Questo Alcaraz sembra un peso massimo

 

TENNIS

Questo Alcaraz sembra un peso massimo

 

Non cercate paragoni con Nadal, con Sampras, con chiunque. Non cercate la parola che squadri il suo diritto. Carlos Alcaraz, vincitore del torneo di Indian Wells, tornato al numero 1 della classifica mondiale, in realtà è il Mike Tyson del tennis. Lo dice Gilles Cervara, il coach di Daniil Medvedev, da lui strizzato in finale [6-3, 6-2], dove si era presentato con una striscia di imbattibilità lunga 19 partite, creando un misto di paura ed esaltazione nel circuito scrive Frank Ramella dalla California per l’Équipe.

Tutto sembra troppo semplice per Carlos Alcaraz, con la sua grinta, il suo tocco, la sua potenza, la sua finezza e molte altre cose. La finale di Indian Wells è consistita in una parata di colpi di tutto il suo arsenale, con le molteplici opzioni usate con giudizio.

I dieci ace in nove game di battuta, i 12 punti consecutivi, tre smorzate, gli attacchi sulla seconda palla di Medvedev, la capacità di tenerlo dietro la linea di fondo con i primi tre colpi. La sintesi de l’Équipe: Spaventoso

Daniele Azzolini su Tuttosport usa invece la parola mostro e scrive: Alcaraz ha fatto ciò che ha voluto, ha intontito Medvedev di pallate tossiche e ha sferzato con gittate violente angoli di campo che Daniil nemmeno pensava esistessero.  Una finale che mi ha obbligato a rivedere il giudizio espresso sul confronto con Sinner e prendere atto dei nuovi valori indicati dal primo Masters stagionale. Jannik, nella nuova nomenclatura di vertice, guadagna posizioni su tutti gli inseguitori, Medvedev compreso, ma Alcaraz appare oggi più distante di quanto fosse apparso già contro l’italiano. La vera sorpresa, se ce n’è una, è lo scatto in avanti operato dal giovane di El Palmar, che comincia a mostrare gli ampi confini entro i quali potrà esercitare il proprio dominio. Talento, sostanza, gioco a tutto campo, possibilità di migliorarsi ancora da definire, ma inevitabilmente estese. E carattere

 

Viene da un altro pianeta. Attacca come Federer e si difende come Nadal | Daniela Hantuchová intervistata da l’Équipe

 

  Quella cosa che ogni tanto ripetiamo su boxe e tennis

 È capitato che uno sport, il tennis, si sia sostituito alla boxe. Oggi è il tennis a richiamare folle e denaro; è il tennis che, presentandosi come un combattimento, attrae gli animi, avidi di trionfi e di sconfitte, di capovolgimenti drammatici, ed è questo sport, soprattutto, che lascia aperte tutte le porte al denaro e in particolare alle scommesse. A ben vedere, la motivazione dei giovani che oggi si orientano verso il tennis è la stessa che alcuni decenni or sono spinse altri giovani verso la boxe: guadagnare denaro e diventare famosi. Oggi le persone si fanno vedere al Roland Garros come un tempo si facevano vedere al Vélodrome d’Hiver o al Madison Square Garden di alexis philonenko, Histoire de la Boxe

 

  passioni Alessandro Borghi e la boxe

 ➣  Ha iniziato come stuntman.

«Sì. Facevo pugilato, mi guadagnavo le giornate, ho smesso, studiato Economia all’università, poi ho ricominciato, ma come attore».

 ➣  Perché pugilato e arti marziali?

«Mi sentivo debole, insicuro, avevo paura di camminare a Termini la sera. Serviva una terapia d’urto. Ho fatto full contact, pugilato. Al primo cazzotto in faccia ho imparato a gestire il dolore».

 ➣  Un film sul pugilato?

«L’unica cosa che so fare davvero non me l’hanno fatta fare mai. E ora sto invecchiando…». intervista di arianna finos, Repubblica

 

   italianismi 

Spira forte questo vento di super. Superleghe, superbonus, supertutto. Nel tennis: supercoach. Paolo Bertolucci sulla Gazzetta di stamattina lo ritira fuori come soluzione tecnica per Matteo Berrettini e Lorenzo Musetti. Posseggono le potenzialità per riemergere in fretta dai loro tormenti – dice – e tornare a veleggiare verso lidi più consoni al loro talento, soprattutto sotto il punto di vista delle prestazioni, ma credo che per ricercare una soluzione efficace ai problemi sia arrivata per tutti e due l’ora di scelte drastiche. E con una parola che non può essere tabù: supercoach. Cioè una figura altamente qualificata che affianchi gli storici tecnici Santopadre e Tartarini e fornisca ai giocatori una prospettiva diversa da cui guardare il proprio tennis e quello degli avversari

Bertolucci chiarisce che non si tratta di disconoscere il lavoro fatto fin qui, di recidere totalmente le radici originarie (anche se Sinner lo ha fatto), bensì di affidarsi a un pensiero e a un afflato diverso che possa completare e affinare il percorso intrapreso in questi anni.  il suo ruolo è quello di chi porta una visione complessiva, un’angolazione differente nell’analisi globale della valutazione dei vari momenti della stagione. Nello specifico, Santopadre per Berrettini e Tartarini per Musetti, cui va certamente riconosciuto il merito di aver condotto gli allievi ai vertici, continuerebbero a occuparsi del lavoro quotidiano, parimenti fondamentale nella definizione di un campione a tutto tondo. E ogni rivoluzione che si rispetti può anche agire più in profondità, magari portando nuove competenze anche nel delicato settore della preparazione atletica.

 

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