La museruola dei governi ai privilegi dello sport
▻ C’è tempo e tempo, come sappiamo bene. A metà maggio una giornata di calcio in Bundesliga era un piccolo grande ritorno della comunità globale del pallone ai suoi riti antichi, era meraviglioso nonostante gli stadi fossero vuoti, gli stessi stadi vuoti che sono parsi via via meno sopportabili. A maggio dopo un gol ci si dava il gomito, eravamo appena usciti dal lockdown, a luglio gli abbracci non turbavano nessuno, adesso sono di nuovo un motivo di fastidio. Anche se avvengono tra persone della cui negatività siamo abbastanza sicuri.
Le immagini dei calciatori che festeggiano alla maniera classica i loro gol e i video delle loro esultanze sugli account social hanno attirato in Inghilterra le critiche dell’opinione pubblica e l’attenzione del governo. Durante lo scorso fine settimana, il Regno Unito ha superato la soglia degli 80.000 decessi dovuti al coronavirus dall’inizio della pandemia, a Londra si discute se le restrizioni in corso debbano essere ulteriormente rafforzate.
Perciò una fonte del governo britannico ha confermato alla BBC che i festeggiamenti a Chorley e a Crawley Town sono stati notati dai ministri e il governo si è fatto sentire con la federazione, alla quale vengono chiesti comportamenti più sobri per continuare a giustificare le eccezioni e i privilegi di cui gode lo sport d’élite. Anche le immagini dei tifosi radunati all’esterno del campo del piccolo Marine, a Crosby, sono stati elemento di discussione, sebbene la polizia del Merseyside dichiari che in realtà «la stragrande maggioranza delle persone presenti aderiva alle misure di distanziamento sociale». L’epidemiologo Chris Whitty, consigliere del governo, ha detto a BBC Breakfast che consentire agli sport di squadra di proseguire l’attività è stato «un gesto di equilibrio, un atto di bilanciamento tra la riduzione al minimo della quantità di contatti e la conservazione di una parvenza di quella vita che conosciamo. Ma tutti dobbiamo domandarci che cosa possiamo fare per ridurre al minimo l’impatto che abbiamo sul servizio sanitario nazionale e sui più vulnerabili».
Non ci sono piani per fermare lo sport d’élite, scrivono i media inglesi, ma i ministri di Boris Johnson temono che le immagini dai campi e dagli spogliatoi possano rendere più difficile la difesa della sua prosecuzione.
Dan Road su BBC ha detto che “lo sport d’élite non è proprio all’ultima spiaggia, ma l’esenzione che gli è stata concessa finora, in un momento nel quale lo sport di base si è invece dovuto fermare, non può essere data per scontata. Una sospensione non è imminente, ma non ci sono più garanzie, soprattutto se i tassi di contagio continuano a salire, gli ospedali si riempiono e il lockdown nazionale dovesse essere ulteriormente rafforzato. La pazienza del governo sembra esaurirsi dopo le scene dei festeggiamenti affollati negli spogliatoi. A quanto mi risulta, le preoccupazioni dei ministri e degli esperti medici non sono un ultimo avvertimento: si rendono conto che lo sport d’élite incoraggia le persone a rimanere a casa e aiuta a mantenere una certa normalità. Ma il governo ora si aspetta che le autorità calcistiche raddoppino i loro sforzi e che il comportamento dei giocatori rifletta il privilegio di cui godono per poter continuare a lavorare, mentre il lavoro e la vita di tante altre persone sono stati interrotti”.
I giocatori di Tottenham, Fulham, Crystal Palace, West Ham e Manchester City si sono presi l’etichetta di covidiot per aver infranto le norme durante le vacanze di Capodanno. Nel campionato femminile, la trasferta dell’Arsenal a Birmingham con l’Aston Villa e la partita casalinga del Manchester City con il West Ham sono state entrambe annullate alla notizia che cinque giocatrici sono risultate positive al rientro dai viaggi natalizi a Dubai. Più di 60 partite sono state rinviate in Inghilterra in questa stagione, quella tra Aston Villa e Tottenham di domani sarà la quinta nella sola Premier. Quaranta tra giocatori e membri degli staff sono risultati positivi nella prima settimana di gennaio in Premier. All’ultimo giro di test ci sono stati 112 casi di positività nei 66 club dalla B alla D.
Un tasso del 3,19%, sottolinea Martin Robinson per il Daily Mail, in confronto al 2,06% presente nel Paese. “C’è una crescente frustrazione tra i ministri che si sono battuti per il calcio” scrive il Mail, mentre il ministro ombra dello sport Alison McGovern ha dichiarato: «Lo sport ha adottato misure enormi per garantire che le partite possano andare avanti e che i giocatori siano al sicuro. Ma è chiaro che con i casi in aumento, tutto sta diventando più difficile». La Federcalcio scozzese ha già annunciato la sospensione di tre settimane per le partite della Coppa e per tutti i club al di sotto del campionato di serie A. Tredici giocatori del Celtic Glasgow e tre membri dello staff sono in isolamento dopo un viaggio a Dubai.
Il leader laburista Keir Starmer ha accennato a una richiesta di chiusura dello sport, se le attuali misure di blocco non saranno rispettate in modo rigido come nella scorsa primavera: ai supermercati, sottolinea, viene detto in questi giorni di reintrodurre un limite al numero di clienti.
Sottotesto: perché il calcio fa quello che gli pare?
Un nuovo protocollo più severo impedirà a calciatori e allenatori di stringersi la mano e darsi il cinque. Gli ufficiali della Lega controlleranno i soggiorni in hotel e i piani di viaggio, il numero del personale presente ai campi d’allenamento dovrà essere ridotto. I tamponi ai calciatori sono aumentati nella misura di due a settimana per individuare in anticipo gli asintomatici.
«Moralmente, considerata la situazione che c’è nel Paese e nel mondo, continuare a fare quello che stiamo facendo è una sensazione un po’ strana» ha ammesso Mikel Arteta, l’allenatore dell’Arsenal. «Sappiamo quale può essere la nostra funzione nella società, se siamo in grado di farlo in modo sicuro. Ma controllare le emozioni quando si gioca a 200 all’ora è molto difficile». Anche Pep Guardiola ha detto: «Quando un ragazzo segna un gol, non so se può controllarsi e non festeggiarlo. Non so se penserà: non posso abbracciare il mio compagno».
Nuno Espirito Santo, del Wolverhampton, ha descritto come «spaventoso» l’aumento dei casi. «Ciò di cui ho paura è la decisione di smettere. Il calcio come lo conosciamo non sarà più lo stesso». L’allenatore dello Sheffield United, Chris Wilder: «Faremo quello che dicono il governo e la Premier. Se è il caso di andare avanti, andremo avanti. Non credo di scandalizzare se dico che tutti conoscono la situazione e nessuno sarebbe sorpreso se il campionato fosse sospeso, considerato il momento che sta attraversando il paese».
Secondo il Daily Mail, durante il briefing quotidiano sul coronavirus, Boris Johnson avrebbe parlato di rafforzamento delle restrizioni sui viaggi. «Esamineremo se conservare le esenzioni dagli accordi di quarantena per lo sport d’élite e per alcuni altri settori».
Tra un mese riprendono le Coppe europee.
Sta arrivando un’impennata dei contagi, dopo Gran Bretagna, Irlanda, Germania, sta arrivando anche da noi: non sarà facile, dobbiamo fare ancora dei sacrifici
Giuseppe Conte
Come il soldato James Ryan, questa missione pubblica di soccorso il calcio se la deve meritare, in un’Inghilterra che da mesi discute sui suoi giornali dello sport di base negato in lockdown a bambini e ragazzi. Sean Ingle sul Guardian anticipa la possibilità che arrivi un nuovo divieto di fare esercizio fisico con chiunque sia estraneo al proprio nucleo familiare.
Il Telegraph ha lanciato la campagna Keep Kids Active, con l’adesione di Mo Farah, Tanni Grey-Thompson, Sebastian Coe e Laura Kenny. Sarà formalmente discussa in Parlamento, con una pressione crescente sul governo affinché si impegni non solo per lo sport d’élite, ma per consentire ai bambini di uscire dall’inattività. Julian Knight, membro della commissione parlamentare del dipartimento per il Digitale, la cultura, i media e lo sport, si è impegnato per fare in modo che «i ragazzi tornino al più presto a praticare sport». Ben Bradley, presidente della commissione parlamentare per lo sport, spingerà affinché le scuole aprano le loro strutture fuori dal periodi scolastici, quando le restrizioni lo consentiranno, per garantire attività fisica a tutti. Colin Moynihan, ex canottiere, argento nell’otto ai Giochi di Mosca 1980, ex ministro dello sport e presidente del comitato olimpico, ha detto: «Se vogliamo alleggerire la pressione del servizio sanitario, abbiamo bisogno di un piano che migliori la forma fisica di tutti».
L’ippica. Con i comportamenti del calcio passati al microscopio dal governo, anche le corse di ippica hanno dato una stretta alle linee guida. La polizia ha effettuato dei controlli a campione dopo un vertice a porte chiuse con i funzionari che si occupano della sanità pubblica. Rebecca Davies, direttore esecutivo di Hereford, ha confermato la visita degli agenti per verificare che le corse rispettassero le restrizioni e le misure di sicurezza. Lucy Barry ha ricevuto una sospensione di 7 giorni per il mancato rispetto del distanziamento agli ingressi separati per i fantini.
Il rugby e il governo francese. Il governo di Parigi ha invece fermato le squadre di club impegnate nelle Coppe europee e chiesto di rinviare la partecipazione ai tornei della European Professional club rugby (ECPR).
Una direttiva che ha portato la federazione a sospendere temporaneamente la fase a gironi della Heineken Champions Cup e la fase preliminare della Challenge Cup, con l’impegno a riprendere e completare i tornei appena possibile. Era una decisione attesa da qualche giorno. L’EPCR ha reso noto di aver avuto la settimana scorsa un incontro in videoconferenza con la Lega di rugby francese e con alcuni rappresentanti dei ministeri dell’Interno, della Salute e dello Sport, oltre che l’ufficio del presidente Macron. Erano stati proposti robusti aggiornamenti ai protocolli per allinearsi alle misure stabilite dal governo per altri settori, sollecitando una integrazione con il tracciamento dei contatti. L’aumento dei casi ha spinto il governo a essere più drastico: niente Coppe. E le Coppe senza i francesi si sono fermate. Adesso pare a rischio pure il Sei Nazioni.
Emiliano Bernardini sul Messaggero pensa al PSG in Champions, al Lille in Europa League e sottolinea che “un allargamento di questa decisione anche al calcio rischia di far saltare le due competizioni strette in slot rigidissimi e con pochissime date per recuperare visto che a giugno è in programma l’Europeo”.
Ricordiamo che quando il ministro dello Sport norvegese impedì alla sua Nazionale di calcio di partire e andare a giocare la Nations League in Romania, per la positività di un solo calciatore (Elabdellaoui) e la necessità di far osservare a tutti gli altri le norme sull’isolamento fiduciario, l’UEFA assegnò alla Norvegia la sconfitta a tavolino.
“Arrestate quel tennista”. L’Australia è tra i Paesi più inflessibili. Le misure previste nello stato di Vittoria – quarantena di 14 giorni all’ingresso nel Paese – hanno costretto gli organizzatori dello Slam di Melbourne a posticipare il torneo, a trasferire le qualificazioni in Doha e Dubai, per poi far sbarcare i partecipanti e tenerli in isolamento in albergo tra Adelaide e Melbourne (con polemiche sui diversi trattamenti nelle due città). Non solo. In una intervista con il quotidiano The Age, il presidente della federazione australiana Craig Tiley ha detto che «gli Slam hanno regole diverse tra loro, la nostra applicazione sarà severa. Se qualcuno trova che sia faticoso rispettare le regole, farà meglio a non venire».
Quanto severa? Si va da multe di 20 mila dollari alla squalifica dal torneo, alla perdita del premio in denaro, all’estensione della quarantena, isolamento ordinato dal governo, per arrivare fino all’arresto e all’espulsione dal Paese.
«Qui in nuova Zelanda c’è una situazione pazzesca. Perché è un posto a Covid zero e quindi è tutto normale, non ci sono mascherine, gel, distanziamento, coprifuoco. I ristoranti sono aperti, e la gente mostra il suo sorriso. Per uno che viene dall’Italia, l’impressione è quella di essere tornati indietro nel tempo di un paio d’anni, a quando eravamo liberi. E la cosa buffa, ma anche a suo modo bellissima, è che ci si riabitua subito a questa condizione di libertà: dopo poche ore, tutte le restrizioni e i Dpcm sembrano solo un brutto incubo».
Max Sirena skipper Luna Rosa intervistato da Marco Mensurati, la Repubblica