Lo Slalom del 2 novembre | Cosa leggere, sapere e vedere

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   COSA STAI PER LEGGERE, COSA SAPERE, COSA VEDERE
  • DISCUSSIONI. C’era una volta il tennis femminista. Le finali WTA in Arabia Saudita. I diritti delle donne ora sono difesi dalle calciatrici
  • RUOTE. Bagnaia ha quasi perso il Mondiale di MotoGP La nuova ala della McLaren  per rincorrere Verstappen
  • EUROGOL. Le critiche di Jorge Valdano a Florentino Pérez per il boicottaggio al Pallone d’Oro
  • AMERICHE. Anthony Davis sta giocando da MVP: tutte le sorprese nell’avvio della NBA
  • PODEMI. Il pepe sulla coda di Thiago Motta La terza di fila del Milan senza Leao TIFOSI: Paolo Sorrentino spiega il patrimonio dell’emozione Claudio Amendola si è un po’ stufato
  • ACQUE. Il peso da dare ai record in vasca corta e a quelli di Léon Marchand
  • L’ULTIMO SCROLL. IL VARIETÀ DEL SABATO. La sai l’ultima?: Oscar Jégou in campo da incriminato di stupro. Milleluci: Storia di Maho Bah-Villemagne, primo pugile transgender
  • La guida ragionata allo sport in tv
  • Le prime pagine di sport da tutta Europa

QUELLO CHE STA SUCCEDENDO

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SABATO 2 NOVEMBRE 2024
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IL TEMA

Le finali del tennis femminile in Arabia Saudita

I diritti delle donne [e anche i rovesci]

 

    Che devono dire, loro. Che possono dire, loro, adesso che sono là? Aryna Sabalenka, la numero 1 del tennis femminile, pensa che «sia importante portare il tennis in tutto il mondo e ispirare le nuove generazioni. Qui hanno fatto un grande sforzo per lo sport femminile, sono felice di far parte in un certo senso della storia». In effetti. In un certo senso. Jasmine Paolini dice che due anni fa ha parlato con certe ragazze che stanno iniziando a giocare a tennis e allora crede che «abbiano fatto un buon lavoro nel coinvolgere le ragazze che stanno cominciando a fare sport. Può essere molto positivo per i diritti delle donne qui», mentre Jessica Pegula ha parlato con una donna e si è sentita raccontare che «60 mila bambine fanno sport a scuola, iniziano a giocare a tennis, a prendere lezioni. Penso che venire qui sia stata la decisione giusta»

Ma è successo nella settimana in cui cento calciatrici hanno scritto una lettera aperta a Gianni Infantino per rompere gli accordi di sponsorizzazione con Aramco, la compagnia petrolifera di un paese nel quale vige «un regime autocratico che viola in maniera sistematica i diritti delle donne e criminalizza la comunità Lgbtq+». Qualcosa stride. 

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IL TORNEO

Vincenzo Martucci sul Messaggero ha scritto che “Jasmine Paolini deve fronteggiare il peso di palla non solo di Rybakina, ma anche di Sabalenka e Zheng, col rischio e insieme l’esaltante motivazione di essere spazzata dal campo

Martucci: In che condizioni psico-fisiche sarà la wonder woman Rybakina, regina a Wimbledon 2022 e finalista a Melbourne 2023, che ha divorziato dal storico coach Stefano Vukov? Come fronteggerà il trottolino toscano col Dna arricchito nei piedi e nella determinazione dai geni di papà ghanese e mamma polacca? Riuscirà a risolvere gli scambi col micidiale uno-due, o subirà i colpi di rimbalzo, il moto perenne e la soffocante transizione difesa-attacco dell’incontrista azzurra dall’ottimo dritto, più servizio e volée? Perché con queste armi, la 28enne di 1.63 ha riscritto quest’anno le gerarchie del tennis donne che vede al comando i muscoli di Sabalenka e l’atleticità di Swiatek & Gauff

Paolo Bertolucci sulla Gazzetta scrive: Anche se non ha avuto un’annata stratosferica, la tennista kazaka serve molto bene e propone un tennis in pressione, efficace. Probabilmente la scelta ufficializzata ieri di avere Goran Ivanisevic – per tanti anni al fianco di Novak Djokovic – come suo nuovo allenatore, anche se sarà effettivo a partire dalla off-season, certifica la volontà della venticinquenne di investire su se stessa per cercare di tornare sui livelli assoluti che l’avevano vista grande protagonista fino a poco tempo fa

LA MOTOGP

Bagnaia ha quasi perso il Mondiale

Una caduta di Pecco Bagnaia nella Sprint di poco fa mette il Mondiale di MotoGP a portata di mano di Jorge Martín, o come dicono gli spagnoli a punto de caramelo. Il campione del mondo ha perso il controllo della sua Ducati quando era secondo alle spalle del madrileno. Ora i punti di distacco in classifica sono 29 e  domani potrebbe arrivare il titolo. A Martín mancano 9 punti. Accadrebbe se vincesse e Bagnaia arrivasse dal terzo posto in giù. Ma ci sono anche altre combinazioni possibili: arriva 2° e Bagnaia chiude 5° o peggio; arriva 3° e Bagnaia chiude 9° o peggio; arriva 4° e Bagnaia chiude 12° o peggio; arriva 5° e Bagnaia chiude 14° o peggio; arriva 6° e Bagnaia chiude 15° o peggio; oppure Bagnaia non conquista punti e lo spagnolo chiude 7°.

In tutti questi casi la MotoGP si troverebbe di fronte a una circostanza che non si realizza da tanto, un campione del mondo in sella a una moto non ufficiale in un team indipendente [la Pramac]. È successo a Valentino Rossi nel 2001 alla Honda, prima ancora a Marco Lucchinelli e Franco Uncini nel 1981 e 1982 [Suzuki], e ancora più indietro a Kenny Roberts, nel 1978 riuscì su una Yamaha non gestita da Iwata.

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FORMULA UNO

La nuova ala della McLaren 

Il week-end di Max Verstappen in Brasile è iniziato male. Le indiscrezioni dei giorni scorsi erano giuste: la sostituzione della power unit alla Red Bull lo farà scivolare di cinque posizioni più indietro nella griglia di partenza sul circuito di Interlagos, proprio mentre le McLaren si fanno più minacciose. Lando Norris è stato il più veloce nelle libere, Oscar Piastri è in pole per la Gara Sprint – eh sì in Brasile c’è anche la Sprint. Tuttavia Umberto Zapelloni sul Giornale fa notare che le papaya rules, le regole di casa McLaren, sono queste. In qualifica ognuno va per sé e così nella sprint brasiliana c’è Piastri davanti a Lando e a tutti gli altri. Contenti loro, contento soprattutto Max

Paolo Filisetti sulla Gazzetta spiega che cosa sta succedendo. La McLaren è l’unico top team ad aver portato in Brasile un nuovo pacchetto di sviluppo aerodinamico. Dopo aver introdotto una nuova ala anteriore ad Austin e un nuovo fondo in Messico, seppur a disposizione solo di Norris, qui ha portato un’inedita ala posteriore da medio carico, caratterizzata dal profilo principale a V. In pratica non si tratta di un comune profilo a “cucchiaio”, bensì di un profilo appunto a V con i due semi profili rettilinei e non curvi come consuetudine. È una soluzione che permette di incrementare il carico solo nella sua sezione centrale e in rettilineo produce una resistenza molto bassa

Giorgio Terruzzi sul Corriere della sera ha scritto che sono tutti presi a innervosire Verstappen. Allora Max, spera che la coppia Ferrari lo aiuti un po’ ma il cronometro ha mostrato ieri margini piuttosto rassicuranti per Norris e Piastri, cosa che potrebbe complicare anche la questione titolo Costruttori per i nostri eroi. Ammesso che non piova — un classico brasileiro— con inevitabili correzioni ai valori in campo, vantaggiose soprattutto per chi scatta dietro, a cominciare da Verstappen.

Niccolò Severini ha scritto su Sky Sport Insider che Max lo sta rifacendo. È tornato il Cattivo che ricordavamo, sta di nuovo accarezzando the dark side of the moon. 

IL RACCONTO

 |   PAROLE Jean Alesi

«Al di là di come finirà, credo che oggi la Ferrari sia super pronta per attaccare il 2025, poi dal 2026 cambierà tutto, macchina, motore, si ripartirà da zero e non sarà da sottovalutare, anche se si lavora molto in anticipo per il futuro. Siamo al capolinea di un regolamento fisso: la federazione cerca soprattutto di controllare le varie furbizie che gli ingegneri possono inventarsi intorno alle zone grigie del regolamento, tipo le altezze delle macchine, o le flessioni delle ali. Per il resto non c’è ormai più una macchina superiore alle altre, conta di più un team compatto. Lo vediamo negativamente in Red Bull dove tanti pezzi importanti della struttura hanno lasciato, Adrian Newey ma anche il direttore sportivo Jonathan Wheatley, che andrà all’Audi. Maranello sta invece lavorando da squadra e il merito va anche a Vasseur».– intervista di alessandra retico, Repubblica

 

    SPAGNA

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Le critiche di Valdano a Florentino per il boicottaggio al Pallone d’Oro

Jorge Valdano è un cuore madridista così blanco. Si sa, lui non lo nasconde e quando fa il tifoso è meno interessante. Ma Jorge Valdano è prima di tutto un Hombre Vertical, e quando il gioco si fa duro gli uomini verticali toccano il cielo. Nella sua rubrica del sabato su El Pais stamattina aggiunge la propria voce a quella dei critici verso il Real Madrid per il boicottaggio della cerimonia di premiazione del Pallone d’Oro. 

La premessa di Valdano è che ogni squadra di calcio è come una piccola nazione e suscita in ciascuno di noi un’adesione che ha tutti i difetti del nazionalismo. Noi tifosi siamo sentimentali e poco disposti a riflettere. Ci sono delle categorie, ovviamente: dal ragazzo che ama il calcio più della sua squadra, al tifoso che non riesce ad avere una sola idea che contraddica la sua passione. Le emozioni sono sconsiderate e si dimentica che il calcio ha una responsabilità sociale. Sono tanti i ragazzi che imitano le acconciature dei loro idoli, e spinti da questa stessa ammirazione, portano gesti, atteggiamenti e perfino cause nel loro stile di vita.

Ma a volte l’odio prevale sull’amore, scrive Valdano capovolgendo quella famosa frase di un famoso presidente di calcio che in Italia diventò un presidente del Consiglio. Nell’ultimo Clàsico abbiamo visto dopo il gol di Lamine Yamal un gruppo di tifosi che avevano dimenticato la lotta civilizzatrice di Vinicius e hanno cominciato a lanciare grida razziste contro l’avversario. 

La sensazione – scrive Valdano – è che il Real Madrid abbia perso due volte quel pomeriggio, una sul tabellone, dove c’era poco da eccepire, e un’altra sugli spalti, con un comportamento che denigra la cultura sportiva che un club dovrebbe presiedere. Ho sentito dire che il calcio è un’altra cosa. È vero, una cosa superiore come fenomeno sociale, ma allora al gala del Pallone d’Oro del giorno successivo le aspettative erano alte. E invece. 

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AMERICHE

Anthony Davis sta giocando da MVP

Tutte le sorprese nell’avvio della NBA

 

Certamente è una fandonia, però si dice, ogni tanto questo giochino si fa, e dunque se la NBA finisse oggi, Anthony Davis sarebbe in corsa per il titolo di MVP. Chi lo avrebbe detto. Secondo The Athletic sta giocando il suo miglior basket da Lakers con una media di 30,6 punti, 12,2 rimbalzi, 3 assist, 1,6 palle rubate e 2 stoppate a partita. Anche nella notte scorsa ha giganteggiato in coppia con LeBron James, 65 punti in due, mentre l’allenatore JJ Redick ha sorpassato a destra Ferruccio Valcareggi, mandando in campo Bronny James negli ultimi 7 secondi della partita. 

È importante ben altro. È importante la promessa di Redick di mettere Davis al centro del gioco d’attacco. I Lakers si stanno assicurando che tocchi la palla in ogni zona del campo, in ogni possesso. Combinando questo tratto con la sua difesa d’élite, Davis entra automaticamente nelle conversazioni per stabilire l’MVP della stagione

Ma siamo solo all’inizio, sebbene si tratti di un inizio pieno di sorprese. Proprio The Athletic le ha messe in fila, una dietro l’altra, dall’inizio di Victor Wembanyama alla forma di Klay Thompson. Wembanyama l’altra notte è uscito dal campo dopo un cinque di cinque che sta alla tripla-doppia come il full nel poker sta al colore. Significa aver fatto almeno cinque in cinque voci statistiche. Lui ha messo insieme punti, rimbalzi, assist, palle rubate e stoppate. C’era riuscito una volta pure l’anno scorso e in NBA non capitava da cinque anni. 

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  TITOLI

▥   OHTANI A TUTTO CAMPO   Washington Post: Shohei Ohtani ha fatto quasi tutto. L’anno prossimo, punta a fare ancora di più” – Ohtani ha avuto una prima stagione notevole con i Dodgers, conclusasi con una World Series. La sua prossima sfida è tornare a lanciare. ➔  Chelsea Janes ha scritto: La stagione 2024 ha sottolineato lo status già consolidato di Ohtani come uno dei talenti più sorprendenti del baseball del 21° secolo. La tesi secondo cui si tratta del più grande giocatore di sempre è legittima. Cosa riserva il futuro a Ohtani, ora che ha trent’anni, con la vetta già raggiunta e un altro premio MVP in arrivo? La risposta ovvia è un ritorno alla posta in gioco più alta, giocare di nuovo da battitore e lanciatore contemporaneamente

IL CALCIO ITALIANO

Il pepe sulla coda di Thiago Motta

 

Tutto in casa Juventus ruota intorno a Vlahovic. Tuttosport dalla prima pagina chiede a Thiago Motta:Sai farne a meno?. Evidentemente no, risponde Repubblica, dove Domenico Marchese scrive che devono stare insieme per forza. Vlahovic segna solo in trasferta ma deve giocare sempre. Leggiamo: Dusan Vlahovic è un grande appassionato di fantacalcio e non ha mai badato a spese per acquistarsi nel gioco più popolare nel mondo del pallone. Per poi schierarsi titolare ad ogni giornata, la stessa scelta che compie ripetutamente da inizio stagione Thiago Motta. Oggi pomeriggio a Udine, contro una delle sorprese della stagione, conterà ancora su di lui, dopo aver meditato a lungo di farlo riposare in vista della trasferta a Lille. Sarà la quattordicesima volta consecutiva, salvo sorprese dell’ultimo minuto che rilancerebbero il giovane Mbangula. Più che una decisione, è una condizione dettata da diversi fattori, nonostante oggi il centravanti della Juventus non stia vivendo un periodo brillante: perché se è vero che i gol non si contano, ma si pesano, altrettanto si può dire per gli errori. L’attaccante pagato 81,6 milioni di euro e che guadagna 12 milioni all’anno, oggi non ha un alter-ego“.

Massimiliano Nerozzi sul Corriere della sera parla di una tentazione che avrebbe preso Thiago Motta: riproporre l’assetto della rimonta contro l’Inter, Mbangula sotto mentite spoglie (del nove)”. Succede perché Vlahovic è preda di statistiche da spalancare dubbi amletici: per palloni toccati, con una media di 23,2 (nei 90’), è alla sua peggior stagione italiana, contro i 32,5 della scorsa annata e i 42,2 di Firenze, il top .

Alessio Tacchinardi ha parlato con La Stampa: «Non penso si debba già parlare di crisi, ma credo che possa aprirsi se a Udine continuasse questa inerzia. Forse ci eravamo illusi troppo prima, sembrava tutto perfetto ma l’impresa di Lipsia ora pare lontanissima».

Ivan Zazzaroni, direttore del Corriere dello sport-stadio ha dei sassolini nelle scarpe da togliere. Nel calcio delle mezze porzioni, misteriosamente abitato da chi si accontenta di emozionarsi solo per una ideologia e non per l’altra, scrive: In pochi mesi Thiago è diventato la fede di tanti, l’opposizione (ad Allegri, a Mou, ai cosiddetti risultatisti) che si è fatta governo, e allora avanti con le protezioni (spesso di comodo), le attenuanti, gli alibi, le lune di miele e l’invito alla pazienza, che è storicamente incompatibile con la juventinità. Non è il Verbo, l’assoluto, e non vuole, né potrà mai essere Guardiola, Pep è sempre un passo più avanti di tutti. Pep è unico, costoso e irripetibile. Eppure continuo a tenere i miei. Quelli di un calcio rispettoso delle caratteristiche dei giocatori, quelli che vincono tanto, quelli che sanno trattare con la squadra, quelli che quando parlano affascinano, intelligenti e scaltri. E diretti. Non maghi: maestri.

 

  MONZA VS MILAN  Leao va verso la terza panchina consecutiva. Repubblica scrive: Difficile dire chi fra Fonseca e Leao vincerà il braccio di ferro. Facile invece immaginare che, se andrà avanti, a perderci sarà il Milan, che non può permettersi uno scontro fra l’allenatore e il giocatore di maggior talento. Alessandro Bocci sul Corriere della sera scrive che la decisione di Fonseca potrebbe dare l’impressione che tutti i mali siano causati dal lunatico portoghese. E invece non è così. Rafa non ha capito, e chissà se gli interessa farlo, che per diventare un campione non sono sufficienti le enormi qualità tecniche che possiede, ma tutto il Milan deve fare un deciso scatto in avanti. Quella di Monza è un’ultima spiaggia. E siccome sulla strada ci saranno Galliani e Nesta, protagonisti di un Milan stellare che non esiste più, è autorizzata una certa nostalgia.

Anche a Don Fabio Capello qualcosa non torna. Sulla Gazzetta ha scritto: Sento la critica concentrarsi soprattutto su Leao, mentre io penserei di più al gioco collettivo. Poi ok, il modo di stare in campo di Rafa è stato spesso inaccettabile e vederlo in panchina fa effetto. Eppure i guai del Milan non si chiamano Leao, al netto del fatto che il portoghese dovrebbe cambiare atteggiamento, non estraniarsi dalle gare e rischiare con maggior frequenza

 

PAROLE  PAOLO BERLUSCONI
 ➣  Monza-Milan, allora. La partita dell’anima, per lei che del Milan è stato vicepresidente e del Monza è presidente onorario.
«Meglio ancora: la definirei la partita dell’amore. Silvio era e sarà sempre amore, l’ha avuto per tutti. Eravamo molto legati, un rapporto speciale. Quando mi telefonava, mi diceva “ciao amore”. Mi manca uscire da Arcore e non avere lui che mi accompagna fino alla porta, aspettando di vedermi salire in macchina».
 ➣   Berlusconi, Galliani: il nome di Maldini viene quasi da sé.
«Daniel è la consacrazione della bandiera. È molto bello che si sia iniziato col Milan e si sia arrivati al Monza, grazie anche all’atto di generosità di Scaroni e del Milan, che lo ha liberato per una cifra irrisoria. Vorremmo tenerlo, anche se bisogna eventualmente essere pronti anche a sacrificare qualche giocatore».
 ➣  Provocazione: lei ce lo vedrebbe Daniel all’Inter? È una voce che ogni tanto si affaccia…
«Sarebbe una bestemmia. Già è stato doloroso vendere Di Gregorio alla Juve…». [intervista di marco pasotto, La Gazzetta dello sport]

 

TIFOSI  Paolo Sorrentino spiega il patrimonio dell’emozione

 ➣  Durante la festa scudetto disse: «Diego ci ha insegnato come si fa e noi lo abbiamo fatto». A Paolo Sorrentino, invece, cosa ha insegnato?

«Mi ha spiegato cos’è l’ebrezza dello spettacolo. E che bisogna andare oltre l’abilità tecnica per trovare elementi di poesia e commozione. Forse dopo Maradona ci sono stati giocatori tecnicamente bravi come lui, ma nessuno ha mai raggiunto quella forma di poesia che lui ha fornito a noi».

 ➣  Come ha fatto un uomo rigido come Conte a conquistare in pochi mesi una città senza regole come Napoli?

«La ragione è proprio questa. Mi sembra un uomo molto serio: non fa proclami, non va in scena. Nel calcio e nella politica, si va troppo in scena e si diventa poco credibili. Lui non ci va. Se dice una cosa è perché la pensa davvero, non perché deve provocare, alludere o far ridere. Questa serietà, in un mondo dove molti giocano a chi la spara più grossa, diventa determinante. Non è recitante, non finge. E questo suo modo di essere viene apprezzato e rispettato. È anti-cinematografico e per noi è una risorsa: non a caso siamo primi in classifica».

 ➣  Il Napoli di Spalletti è stato “la Grande Bellezza”. Parthenope si può collegare a Conte?

«Dietro l’atteggiamento serio e sbrigativo, Conte nasconde una dimensione sentimentale molto forte. Quindi in questo senso c’è una attinenza con il film. Però il Napoli legato alla “grande bellezza” lo riporterei a Sarri. Senza vincere lo scudetto, ci ha fatto vedere delle cose incredibili. Mertens centravanti è stato rivoluzionario. In quei tre anni mi sono divertito molto. Per carità, lo scudetto è stato bellissimo, ma da spettatore mi emozionano i gol, vorrei vederne sempre tanti».  – intervista di vincenzo d’angelo, La Gazzetta dello sport

 

TIFOSI  Claudio Amendola si è un po’ stufato

«Mi piaceva il calcio come sfottò e goliardia, negli Anni 80 allo stadio si andava con le damigiane di vino e le teglie di pasta, oggi non mi diverte più, a volte mi imbarazza vedere ragazzi così giovani che accedono subito a una ricchezza eccessiva. Nel ’90 feci Ultrà, divenne iconico ma mi creò vari problemi con la curva, fino allora avevo un legame forte col tifo organizzato. Fui attaccato dai romanisti».

 ➣  Cosa pensa del licenziamento di De Rossi?

«È la chiusura del cerchio per cui detesto il calcio di oggi. I padroni sono stranieri che ti comprano come una rosetta e ti fanno diventare un filone di pane, senza metterci gli ingredienti giusti. Sono disamorato, non della Roma ma del calcio, che appartiene alle piattaforme. Oggi del Manchester City contano più i tifosi che ha in Asia di quelli inglesi». – intervista di valerio capelli, Corriere della sera

  TITOLI

▥   La Stampa: “Vanoli adesso cambia. «Ma oltre la tattica serve un’altra testa» – Domani arriva la Fiorentina, il tecnico pensa al 4-3-3 L’ira dopo il ko di Roma: «Basta con i gol regalati» 

▥   Corriere dello sport-stadio: Il fenomeno viola: De Gea  vuol dire ambizione” – I rigori parati in Conference e contro il Milan, gli interventi decisivi a Genova: è tornato il grande portiere che tutti conoscevamo e che per un anno è rimasto inspiegabilmente fermo. L’ingresso della Fiorentina in zona Champions è anche merito dello spagnolo

 

PALAZZETTI E DINTORNI

LE MIGLIORI RÉCLAME DEL BASKET

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La Gazzetta dello sport: Tanti punti nelle mani, giovane e italiano: Milano ha scelto Nico” – Contratto da due anni per il play della Nazionale, capocannoniere del campionato. Messina potrebbe schierarlo in Eurolega giovedì. Andrea Buongiovanni scrive: Lo storico trasferimento del 1981 di Dino Meneghin ebbe altra eco, questo passaggio – che riguarda il capocannoniere per media-punti dell’attuale serie A – ha comunque un peso specifico notevole. L’Olimpia paga 300 mila euro. C’è da capire come coach Messina lo utilizzerà: Mannion, con Shield e Mirotic primi terminali offensivi, potrà diventare una terza, preziosa bocca da fuoco. L’investimento per il futuro, in un club che vuole un’anima sempre più italiana, è intanto sicuro.

  ACQUE

Il peso da dare ai record in vasca corta e a quelli di Marchand

Nei tredici giorni in cui sono state strizzate tre tappe di Coppa in vasca corta, sono già caduti cinque record del mondo. Salgono a sei contando anche il primo della stagione, quello fatto da Kaylee McKeown il 26 settembre nei 100 dorso ai campionati australiani [54.56]. Ora Kaylee si è fermata. Dice che il suo primo bisogno è rimettere ordine e pace nei pensieri, non andrà neppure ai Mondiali. Nel frattempo fra il 20 ottobre e ieri sono arrivati i primati di Noe Ponti nei 50 farfalla [21.67] il 20 ottobre a Shanghai – primo svizzero a batterne uno dopo un trentennio; quello di Kate Douglass nei 200 rana [2:14.16] il 24 ottobre a Incheo; quello di Regan Smith nei 100 dorso [54.41] il 25 ottobre a Incheon; ancora Kate Douglass e ancora nei 200 rana [2:12.72] il 31 ottobre a Singapore, infine Léon Marchand nei 200 misti [1:48.88] ieri 1° novembre a Singapore, a sole 24 ore di disatanza dal record europeo nei 100 misti. Ha battuto di 8 decimi il record mondiale che con Ryan Lochte durava dal dicembre 2012. È stato il primo a nuotare la gara sotto il minuto e 49. 

Dall’inizio di questa Coppa del Mondo, Léon Marchand – detentore del primato sui 400 misti in vasca lunga – ha vinto otto gare su otto a cui ha partecipato. Potrebbe intervenire la tentazione di mostrarsi snob. Come dice stamattina Clémentine Blondet nell’editoriale che apre L’Équipe come sanno tutti gli intenditori di cloro, ci sono record e record. Quelli battuti nella leggendaria immensità delle piscine di cinquanta metri. E quelli, secondari, quasi aneddotici, stabiliti nel formato tascabile. La superbia verso la piccola nuotata, come la chiamano nell’ambiente, non è priva di ragione. Perché la storia di questo format, nato solo una trentina d’anni fa, è ancora recente e alcuni tra i migliori nuotatori del mondo saltano sistematicamente la vasca da 25 metri. Nelle due grandi nazioni del nuoto, Stati Uniti e Australia, la prima custodisce la cultura della piscina da 25 iarde [22,86 metri] dove si gareggia per eventi universitari, l’altra ha il clima favorevole per consentire di nuotare in una vasca da 50 metri all’aperto da ottobre a dicembre

L’Équipe fa notare per esempio che Michael Phelps non ha mai detenuto un solo record del mondo individuale in vasca corta, contro i 29 in vasca lunga, mentre Florent Manaudou è riuscito a diventare durante i Mondiali del 2014, in un momento di grazia e con suo stesso stupore, il detentore del primato del mondo in vasca breve sui 50 metri dorso, una distanza nella quale non era assolutamente uno specialista. 

Eppure, eppure. Sarebbe riduttivo buttare via tutti i record con la piccola acqua sporca dice il giornale francese. Perché scorrendo l’elenco dei nuotatori più veloci della storia, visto che moltiplicando per due le virate e le correnti si va molto più veloci nel percorso breve, troviamo ori olimpici e leggende del sport come Katie Ledecky e Caeleb Dressel. Ryan Lochte, sei volte campione olimpico, deteneva da 12 anni il record mondiale nei 200 misti ed è ancora oggi il più veloce del mondo nella vasca lunga. Questo dettaglio dà pieno rilievo alla prestazione di Léon Marchand. Può ancora far suo il primato dei 400 misti stamattina a Singapore, oppure quello dei 100 il mese prossimo ai Mondiali di Budapest. Per continuare a scrivere la storia in grande stile – gioca con le parole L’Équipe – qualunque sia la dimensione della vasca

Lui, Marchand, dice al giornale francese che per migliorare si concentrerà sulla subacquea, sulle parti non nuotate, mentre il suo co-allenatore Nicolas Castel sostiene che quest’attività in vasca corta lo potenzia. 

 

 L’ULTIMO SCROLL

IL VARIETÀ DEL SABATO

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LA SAI L’ULTIMA?   OSCAR JÉGOU, IN CAMPO DA INCRIMINATO DI STUPRO

Ancora incriminato per stupro in Argentina, Oscar Jégou torna in campo oggi con la maglia del suo club La Rochelle. Jégou è sotto accusa con il compagno di Nazionale Hugo Auradou: i fatti risalgono all’estate scorsa, quando la Francia era in tour in Sudamerica. Il cittì Galthié ha dato un’intervista dai toni drammatici qualche giorno fa a L’Équipe. Ha chiarito che i due non saranno in Nazionale fino al termine del procedimento, intanto oggi Jégou sarà schierato in campionato. Non era previsto che tornasse – anche qui – prima della conclusione della procedura che lo riguarda. Stasera invece gioca contro lo Stade Français. La storia è su Le Monde

MILLELUCI  MAHO BAH-VILLEMAGNE, PRIMO PUGILE TRANSGENDER

È arrivato il giorno dell’esordio per Maho Bah-Villemagne, primo pugile a combattere ufficialmente tra gli uomini dopo un percorso di transizione di genere. Due anni fa era stato il secondo di Francia con il sesso assegnato alla nascita. Affronterà Evan Ferrandi a Marsiglia e Libération racconta la sua storia. Ha combattuto 27 volte da dilettante tra donne [12 vittorie, 15 sconfitte] nella categoria dei 52 chilogrammi. 

«Sento molta pressione, so che mi aspettano, a seconda del risultato potrebbero cambiare molte cose per noi persone transgender. C’è una storia di virilità molto forte tra gli uomini che praticano la boxe. Evan Ferrandi è molto coraggioso nell’accettare questa sfida, molti non lo avrebbero fatto. Il mondo non è così binario: piaccia o no, esistono persone transgender e altre non binarie. Ci siamo nascosti per molto tempo, ora usciremo allo scoperto e dovremo occupare un posto nella società. Non mi sentivo una donna, ma mi ci è voluto molto tempo per iniziare la transizione perché avevo paura di non poter più boxare. Sapevo che non esisteva una legislazione e che per lo sport le persone transgender non esistono. Non avevo un mio posto, ho dovuto crearlo e  non pensavo che ne sarei stato capace»

Maho Bah-Villemagne ha iniziato la sua transizione durante l’estate del 2023 ed è stato a lungo in un limbo legale, vivendo la lontananza dallo sport – scrive Libération – come un lutto. Stasera la ripartenza. 

 

     REWIND

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LA GUIDA RAGIONATA

 

La terza giornata della Coppa del mondo di nuoto da Singapore. Le semifinali del Masters 1000 maschile di tennis da Paris-Bercy e l’inizio del Masters femminile. Le qualifiche in F1 da Interlagos e in MotoGP dalla Malesia. Le anteprime delle partite di Premier, Bundesliga, Liga, Serie A. I campionati di basket e di pallavolo.  

 

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