Le prime pagine dei tre giornali sportivi portoghesi sono tutte per Diogo Costa, il portiere che ha parato i rigori giusti, i rigori che hanno qualificato la squadra al turno successivo. Così ai quarti di finale siamo già sicuri di avere la stessa finale del 2008 [Spagna ve Germania] e la stessa finale del 2016 [Francia vs Portogallo].
Eppure non è Diogo Costa che abbiamo guardato. “Lo spettacolo di Ronaldo è inarrestabile e riduce gli altri a comparse” ha scritto sul Guardian lo storico del calcio Jonathan Wilson, autore di almeno un paio di libri imperdibili: La Piramide Rovesciata e Il portiere.
Dice Wilson che “in questo mondo di adorazione delle celebrità, vincere le partite di calcio è una preoccupazione secondaria. È tutto centrato su Ronaldo, c’è sempre un fascino quando le leggende svaniscono, il fascino di guardare come si scagliano contro la riduzione dei loro poteri, come scrollano le spalle e fanno il broncio nell’eterna battaglia umana con la mortalità. Decadimento e decrepitezza hanno il loro fascino; ciò che i romantici hanno visto in un’abbazia in rovina, così altri lo vedranno nella figura in declino di Cristiano Ronaldo. Un giorno ci sarà una partita del Portogallo che non riguarderà Ronaldo, ma non qui, non ora”.
Si è fatto parare un rigore da Jan Oblak nei supplementari ed è scoppiato in lacrime. Si è rifatto ai rigori e ci ha imposto di nuovo “il grande psicodramma del suo invecchiamento”. Anche se Diogo Costa ha parato tre rigori, anche quando Gonçalo Ramos segnò tre gol contro la Svizzera all’ultima Coppa del Mondo, la sensazione resta uguale: gli altri sono tutti attori non protagonisti, meno lui, Lui che segna un gol “in esilarante fuorigioco” [ricorda sempre Wilson], lui che ha fatto 10 gol nelle qualificazioni, “un’impresa che sarebbe impressionante se metà di essi non fossero stati trovati Lussemburgo e Liechtenstein”, lui che esige di battere i calci di punizione tuttora. La scena secondo Wilson è la seguente: “Qualcuno va a prendere la palla e gliela passa. La barriera si impettisce. Ronaldo annusa, poi gonfia le guance e mentre migliaia di persone allo stadio alzano i loro telefoni per riprendere il momento sacro, lui si rivolge alla palla come uno strano amalgama tra Jonny Wilkinson e uno degli attori della terza stagione di Blackadder, e la colpisce. Un romanzo di David Peace su questa squadra sarebbe straordinariamente simile all’esperienza di guardarli: infiniti esercizi di stile al servizio di una paranoia”. Così abbiamo sistemato pure David Peace. “Solo che di solito – continua Wilson – oggigiorno una punizione di Ronaldo è il preludio a un calcio di punizione dal fondo”. Wilson ha spulciato le statistiche e al servizio del suo pezzo mette un dato divertente: Ronaldo ha tirato in porta 19 volte in questi Europei, due volte in più di tutta la Scozia, ma ha segnato due gol in meno.
“A parte i calci di punizione – insiste nell’opera di spolpare l’ex CR7 – c’è stata una serie di tocchi sbagliati che hanno portato alla perdita della palla, ma cosa più sorprendente di tutti una serie di cross che non è riuscito a raggiungere. La primavera non c’è più, le sinapsi non sono più così acute, i riflessi sono carenti. Le occasioni che una volta avrebbe sfruttato ora vanno sprecate. In circostanze normali, ci faremmo una domanda: se Roberto Martínez può continuare a scegliere un giocatore così fuori forma, la cui presenza causava squilibri anche quando era decisivo. Ma questo è il Portogallo e questo è Ronaldo. Sarà titolare contro la Francia nei quarti di finale. Eppure ti chiedi anche se alle orde di attaccanti portoghesi dispiaccia di essere delle comparse nello show di Ronaldo. E ti chiedi se sia saggio portare una squadra così talentuosa ai Mondiali e agli Europei, per trattarla essenzialmente come dei partner di un tour d’addio. Le opportunità di vincere tornei, le vere opportunità, capitano molto raramente; sacrificarle all’ego di una stella in declino, e non importa quanto sia stata grande un tempo, sembra davvero indifendibile“
3-0 DOPO I CALCI DI RIGORE