Il prossimo livello del Videogame Sinner

L’attesa è finita, andate in pace. All’ora in cui i papi si rivolgono a Roma e al mondo, un tipo con i capelli del colore dell’inferno e che si chiama Peccatore ha cancellato la macchia del peccato originale dalla coscienza del tennis italiano. Il 1976 adesso è davvero materia per archivi, documentari, quiz di Mike Bongiorno. Due mesi dopo la Coppa Davis di novembre sollevata a Málaga, a 17mila km di distanza Jannik Sinner è andato a prendersi il primo Slam della sua carriera, il primo titolo maschile quarantotto anni dopo Adriano Panatta al Roland-Garros. In mezzo abbiamo avuto Francesca Schiavone a Parigi e Flavia Pennetta a New York.

Quando Adriano Panatta uscì dallo stadio del Roland-Garros con la coppa sotto al braccio e le scarpe di tela sporche di terra rossa, il papà di Sinner aveva 12 anni e sua madre 10. Oggi sono l’uomo e la donna ai quali il loro ragazzo dice grazie, grazie per avermi lasciato libero di scegliere lo sport che volevo. Non lo sci, ma il tennis. L’Alto Adige del 1976 lasciava le sue tracce di gloria nello sport italiano con Gustav Thoeni sulla neve (a febbraio era stato argento olimpico a Innsbruck nello slalom) e con Klaus Dibiasi nei tuffi (uno dei due soli ori ai Giochi di Montreal in estate). È di nuovo un anno olimpico pure questo e sei mesi prima delle Olimpiadi di Parigi l’Australia ha dato un altro bacio sulla fronte a un giovane italiano. A Philipp Island un diciottenne Valentino Rossi aveva festeggiato nel 1997 il suo primo mondiale su una Aprilia, nella classe 125.  A Sydney il nuoto aveva conquistato nel 2000 i primi ori olimpici della sua storia con il 23enne Domenico Fioravanti e il 22enne Massimiliano Rosolino.

 

Jannik ha vinto in rimonta, come succede nello sport italiano quando le cose si fanno indimenticabili. Il Videogame Sinner ha sbloccato il prossimo livello. L’Ansa ha messo in fila qualche ricordo: il Tour del 48 di Bartali, il Mondiale del 72 di Marino Basso sul povero Bitossi, i 200 metri di Pietro Mennea a Mosca, la maratona di Gelindo Bordin a Seul, le seconde manche di Alberto Tomba, la seconda parte di stagione di Bagnaia in moto. Sinner si è trovato in un battibaleno con due set di svantaggio, lui che fino alla semifinale non ne aveva perduto nemmeno uno. In tutta la carriera aveva ribaltato una sola partita in questa modo, un anno fa proprio in Australia, contro l’ungherese Marton Fucsovics. Ha vinto restando dentro la partita con la testa, quando tecnicamente pareva sottomesso, privo di una prima di servizio decente e costante, addirittura incapace di capire quale fosse il problema. Non gli stava venendo la partita preferita. Quel che avrebbe dovuto fare, era chiaro a lui ed era chiaro pure a Medvedev. L’analista Craig O’Shannessy aveva anticipato la trama della mattina su The Age, facendo notare che negli scambi brevi [da uno a quattro colpi] Sinner aveva vinto fino in semifinale 105 punti in più di quelli persi, mentre Medvedev appena quattro. È negli scambi prolungati [dai nove tiri in su] che il russo avrebbe potuto trovare il suo terreno preferito. Più il punto sarebbe stato breve, più avrebbe fatto il gioco di Sinner. 

Il problema principale per Medvedev – scriveva O’Shannessy prima del match – è che deve sopravvivere agli scambi brevi per portare Sinner a quelli lunghi – dove tuttavia potrebbe ancora non vincere il punto

Per lunghi tratti la partita non è andata così. Non in principio. Medvedev si è preso anche gli scambi corti, perché la prima di Sinner non entrava [54 per cento di efficacia nel set d’apertura] e perché il russo aveva fretta. Il contachilometri del torneo segnava 20 ore e 33 minuti di partita per lui. Senza un servizio all’altezza dei turni precedenti, Sinner non poteva far suoi gli scambi rapidi. È stata la sua fortuna. Nel primo set aveva segnato appena 5 vincenti, due ace, un passante, due colpi da fondo e basta. Ha avuto la lucidità e la pazienza di aspettare il momento giusto per ribaltare il copione. Medvedev aveva nelle gambe tre battaglie superate al quinto set, contro Ruusuvuori al secondo turno, Hurkacz ai quarti e Zverev in semifinale. Ha pagato la stanchezza. Ha sofferto il tifo della folla neutrale, passata dalla parte di Sinner dal terzo set in avanti per vedere ancora tennis. È uno degli aspetti che il russo continua a soffrire. Jannik ha ritrovato il servizio, e con il servizio gli altri colpi, l’aggressività, la fiducia. Le statistiche finali del match suggeriscono che non con i primi 4 tiri ha vinto [72 a 68], né con gli scambi fra i cinque e gli otto [29 a 43 per il russo], ma con i palleggi prolungati [41 a 30] che dovevano essere il terreno più sgradito.

È stato così che dopo quindici anni trascorsi sotto il segno dei Tre Tenori, la prima finale giocata in Australia senza Djokovic, Federer e Nadal è finita a un italiano che insieme con Carlitos Alcaraz ha aperto la tanto attesa età della NextGen. L’ondata precedente – l’età di mezzo dei Medvedev, degli Tsitsipas e degli Zverev – resta parzialmente incompiuta, per la quarta volta battuta in una finale di Slam nonostante un vantaggio di due set a zero.

 

Il Tennis italiano chiama in causa Omero e Ulisse. C’e voluto il quarto set – si legge – per vedere il gioco riaprirsi a nuova luce coronato da servizi degni d’autore e felici incursioni a rete tradotte presto in un quarto scorcio di match che, viva iddio, sparigliava i conti rimettendo tutto al centro. Il quinto è stato un veleggiare con gli alisei in poppa, allietato da squarci di classe che antichi aedi avrebbero decantato con sicuro trasporto. La nuova allegoria racconta di un giovane uomo che la sua verità esistenziale l’ha trovata nella gioia di giocare a tennis, magari coltivando quel pizzico di fatalismo che rende tutto possibile e che nei secoli ha reso celebre l’Ulisse del grande Omero

Jack Piton sul Guardian resta in Grecia ma parla in termini teatrali. E così da una possibile fine in tre set siamo passati a tre atti. Era chiaro dove stava andando la trama, ma era difficile distogliere lo sguardo. Sinner si è impennato, conquistando i punti chiave alla fine del terzo set. È l’arrivo di una nuova superstar del tennis, nel modo più drammatico possibile. La sua frangia è ramata e non sa dove mettere le mani, ma ha uno straordinario talento tennistico, degno del suo pari Alcaraz. Sono i volti di una nuova generazione, che guideranno il tennis maschile in una nuova fase

Le Figaro in Francia definisce Jannik Sinner un candidato molto credibile per la posizione di miglior giocatore del mondo. Ha chiuso la partita con un dritto lungolinea, come contro Djokovic, mentre in tribuna i tifosi baciavano carote. È stata la vittoria della pazienza, della crescita un passo per volta, delle scelte coraggiose: dallo strappo con il coach-padre-putativo Riccardo Piatti fino alla criticatissima decisione di prendersi una pausa prima del torneo di Pechino, saltando le fasi preliminari della Coppa Davis. La scalata al numero 4 al mondo e al titolo dello Slam è cominciata così. 

Emanuele Atturo su Ultimo Uomo ricorda il momento in cui avevamo dubitato, se non del suo talento, almeno della capacità di realizzarlo fino in fondo. Dopo alcune di queste sconfitte la nostra fede ha vacillato. Sinner era forte, ma era sulla soglia dell’autentica grandezza, in un limbo d’eccellenza frustrante in cui ci rigiravamo, un quarto di finale dopo l’altro. Il suo tempo sarebbe arrivato, si diceva, ma continuava a esistere il sospetto che no: il suo tempo poteva anche non arrivare mai. Oggi che siamo così felici, vale la pena tener presente che – davvero – questo momento non sarebbe potuto arrivare mai, o comunque non così presto. Tenerlo presente non per sminuire il talento di Jannik Sinner, ma per dare il giusto valore all’eccezionalità della sua impresa. Quello che è riuscito a fare negli ultimi mesi non è una crescita fisiologica, non è una semplice maturazione: è un salto quantico

Parla della più rapida e poderosa evoluzione avuta da un giocatore di tennis negli ultimi anni e a lui che ha scritto un libro su Federer viene allora in mente il Roger che aggiustò il suo gioco e vinse a Wimbledon alla prima finale, era il 2003. Un plateau, un nuovo livello, prima sconosciuto.

Il Videogame Sinner ha sbloccato il prossimo quadro.

 

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