martedì 3 dicembre 2024
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QUELLO CHE STA SUCCEDENDO
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EUROGOL
Le acque nella Nazionale femminile spagnola non si sono affatto calmate
È passato più di un anno dall’incoronazione della Spagna ai Mondiali del 2023 e dalla vicenda del bacio di Luis Rubiales a Jennifer Hermoso. La giustizia spagnola sta indagando l’ex presidente della Federazione per violenza sessuale, nel paese che si è dato una legge di garanzia totale dei diritti sessuali nota come Ley del solo sí es sí. L’accusa ha chiesto due anni e mezzo di carcere, Rubiales è accusato anche di corruzione dopo le pressioni che Hermoso dice di aver subito attraverso degli sms, per costringerla a difenderlo pubblicamente. Il processo dovrebbe tenersi nel febbraio 2025.
È l’episodio che L’Équipe definisce “la caduta di un vaso decisamente pieno di gocce”. Nel documentario Se Acabo trasmesso su Netflix, diverse giocatrici di ieri e di oggi parlano della loro frustrazione nei confronti di un sistema da cui si sono sentite schiacciate. Tutto è iniziato quando nel 2015 il cittì Quereda è stato spinto a dimettersi dopo la rivelazione di anni di abusi psicologici. Ha lasciato il posto a Jorge Vilda, figlio di un influente membro della federazione. Sotto la sua guida [2015-2023] la Roja è cresciuta fino a diventare campione del mondo, ma internamente la rottura è stata totale.
Una rottura che i media spagnoli hanno inizialmente gestito dentro lo schema quotidiano che legge ogni cosa con la lente della faida Madrid vs Barcellona, Barcellona vs Madrid: da un calcio d’angolo in su. Così, quando alcune calciatrici chiesero la testa anche di Vilda, parte della stampa madrilena le chiamò “le capitane del Barça”. È un passaggio che Alexia Putellas – duce volte Pallone d’oro – non dimentica. Contrariamente a quanto accadde in Francia, la federazione non le accontentò. Quindici giocatrici uscirono dalla selezione, “psicologicamente incapaci di continuare” ricorda L’Équipe. Scopriranno la denigrazione da parte dei media, scopriranno di essere trattate come capricciose, infantili, in sostanza inaffidabili. La stessa sorte toccata a Naomi Osaka nel tennis quando viveva attacchi di panico in conferenza stampa, la stessa toccata a Simone Biles quando fece un passo indietro ai Giochi di Tokyo: ragazzine, che sarà mai, forza, lo sport è un posto dove si reagisce.
In Spagna le calciatrici non fanno altro. Nel gennaio del 2023, sette mesi prima del Mondiale, Putellas organizzò un incontro con Rubiales. La Federazione accordò un ampliamento dell’organico professionistico, l’arrivo di un nutrizionista, una logistica migliore per le giocatrici madri. Questo passo avanti spinse alcune di loro a rendersi nuovamente disponibili, tra cui Aitana Bonmati. Altre, come Paños, non furono perdonate da Vilda. Ma dopo la caduta di Rubiales, è caduto anche Vilda, oggi cittì della Nazionale femminile marocchina.
La panchina è andata a una donna, Montserrat Tomé, che adesso pare abbia pure lei una colpa. Essere stata la vice di Vilda. È una scelta ancora dibattuta, spiega l’Équipe e la partita di stasera con la Francia riporta a galla “vecchi demoni tuttora presenti”.
Irene Paredes e Jennifer Hermoso non sono state selezionate da Tomé. “Un’assenza che solleva interrogativi dopo la messa in onda del documentario su Netflix. L’allenatrice, senza affrontare questo tema specifico, ha lasciato intendere che si tratti proprio di un motivo extra-sportivo”. Patricia Guijarro e Claudia Pina hanno invece accettato di rientrare in Nazionale. Mapi Leon, una delle migliori difensore al mondo, esclude di farlo mai. “Lontane dall’essersi calmate, le tensioni permangono” conclude il giornale francese.
Invece la Nazionale italiana veleggia
Un’Italia che vince in Germania non lascia mai del tutto indifferenti. La Nazionale femminile sta vivendo forse il miglior momento della sua storia. Ha chiuso il 2024 con questa rumorosa vittoria in amichevole nella 17esima partita della gestione di Andrea Soncin, vistosamente diversa per risultati, atteggiamento e personalità dall’ultima parte dell’esperienza di Milena Bertolini in panchina. Ha deciso la partita Sofia Cantore, inizialmente riserva, giocatrice che si porta dietro il cliché del talento inespresso, ma anche reduce da una frattura al perone. In una vecchia intervista con l’agenzia AGI diceva:
«La cosa che più mi colpisce sono i commenti in cui a volte mi imbatto sui social. Mi rendono particolarmente triste, forse più che triste direi delusa. Mi definirei delusa perché viviamo in una società che ancora oggi non fa altro che sottolineare le differenze invece di accettarle o, ancora meglio, conoscerle e magari iniziare ad apprezzarle. La ricerca di un confronto con il mondo maschile, nel calcio come in generale nella vita, non fa altro che evidenziare delle fisiologiche differenze che esistono, accentuando i rispettivi limiti. Sono due mondi diversi ma indipendenti l’uno dall’altro. Possono coesistere con le loro diversità. Anzi, dalla diversità possono emergere spunti di riflessioni ed elementi di crescita per entrambi».
Spagna
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Il Real Madrid se la cava sempre. Adesso ha ritrovato Rodrygo
Come facciano non si sa, ma se la cavano sempre. In un modo o nell’altro, di riffa o di raffa, ne vengono fuori. Quando dice così, Santiago Segurola sta parlando del Real Madrid: e di chi se no? Nella sua rubrica su Diario AS dice che si tratta di “una prova vecchia quanto il calcio: quando il Real Madrid prende un ritmo vincente, niente lo ferma e quando una crisi lo minaccia, si aggrappa alle competizioni come nessun altro”. Si aggrappa e resta a galla.
Non sono passati nemmeno due mesi dallo 0-4 preso dal Barça al Bernabéu e lo svantaggio è già ridotto a una distanza minima. Basterà battere il Valencia nel recupero della partita rinviata a causa dell’alluvione per passare in testa alla classifica. Tutto questo mentre gli infortuni si moltiplicano e in Champions League hanno perso tre delle ultime quattro partite.
Il Real ha battuto il Getafe con la stessa facilità dell’Osasuna e del Leganés, “senza fretta e senza subire gol” scrive Segurola: “sono vittorie – si legge – che tranquillizzano i tifosi del Bernabéu e del Real Madrid. L’inseguimento al Barça è stato coronato molto presto, molto prima del previsto, con un effetto terapeutico. Dai sospetti per la prestazione di Anfield contro il Liverpool, in cinque giorni si è passati alle soddisfazioni del campionato, moltiplicate per i successivi scivoloni del Barça, che invece tende a sopportare peggio i momenti di crisi”.
Non è che il Real Madrid sia diventato brillante, tutt’altro, “non ha stupito contro il Getafe. Si è imposto in maniera professionale, senza clamori e con qualche nota interessante. Lucas Vázquez, per esempio, conosce il campionato spagnolo come il palmo della sua mano. Sa che difficilmente soffrirà contro una difesa, tanto meno al Bernabéu, dove si dedica a ciò che è meglio per la squadra: attaccare e mettere in difficoltà gli avversari sulla fascia destra”.
Qualche volta – ma questo lo aggiungono i maliziosi di Slalom – trova la protuberanza di una gamba altrui su cui andare a sbattere con la propria tibia e allora oplà – calcio di rigore.
Di buono c’è che ancelotti sta ritrovando Rodrygo, sebbene “soffra di un problema di empatia con il pubblico. Trasmette molto meno di quanto il suo contributo meriterebbe”, secondo Segurola. In una squadra in cui Vinicius è caratterizzato dalla sua esuberanza e teatralità, la rilassata squisitezza di Rodrygo invita alle critiche. Poi arrivano le grandi partite, le qualificazioni decisive in Coppa dei Campioni, le partite cruciali del campionato e i numeri parlano: Rodrygo è indispensabile al Madrid. Il ritorno dell’attaccante brasiliano risolverà non pochi problemi alla squadra. Ancelotti cercava, ma non riusciva a trovare, l’inquilino ideale per la fascia destra. Ha provato diversi candidati: Brahim, Güler, di tanto in tanto Endrick. Il turco verrà penalizzato per la sua mediocre prestazione ad Anfield. A Brahim è stato assegnato il ruolo di agitatore e tutto indica Ancelotti lo preferisca in ruoli interni. Di Endrick si hanno sempre meno notizie. La nebbia si è alzata intorno a lui. Gioca a malapena”.
L’EDICOLA
Che cosa si legge oggi in Europa
Le prime pagine di sport dai quotidiani di Francia, Spagna, Inghilterra, Germania, Portogallo, Olanda
Inghilterra
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La Schadenfreude spiegata con il Manchester City
Schadenfreude. La parola è tedesca, il sentimento pare universale. Compiacersi delle disgrazie altrui. Adesso questo mood è tutto sparso tra le stanze del calcio inglese, visto quel che capita al Manchester City del povero Guardiola. Ne scrive stamattina Thom Gibbs sul Telegraph aggiungendo che “il Manchester City dovrebbe essere lusingato dal fatto che tutti gli altri godono per la sua crisi, il primo vero assaggio di una miseria calcistica”. Il City viene da anni e anni di dominio, ora che cade – dice il Telegraph – è normale che la Kop di Anfield canti a Pep un coro di irrisione, avvisandolo che sarà licenziato domani mattina. Lui si è carlettomazzonizzato all’improvviso, si è portato sotto la curva e ha risposto alzando sei dita delle mani, sei come i titoli vinti. Ma ci sta tutto, dice Gibbs, bisogna comprendere la Kop, perché “l’America venera le sue squadre e le sue dinastie, noi invece amiamo festeggiarne la fine”.
E qui Gibbs accarezza temi cari a Slalom ricordando che fra il 1967 e il 1978 otto squadre diverse vinsero il campionato inglese, prima che l’albo d’oro della Premier diventasse un elenco che mostra lunghi periodi di predominio di una manciata di club. “A meno che non tifiate per uno di loro, i loro declini sono momenti di festa”. In Italia abbiamo vissuto la stessa cosa. Fra il 1969 e il 1991 hanno vinto lo scudetto 11 squadre diverse. Undici. Cinque non lo avevano mai vinto prima, cinque non l’hanno mai più rivinto dopo. Per dopo si intende il famoso 1992 che ha cambiato il calcio a tutto campo: regolamento, filosofia, format, economia. Con l’eccezione delle due romane a cavallo del Giubileo 2000 e del Napoli di Spalletti, hanno vinto solo in tre. Per questo, dice il Telegraph parlando del Manchester City, “c’è un po’ di crudo piacere in questo sguardo esteso a un futuro in cui per una volta il City è battibile come tutti gli altri”.
Un po’ quello che sta succedendo in Serie A, dove i 55 scudetti complessivi che sommano le padrone degli anni Novanta [Juventus e Milan] stamattina sono fuori dai primi-cinque posti in classifica. Primi cinque posti in cui resistono le due stelle dell’Inter in mezzo a un mucchio di outsider: una squadra che ha vinto un solo titolo in 33 anni [il Napoli] e un’altra in 48 anni [la Lazio], una che non lo vince dal ’69 [la Fiorentina] e un’altra che non lo ha vinto mai [l’Atalanta]
[Oh, comunque. Per orientarsi in mezzo a certe approssimazioni diffuse che ripetono lo scempio semantico già compiuto con inciucio: la parola napoletana cazzimma ha un significato più prossimo alla schadenfreude che alla garra. È una cattiveria d’animo immotivata e gratuita, molto più di quanto sia determinazione e furia:. Cfr. la scenetta comica in cui si domanda che cos’è la cazzimma e la risposta dice: Che cos’è la cazzimma? Non te lo voglio dire].
Francia
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Il cerchio si stringe intorno a Luis Enrique
Tira una certa aria di conclamata sfiducia intorno a Luis Enrique dentro le mura di Parigi. Non sta passando sotto silenzio, stamattina L’Èquipe ci apre il giornale, scrivendo che la carenza di risultati induce le alte sfere a delle riflessioni sulla sua maniera di gestire la squadra e su certi atteggiamenti – diciamo così – intransigenti. Il PSg viene dalla sconfitta in Europa contro il Bayern seguita da un turno in Ligue nel quale è stato incapace di battere il Nantes nonostante l’84.1% di possesso palla e 25 tiri in porta. Ha chiuso tra i fischi del Parc.
Ma poi Vincent Duluc scrive pure che “i suoi principi a volte lo hanno costretto ad affrontare lo spogliatoio, ma sia Barcellona sia con la Nazionale di Spagna, Luis Enrique non ha mai perso il controllo. A meno che non si chiami Carlo Ancelotti, troveremo sempre nella carriera di un allenatore la traccia di tensioni con uno spogliatoio in generale o con qualche giocatore in particolare”. In effetti pure Ancelotti dovette fronteggiare addirittura quello che a Napoli chiamarono ammutinamento. L’Équipe aggiunge che per una persona come Luis Enrique, un uomo “così dogmatico, che pone la sua idea di gioco al di sopra di tutto e il collettivo al di sopra delle personalità del suo spogliatoio, il suo bilancio in materia di conflitti non è neppure così impressionante”.
Nel libro degli aneddoti spiccano i capitoli dello scontro con Leo Messi e le scaramucce con Mbappé dell’anno scorso. “Se ha messo Messi in panchina e se ha tagliato Mbappé, con varie conseguenze, non è per cedere oggi a uno spogliatoio di giovani o di presunti leader che difficilmente si assumono le proprie responsabilità in Champions” conclude Duluc.
QUELLO CHE STA SUCCEDENDO IN TEMPO IRREALE
Le immagini della notte in NBA
Le giocate più belle e più importanti del campionato di basket negli USA – LeBron non segna più da tre
TITOLI
Corriere della sera: “Bove fuori pericolo. Il video ai compagni. Vuole giocare. I dubbi sul rientro” – La cardiologa: Con i test genetici si possono prevenire questi episodi – Antognoni: Quando l’ho visto cadere non volevo crederci. Ora pensi solo a guarire
Repubblica: “Il risveglio di Bove tra videochiamate e partita in tv: ora voglio giocare – “La corsa in ambulanza e la rianimazione a bordo così abbiamo salvato Edo”
Domani: “Bove ha unito il calcio italiano ma il suo futuro in campo è a rischio” – Giorgio Burreddu ha parlato con Giuseppe Musumeci, direttore di Cardiologia presso l’Azienda ospedaliera Ordine Mauriziano di Torino: «Ipokaliemia o iperkaliemia possono provocare delle aritmie, ma in un cuore normale è difficile. Diverso su un cuore che ha una disposizione genetica». – “L’ipotesi della malattia genetica Così sarebbe costretto a smettere” – Andrea Casadio scrive: “Resta un’altra ipotesi: Bove è sfuggito a quella che in gergo viene chiamata «morte improvvisa dell’atleta», il più delle volte causata da una canalopatia cardiaca. Le canalopatie cardiache – le due più frequenti sono la sindrome del Q-T lungo e la sindrome di Brugada – sono malattie genetiche provocate da una mutazione del gene che codifica uno dei canali ionici dei cardiomiociti. In qualche raro caso, queste malattie non danno sintomi, restano silenti, e possono manifestarsi all’improvviso durante uno sforzo violento. Se soffrisse di una di queste malattie, che sono curabili, Bove sarà probabilmente costretto a lasciare il calcio. Ma resterà un ventiduenne che potrà godersi il resto della sua lunga vita”.
Il Messaggero: “In A c’è un calciatore non idoneo a giocare” – Il medico della Lazio cinque anni fa negò il via libera a un atleta oggi protagonista in campionato. Alberto Abbate scrive: “La testa poggiata di lato e la lingua tirata fuori per non ostruire il respiro. Cataldi ha salvato l’amico Bove con una manovra imparata a Formello: «La Lazio gli ha insegnato quel primo soccorso rivela il responsabile medico biancoceleste Ivo Pulcini che è patrimonio culturale di tutti i giocatori del club. Danilo ha un certificato internazionale dell’Acls American heart association per soccorrere le persone in qualunque situazione di emergenza. La Lazio è stata la prima società in Italia a fare questi corsi di rianimazione cardio-polmonare con l’uso del defibrillatore. Abbiamo iniziato nel 2018 e li ripetiamo ogni due anni per ricordare le tecniche e istruire ogni nuovo arrivato. La nostra associazione “Un cuore per tutti” ha poi regalato i defibrillatori ai giocatori e in particolare quello che la squadra ha sul pullman quando va in trasferta. Inoltre abbiamo fatto comprare a Lotito un dispositivo cardiologico che si chiama sistema Sds, sudden death screening, e prevede, con dieci anni d’anticipo, la morte improvvisa in campo. È fondamentale che tutte le squadre si adoperino per averlo».
VITE OLIMPICHE
Alla scoperta del nuovo pentathlon
Benvenuti nel pentathlon moderno all’età di Sportify. Come sarebbe a dire. Che cos’è Sportify? Sportify è quella tendenza dello sport contemporaneo a rivedere regole, formati e tradizioni per riformarsi, correggersi, rendersi più freschi, televisivi, spendibili e competitivi sul mercato dell’intrattenimento. Ci sono finiti dentro colossi come l’atletica e il tennis, i due sport più diffusi al mondo come il calcio e il cricket. Figuriamoci se poteva restare estraneo il piccolo pentathlon moderno di cui in Italia sentiamo parlare una volta ogni medaglia di Masala, lo sport inventato dal barone De Coubertin in persona, e come il barone De Coubertin in persona messo all’angolo.
Lo spunto di partenza è stato il maltrattamento dei cavalli. La tedesca Annika Schleu e il suo allenatore hanno messo in moto in processo che rischiava di buttare il loro sport fuori dal programma olimpico. Il pentathlon ha dovuto cogliere l’occasione per riscrivere daccapo i suoi principi e ha sostituito quella prova con un’altra, “più moderna, più divertente: le corse a ostacoli”, spiega L’Équipe dopo aver visto una delle prime applicazioni ufficiali durante i campionati di Francia dello scorso fine settimana a Perpignan.
Com’è andata? “I pentatleti – si legge – hanno scoperto il loro nuovo evento. A loro è piaciuto. In un angolo del Parco dello Sport di Perpignan è stato allestito un percorso a ostacoli ben al di sopra del livello di difficoltà presente nella vicina area giochi per bambini, ma ben al di sotto dei percorsi a ostacoli di tipo militare, i Koh Lanta, i Ninja Warrior e le altre Spartan Races: ognuno ha il proprio riferimento”.
Otto ostacoli distribuiti lungo 70 metri, un percorso da completare nel minor tempo possibile premendo un cicalino posto in cima a una rampa finale alta 3 metri e mezzo, ultima difficoltà di un tracciato “dove bisogna anche saper avanzare sfruttando la forza delle braccia appesi ad anelli, ruote o sbarre senza cadere, restare in equilibrio su una trave o passare sopra e sotto le recinzioni”.
C’è chi è contento come Valentin Prades, perché nella gara d’equitazione si giocava sempre la tredicesima – dice per colpa del cavallo – così adesso si sente finalmente il solo responsabile dei suoi risultati. C’è chi invece protesta perché dinanzi alle novità così si fa, volete mettere la musica in streaming con il fascino e il romanticismo del grammofono?
I più giovani e le più giovani paiono avvantaggiate. Forse è una questione generazionale, forse è solo per maggiore abitudine. I percorsi a ostacoli sono stati sperimentati negli ultimi due anni nelle gare giovanili. Così sta arrivando una scossa alle vecchie gerarchie. Mathis Rochat e Léo Bories, 22 anni, dicono che questi 25-28 secondi alla maniera del fil rouge di Giochi senza frontiere sono proprio uno sballo, anche se non hanno l’età per aver visto né il fil rouge né Giochi senza frontiere, né Gennaro Olivieri e Guido Pancaldi soffiare nel fischietto dopo aver detto en deux trois, anche il Belgio gioca il suo jolly.
Arriverà una nuova generazione di pentatleti con le vesciche in mezzo alle mani, alla maniera dei b-boy e le b-girl della break-dance, noi li guarderemo alle Olimpiadi dai nostri divani, scuoteremo le nostre teste imbiancate pensando dove andremo a finire, riluttanti all’idea che bisogna andare a finire esattamente là, che bisogna consegnare il mondo alle Coline Flavin, 18 anni, in Francia vincitrice del suo primo titolo nazionale di pentathlon moderno. Stavolta sì, davvero moderno.
Lo Sri Lanka sta per essere espulso dai Giochi
Il comitato olimpico dello Sri Lanka rischia di essere buttato fuori dalla comunità internazionale. Non è per l’invasione di un paese da parte del suo esercito come nel caso della Russia; non è per l’invadenza del governo nelle nomine e nella guida del movimento come è stato per la Bielorussia di Lukashenko; non è neppure per la nascita di un’agenzia governativa come Sport e Salute, che rischiò di far andare l’Italia ai Giochi di Tokyo senza inno e senza bandiera [così sosteneva Giovanni Malagò durante le sue incursioni mediatiche a quel tempo].
No, lo Sri Lanka non ක්රීඩා සහ සෞඛ්ය – Krīḍā saha saukhya [Sport e Salute], ma rischia di essere bandito dal CIO perché il suo segretario generale Maxwell De Silva continua a sfidare una sospensione comminata a causa di violazioni etiche e di condotta [diamine da quanto tempo non si usava il verbo comminare? Sarà dai tempi di Alberto Barbé].
La sospensione, approvata sia dal CIO sia dal Consiglio olimpico asiatico, è il risultato di un rapporto di inchiesta del Comitato etico su una presunta condotta finanziaria scorretta che ha coinvolto de Silva e l’ex presidente Hemasiri Fernando in relazione alle Olimpiadi di Rio del 2016. Il rapporto ha mostrato che sia de Silva sia Fernando hanno chiesto circa 10mila euro per viaggio e alloggio durante le Olimpiadi di Rio nonostante avessero già ricevuto il pagamento dal CIO. L’inchiesta ha anche scoperto azioni non autorizzate, come l’invio di sei funzionari ai Giochi del Commonwealth di Birmingham del 2022 senza l’approvazione del Ministero dello Sport. Oltre a De Silva e Fernando, diversi altri funzionari sono stati accusati di corruzione, tra cui i vicepresidenti Shirantha Peiris e Suranjith Premadas. Avrebbero utilizzato in modo improprio alcuni fondi per un poligono di tiro e alcune strutture per l’equitazione allestiti nelle loro proprietà private.
Shirantha Peiris è attualmente sotto inchiesta pure per l’importazione di armi e munizioni sotto le mentite spoglie della Rifle Shooting Federation, poi vendute privatamente.
Il CIO ha esortato l’attuale presidente del comitato olimpico nazionale Suresh Subramaniam a convocare una riunione di emergenza per affrontare la questione al più presto: “problemi di governance stanno compromettendo la reputazione e la funzionalità dell’organizzazione, con un impatto negativo sulla partecipazione dello Sri Lanka al movimento olimpico” dice il sito Inside the Games che riferisce la storia.
Nella storia olimpica dello Sri Lanka, cominciata nel 1948 dopo l’indipendenza, ci sono in tutto due medaglie d’argento, vinte da Duncan White nei 400 ostacoli proprio a Londra ‘48 e da Susanthika Jayasinghe nei 200 metri alle Olimpiadi di Sydney. La povera Susanthika Jayasinghe andò poi a sbattere su una storia di doping, venne scagionata ma ormai per la pubblica opinione era colpevole, dovette lasciare il paese e la sua popolarità fece naufragio.
La Vendée Globe: che cosa sta succedendo
Oh, a proposito di naufragi. Ma a che punto siamo con la Vendée Globe, la regata delle tre S? Le tre S sono in solitaria, senza scalo e senza assistenza. Eh, allora siamo a questo punto qua: tre skipper navigano in testa al risveglio di stamattina. Sono Charlie Dalin, Sébastien Simon e Yoann Richomme. Hanno scelto la rotta più a sud e stanno aumentando il vantaggio rispetto al resto della flotta. Solo che domani dovrebbero incontrare una violenta depressione, “come spesso accade in questi terribili mari del Sud dove si sono verificati naufragi, sparizioni e salvataggi eroici” scrive Le Parisien. Al giornale della capitale francese alcuni-e skipper raccontano allora come ci si sente di fronte alle onde alte 20 metri, al freddo, alla solitudine. E come ci si deve sentire? “Paura, ma anche emozioni e la felicità successiva di raggiungere Capo Horn”. Cioè. Ma veramente? Venti metri? Un’onda di venti metri? Ma lo sapete quanti sono venti metri? Nemmeno in un sogno di notte è sopportabile l’immagine di un’onda di 20 metri che ti viene addosso. «Il profondo Sud è qualcosa che desideri e qualcosa che temi» riassume Thomas Coville, lasciandoci un po’ appesi sul significato della parte in cui parla di desiderio.
Più si scopre della triste discesa in bancarotta di Sir Bradley Wiggins, più la gente si chiede dove sia andato storto per il cinque volte medaglia d’oro olimpica britannica. Il Telegraph ricapitola la storia del suo rovescio economico e le controversie della società di gestione della sua immagine
PALAZZETTI E DINTORNI
Dove sono le allenatrici agli Europei femminili di pallamano?
Le squadre agli Europei femminili di pallamano sono 24. Le donne allenatrici sono due. So che è successo già, direbbe Jovanotti, eppure continua a succedere. Le eccezioni sono una signora allena il Montenegro [Suzana Lazovic] e un’olandese [Monique Tijsterman] che allena l’Austria.
La prima ha già portato la squadra al turno successivo, una seconda fase pure questa a gironi. Suzana Lazovic ha fatto parte da giocatrice dell’era più brillante della pallamano nel suo paese, quando nel 2012 vinse la Champions League, gli Europei e una medaglia d’argento alle Olimpiadi nel giro di otto mesi, una stagione meravigliosa che è stata un conforto per la delusione di dover chiudere la sua carriera a soli 25 anni. È la cittì più giovane di sempre per Montenegro. Il sito del torneo ha raccolto i suoi ricordi.
«Avevo otto anni quando è iniziato il mio viaggio nello sport, ma non era pallamano. Ho iniziato su un tappetino da judo. Il judo ha plasmato i miei primi anni, ho vinto 13 medaglie d’oro e sono persino diventata campionessa nazionale di quella che allora era Serbia e Montenegro.
Mio padre, Vladimir, e il mio insegnante di educazione fisica sono stati figure chiave in quegli anni. Il prof credeva che la pallamano fosse lo sport perfetto per me e convinse mio padre a portarmi al primo allenamento. In palestra ho incontrato Dragan Adžic, che mi ha allenato per quasi tutta la mia carriera, mentre lui si evolveva come allenatore, io crescevo insieme a lui come giocatrice. È stato un viaggio lungo 12 anni sotto la sua guida.
All’inizio ho alternato judo e pallamano, per circa un anno. Quando le competizioni hanno iniziato a sovrapporsi, ho dovuto scegliere. Mio padre mi ha fatto sedere e mi ha detto che dovevo prendere una decisione. Mi ha spiegato cosa avrei guadagnato e perso con ogni sport. Sapeva del mio sogno di andare alle Olimpiadi e aveva la sensazione che con la pallamano cis sarei arrivata.
Lui è sempre stato la forza trainante dietro le mie attività sportive. Quando si trattava di fronteggiare aspetti psicologici ed emozionali, interveniva mia madre Rena. Lei era più concentrata sull’istruzione e si assicurava che avessi un approccio equilibrato a entrambi gli aspetti. E poi c’era mio fratello, Sergej, che, insieme ai miei genitori, mi ha supportato in ogni decisione che ho preso. Passare da uno sport individuale come il judo a uno sport di squadra come la pallamano non è stato facile, soprattutto perché ero diventata campionessa giovanile. Nella pallamano iniziavo da zero, circondata da giocatrici che avevano anni di esperienza. Mi sentivo come se dovessi recuperare.
Adžic ha avuto un ruolo nel motivarmi, aveva ragione. Ho realizzato tutti i miei sogni con la pallamano. A sedici anni ho firmato il mio primo contratto da professionista, Igor Vori era il mio idolo. Ho trascorso l’intera carriera al Buducnost. Ho ricevuto offerte da altri club, tra cui una squadra danese che prometteva più soldi, ma per me i soldi non sono mai stati una motivazione. Credevo nel sistema che il Buducnost stava costruendo sotto Dragan Adžic e Predrag Boškovic. Avevamo un sogno, un piano, e volevo farne parte.
Buducnost è diventata la mia casa, un posto dove sono cresciuta e dove ho costruito ricordi indimenticabili. Forse se me ne fossi andata, se mi fossi messa alla prova in sistemi e in club diversi, mi sarebbe stato d’aiuto oggi come allenatrice, ma non mi pento di nulla.
Gli infortuni hanno avuto un ruolo importante nella mia storia e ho dovuto sopportare sette interventi chirurgici, a cominciare da un’ernia del disco a sedici anni. Mia madre ha persino iniziato a cercare sport alternativi per me e aveva trovato delle discipline di tiro, pensando che sarei andata così alle Olimpiadi. Per un colpo di fortuna ho incontrato Damir Radoncic, che aveva lo stesso problema mio e mi ha consigliato un chirurgo in Germania, Athour Gevargez, con cui sono ancora in contatto. L’operazione è riuscita e sono tornata più forte.
Ogni infortunio mi ha messa alla prova fisicamente e mentalmente. Dagli interventi alla schiena all’ablazione cardiaca, all’infortunio al collo. Il motivo è che ho iniziato a praticare sport professionistici in giovane età. Il mio corpo non era ancora pronto, c’è stato un prezzo da pagare. Dopo ogni infortunio, mi sono affrettata a tornare, anche la mia mancanza di impegno nella fisioterapia ha contribuito ai problemi. Ero giovane e spesso non ero pienamente consapevole di ciò che stava succedendo al mio corpo. Non sempre ho mantenuto uno stile di vita sano e non pensavo al futuro. Ho anche provato a tornare dopo l’ultimo intervento al collo, ma tutto è diventato più serio quando hanno sospettato che avessi un tumore. Da una parte, avevo la mia carriera di pallamano, dall’altra la mia vita. Ho scelto la vita».
Oggi si completa il turno preliminare che qualifica alla seconda fase ma non è questo il punto, che ci importa. Ci importa invece che pur senza aver raggiunto quel traguardo, questi Europei sono diventati storici per due nazionali del nord estremo, contagiate finalmente, evidentemente, dal vento della tradizione che soffia forte dalla Norvegia.
L’Islanda sta festeggiando la prima vittoria della sua storia e le Isole Faroe il loro primo punto. L’Islanda è perfino in corsa per qualificarsi al turno principale. Il memorabile pari delle Faroe è stato strappato alla Croazia, medaglia di bronzo quattro anni fa [17-17]. A gennaio ce l’avevano fatta gli uomini, con il primo punto della loro storia preso in un palazzetto che avrebbe potuto contenere tutti gli abitanti della nazione, adesso è il momento delle donne.
IL TELECO-SLALOM
La giornata di sport in tv
Quello che c’è da vedere e da sapere sugli eventi di sport in tv di oggi: dalla settima finale del Mondiale di scacchi agli Europei femminili di pallamano