Il dibattito sulla pratica emersa all’ultimo Tour de France
Non è il rumore dei nemici. Questo è monossido di carbonio. Nell’aria del ciclismo si è disperso da tanto, non si dovrebbe avvertire, è inodore, in compenso fa parecchio casino. A partire dall’ultimo Tour de France. Quando mancavano pochi giorni alla partenza della corsa da Firenze, un convegno scientifico in città rivelò che l’inalazione ripetuta di dosi di monossido di carbonio portava a un miglioramento delle prestazioni. Ne fece cenno Daniele Cardinale, un ricercatore presso la Swedish School of Sport and Health Sciences, lasciando sbalorditi molti direttori sportivi.
Due settimane dopo, il 12 luglio, Escape Collective rivelò online che non era fantascienza, c’erano almeno tre team [UAE, Visma e Israel] consapevoli dello studio, così consapevoli da avere una macchina in grado di diffondere dosi di gas per simulare l’allenamento in alta quota. Sulla vicenda è ritornato L’Équipe con un intervento della sua firma ciclistica di punta, l’immaginifico Alexandre Roos. Nella premessa avverte che i campi della medicina e della performance ogni tanto si sovrappongono, il monossido di carbonio era stato utilizzato già a partire dagli anni ’10 del Novecento per misurare i volumi di sangue o le masse di emoglobina. L’emoglobina aumenta dell’1% con cento ore di esposizione a un’altitudine di 2.500 metri. Il valore è molto importante perché esiste una relazione molto, molto forte tra l’aumento della massa dell’emoglobina e quello del VO2 max, il consumo massimo di ossigeno in un atleta, uno dei parametri chiave della prestazione.
La macchina adoperata nel ciclismo si chiama Detalo ed è stato progettata dal designer danese Carsten Lundby. Ha le dimensioni di una stampante ed è collegata a una piccola bombola di gas. Detalo semplifica e automatizza i test. Costa 50.000 euro. In Francia ce ne sono tre a disposizione degli atleti di tutte le discipline: a Parigi presso l’Insep, a Font-Romeu presso il Centro nazionale di allenamento in altitudine e a Chamonix presso la Scuola nazionale di sci e alpinismo. Sono acquisti recenti, grazie ai fondi dall’Agenzia nazionale per la ricerca [ANR] e l’Agenzia nazionale per lo sport [ANS], avvenuti nell’ambito del piano di ricerca HypoxPerf finalizzato ai Giochi di Parigi.
Ora finché Detalo misura qual è il livello, ogni altra questione etica può restare nei cassetti. Ma se viene utilizzata per pompare monossido di carbonio nei corpi qualche domanda dai cassetti esce. L’assunzione simula gli effetti della presenza in quota. Gli studiosi interpellati da L’Équipe lasciando intendere che non esiste alcun interesse a pubblicare i risultati delle ricerche in ambito scientifico.
Qualche giorno fa ne ha parlato Jonas Vingegaard a Le Monde trovando iniquo l’uso dell’inalatore per migliorare le prestazioni. «Si tratta di un aumento della dose ipossica – dice Grégoire Millet, ricercatore di Losanna al giornale francese – quando inaliamo CO compromettiamo il trasporto di ossigeno e ricrea quegli adattamenti dell’organismo che avvengono in alta quota. Non si conoscono gli effetti sulla salute a lungo termine».
La domanda che tutti iniziano a porsi è se la pratica vada considerata come doping. «Con l’inalazione di monossido di carbonio – il parere di Millet – entriamo nel campo della manipolazione chimica».
La pratica viene segnalata anche nello sci di fondo. Jonas Forot, accompagnatore delle nazionali francesi, dice a L’Équipe che partecipare a questo tipo di esperimenti è fuori questione dal punto di vista etico, e trova scioccante – dice così – presentare la pratica come un nuovo metodo rivoluzionario di allenamento. «Non è così: è doping».
I ricercatori intervistati da L’Équipe sono tutti propensi all’introduzione di un divieto. Jonas Forot dice che il monossido di carbonio è «contrario alla mia etica sportiva». La WADA potrebbe semplicemente decidere di includere la pratica nel capitolo intitolato Manipolazione del sangue e dei suoi componenti. Ma come controllarlo? Un livello di monossido di carbonio nel sangue leggermente troppo alto potrebbe essere dovuto a qualsiasi cosa. Al traffico stradale, alle sigarette, il monossido di carbonio è presente ovunque nell’ambiente. Sarebbe impossibile stabilire se l’assunzione sia avvenuta con una macchina per migliorare le prestazioni o per contaminazione. In sintesi: un bel casino.