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FRONTIERE 10.00 Scacchi, Mondiale: Ding Liren vs Gukesh, seconda partita – FIDE CHESS COM LEGGI ANCHE Il ragazzino che può diventare campione del mondo 13.45 Snooker, UK Championship – EUROSPORT EUROGOL 14.00 Youth League: Young Boys vs Atalanta – SKY SPORT 16.00 Youth League: Bayern vs PSG – UEFA TV 18.45 Champions League: Slovan Bratislava vs Milan – SKY SPORT 18.45 Champions League: Sparta Praga vs Atlético Madrid – SKY SPORT 21.00 Champions League: Inter vs Lipsia– SKY SPORT A Inzaghi manca Acerbi, ma il Corriere della sera fa notare con Paolo Tomaselli che “può permettersi di cambiare otto titolari rispetto alla sfida di campionato. Dimarco debutterà da titolare in questa Champions, a ulteriore testimonianza della ricchezza della rosa dell’Inter ma anche di come il tecnico maneggi il turnover”. Andrea Lamperti su Ultimo Uomo ha parlato di Correa, la novità venuta fuori dalla seral Verona. “Per due anni – ha scritto – ogni volta che la telecamera lo inquadrava lui tradiva il suo tormento interiore. Correa sembrava un’anima in pena. Arrivato a Milano per l’occasione più importante della sua carriera, protagonista di un inizio da sogno e poi intrappolata in un lungo incubo, fatto di infortuni e prestazioni-fantasma, di cui l’argentino sembrava soltanto aspettare la fine, passivamente. Muso lungo, testa bassa, linguaggio del corpo sconnesso, quell’intensità ondivaga con cui ha sempre attirato qualche mugugno dagli spalti, e figurarsi a San Siro, dove il pubblico non ha molta pazienza e dove Correa è diventato da tempo un simbolo di qualcosa, sicuramente di negativo. Coperto di fischi a ogni occasione possibile, nell’ostilità di un ambiente che ha convinto Inzaghi a utilizzarlo soltanto in trasferta. Una partita comoda col Verona cosa dovrebbe dirci, se non che Correa è ancora vivo e lotta insieme a noi? Che può portare anche qualche buona notizia, ogni tanto? Credere alle redenzioni però fa bene, meglio illudersi, cosa abbiamo da perdere”. 21.00 Champions League: Young Boys vs Atalanta – SKY SPORT 21.00 Champions League: Bayern-PSG – SKY SPORT Il PSG si prepara a ballare. Come si balla su un peschereccio al largo. Contro il Bayern Monaco stasera dovrebbe trascorrere buona parte della partita a guardare la palla che gira tra i piedi degli avversari, senza avere nessuna inclinazione naturale e nessuna formazione per un evento del genere. Per la prima volta nella stagione, Luis Enrique si imbatte in un’avversaria che ha statistiche migliori nel possesso. L’Équipe fa notare che se escludiamo la partita a Le Havre nel dicembre scorso, dove l’espulsione di Donnarumma aveva quasi costretto a lasciare la costruzione del gioco ai normanni, il PSG non ha mai avuto una percentuale di possesso palla inferiore agli avversari con Luis in panchina. Come e da cosa dovrà difendersi è spiegato meravigliosamente qui, dove L’Équipe ci fa vedere la partita prima della partita, con l’illustrazione dei meccanismi offensivi dei tedeschi, a cominciare da quelli che vengono costruiti dall’incantevole Joshua Kimmich – che ha “riconquistato un ruolo fondamentale nella costruzione delle azioni e brilla in particolare per la qualità del suo gioco lungo. In Europa, nessun giocatore distribuisce più passaggi filtranti di lui e nessuna squadra attacca le spalle dell’avversario più del Bayern. L’azione tipica che parte dai piedi di Kimmich vede i tedeschi posizionarsi numerosi davanti alla palla per minacciare la linea difensiva e aumentare le possibilità di passaggio. Il diagonale verso l’esterno, il taglio verso la fascia del campo opposta è una firma di Kimmich. In queste situazioni – fa notare L’Équipe – Harry Kane va a mettersi volontariamente in posizione di fuorigioco, per presentarsi in anticipo sul difensore quando il pallone arriverà al centro rasoterra dal compagno andato in profondità sull’esterno. Vincent Kompany gioca con gli esterni dai piedi spaiati [o sbagliati, o invertiti – vedete voi] e chiede al mancino Guerreiro sulla destra di creare pericoli mettendo la palla nella zona più profonda dell’area, proprio dove in genere Hakimi e Nuno Mendes fanno fatica a chiudere lo spazio. È interessate anche la soluzione dai calci d’angolo che il giornale francese definisce “con Kane sul terzo palo”, cioè ben oltre il secondo, in isolamento. REWIND È la finale della stagione scossa dall’arrivo del covid. La Coppa si concluse nel mese di agosto in una bolla in Portogallo. È uno scontro diretto che ha la particolarità di essersi tenuto 13 volte senza mai finire in pareggio. È la partita europea più giocata da entrambe. Rispetto a quattro anni fa. Il PSG ha abbandonato il suo approccio galacticos alla vita, dando priorità ai giovani e al talento indigeno. Con una certa ironia, il Caso volle che il gol decisivo nel 2020 fosse segnato da Kingsley Coman, nato a Parigi e cresciuto nel vivaio del PSG. Così, la squadra che batte bandiera del Qatar oggi è la seconda più giovane della Ligue 1 con un’età media di 24 anni, dietro il solo Strasburgo che si trova a 21,9. Dall’arrivo di Luis Enrique il PSG ha comprato 15 giocatori, 12 dei quali sotto i 24 anni. Della squadra che giocò i quarti di finale nel 2021-22 sono rimasti i soli Marquinhos e Kimpembe, mentre cinque dei sei giocatori titolari del Bayern d’allora sono ancora qua: Kimmich,. Goretzka, Coman, Sane, Thomas Muller. Secondo il CIES, i giocatori che possiamo considerare titolari nel Bayern sono mediamente nel club da 59 mesi, quasi cinque anni. È la squadra più stabile per longevità nei principali campionati europei. Scrive The Athletic che dall’alto dei suoi 28 anni di media, il Bayern sta per mettersi sulla stessa strada del PSG. Ha cambiato la struttura del consiglio di amministrazione, ha accolto due ex dipendenti del Lipsia come Max Eberl (direttore sportivo) e Christoph Freund (direttore sportivo) e “parte del loro compito sarà quello di attrarre giovani talenti e allontanarsi dall’ingaggiare stelle. Vi suona familiare?”.
LEGGI ANCHE 21.00 Champions League: Manchester City-Feyenoord – SKY SPORT Con quel suo fare leggero, tipo passavo di qua per caso e allora vi dico due cose su come la penso, Jonathan Liew è intervenuto sul Guardian a proposito di quella che possiamo chiamare crisi del Manchester City: cinque sconfitte consecutive, l’ultima per 0-4 contro il Tottenham, la più pesante sconfitta casalinga in più di due decenni, “quel tipo di risultato che suscita piccoli sussulti involontari, che spinge gli spettatori a tirare fuori i loro telefoni e zoomare sul tabellone, catturando per i posteri questo curioso strappo nel tessuto spazio-tempo”. Tuttavia, dice Liew – questo è il senso del suo intero ragionamento – siamo dinanzi a qualcosa che colpisce ma non sorprende, “non è uno shock, almeno non per chi ha più che vagamente familiarità con il calcio recente del Manchester City. Non viene battuto per cas”o o casualità, ma da squadre che sono semplicemente più coraggiose, più forti, più fantasiose, più unite. E sì, il City continua a farsi fregare in contropiede. Ma altrettanto rilevante del contropiede è ciò che viene prima e dopo: gli sforzi poco coordinati per riconquistare la palla, il riluttante e meccanico ritorno in difesa, i duelli non vinti. Non sono problemi di tattica o di forma, ma di condizionamento fisico e mentale. Non si tratta semplicemente di un problema legato all’assenza di Rodri. Il malessere qui è collettivo. Il punto è che tutti contano su qualcun altro che li salvi. Nessuna squadra campione dovrebbe mai dipendere in modo così fatale da un singolo uomo. Pep Guardiola ha trovato delle soluzioni in passato e senza dubbio ne troverà di nuovo. Ma ora ha bisogno che i suoi giocatori facciano un passo avanti”. Tante, troppe cose mancano al Manchester di fine autunno. “Dopo un inizio di stagione scintillante, Erling Haaland ha segnato solo due gol nelle ultime sette partite di campionato. Si tratta di un’implosione? La fine di un’era? O fondamentalmente il tipico calo autunnale di una squadra che è ancora seconda in campionato e che probabilmente si aggiudicherà il titolo con cinque punti di scarto? In sostanza: siamo noi che ci stiamo pensando troppo?”. Forse, si risponde Liew, ma questa serie di risultati è senza precedenti e “ci sono stati abbastanza presagi [Wolves, Fulham, Inter, Arsenal] per suggerire che si tratti di una tendenza non di un’anomalia. Guardiola parla molto dei suoi trofei ultimamente. Non perde mai l’occasione per omaggiare ciò che questa squadra ha ottenuto. È giusto ma forse è anche il segno di un’amministrazione preoccupata di quel che verrà, delle proiezioni, di come le cose appaiono e vengono rappresentate”. L’editorialista del Guardian ragiona allora sui tempi dell’annuncio del rinnovo del contratto, “che francamente sarebbe potuto arrivare in qualsiasi momento da qui a maggio. La battaglia legale con la Premier League, i briefing furiosi, la litania di documentari, una celebrazione del Pallone d’Oro prima di una partita chiave del campionato: un po’ di aura e di arroganza non sono una brutta cosa. Ma devono essere legati ai fondamentali. Al momento, quei fondamentali non ci sono. Quel che rimane è un club gestito dalla vibrazione di una gloria passata, una squadra che fondamentalmente sembra un po’ ubriaca in questo momento della sua stessa grandezza imperiale. Forse non è ancora il momento di bruciare tutto e ricominciare. Ma vale almeno la pena chiedersi se questa squadra abbia qualcosa di nuovo da mostrarci”. Ai dolori del non più giovane Pep si è dedicato anche un’altra roboante firma del Guardian, lo storico del calcio Jonathan Wilson. In modo forse perfino più definitivo di Liew ha scritto che “non tutti gli imperi durano per sempre. Poiché si tratta del City, la tendenza è trovare spiegazioni, presupporre un ritorno allo status quo. Ma forse Jürgen Klopp deve chiedersi se non se ne sia andato con un anno d’anticipo”. Wilson sottolinea che secondo la società di statistiche Opta le avversarie affrontate dal Manchester City offrivano la terza serie di incontri più facili di qualsiasi altro club dall’inizio di questa stagione. Invece, se dovesse perdere ad Anfield la prossima settimana – e il Liverpool è la squadra contro cui Guardiola ha perso più spesso – sarebbe 11 punti dietro la capolista”. Lo storico del Guardian dice allora che “l’aura è svanita; gli avversari stanno fiutando il sangue nell’acqua. È come il Chelsea nel 2015-16, o il Manchester United di David Moyes, o il Liverpool dei primi anni ’90. Le squadre non l’affrontano più cercando di evitare un punteggio imbarazzante; credono che ci sia la possibilità di un risultato. Il City è ancora capace di momenti di calcio eccezionale, ma ora c’è una vulnerabilità. Le squadre di Guardiola sono sempre state perforabili da palloni giocati alle loro spalle. Tengono una linea così alta che se le cose devono andar male, è quasi inevitabile che vadano a quel modo là. Tutti e quattro i gol degli Spurs sono arrivati in transizione: tre contropiedi dalla propria metà campo e un passaggio sbagliato di Josko Gvardiol. La domanda è perché all’improvviso il problema sia diventato così evidente”. Risposta: l’assenza di Rodri, il calo di forma di altri giocatori, “un senso di stanchezza diffuso. Kyle Walker non ha più ritmo, Ilkay Gündogan, Kevin De Bruyne e Bernardo Silva sembrano vecchi. Phil Foden e John Stones non sono più stati bene dopo gli Europei, Haaland sbaglia gol su gol. Come ha accennato Guardiola sabato, forse un po’ di fame è passata. E il calcio, come diceva Arrigo Sacchi, moltiplica le cose: un giocatore che gioca bene migliora quelli che gli stanno intorno; un giocatore che gioca male li trascina verso il basso”. Ma tanto lo sapete: se stasera ne fanno cinque al Feyenoord cambia tutto. 21.00 Champions League: Sporting vs Arsenal – SKY SPORT 21.00 Champions League: Barcellona vs Brest – SKY SPORT Un gol, solo un gol manca a Robert Lewandowski per diventare il terzo uomo a raggiungere i 100 in Champions League. In uno dei suoi décryptage, L’Équipe racconta come sono arrivati gli altri 99, a cominciare dal primo, in una serata nera per il Borussia Dortmund, battuto 3-1 dai greci dell’Olympiakos. “Un traguardo in più – scrive il giornale francese – per un centravanti che ha messo il suo sviluppo fisico, tecnico e psicologico al servizio della sua ossessione per il gol”. Esiste una golden zone per Lewandowski, un posto dove è insuperabile, e coincide con il cuore dell’area di rigore. Da quel lontano 19 ottobre 2011 fino a stasera, solo tre gol sono arrivati da oltre 18 metri. “Non è una questione di attitudine o di potenza d’attacco – dice L’Équipe – ma di estrema padronanza del suo terreno di caccia preferito: escludendo i suoi 16 rigori e i suoi calci di punizione diretti, il 91% dei suoi gol sono stati segnati in questa zona d’oro – questo spazio delimitato in larghezza dalla linea dei sei metri e in lunghezza dall’area di rigore”. Qui c’è tutta l’analisi, compresi grafici e mappette. Per intenderci le cose stanno così Per il Brest e per tutta Brest l’attesa è perfino più palpitante e la serata perfino più storica. “Gli abitanti di Brest – ha scritto Bernard Lions – scaleranno la collina del Montjuïc come se fosse l’Olimpo. Se l’Estadi Olimpic, che si trova al suo vertice, non racchiude la stessa magia del Camp Nou in ristrutturazione almeno fino a febbraio, tutti terranno comunque gli occhi aperti di fronte all’idea di incontrare gli “dei” del Barça [tranne Lamine Yamal, infortunato]”. «Un sogno nemmeno immaginabile, due anni fa, e bisogna quasi darsi un pizzicotto per crederci», ha riassunto Éric Roy, l’allenatore. A L’Équipe pare che questo Brest sia “come Giano, il dio romano a due teste: la sua squadra a volte vince in una Champions League che sta scoprendo e altre volte deluden in Ligue 1 [12esimo posto, tre punti dalla zona retrocessione, con sette sconfitte in dodici giornate]”. 21.00 Champions League: Bayer Leverkusen vs Salisburgo – SKY SPORT AMERICHE 23.00 Brasileirão: Fluminense vs Criciuma – MOLA TV 24.00 Brasileirão: Fortaleza vs Flamengo – MOLA TV 1.30 Brasileirão: Atletico Mineiro vs Juventude – MOLA TV 1.30 Brasileirão: Palmeiras vs Botafogo – MOLA TV 3.00 NBA: Utah Jazz vs San Antonio Spurs – SKY SPORT 4.00 NBA: Phoenix Suns vs Los Angeles Lakers – SKY SPORT |