La scelta di Xabi Alonso. Vinco, faccio la storia e resto. La lezione di Leverkusen a Napoli

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  Er bleibt. Lui resta, titola stamattina la Süddeutsche Zeitung. Ma per dirlo, per far sapere a tutti che non avrebbe lasciato Leverkusen, Xabi Alonso ha preferito dare l’annuncio in lingua inglese. Così a Liverpool avrebbero capito meglio. A Liverpool, ma non solo. Xabi Alonso era l’allenatore più desiderato da mezza Europa, fino alle due del pomeriggio di un Venerdì santo. Inghilterra, Real Madrid, Bayern: poteva andare ovunque. Invece ha scelto di restare al Bayer, dove finora non hanno mai vinto un titolo nello loro storia e dove lui sta portando il primo, per farla finita con quel soprannome, il Neverkusen. 

La scelta più saggia e più comune sarebbe stata filarsela. Sali in vetta, metti la bandiera con il tuo nome sulla conquista, un piccolo passo per l’uomo un grande passo per la comunità, saluti e baci, arrivederci. E invece guardate che combina questo signore basco, per definizione e per cliché uomo dall’orgoglio smisurato, un tipo nato sia a pochi km dal posto dove si fanno inseguire dai tori sia dalla frontiera con la Francia. Er bleibt, lui resta.

 

IL CONTRARIO DI SPALLETTI

Die Welt dice che “con la decisione di Alonso gli alibi non valgono più”. Oliver Müller ha scritto che “questo comportamento insolitamente modesto per un allenatore così pubblicizzato, insieme al suo curriculum di ex calciatore di successo e alla sua competenza professionale, è un tratto caratteriale essenziale di Xabi Alonso. Anche se nel mondo che lo circonda, tutti sono affamati di ogni opportunità per fare subito il passo successivo, lui rimane calmo e riflessivo. Soprattutto non si lascia trascinare dai ritmi frenetici. Per questo motivo è rimasto a lungo in silenzio, per conto proprio. Con la sua lucidità offre alla squadra un vantaggio psicologico non trascurabile”. 

Ora, i vecchi frequentatori di Slalom conoscono le origini del suo papà. Ebbene, queste sono ore di whatsapp frenetici da parte degli amici in città, tifosi della squadra, un anno fa di questi tempi in attesa della grande festa come oggi è in attesa Leverkusen. Adesso gli amici stanno pensando e stanno scrivendo, vedi, Xabi Alonso resta, non se ne va: si è trovato bene, non così bene da farsi un tatuaggio, ma pure senza tatuaggio resta. E invece qui.

Eh tutto sommato gli amici hanno pure ragione, che gli vuoi rispondere, solo che magari a Leverkusen il presidente non è De Aspiriniis. La rivista Kicker parla di “segnale forte sia internamente che esternamente”. Leon Elfreude scrive allora che “pure il prossimo anno il Leverkusen avrà una squadra di punta: in estate non si lascerà smembrare, nella migliore delle ipotesi dovrebbe diventare ancora più forte. La decisione di Xabi Alonso sottolinea questa intenzione. E lancia un messaggio a tutti coloro che hanno avuto dei dubbi. I professionisti del Bayer ora sanno che, se lo desiderano, potranno continuare a imparare da questo insegnante di calcio”. Speriamo che gli amici a Napoli non leggano pure questo. Kicker dice che Xabi Alonso è riuscito a “formare una squadra tanto resistente quanto forte. Un capolavoro. I dirigenti non gli hanno fatto pressioni – ecco [ndSl] – hanno sottolineato più e più volte che si aspettavano che il loro allenatore restasse. Il fatto che Xabi Alonso si fermerà almeno per un’altra stagione alimenta la speranza dei tifosi che questo picco raggiunto sia lontano dall’essere terminato”. Der Spiegel usa una categoria extracalcistica, extraprofessionale, e parla di “straordinaria lealtà di Xabi Alonso”. 

 

  E ADESSO IL LIVERPOOL?

Questa storia si può guardare anche da una terrazza inglese. Da lassù si affaccia lo storico Jonathan Wilson – che ne ha scritto per il Guardian, considerandone l’aspetto liverpoollese della faccenda [chissà se si può dire liverpoollese]. 

Anche il Guardian mette nel titolo la “lodevole lealtà” di Xabi Alonso – intorno al quale stava crescendo l’attesa per il finale perfetto, l’idea che Jürgen Klopp gli avrebbe ceduto il testimone dopo la finale di Europa League a Dublino. Finale perfetto per il Liverpool – si capisce. Il Guardian sottolinea che con il ritorno dell’ex direttore sportivo Michael Edwards come nuovo amministratore delegato del Fenway Sports Group e con la nomina di Richard Hughes a direttore sportivo, le turbolenze in estate ad Anfield non sarebbero mancate e non mancheranno, ma il volto familiare di Alonso – 143 partite giocate in 5 stagioni con la maglia dei Reds – “avrebbe rappresentato un senso di continuità”. Le sue idee sul calcio sono simili a quelle di Klopp. Un allenatore di famiglia, lo aveva definito Jürgen. 

“In un mondo nel quale tutto diventa spesso una disperata corsa al vertice, in cui regna una visione a breve termine, c’è qualcosa di lodevole in Alonso, anche se non facilita la vita al Liverpool”. 

Wilson sottolinea allora che grande è il numero di club in vista in cerca di un nuovo allenatore quest’estate. Fa i nomi di Barcellona, ​​Bayern, Napoli, Manchester United, Chelsea, Newcastle, Borussia Dortmund e Juventus. Parla di grossa occasione per la nuova giovane generazione di teste che pensano calcio. Cita Amorim e De Zerbi come i favoriti a questo punto per un trasferimento ad Anfield, sebbene Klopp abbia fatto trapelare tra le righe delle perplessità su De Zerbi, quando ha detto che gli piace guardare il Brighton, ma non è la sua maniera di allenare, anzi, gli pare che De Zerbi chieda tanto ai giocatori. Mmm. 

“Se c’è un dubbio – dice il Guardian – riguarda il suo carattere volubile, anche se si è calmato dopo i due rossi e i quattro gialli della scorsa stagione”.

E comunque sia, o De Zerbi o Amorim, o Julian Nagelsmann o Thomas Tuchel o Julen Lopetegui, “chiunque arrivi, nessuno sarà così naturale come Alonso”.

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