Assurdo. Gli Internazionali di Roma si giocano anche senza Sinner

  La più irragionevole e sorprendente delle decisioni è arrivata da Roma. Gli Internazionali d’Italia vanno avanti. Assurdo. Il torneo sarà giocato lo stesso. Anche senza Sinner. A due giorni dal post del giocatore con la rinuncia per infortunio, a sole ventiquattr’ore dalla conferenza stampa che spiegava il suo gesto estremo, il Foro Italico ha voluto ugualmente tenere il sorteggio del tabellone, con una ostinazione sorda, un gesto di rara insensibilità. 

Gli organizzatori non hanno tenuto in nessuna considerazione la volontà del pubblico – che andrebbe invece rispettata prima di ogni altra cosa. La maggior parte degli spettatori aveva comprato il biglietto per vedere Jannik Sinner, non il torneo, e neppure il tennis. Onestamente, sai chissenefrega di un norvegese ai quarti di finale contro quel vecchio rincoglionito di Djokovic, oppure di un Hurkacz contro Medvedev, per non dire del torneo femminile che certe televisioni si ostinano a continuare a trasmettere, perfino alla luce del giorno. Seguendo una la logica cinica dello show must go on che non possiamo continuare a subire, Roma ha scelto di tirare avanti come nulla fosse, ha scelto di far giocare il torneo senza alcun rispetto per le folle, distrutte dalla scomparsa dell’unica ragione al mondo per cui sarebbero venute a sporcarsi i calzini di terra rossa. Per fortuna il sorteggio ci ha regalato al primo turno Gigante contro Zeppieri e Berrettini contro Napolitano, così un poco di ammuina la possiamo fare lo stesso. 

 

  Da un paio di giorni i siti di alcune testate  raccontano che i tifosi di Sinner mettono in vendita i biglietti dopo il forfait: non vogliono più andare a Roma. Così ha titolato Fan Page, mentre Repubblica ha riferito il messaggio di un certo Corrado: «Senza Sinner non ha senso andare a Roma». 

È abbastanza deprimente ma ce lo meritiamo. È il prodotto di un clima che stava nell’aria da un po’ di tempo, un morbo, la Sinnerite, parola apparsa pure sulla copertina di Oggi. Un veleno individual-nazionalista che ammorba il racconto e la bellezza dello sport – una cecità verso tutto il resto, una indisponibilità a riconoscere che esistono pure gli altri, l’abbraccio acritico di una parte. Qualcosa di simile al tifo per una squadra di calcio, ma è molto di più e molto di meno. È un tifo che somiglia a un moto ondoso. I tedeschi sono maestri nel coniare parole composte per descrivere un sentimento nuovo. Dovrebbero pensarci loro a regalarci il termine giusto, una cosa tipo Mittenanderenbleiben. Nella lingua madre si dice: sta’ mmiezo, stare in mezzo, infilarsi in qualche modo dentro una discussione, dentro una chiacchiera, un flusso, non sentirsi esclusi.

È un sentimento che arriva ciclicamente, si ripete ogni tanto intorno a questo o quello. Accade che uno sport venga sciolto e ricondensato in un individuo solo. Chi allarga lo sguardo, si imbatte in una tempesta. Così la povera Elena Pero, telecronista di tennis a Sky, ha la colpa di non gridare abbastanza ai punti di Sinner, per giunta dice pure bravo all’avversario se quello è bravo. Roba da matti, perché non la cacciano? Sono meccanismi che conosce bene Gianmario Bonzi, la voce dello sci a Eurosport. Se Lara Gut-Behrami cade e lui se ne dispiace, se Mikaela Shiffrin vince e lui si entusiasma, arrivano le Ronde Italiche e gli dicono di vergognarsi. 

Ci sono stati un paio di Sinner prima di Jannik Sinner. Con Marcell Jacobs è andata allo stesso modo. Lampo, delirio, monomania. Sollevare un sopracciglio sulla gestione del dopo-Tokyo era considerata un’eresia. Paolo Banchero: eccone un altro. Tutti innamorati di lui fino a un secondo prima che facesse la scelta più naturale, giocare i Mondiali per gli USA. 

 

Tra le righe dell’intervento di Paolo Bertolucci sulla Gazzetta di domenica, ci sono un paio di passaggi che raccontano bene il clima intorno a Sinner. Bertolucci racconta di essersi accorto al torneo di Montecarlo che c’erano problemi all’anca, pensavo che fossero soprattutto dovuti alle tante partite giocate nei primi mesi, soprattutto negli ultimi due tornei sul cemento. Pensavo sinceramente che il giocatore avrebbe saltato Madrid, avrebbe sfruttato questo periodo per fare un richiamo fisico in vista degli appuntamenti di Roma, Parigi e di tutta la programmazione dell’estate

Quando invece l’ha visto iscritto a Madrid, dice di essersi sentito sollevato, ha creduto di aver esagerato, invece poi a Madrid ho rivisto lo stesso linguaggio del corpo del nostro campione, la stessa camminata innaturale che non era lineare come al solito e che avevo notato a Montecarlo. Allora l’ha detto in telecronaca, così come ha confessato di non essere stato sorpreso nel momento del ritiro, i tre-quattro giorni di riposo previsti prima della partenza di domenica per Roma mi erano sembrati sinceramente molto ottimistici. Avevo esternato questi dubbi, però non volevo assolutamente passare per menagramo e ho evitato di calcare la mano sull’argomento. Ho comunque assolutamente evitato i toni trionfalistici che leggevo sui giornali, pur senza mettere minimamente in dubbio la sua partecipazione agli Internazionali di Roma.  

Menagramo.

Tra poco potrebbe diventare complicato dire di Sinner – come per Jacobs – che la gestione del clamore e del successo non è stata impeccabile. Jacobs non correva mai, Sinner ha giocato troppo.

Ma Jannik è un ragazzo saggio e se lo è detto da solo, per fortuna.

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