La consacrazione di Courtois nella Supercoppa del Real

Il Real Madrid ha vinto ai rigori la finale di Supercoppa spagnola giocata contro l’Atlético in Arabia: 0-0 al 120’. Il tiro decisivo di Sergio Ramos. Per Zidane la nona finale vinta su nove. 

 

Lo studio dei rigori. Marca elogia Courtois perché è stato lui “a fermare la maggiore spinta dell’Atlético nei tempi supplementari.  Il portiere belga ha effettuato sei parate, quattro delle quali su tiri dall’interno dell’area. Alla fine Courtois è stato di nuovo decisivo ai rigori, parando a Thomas il secondo tiro della serie”. Courtois racconta di aver ripassato “il loro modo di tirare prima della partita. Saúl mi ha sorpreso ma sapevo benissimo come avrebbe calciato Thomas: forte e alla mia destra”. Marca riferisce dell’orgoglio di Florentino Pérez, grande ispiratore dell’ingaggio del belga: “Abbiamo preso Courtois perché è il miglior portiere del mondo e oggi lo ha dimostrato”. Anche Diario AS senza mezzi termini attribuisce al belga il fatto che Zidane sia ancora imbattuto in una finale. Viene definito “un titano nel deserto”. Le parate sui rigori sono state preparate con Roberto Vázquez, “uno degli ingranaggi invisibili dello spogliatoio blanco”. 

 

Il cholista dell’altra sponda. Se cholismo ha tra le pieghe dei suoi molti significati anche concretezza e pragmatismo, magari cinismo, ruvidezza, allora va iscritto al suo partito Federico Valverde del Real, che a 5 minuti dalla fine dei supplementari ha falciato alle spalle Alvaro Morata lanciato in totale solitudine verso Courtois. O prendeva il gol o prendeva il rosso. Ha scelto il rosso. Il Real si è consegnato a 5 minuti di sofferenza ma è andato ai rigori. L’onorificenza di cholista d’onore a Valverde è arrivata direttamente da un amaro Simeone. “La giocata più importante è stata sua. La partita l’ha vinta lui”. 

 

Zidane, mosse e contromosse. L’espulsione è stata la più grande emozione di un secondo tempo supplementare effervescente, con le parate di Oblak su Modric e di Courtois su Morata e Correa, tardivo risveglio di una gara bloccata, avara, eccessivamente controllata con l’Atletico che intelligentemente era uscito dalla grotta occupata contro il Barça per andare a pressare più alto il Real Madrid confondendo le idee ai tanti centrocampisti di nuovo schierati da Zidane, che ha ripetuto la formazione che aveva schiantato il Valencia senza ritrovare la stessa coralità e la stessa efficacia. Isco non pervenuto, Kroos in difficoltà, Modric a lungo ingabbiato, Jovic troppo solo. Come Morata dall’ altra parte, con Joao Felix che ancora non sa come distribuire il proprio indubbio talento in una squadra troppo spesso eccessivamente taccagna, come quella del Cholo. Così i minuti sono trascorsi senza grandi emozioni, fino ai rigori. Col finale già scritto: vince sempre Zizou. | Filippo Maria Ricci, la Gazzetta dello sport

 

Il limbo del Barcellona. Perché Xavi ha detto no. Il quotidiano madrileno Marca ha messo in fila le cinque ragioni per cui Xavi ha gelato il Barcellona. “Il principale motivo per il quale Xavi ha respinto l’offerta di guidare subito il Barcellona – ha scritto Juan Castro – è perché sa gli capiterà lo stesso, prima o poi. Vorrà farlo disegnando una rosa da zero e con tutto il tempo giusto per darle una idea di gioco. Si considera un uomo di calcio e trova non sia elegante subentrare a Valverde. Il suo contratto con l’Al-Sadd in Qatar scade nell’estate del 2021. Venerdì si gioca la finale della Coppa del Qatar contro l’Al Duhail capolista e può arrivare il suo secondo titolo dopo la Supercoppa. I suoi rapporti con Bartomeu non sono cattivi ma Xavi ha un impegno morale con Font, uno dei candidati alla prossima presidenza nel 2021. Mundo Deportivo ha invece scritto che Ronald Koeman, l’alternativa, non ha intenzione di lasciare la nazionale dei Paesi Bassi prima degli Europei. 

 

Inghilterra

Il record di Agüero. Con la tripletta all’Aston Villa, Sergio Agüero ha scavalcato Thierry Henry nella classifica marcatori degli stranieri nella storia della Premier. I gol sono 177 e il 31enne argentino li ha raggiunti con tre partite d’anticipo rispetto a Henry. 

 

la classifica  Liverpool 61, Manchester City 47, Leicester 45, Chelsea 39, Manchester United 34, Sheffield 32, Wolverhampton 31

Un fascino in declino. La Coppa d’Inghilterra non è tutta rosa e fiori. Il torneo che un tempo univa il calcio inglese è diventato divisivo. Alla vigilia delle ripetizioni del terzo turno si fa fatica a non rilevare che il Wolverhampton avrebbe fatto a meno di una partita extra a Old Trafford avendone già giocate 38 e siamo solo a gennaio. La televisione inoltre ha scartato l’ipotesi di trasmettere le partite delle squadre più piccole, il Rochdale e il Tranmere con Newcastle e Watford, per dare più copertura a ciò che è già coperto nel resto dell’anno, gli alti e bassi del Manchester United e di José Mourinho.

Questo è il punto in cui siamo arrivati con la Coppa. Sarebbe difficile convincere qualcuno nato in questo secolo che un tempo si trattava del premio più ambito e che i suoi vincitori venivano ricordati più dei campioni della lega, prima che i soldi della Premier e della Serie B la condannassero a una irrilevanza da cinegiornale della Pathé News. | Paul Wilson, the Observer

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