LA MOTOGP
Una moto non ufficiale verso il titolo

Una caduta di Pecco Bagnaia nella Sprint di poco fa mette il Mondiale di MotoGP a portata di mano di Jorge Martín, o come dicono gli spagnoli a punto de caramelo. Il campione del mondo ha perso il controllo della sua Ducati quando era secondo alle spalle del madrileno. Ora i punti di distacco in classifica sono 29 e domani potrebbe arrivare il titolo. A Martín mancano 9 punti. Accadrebbe se vincesse e Bagnaia arrivasse dal terzo posto in giù. Ma ci sono anche altre combinazioni possibili: arriva 2° e Bagnaia chiude 5° o peggio; arriva 3° e Bagnaia chiude 9° o peggio; arriva 4° e Bagnaia chiude 12° o peggio; arriva 5° e Bagnaia chiude 14° o peggio; arriva 6° e Bagnaia chiude 15° o peggio; oppure Bagnaia non conquista punti e lo spagnolo chiude 7°.
In tutti questi casi la MotoGP si troverebbe di fronte a una circostanza che non si realizza da tanto, un campione del mondo in sella a una moto non ufficiale in un team indipendente [la Pramac]. È successo a Valentino Rossi nel 2001 alla Honda, prima ancora a Marco Lucchinelli e Franco Uncini nel 1981 e 1982 [Suzuki], e ancora più indietro a Kenny Roberts, nel 1978 riuscì su una Yamaha non gestita da Iwata.
L’ultimo GP diventerebbe irrilevante. Solo ieri era diventato un caso politico. La tentazione della cupola è stata respinta. Così El Pais aveva chiamato i vertici del motomondiale, alcuni come Jorge Viegas tentati dall’idea di far correre lo stesso la gara finale a Valencia, “per dare un aiuto economico alla comunità a lutto dopo la devastazione di DANA”. Invece la MotoGP non andrà a Valencia per l’ultima corsa della stagione. Il Mondiale si chiuderà su un’altra pista spagnola oppure in Portogallo o Qatar. «Non andrò a correre a Valencia, anche a costo di perdere il titolo» è stato chiaro e drastico Pecco Bagnaia. Jorge Martin era più possibilista, Marc Marquez si è dichiarato in modo netto: «Non sarebbe etico, non è solo questione di soldi ma di mani, stiamo parlando di persone che hanno perso tutto». Matteo Aglio su La Stampa spiega che “il circuito dedicato a Ricardo Tormo non è più un luogo dove celebrare la velocità, ma è diventato un rifugio per gli sfollati”.
Daniele Sparisci sul Corriere della sera sottolinea la presa di posizione di Bagnaia: “La voce del capitano, il discorso del numero uno. Educazione sabauda, rigore e concretezza. Il coraggio del campione del mondo che scuote le coscienze in un mondo dove prevale l’interesse personale ma soprattutto quello economico”. Anche Paolo Ianieri sulla Gazzetta parla di “vittoria di Pecco” e Mario Salvini sottolinea come questa “guerra di nervi” stia forse lasciando il segno su Martin, scivolato in prova mentre cercava di andare oltre i limiti.
| VOCI Enea Bastianini
➣ Darà una mano al suo compagno di squadra Bagnaia?
«No, sono libero. Non ho ricevuto ordini dal box e non guardo in faccia a nessuno: corro per me, nessun altro. Ho bisogno di vincere, di fare punti per chiudere in classifica davanti a Marquez. Pecco è un grande campione e un bravo ragazzo, gli voglio bene ma se all’ultimo giro sono in testa ed è dietro di me, non lo faccio passare: mi sembra normale. Lui e Martin il Mondiale se lo giocheranno da soli, nessun aiuto da parte mia o altri». – intervista di massimo calandri, Repubblica