I MONDIALI DELLE ACQUE
Il peso delle assenze a Doha: mancano 16 medaglie d’oro di Fukuoka
Bisognerà mettersi d’accordo sugli assenti. Hanno sempre torto, dicevano i latini, ma con qualche sfumatura. Properzio pensava per esempio che l’assenza è un pungolo per il desiderio. C’è spazio per una discussione. Sergio Endrigo più volte ha cantato che lontano dagli occhi vuol dir lontano dal cuore. L’assenza disincarna, quando è vista dal Massachusetts di Emily Dickinson, mentre dalla Sicilia di Gesualdo Bufalino tutto appare più reale: “Gli assenti – ha detto – hanno una volta torto, ma novantanove volte ragione”.
Aspettiamo di capire come la pensano in Medio Oriente, nella Doha che ospita il terzo dei quattro Mondiali di nuoto in quattro anni [Budapest 2022, Fukuoka 2023, Singapore 2025].
“Inaudito” l’ha definito L’Équipe – perché sedici campioni in carica non sono venuti a difendere i loro titoli. Swimming World Magazine è stato il primo a far notare che solamente sei iscrizioni coincidono con la medaglia d’oro dell’estate scorsa: la svedese Sarah Sjöström nei 50 stile libero e nei 50 farfalla, la lituana Rūta Meilutytė nei 50 e 100 rana, la statunitense Kate Douglass nei 200 misti, Cameron McEvoy dall’Australia nei 50 stile libero, il tunisino Ahmed Hafnaoui negli 800 e 1500 stile libero, l’altro statunitense Hunter Armstrong nei 50 dorso. Nelle 17 specialità individuali femminili, solo in 10 sarà presente almeno un’atleta salita sul podio a Fukuoka.
«Sinceramente – non è Annalisa che parla ma la ranista americana Lilly King – sinceramente questo Mondiale non m’interessa, non è un grosso problema per me saltarlo. Ma per chi ci andrà, spero che si divertano» ha detto all’Associated Press.
Nella lista di chi si disincarna le dominatrici del mezzofondo come Ariarne Titmus e Katie Ledecky, la regina totale del dorso McKeown, il ranista Qin Haiyang, il tuttovaschista Léon Marchand, il baby prodigio Popovici. Tutti con la testa sull’Olimpiade di Parigi.
L’Italia ha scelto la strategia opposta. È la nazionale più numerosa con 20 uomini e 14 donne in Qatar. Nove sono al debutto. Ma il più forte di tutti, la vera carta da oro olimpico, è rimasta a casa. Thomas Ceccon ha approfittato di un infortunio a un dito per starsene al riparo. Cuffie azzurre in 43 prove e tutte le staffette, praticamente ovunque tranne 200 farfalla, 200 rana e 200 dorso femminili. “Una manifestazione ingombrante” secondo il magazine Nuoto, la Nazionale si presenta con 13 nati dopo il 2001 [8 ragazze, 5 ragazzi]. I riflessi di tutto ciò sul medagliere sono da scoprire. A Budapest l’Australia dominò con 25 medaglie di cui 13 d’oro. Gli USA salirono su più podi [35] e chiusero al primo posto nella classifica a punti. La Cina fu terza nel pieno del suo ricambio generazionale. Ci furono 10 record del mondo e 6 europei. L’Italia chiuse con 16 finali, 12 individuali e un record nazionale.
Un Mondiale anomalo rischia di consegnarci visioni distorte. È già successo. Lo ricordava Aligi Pontani su Domani quando scoprimmo che Fukuoka non era stata come Budapest, non era statacosì luminosa come prometteva d’essere dopo gli Europei di Roma.
“Se nel ‘22 il terzo posto nel medagliere aveva prodotto fiumi di parole e di inchiostro sull’entrata del Paese tra le superpotenze dello sport – scriveva Pontani – l’ottavo di oggi viene salutato con tiepidi applausi di incoraggiamento in vista dell’anno olimpico, il prossimo, che poi è un po’ sempre l’anno della resa dei conti. Più in generale, se l’Italia che racconta lo sport italiano fosse riuscita a vincere la gara contro il suo provincialismo, questa contabilità spicciola avrebbe molto meno senso. Un anno fa qualcuno, anche nei palazzi importanti, si fece prendere un po’ la mano dall’enfasi, dimenticando l’anomalia di un mondiale acquatico uscito dagli anni della pandemia, quando gli atleti si allenavano a singhiozzo (quelli italiani, secondo i rivali europei, molto meno a singhiozzo degli altri grazie al decreto legge che teneva aperte per loro le piscine). Ora che tutto è tornato normale (e si fa per dire, considerando l’assenza della Russia) il nuoto sembra sulla strada della restaurazione anche se, come ha detto Michael Phelps qualche giorno fa, è bello vedere un tunisino o un italiano battere tutti, perché fino a pochi anni fa era tutto America contro Australia o contro Cina o contro Russia, mentre ora il mondo è più grande”.
La questione non cambia. Francesco Caligaris su Foglio ha scritto: “Doha è una cosa, Parigi sarà tutt’altro. È importante ricordarselo anche per evitare di caricare di aspettative distorte gli atleti stessi”. Arianna Ravelli sul Corriere della sera parla di Mondiale da seguire “con le istruzioni per l’uso”. Secondo L’Équipe i tre grandi nomi sono quelli di Sarah Sjöström, Adam Peaty e Cameron McEvoy. O forse è l’occasione giusta per scoprire facce nuove.
COSA VEDERE E QUANDO
ore 17.02 FINALE 400 STILE LIBERO MASCHILI
La delusione Hafnaoui
Si inizia subito senza Italia. Le batterie del mattino sono andate male. Ciampi ha chiuso 14esimo e 24esimo De Tullio, molto molto sconfortato alla fine. «Non sono riuscito ad allenarsi benissimo. Non riesco a gareggiare come voglio, non so cosa succede. Voglio parlare con il mio allenatore. Questi momenti vanno affrontati e superati. Cercherò di far qualcosa peer cambiare la rotta. Di questo passo rimango a casa a guardare le Olimpiadi. Spero ci sia una svolta per gli Assoluti e i Sette Colli».
Si sono presentati a Doha tutti i finalisti dello scorso anno con l’eccezione del campione Samuel Short dall’Australia, ma con l’aggiunta di Daniel Wiffen dall’Irlanda, considerato il favorito dalla rivista Swim Swam. Ha nuotato il quarto tempo in batteria dietro Elijah Winnington, Lukas Märtens e Kim Woomin. I primi due sono stati i soli sotto 3:45.
È clamorosamente uscito il tunisino Ahmed Hafnaoui, argento a Fukuoka [3:40.70] e stavolta solo 17esimo in 3:48.05. Aver rinunciato alle gare lunghe non ha pagato, o forse è tutto previsto, si tratta solo di una tappa di passaggio.
Victor Johansson ha battuto battere il record nazionale svedese che resisteva dal 1992 [3:46.20], dai tempi di Anders Holmertz e i Giochi di Barcellona. Primato del Belgio per Lucas Henveaux, mentre ha deluso le aspettative il detentore del record mondiale juniores Petar Mitsin della Bulgaria: solo 23esimo.
ore 17.12 SEMIFINALI 100 FARFALLA FEMMINILI
Un’altra Angelina a sorpresa
Le prime quattro di Fukuoka non ci sono. Due europee hanno nuotato i tempi migliori in mattinata, solo Angelina Köhler [56.41] è scesa sotto i 57 secondi, non c’era mai riuscita prima: è il nuovo primato tedesco. Un’altra Angelina che sorprende dopo Mango a Sanremo. Erin Callagher ha invece battuto il record africano [57.59]. La batteria di Köhler spinge a riscrivere i pronostici. Solo l’americana Claire Curzan ha nuotato in carriera un tempo inferiore al suo. Sette mesi fa era rimasta fuori dai Mondiali, battuta ai Trials la settimana dopo un ricovero in ospedale.
Pure qua l’Italia è fuori. La debuttante Sonia Laquintana è stata avventata in batteria, dice il sito della Federnuoto. La 22enne di Pordenone è passata in 27.43 ai 50 metri e si è piantata: 27esimo tempo.
ore 17.23 SEMIFINALI 50 FARFALLA MASCHILI
Il regno vuoto di Ceccon
In assenza di Thomas Ceccon e di sei dei primi otto di Fukuoka, campo aperto a un nuovo campione del mondo. Nyls Korstanje dell’Olanda è arrivato alle semifinali con il miglior tempo [23.02], un centesimo più veloce dell’americano Michael Andrew, bronzo nel 2022, fuori squadra nel 2023, il favorito secondo Swim Swam. Cameron McEvoy, oro mondiale nello sprint a stile libero, è passato con il settimo tempo. Il campione olimpico dei 200 a Londra, Chad Le Clos, si è qualificato con il 13esimo. Compete per un podio il primatista mondiale jr e argento di Fukuoka, Diogo Matos Ribeiro. Nono tempo per il co-detentore del record mondiale in vasca corta, Szebasztian Szabo. C’è stato bisogno di uno spareggio a tre, a fine mattinata, per l’ultimo posto utile – tra Simon Bucher, Tzen Wei Teong e Stergios Marios Bilas.
Solo ventottesimo Federico Burdisso, non uno sprinter, venuto a Doha soprattutto per i 200, la gara del suo bronzo olimpico.
ore 17.32 FINALE 400 STILE LIBERO FEMMINILI
La 15enne argentina che si allenava nella vasca gonfiabile
Sono assenti tre delle prime quattro del Mondiale scorso, cinque finaliste in tutto. Erika Fairweather della Nuova Zelanda è l’indiscutibile favorita per l’oro, l’unica con un tempo di ingresso inferiore ai 4 minuti, nell’ultima stagione sempre costante fra i 4.00 e i 4.02. Ma nelle batterie è stata più lenta della cinese Li Bingjie [4:04.65], una veterana ormai della scena con i suoi 21 anni, per la prima volta in una finale ai Mondiali del 2017 quando aveva quindici anni e vinse il bronzo. Nuota costantemente fra 4:01 e 4:03 da anni. A questi Mondiali di Doha basta e avanza per un podio. Ferme tutte. Ci sono due brasiliane in finale: Maria Fernanda De Oliveria Da Silva Costa [4:05.52] e Gabrielle Roncatto [4:06.13], con il quarto e il sesto tempo. E ci sono due teenager in finale: la sedicenne cinese Paiqi Yang e la quindicenne argentina Agostina Hein.
Durante la pandemia si allenava nella zona del barbecue di casa sua, in una vasca gonfiabile comprata di proposito perché non rimanesse ferma troppo tempo. Quando sono cadute le restrizioni più severe, si è spostata a casa del suo allenatore e nuotava in una piscina di 5 metri, legata. Ne ha scritto Olé.
Ha mancato la finale l’australiana Kiah Melverton, soltanto 12esima, arrivata in Qatar con un tempo di iscrizione che valeva una medaglia.
ore 17.50 SEMIFINALI 100 RANA MASCHILI
Il ritorno di Adam Peaty
Pronostico incerto per l’assenza del fenomeno cinese Qin Haiyang, in Giappone oro anche nei 50 e nei 200: la tripletta non si era mai vista. Tutti quelli piazzati dal secondo al quinto posto di Fukuoka sono qua. Come è ormai normale, ci sono stati ritardi nel programma per le revisioni al video delle batterie. In cinque hanno nuotato sotto 59.50. Miglior tempo per l’americano Nic Fink [59.19], secondi e terzi Nicolò Martinenghi [59.27] e Adam Peaty [59.34], che tornano a uno stesso evento dopo quattro anni. L’olandese Arno Kamminga è l’unico sceso sotto i 59 secondi nell’ultimo anno, nelle batterie è stato sesto.
L’Italia ha messo un secondo ranista in semifinale, Ludovico Blu Art Viberti, dodicesimo crono, figlio di Giorgio, storica firma del quotidiano La Stampa.
Cosa cosa dice Martinenghi
➣ Che effetto le fa ritrovare il re Peaty?
«Bellissimo, è grandioso rivederci e ritrovarlo. Ci siamo già incrociati in coppa del mondo, ma a un campionato è la prima volta che ci confrontiamo dal 2019. Ho visto un bel Peaty, dico la verità. Al di là dei tempi, mi è parso molto settato mentalmente come è sempre stato lui. Ci ho un po’ parlato anche in questi giorni, ma soprattutto di argomenti extra natatori. Cosa ha fatto a casa, del figlio, insomma di cose private. No, non sono entrato nello specifico delle sue difficoltà mentali, non mi è sembrato opportuno chiederglielo. Ripeto, lo vedo in forma, sarà una bella gara». [intervista di alessandra retico, Repubblica]
ore 18 SEMIFINALI 200 MISTI FEMMINILI
C’è Sara Franceschi
Per qualificarsi alle semifinali è bastato un tempo di 2:15.69, addirittura tre secondi più lento rispetto al 2:12.83 richiesto a Fukuoka l’anno scorso. Eppure si tratta di una delle gare dal campo di partenza più solido e competitivo, con il ritorno in acqua della metà delle finaliste, comprese la medaglia d’oro Kate Douglass e la medaglia di bronzo Yu Yiting. L’americana ha fatto il miglior tempo della mattinata [2:10.01], ripresa a dorso, autorevole a rana, dominante a stile libero. Solo la canadese Sydney Pickrem è scesa sotto 2:11.
È la gara nella quale a Parigi la comunità del nuoto si aspetta di vedere una contro l’altra la fenomenale teenager canadese Summer McIntosh, la superstar australiana Kaylee McKeown, la stessa Kate Douglass e la sua compagna americana Alex Walsh.
Marrit Steenbergen, olandese, è la migliore europea con il terzo tempo di qualificazione in batteria. In semifinale c’è Sara Franceschi, al rientro dopo l’infortunio che l’ha costretta a rinunciare agli Assoluti a novembre. Ha nuotato in 2:13.66, bene a rana, più lenta del previsto a stile libero.
ore 18.21 FINALE 4X100M STILE LIBERO FEMMINILE
La staffetta italiana qualificata per Parigi
L’Australia campione in carica si è qualificata con il miglior tempo, nuotato da Alexandria Perkins [55.06], Jaclyn Barclay [55.51], Abbey Harkin [54.93] e Shayna Jack [52.83], con un secondo di vantaggio sull’Italia seconda in qualificazione. Il tempo azzurro di 3:39.20 a Fukuoka non bastava per entrare in finale, stavolta può valere il podio. Nessuna delle ragazze italiane ha nuotato il personale [Sofia Morini 55.02, Costanza Cocconcelli 55.18, Emma Virginia Menicucci 55.12], la migliore è stata Chiara Tarantino [53.88]. Una prestazione che vale anche come qualificazione ai Giochi di Parigi. L’Olanda ha chiuso con il quarto crono ma in finale aggiungerà Marrit Steenbergen al quartetto.
ore 18.32 FINALE 4X100M STILE LIBERO MASCHILE
Miressi nuovo leader
Gli Stati Uniti hanno chiuso le batterie con il miglior tempo della 4×100, trascinati dai texani Luke Hobson [47.70] e Carson Foster [47.83], sebbene siano poco pratici della staffetta. Matt King dovrebbe subentrare a qualcuno in finale. La Gran Bretagna si è qualificata da terza con una rimonta di Duncan Scott e Matthew Richards dopo le prime due frazioni deludenti di Jacob Whittle e soprattutto Tom Dean.
Italia anche qui seconda, con Lorenzo Zazzeri [48.33], Paolo Conte Bonin [48.16], Leonardo Deplano [48.59] e Alessandro Miressi [47.88].
Su la Stampa stamattina Giulia Zonca ha intervistato Alessandro Miressi, nuovo leader della staffetta in assenza di Ceccon.
“Si è stufato di proiettare la sua ombra da gigante da 2 metri e 02 sulle grandi competizioni” – ha scritto.
➣ Da dove arriva l’improvvisa determinazione?
«Sembra strana?».
➣ No, lei però sembra diverso. Lo è?
«So che è un anno importante, ci sono le Olimpiadi ed è ora di togliersi delle soddisfazioni. Agli Assoluti di novembre mi sono tuffato per prendere il pass olimpico, mi sono detto “via il pensiero”. E l’ho fatto. È stato come un segnale che mi sono dato. In passato ho provato a gestire, a risparmiarmi quando credevo si potesse fare. Sembra banale, eppure non è scontato. Ho tolto quel freno». [intervista di giulia zonca, la Stampa]
in tv su Rai Sport