta. Il sorteggio di Nyon ha messo insieme quattro partite che Gianni Brera avrebbe definito Classiche, sfide tra due squadre presenti nell’albo d’oro del torneo. Manchester City-Real Madrid spicca su tutte con le sue 16 Coppe [quella degli inglesi nel 2023 e le 15 degli spagnoli]: già agli ottavi di finale – come dice l’amico geniale di Slalom – resteranno a casa a guardarsi i telefilm [lui dice Sulle strade della California] i tifosi di una delle due squadre più forti. Anche Celtic-Bayern somma 7 Coppe [una degli scozzesi nel 1967 e sei dei tedeschi], poi vengono le sfide Italia vs Olanda: la Juventus contro il PSV vincitore del 1988 e il Milan contro il Feyenoord vincitore nel 1970.

le guide inutili di Slalom

Le partite di stasera

  MANCHESTER CITY VS REAL MADRID   Ancelotti ha definito questa partita la sua emergenza totale. Ha due terzini sinistri [Fran García e Ferland Mendy] e un solo difensore effettivo, Raúl Asencio, un prodotto dell’accademia, 21 anni, alla stagione d’esordio in prima squadra. In realtà, fa notare il Guardian, Ancelotti avrebbe anche Jesús Vallejo, ed è uno strano caso perché il difensore centrale siede in panchina a ogni partita ma non entra mai e non viene mai menzionato dal suo allenatore. Vallejo ha giocato una volta in tutta la stagione, subentrando dietro richiesta popolare e ironica contro l’Alavés, con la squadra in vantaggio per 3-0

Syd Lowe ipotizza l’impiego di Valverde in difesa. Significa che così il Real avrà un’emergenza pure a centrocampo.

 Non sorprende che Ancelotti dica che il Madrid sta andando bene. Sa che non tutti la pensano allo stesso modo, ed è uno dei motivi per cui lo dice. Nella scorsa stagione il Madrid aveva perso due volte in tutto l’anno, entrambe le volte contro l’Atlético; in questa ha già perso sette volte. Nelle grandi partite, contro le grandi avversarie, non ha mai vinto e spesso non ha giocato come avrebbe dovuto

In effetti Carletto e i suoi molteplici assi nella manica [Mbappé, Vinicius, Rodrygo, Bellingham – diamine potevano comprarglielo però un difensore] ha preso nove gol in due partite dal Barcellona e ha perso a San Mamés, contro il Liverpool, con il Milan al Bernabéu. E ora arriva il City. 

Proprio come desiderava Florentino Pérez con i suoi soci della Superlega, le squadre si sono incontrate quattro volte nelle ultime cinque stagioni – che razza di storia – mentre i bambini degli anni Settanta che avrebbero desiderato vedere una finale Bayern-Ajax o una Liverpool-Bayern sono cresciuti con questo trauma infantile. In mancanza d’altro le hanno giocate al Subbuteo: se erano ricchi e avevano il Subbuteo. I più poveri avevano il Giocagoal. I poverissimi usavano i tappi. Peraltro con i tappi – questo va detto in uno slancio di orgoglio operaio – si poteva agevolmente superare il dilemma di come mettere in campo Keegan e Beckenbauer, che al Subbuteo invece erano rossi contro rossi. Comunque. 

Non possiamo dare a Florentino la colpa di tutto. E su. Sarebbe bello, certo. Ma non si può. Anche Deportivo La Coruña-Juventus si è giocata quattro volte tra il 2000 e il 2004, Chelsea contro Liverpool cinque volte tra il 2004 e il 2009, Atlético Madrid contro Real Madrid quattro volte tra il 2013 e il 2017.

L’anno scorso il Real Madrid ha eliminato ai rigori i campioni in carica di Pep ai quarti di finale, nonostante il City avesse tirato in porta più del doppio delle volte dei Catenacticos: i Galacticos quando fanno il catenaccio.

Oh, una cosa bella da dire oggi in ascensore a chi vi capita sotto tiro è che per tre volte – tre – chi ha vinto Manchester City-Real Madrid durante l’anno, alla fine ha visto scritto il suo nome sulla Coppa da quell’incisore che a maggio gira per gli stadi di tutta Europa con un trapano in mano. 

Il Real Madrid ha eliminato almeno un club della Premier League dalla fase a eliminazione diretta in tutte le ultime quattro stagioni di Champions League. Dunque o lo fa tra stasera e la prossima settimana o non lo fa più [Liverpool 2020-21; Chelsea, City e Liverpool 2021-22; Liverpool e Chelsea 2022-23; City nel 2023-24]. Solo contro le tedesche ha un bilancio migliore [16 eliminazioni procurate contro 13]. 

CHI VEDERE  Il giocatore del City che in passato ha creato più problemi al Madrid è stato Kevin De Bruyne, coinvolto in otto gol in otto partite [quattro gol, quattro assist]. Nessuno si è mai accanito tanto sul Real nella sua storia europea. Al contrario Erling Haaland non ha ancora segnato contro la Casa Bianca [no, non quella]. Chi tiene i conti al posto nostro in questo pazzo mondo del pallone dice che i suoi tiri in porta sono stati 13 in 359 minuti. O ci fidiamo o dobbiamo riguardare tutte le loro partite daccapo, entrando a quel punto in un incubo alla David Lynch con la regia di Cristopher Nolan. Da un’idea di Stefano Accorsi. 

FIGURINE CULT  Nicolas Anelka  |  Nel 1999-2000 due gol in 19 partite al Real Madrid, fra 2002 e 2005 ne ha segnati 37 in 89 partite con il Manchester City. Gabriele Romagnoli nel 2010 su Repubblica: Ci sono scelte davanti alle quali restare indecisi è umano, troppo umano: l’iniezione letale o il plotone d’esecuzione? Alice o Hellen Kessler? Raymond Domenech o Nicolas Anelka? Il secondo se ne va, il primo rimane ancora fino a martedì, quando tutta la Francia farà le valigie, e viene la tentazione di votare Anelka perché almeno ci ha liberato della sua presenza. E perché ha fatto quello che tutti fanno da anni: insultare Domenech

  BREST VS PSG Problema. Se il PSG è irraggiungibile in Francia ma più vulnerabile in Europa [semplificando], come bisogna considerare questo suo spareggio contro il Brest? Svolgimento. Il PSG è favorito, ma il Brest potrebbe creargli dei problemi. Questo pensa Vincent Duluc, firma di spicco di calcio su L’Equipe, con toni da fratelli Grimm. Di fronte all’orco PSG – scrive stamattina – il Brest ha ragioni per sperare di poter prolungare la sua favola in Champions League

In poco più di tre ore di treno stanno racchiuse le due città di questo derby francese, sebbene L’Equipe la chiami una sfida “parigino-bretone”, giacché si sa che siamo un insieme di municipi incollati chissà come e chissà per quanto. Squadre dello stesso paese si incontrano a questo punto della competizione per la prima volta, dice L’Equipe, in realtà bisognerebbe precisare che è la prima volta da quando l’UEFA ha introdotto la League al posto della Cup accanto al nome di Champions – e da quando noi in Italia abbiamo smesso di chiamarla Coppa dei Campioni. Nel 1978 il sorteggio si divertì a mettere di fronte Nottingham Forest e Liverpool tecnicamente allo stesso livello d’oggi, una partita che qualificava per gli ottavi, in proporzione era molto prima, era il primo turno, sedicesimi di finale, esisteva solo l’eliminazione diretta, Il Liverpool era detentore, il Nottingham aveva vinto il campionato inglese da neopromossa. Juventus-Verona fu invece un ottavo di finale nel 1985-86. 

Abbandonati i fratelli Grimm e abbracciati i fumetti di Oderzo, Duluc parla di un villaggio che si trova di fronte all’impero”, per una partita che dà l’idea della fine dell’avventura da una parte e l’imminenza di un banchetto gioioso dall’altra, Solo che non è così, il calcio si diverte sempre a spettinare le nostre convinzioni, così pure stavolta affermare che non ci sono possibilità di vedere il Brest eliminare il PSG equivale a dire che ce ne sono altrettante. Sono molto basse, irragionevoli, ma esistono.

Resta che il PSG è ingiocabile per le altre squadre francesi e pure per qualche altra altrove, dice L’Equipe, eppure non c’è niente che spaventi di più il PSG che essere il PSG, cioè quello degli anni precedenti, sopraffatto prima o poi da una maledizione e da qualcosa di inspiegabile che lo schiacci nel momento sbagliato. [E qui siamo nell’esoterismo]. 

CHI VEDERE  Se invece volessimo restare più radicati alla civiltà dei dati nella quale viviamo, ci troveremmo alle prese con i 16 gol nelle ultime 10 partite di Ousmane Dembélé, il quale continua a camminare sulle acque e tuttavia non è un Brest-PSG che somiglia alla Ligue 1, ma uno spareggio di andata della Champions League, con il Brest tra le 24 migliori squadre d’Europa. Resta una storia folle.

    JUVENTUS VS PSV  È solo la seconda volta che Juventus e PSV si affrontano in una coppa europea, l’unico precedente risale a settembre. Se la storia della Coppa dei Campioni fosse distesa lungo l’arco di 24 ore, è come se si fossero affrontate un centinaio di minuti fa. Vinse la Juve per 3-1. Una Juventus che ha perso solo tre delle 15 partite giocate contro avversarie olandesi in Coppa dei Campioni, con sette vittorie nelle ultime 11. [C’era Juventus-Ajax in tv la sera prima del rapimento di Aldo Moro, 15 marzo ‘78: Tahamata e La Ling erano incantevoli]. 

CHI VEDERE  Il sito della Juventus segnala che Federico Gatti ha realizzato 105 giocate in avanti con la palla in questa edizione della Champions, ed è uno dei soli due difensori ad aver superato la quota-100, peraltro abolita dalla riforma Fornero. L’altro è Manuel Akanji del Manchester City [123]. 

  SPORTING VS BORUSSIA

Nico Kovac arriva alla partita fresco fresco di prima sconfitta sulla panchina del Borussia Dortmund. Il suo predecessore è saltato per aver perso a Bologna. Lui vanta un’esperienza di 28 partite in Champions, tra calciatore e allenatore. Chissà perché poi si usa il verbo vantare – è curioso: sebbene non sia la stessa cosa che vantarsi. Oddio: sarebbe davvero strano sapere che Nico Kovac gira tra i bar di Dortmund e forse anche nei ristoranti vantandosi, dicendo in giro ehi, sapete, io ho un’esperienza di 28 partite in Champions, e voi no. Comunque. 

Che dovrebbero dire i portoghesi. Dopo un inizio fenomenale nella difesa del titolo, dopo un paio di risultati notevoli nel gironcione di Champions League grazie ai gol di Viktor Gyökeres, lo Sporting ha subito un calo significativo di risultati in seguito alla partenza di Ruben Amorim verso il Manchester United. Due miserie in una botta sola. Ora con il terzo allenatore della stagione, un signore che si chiama Rui Borges, metà poeta cieco e metà trequartista bassino, sembrano aver stabilizzato la nave. Ma lo Sporting nella sua storia non ha mai eliminato una squadra tedesca. 

CHI VEDERE  È la partita degli attaccanti con la G [qui uno stand-up comedian maschilista e politicamente scorretto farebbe una battuta sul pareggio e sul punto G]. Per gli amanti di queste cose, Guirassy ha segnato nove gol in otto presenze in Champions, una smargiassata che lo pone al vertice della classifica marcatori a pari merito con quell’altro spagnolo di ​​Robert Lewandowski [non che sia spagnolo davvero, è certamente polacco, ma dicesi spagnolo nella città del papà di Slalom uno che si atteggia, uno che per esempio spagnoleggia correndo alla cassa a pagare il caffè per tutti]. 

A Guirassy e Gyökeres va affiancato questo tipino inglese che si chiama Jamie Gittens, in uno stato di forma smagliante, sette gol e tre assist, in crescita progressiva con l’avanzare della stagione. A parte loro, il Borussia fa pure affidamento su Karim Adeyemi, esatto, lui, quello che il Napoli stava quasi per prendere anche se non comincia con la G [come Garnacho].

NEVI

A Saalbach sembra di stare in una puntata dell’ispettore Derrick

Ma i Mondiali stanno funzionando benissimo

La prima settimana dei Mondiali di Saalbach è stata perfetta. Meteo splendido, grandi performance dell’Austria, un pubblico appassionato e competente, un’organizzazione ben rodata, questo dice Stéphane Kohler per L’Équipe dall’Austria. Finora il sole ha deciso di splendere sulla località nel centro del Paese, nel salisburghese. Da otto giorni le immagini trasmesse in televisione sono magnifiche, fanno bene al morale di tutti, le piste sono preparate in modo impeccabile, non si deteriorano nonostante le temperature sopra lo zero. Tuttavia questa condizione ideale potrebbe non durare: per la prossima settimana sono previste nuvole, forse un po’ di neve e temperature di a -8. A Saalbach, l’Équipe, funziona come a Kitzbühel: svizzeri, francesi e norvegesi sono tutti rispettati allo stesso modo. La zona di arrivo, situata a Hinterglemm, località gemella di Saalbach distante pochi chilometri, assomiglia a un vero e proprio stadio di calcio, con le sue due grandi tribune inclinate, colorate e rumorose, dove ogni giorno prendono posto 15.000 persone, dirette da alcuni dei 4.200 volontari. Quando domenica l’austriaco Vincent Kriechmayr ha preso temporaneamente il comando nella discesa, sono venuti i brividi nel vedere la gioia e l’orgoglio della folla.

Di diverso, rispetto a Kitzbühel, c’è la semplicità. “Lontani dal lusso piuttosto ostentato di Kitzbühel – dice il giornale francese – Saalbach e Hinterglemm attraggono un gran numero di turisti durante tutto l’inverno, in particolare olandesi e inglesi, questi ultimi apprezzano sia il vasto comprensorio sciistico dal nome un po’ astruso [Skicircus Saalbach Hinterglemm Leogang Fieberbrunn] sia la possibilità di prendere in giro i francesi in un pub dopo una partita di rugby. A Saalbach l’arredamento degli hotel e dei ristoranti è piuttosto antiquato, come se il tempo si fosse fermato durante le riprese dell’ultima stagione dell’ispettore Derrick. A Hinterglemm la situazione è già più audace e moderna, con encomiabili tentativi di offrire alternative culinarie diverse dall’inevitabile coppia Wiener schnitzel [la cotoletta impanata]-Kaiserschmarrn [la frittella ripiena di molti, molti ingredienti]: una doppietta che può lasciare leggermente assonnati. Ma sugli spalti nessuno si addormenta di fronte allo spettacolo.

figurine

Mikaela Shiffrin è straziata dalla scoperta di avere paura

È stato un incidente, ma un incidente non te lo scrolli di dosso a comando. Neppure se hai vinto due ori olimpici, sette mondiali e ti chiami Mikaela Shiffrin. Se ti chiami Mikaela Shiffrin è più probabile invece che tu esca fuori dalla stanza per raccontare al mondo come vanno le cose là dentro. L’ha già fatto più di una volta e questa è un’altra: non difenderà il titolo nello slalom gigante ai Mondiali perché sente l’odore della paura e lo trova insopportabile. 

È la sciatrice più forte di sempre. Esce da un cancelletto di partenza in cima a una montagna per arrivare a valle, salta sui dossi e schizza nell’aria, certe volte a 120-130-140 km orari. Eppure tutto questo ha un cartellino con il prezzo, e stavolta il prezzo le pare troppo alto. Non ce la fa. Non gareggia. Sono ostacoli mentali, così li chiama dopo la caduta in una gara di Coppa del Mondo a Killington, nel Vermont, un incidente che le ha perforato l’addome e l’ha tenuta fuori dalle competizioni per due mesi.

Ha usato perfino l’ironia, per quanto sia possibile in un contesto del genere. «Per farla breve – ha scritto ieri su Instagram – non ci sono». Ha in programma di gareggiare nello slalom di sabato, ma il gigante no. Con quel nome poi. Shiffrin ha bisogno di più tempo per tornare alla disciplina più veloce tra quelle non-veloci. «Accettare quanta paura ho nel partecipare a un evento che amavo così tanto solo due mesi fa è straziante» dice. 

Ecco cos’è davvero gigante. Non la paura. L’idea di averne. Shiffrin farà coppia oggi con Breezy Johnson nella combinata a squadre, un nuovo Frankenstein che ci raggiunge nel programma ai Mondiali. Non si è mai tenuta prima in Coppa del mondo né si terrà più in là durante la stagione. Si fa oggi e basta, consegnano un pugno di medaglie e se ne riparla a Milano-Cortina. Due manche, con una prova veloce [la discesa libera] e una tecnica [lo slalom]: per la classifica finale si sommano i tempi. L’Italia schiera tre coppie diverse: Elena Curtoni con Martina Peterlini, Nicol Delago con Marta Rossetti e Laura Pirovano con Giorgia Collomb, la diciottenne dell’oro all’esordio nel parallelo a squadre. 

LA MAMELICA MALIZIA PER BREEZY JOHNSON  ►  Breezy Johnson è invece la donna che sabato ha vinto l’oro nella discesa libera. Nel giro di qualche minuto la Gazzetta aveva già puntualizzato che si trattava di un’atleta alla prima vittoria in carriera, e quei 14 mesi di sospensione… diceva il titolo. Puntini puntini. 

E allora? Cioè?

Eh. Allora. Cioè. Dai. 

Quei 14 mesi di sospensione… 

Su. 

I puntini sospensivi ammiccano. A quello servono. Sono un espediente retorico. 

Il suo trionfo iridato – ha scritto la Gazzetta – fa un po’ storcere il naso, perché si porta appresso un caso spinoso.

Il caso spinoso è questo. Breezy Johnson è stata sospesa 14 mesi per aver saltato tre controlli antidoping. È stata giustamente squalificata. Le regole dicono questo. Ma se un ciclista italiano viene fermato perché le regole dicono questo, a distanza di quasi trent’anni noi diciamo altro, diciamo che è stato un complotto, che non è mai stato trovato positivo a un controllo. Breezy Johnson rivelò lei stessa di aver saltato i controlli e si autosospese in attesa della squalifica. Neppure Breezy Johnson è stata mai trovata positiva a un controllo, ma al traguardo non si avvolge in una bandiera italiana. I complotti e le trame oscure esistono solo contro i ciclisti italiani, i marciatori italiani, i tennisti italiani. Per tutte le Breezy Johnson sparse per il mondo vale la presunzione di colpevolezza eterna. Puntini puntini.

   SLALOM VINTAGE 

Tutta colpa di Rivera

    Oggi siamo con le pagine d’epoca nel cuore del campionato 74-75, quando una domenica accade che Milan-Juventus sia sospesa per un petardo lanciato in campo. Bum. È una cosa che sciocca il campionato e scuote le coscienze. A Milano ne sono particolarmente colpiti, così il direttore Giorgio Mottana sulla Gazzetta scrive: Adesso che la violenza è entrata, ed è deflagrata con vergogna, anche nello stadio di S. Siro, violenza inaudita prima e soprattutto durante la partita; adesso che Milano per certi sconci può indifferentemente valere Napoli come Roma, ciò che ci accora e ci allarma non è tanto lo stravolgimento di quella che poteva essere considerata «la Scala» del calcio italiano, ma la dimensione del fenomeno. Il fenomeno è di portata nazionale e va ben al di là del “mito” che è tramontato. Da tempo S. Siro non è più abituato a primeggiare per qualità di spettacolo e per livello di traguardi, la piazza di Milano è tagliata fuori dalle ambizioni di primato, scavalcata e battuta dalla concorrenza vuoi torinese vuoi romana, e questo fa parte naturalmente dei cicli storici che contraddistinguono anche le grandi stagioni del calcio: ai periodi in cui molto si è vinto, altri ne seguono in cui occorre pazienza ed occorre rassegnazione (insieme con i rinnovati sforzi delle due società calcistiche) per riprendere quota. Il cosiddetto «tempio» del calcio che scade a teatro di «corrida» è un’immagine retorica da cui preferiamo rifuggire e che non può certo spiegarsi, né tanto meno giustificarsi, con la defezione dei risultati. È semmai proprio quando non si vince che la moralità sportiva comporta il buon gusto di saper perdere, che è persino più difficile che vincere. Pure sotto questo profilo, sorretto da una stampa non provinciale, il pubblico milanese poteva vantare una tradizione di civiltà sportiva. Ora evidentemente non più, o non abbastanza. Ora fanno sconci come a Napoli.

Ma perché, perché: che cosa era successo? Eh, cosa era successo. In campo si stavano picchiando in modo selvaggio e subito dopo la partita, negli spogliatoi, i calciatori si erano divisi in due fazioni. Una parte dice che la colpa è dei giornali. Hanno montato troppo ‘sta partita. Hanno fatto crescere la tensione. Hanno alzato il fuoco sotto la pentola. Dall’altra c’è chi dice che il calcio è questo, si mette la gamba, un colpo si dà, si prende, e il capofila della tesi si chiama Fabio Capello. Nella sua dichiarazione raccolta dalla Gazzetta dice: «Il calcio non è un gioco per signorine». È escluso che fosse Max Giusti.

In modo del tutto irrituale l’11 febbraio del ‘75 appare sulla Gazzetta la lettera aperta al direttore Mottana firmata dall’inviato Franco Bonera. Pochi giorni prima della partita era stato a un evento pubblico durante il quale Rivera aveva parlato di mafia del calcio e lui l’aveva scritto. La Gazzetta ci aveva fatto un titolo in prima pagina grosso così. Poi succede quel che succede. Le botte, le signorine di Capello, i petardi. Allora Bonera prende la penna perchè non c’erano ancora i computer e in Gazzetta nemmeno i Tandy – prende la penna e scrive: 

Egregio Direttore, non so fino a qual punto sia concesso ai redattori di un giornale di rendere partecipe il direttore delle proprie private vicende e ignoro, d’altra parte, se, a sua volta, il direttore di un giornale sia tenuto ad interessarsi fattivamente ai casi personali dei propri redattori. Né mi pare che il contratto di lavoro giornalistico si pronunci in merito, pur elencando dettagliatamente quelli che sono i diritti e i doveri del direttore. Ciò nonostante, ho ritenuto opportuno, se non doveroso. rivolgermi a Lei, distraendoLa per un momento dalle Sue quotidiane cure, per esporLe brevemente il mio caso, del quale mi permetto ritenerLa responsabile. Fu Lei, infatti. ad affidarmi quel servizio, una settimana fa; fu Lei a chiamarmi e a dirmi: Vai al Cenacolo Milanese, ci sono quelli del Milan. Senti ciò che dicono e, se salta fuori qualche cosa d’interessante telefona subito, che andiamo con l’ultima edizione. Ricorda, Direttore? Ebbene, sembra proprio che qualche cosa di interessante, anzi di valido, per usare le parole del diretto interessato, sia saltato fuori. E io non ho fatto altro che seguire il Suo suggerimento, non voglio dire ordine. I guai, per me come per chi si è autodefinito vittima del mio tradimento, sono cominciati poi. Sono cominciati, per l’esattezza, dal momento in cui il popolare calciatore in questione ha lanciato al proprio presidente, nonche al Paese tutto, il suo ultimatum: – A Milanello, d’oggi in poi, o io o quel giovane cronista. Se lo vedo arrivare qui, smetto di allenarmi e me ne vado! Tale dichiarazione, nata senza dubbio in un momento d’ira che io stesso sono il primo a comprendere sinceramente, tale dichiarazione ha avuto, però, l’immediato effetto di legare indissolubilmente, agli occhi della pubblica opinione, il cognome del popolare giocatore al mio, abbinamento tra l’altro facilitato da mere ragioni di rima e di metrica. Ragion per cui, oggi io mi ritrovo, semplicemente per aver obbedito ai Suoi ordini,  moralmente sballottato dai tifosi appartenenti alle diverse fedi calcistiche, né riesco a sottrarmi al loro stretto assedio.

La lettera si conclude con l’annuncio di autosospensione da parte di Franco Bonera. 

Segue dibattito. 

  IL CANALE WHATSAPP

Slalom ha un canale Whatsapp, dal quale diffonde non più di due aggiornamenti quotidiani, probabilmente un riepilogo serale con rassegna mattutina e nuovi sviluppi. Non vi impressionate. È una cosa riservata, per pochi intimi. Siamo un centinaio, niente di che. Nessuno disturba, non ci sono riunioni di condominio, mai un messaggio prima delle 8.30, mai uno dopo le 20.30. 

Chi volesse unirsi, può farlo seguendo questo link 

Lo Slalom apparirà su whatsapp nella lista Canali insieme a tutti gli altri a cui vi siete iscritti, nella sezione Aggiornamenti. A cosa serva non si sa, però pare che fa molto fico. 

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