Colonna sonora di Ombretta Colli. Facciamo finta che tutto va ben, tutto va ben. Facciamo finta che possiamo essere contenti di Marcell Jacobs, alla sua migliore uscita sui 100 metri, il suo primato stagionale. Ma il primato stagionale è un tempo da serie A-2, un 10.03 con cui non avrebbe passato né le semifinali agli ultimi Mondiali né quelle alle Olimpiadi di Tokyo.
Non gli è neppure bastato ieri sera a Oslo, né per vincere, né per arrivare secondo e neppure per arrivare terzo. Davanti a Jacobs si sono piazzati Akani Simbine in 9.94, Sani Brown in 9.99, Emmanuel Eseme in 10.01. Gli sarebbe arrivato davanti anche il britannico Jeremiah Azu, decisamente in testa fino ai 60 metri quando si è infortunato. Resta l’unico europeo andato sotto i 10 secondi nel 2024. Sarebbe [stato?] l’avversario più complicato da domare a Roma.
Intanto, in chiave olimpica, non regge più la scusa che anche gli altri vanno piano. Certo non c’è un Usain Bolt, ma se ci fosse un Usain Bolt, Marcell Jacobs non sarebbe l’oro olimpico in carica. Non è così vero che i suoi avversari non si sono espressi su tempi eccezionali. Jacobs non corre sotto la soglia dell’eccellenza dei 10 secondi dal 16 agosto 2022, quando fece 9.95 agli Europei di Belgrado. In questi stessi 22 mesi Coleman è sceso 11 volte sotto i 10” con un fresco 9.95 il 25 maggio, Lyles ha fatto 9.96 ad aprile nel Devonshire, ha corso 11 volte su 15 sotto i 10” e il suo peggior crono negli ultimi due anni è stato 10.05, Simbine è andato 7 volte sotto i 10, Omanyala ha fatto 9.98 il 25 maggio a Eugene, con 13 discese sotto i 10” dall’agosto 22 a oggi.
Andrea Buongiovanni sulla Gazzetta ieri manifestava sacrosante perplessità [“La condizione di Marcell Jacobs, a nove giorni dal via degli Europei di Roma, preoccupa”]. Stamattina ha scritto: “Può un campione olimpico in carica essere soddisfatto di un quarto posto? Sì, se quel quarto posto arriva con una prestazione tecnica e cronometrica che riscatta ampiamente quella precedente e apre a nuove, rosee prospettive“. Bene così. Già ieri sulla Gazzetta Paolo Marabini commentava negando allarmi o che: “Se è chiaro che fallire l’appuntamento continentale sarebbe comunque fastidioso, anche perché l’evento è davanti al suo pubblico sulla pista dell’Olimpico di Roma, quello che conta quest’anno è soltanto un traguardo: i Giochi di Parigi”. Casomai fra quattro anni ci sono quelli di Los Angeles.
Di ritorno dalla gara di Oslo, Marco Bonarrigo sul Corriere della sera scrive che “la sua «peggior gara della vita» è alle spalle, la grande paura è evaporata e «i pezzi del corpo cominciano finalmente a rimettersi assieme». L’incubo della prova di martedì a Ostrava, dove i piedi appoggiavano sul tartan senza sincronia e il risultato è stato da prova juniores, è cancellato. Jacobs, uscito bene dai blocchi, ha ancora qualche problema in fase di spinta e nella fase finale, ma gli appoggi dei piedi sembrano finalmente in equilibrio“.
Su la Stampa Giulia Zonca racconta che “si era preoccupato anche lui. Marcell Jacobs ammette lo sconforto dopo i 10 secondi e 19 in cui ha corso i 100 metri a Ostrava, due giorni fa, ma lo dice con un sorriso sollevato, dopo il 10″03 (vento +0, 4) di Oslo che lo riporta in linea con i programmi: «Tra poco possiamo iniziare a divertirci»”. Zonca scrive che per scendere sotto i 10 secondi “se ne parla agli Europei che iniziano il 7 di giugno e portano in pista 116 italiani, 63 uomini e 53 donne e non abbiamo mai avuto una squadra tanto numerosa. I 100 metri scattano il primo giorno, ma Jacobs sta tra i migliori dodici, così come Chituru Ali, così passa direttamente alla semifinale in programma l’8 giugno“. Christian Marchetti sul Corriere dello sport-stadio attacca: “Marcell Jacobs? Presente“. Sarà così.