La madre di tutte le punizioni: la Russia esclusa dai Giochi

Non rimproverare lo specchio

se la tua faccia è storta

Proverbio russo

 

doping 

La madre di tutte le punizioni 

 

La Russia fuori dalle Olimpiadi per i prossimi 4 anni. La Wada ha condannato così il doping di Stato pianificato in particolare per dominare i Giochi di Sochi e il tentativo di coprirlo cancellando o falsificando documenti e prove. Come già accaduto in atletica ai Giochi di Rio e ai Giochi invernali 2018, potranno partecipare i singoli atleti che avranno provato di essere puliti, senza inno né bandiera. Lo scandalo emerse da un’inchiesta giornalistica della tv tedesca ARD con le rivelazioni dell’ottocentista Julija Stepanova e di suo marito Vitalij, cui si aggiunsero le informazioni della talpa Grigorij Rodchenkov (direttore del laboratorio antidoping di Mosca), al centro del rapporto della commissione indipendente Wada guidata dal canadese Richard McLaren. 

I titoli de l’Équipe. “Sipario sulla Russia” in prima pagina, in apertura del giornale. Il quotidiano sportivo francese dedica le sue prime cinque pagine alla vicenda. “L’impero della menzogna” è il titolo del fondo di Jean-Philippe Leclaire, che scrive di punizione esemplare per una medaglia d’oro del cinismo. 

Perché non c’è stata l’esclusione totale. I più importanti personaggi dello sport internazionale, come il presidente del Comitato Olimpico Internazionale, Thomas Bach, hanno esercitato un’enorme pressione sulla WADA per evitare il passo più duro. I funzionari della WADA hanno insistito sul fatto che fosse necessario trovare un equilibrio tra colpire duramente la Russia e proteggere una nuova generazione di atleti puliti – parole e sentimenti che sono stati espressi da Bach sin dai primi giorni dello scandalo. Il CIO fornisce metà del budget della WADA e un certo numero di membri del suo consiglio. | Victor Mather, NY Times

Le eccezioni nate dai rapporti tra Bach e Putin. Tra il presidente del Cio Bach e Putin i rapporti sono ottimi, proprio per questo le diplomazie sono al lavoro da mesi. La squalifica prevede anche il divieto di organizzare competizioni sportive ma c’è già una prima eccezione: il calcio. In accordo con la Uefa, infatti, la Russia potrà lo stesso ospitare a San Pietroburgo le sue 4 partite degli Europei 2020 già programmate per il prossimo giugno, tre gare della fase a gironi e un quarto di finale. Così facendo però decade l’aggettivo “totale” per la squalifica. Da qui in poi, nei prossimi mesi, quante altre eccezioni ci saranno? | Lia Capizzi, Sky Sport online

Le urine dal buco nella parete. Il fatto è che a Mosca riconoscono l’esistenza del problema doping ma negano che dietro ci sia lo zampino del Cremlino. In realtà, il quadro emerso finora è quello di un sistema colossale messo in piedi dallo Stato a fini di propaganda in modo da far trionfare i russi nelle competizioni internazionali, prima di tutto alle Olimpiadi invernali di Sochi. Se nel laboratorio antidoping di Mosca i test delle urine venivano sostituiti attraverso un foro in una parete con l’aiuto dei servizi segreti è improbabile che Putin fosse all’oscuro di tutto. | Giuseppe Agliastro, la Stampa 

Le contraddizioni dell’accusa. Per stessa ammissione del Cio, è provato che a manipolare i dati siano stati “solo e soltanto” uomini del governo e che nessun atleta o dirigente sportivo è stato lambito dalle indagini. La condanna, dunque, dovrebbe riguardare solamente il governo, tutti gli altri si ritroverebbero invece ad essere processati e condannati due volte per lo stesso reato (quello commesso a Sochi). | Marco Mensurati, la Repubblica

Lo schema Pyeongchang. La Russia inviò 168 atleti, non lontano dai suoi 177 di Vancouver nel 2010. (Ne aveva di più nel 2014, a Sochi, quando ospitava). Gli atleti russi rimasero per lo più in silenzio sul podio, ma i fan cercarono di compensare la mancanza di simboli ufficiali russi cantando canzoni popolari e indossando indumenti con messaggi come “Russia in My Heart”. La Russia vinse 17 medaglie, due delle quali d’oro. | Victor Mather, NY Times

Guerra e pace. Il vice speaker della Camera, Piotr Tolstoy, pronipote del grande scrittore, ha invocato addirittura il boicottaggio dei giochi giapponesi, per essere subito richiamato all’ordine dal portavoce del presidente Putin, Dmitrij Peskov: «È una sua opinione personale». Segno che le autorità del Paese non vogliono uno scontro totale con il resto del mondo.  | Fabrizio Dragosei, Corriere della sera

 

Cosa fa oggi la talpa Rodchenkov. La sua testimonianza tanto acclamata negli Stati Uniti ha tutt’altra risonanza a Mosca. L’ex capo del Comitato olimpico russo dice che Rodchenkov «andrebbe giustiziato per aver mentito, come ai tempi di Stalin ». Putin ricorda che ha un passato di ricoveri in ospedali psichiatrici e lo definisce senza mezzi termini «un imbecille».

Oggi Rodchenkov vive sotto il programma di protezione dei testimoni. | Rosalba Castelletti, la Repubblica

 

La guerra tra servizi segreti in corso con l’Occidente. Giusto una settimana fa, il magazine statunitense di economia, cultura e politica estera The Atlantic scriveva senza tanti giri di parole di una guerra segreta in corso tra l’Occidente e la Russia “combattuta in pubblico e tra le ombre, online e di persona”, una guerra fatta di tentati omicidi di agenti segreti, espulsioni di diplomatici, uso di armi chimiche in Siria e scandali sul doping sportivo russo. In questa storia che allora non può dirsi conclusa a Losanna, la Russia ha un solo dissidente, Yuri Ganus, il nuovo capo dell’agenzia antidoping, consapevole che la punizione è logica eppure impegnato a cercare una via per impedire a una generazione di atleti puliti di essere penalizzata. Al New York Times ha detto che una sola persona in Russia può cambiare la situazione. Indovinate chi è. | Corriere dello sport-Stadio

 

Una metafora della politica. L’ex agente dello spionaggio Kgb, nello sport e non solo, è ormai prigioniero della corsa a fingersi forte, senza esserlo. Il doping sportivo, i muscoli gonfiati in provetta, è la miglior metafora per le politiche, a Mosca e nel mondo, di Putin, la debolezza schermata, invano alla fine, da forza fasulla. | Gianni Riotta, la Stampa

 

Russiagate. Casa Russia non vuole rendersi conto che il mondo è cambiato, che lo sport ha bisogno di credibilità, ma soprattutto di pulizia. Altrimenti perderà posizioni nel mercato dell’intrattenimento. A bocciare la Russia non è l’ipocrisia occidentale, non sono i nemici di Putin, anche se la Gola Profonda dello scandalo (Rodchenkov, ex capo laboratorio antidoping di Mosca) ha ricevuto asilo politico in America, ma il consiglio esecutivo della Wada all’unanimità, dove la vicepresidente, la signora 42enne Linda Helleland, politico norvegese, conservatrice, si lamenta: «Dovevamo dare un segnale più forte, temo che la squalifica non sia sufficiente, volevo sanzioni che non si potessero annacquare». La signora ha scritto un libro «Clean Sport, Dirty Games», «Sport Pulito, Giochi Sporchi», dove ha dichiarato di essere spiata nel suo Paese da aziende che curavano interessi russi. «Me lo hanno rivelato lo scorso giugno agenti del servizio segreto norvegese». Russiagate sui fiordi. | Emanuela Audisio, la Repubblica

 

La stampa russa. «Crimea, Donbass, Siria, Olimpiadi di Sochi, Mondiali di calcio, isolamento fallito, sanzioni inutili… Altro che sport fuori della politica», commenta la giornalista russa di origine ucraina Julija Vitjazeva, ospite fissa dei talk-show filogovernativi. Le fa eco il giornalista del canale “Rossija-1” Andrej Medvedev: «È tutto chiaro. La Russia non viene punita per il doping. Il doping non c’entra proprio niente in questo caso. La Russia viene punita per essere Russia. Perché non si è arresa. Perché ha gareggiato, pur stringendo i denti, sotto la bandiera neutrale. E vinceva». | Rosalba Castelletti, la Repubblica

 

Nessuno si senta escluso. Il sistema russo è nato e cresciuto dentro il mondo dello sport. Se il laboratorio di Sochi, dove si analizzavano le provette delle Olimpiadi invernali del 2014, era una valigia con un micidiale doppio fondo ostaggio dei servizi segreti di Mosca, vuol dire che sono mancati completamente gli anticorpi di Cio, Wada, federazioni internazionali. Il direttore Rodchenkov, già ampiamente compromesso, era tenuto al suo posto da una logica perversa e ricattatoria. Il tutto in un silenzio inquietante sfociato in giallo con tanto di morte misteriosa di due precedenti direttori del laboratorio. Da una parte è giusto rallegrarsi del fatto che non si sia scelta una soluzione pilatesca del tipo: li abbiamo puniti abbastanza, oggi inventiamoci qualcosa per il “libera tutti” perché della Russia non possiamo fare a meno. Dall’altra c’è un dubbio che il caso Mosca rischi di fare da foglia di fico ad altri “buchi”. Dalle esenzioni terapeutiche piuttosto disinvolte ai Paesi dove i controlli a sorpresa non riescono ad arrivare per ragioni “logistiche” per stessa ammissione della Wada. | Valerio Piccioni, la Gazzetta dello sport

 

I distinguo dei giustizialisti. Chi oggi sta dalla parte “giusta”, domani potrebbe finire da quella sbagliata, come accadde agli australiani grandi fustigatori dei costumi natatori rimasti impigliati, pure loro, in qualche sporca faccenda. Quando accadde, la spocchia giustizialista scomparve e si proclamarono innocenti, come tutti. Il doping va a ondate, noi italiani ne sappiamo qualcosa. Alla fine del secondo millennio i laboratori e i palazzi romani dello sport furono investiti dal famoso “j’accuse” di Zeman che divise l’Italia. Con il reato di doping ci si comporta esattamente come con tutti gli altri. Se artigliano il mio nemico o il mio avversario, peste lo colga, si inalbera il più feroce giacobinismo, se colgono sul fatto uno dei miei, si alza il muro dei distinguo. | Roberto Perrone, il Foglio

 

Le differenze con la DDR secondo Sandro Donati. Ci sono differenze tra questo e quel doping di stato nella Ddr?

«Una, soprattutto, legata al ruolo degli atleti. Tra Urss e Ddr gli atleti erano l’ultimo anello della catena ed erano il più delle volte inconsapevoli delle pratiche cui erano sottoposti. Nella Russia degli ultimi anni invece gli atleti e gli allenatori sono parte di un tutto. Però non bisogna colpevolizzarli, non del tutto: vivere in un sistema che caldeggia il doping non ti dà scelta. Chi ha scelto di tirarsene fuori, viveva al di fuori della Russia e oggi ha una speranza di redenzione.

Ma non sarà facile, nemmeno per loro». | Cosimo Cito, la Repubblica

 

Doping tuo, vita mea. Per il Setterosa, nel caso fosse costretto al torneo preolimpico, un’assenza della Russia – con quindi sole tre nazioni europee come avversarie – sarebbe garanzia o quasi di qualificazione (fra l’altro domani a Ostia le azzurre saranno le prime a incontrare una nazionale russa, nella World League). Anche nella scherma la Russia è una rivale tostissima per l’Italia: agli ultimi Mondiali è stata la nazione più vincente, con tre ori (contro nessuno dell’Italia) tre argenti e tre bronzi. | Stefano Semeraro, Corriere dello sport-Stadio

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