Come Guardiola ha vinto in casa del Chelsea – I premi alle stelle del PSG

 

 

I premi alle stelle del PSG

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L’Équipe ha dedicato la prima pagina di oggi a Messi e Mbappé, giudicati il campione dei campioni 2022 in campo maschile, il primo nel mondo e il secondo in Francia. Messi ha battuto Mbappé e Nadal, Mbappé ha preceduto Benzema e Fillon-Maillet [biathlon]. I soli calciatori premiati nella storia da L’Équipe come miglior sportivo mondiale dell’anno erano stati Paolo Rossi nell’82, Maradona nell’86, Romario nel 94, Zidane nel 98, Messi nel 2011.

Ieri erano state celebrate tra le donne due tenniste: Iga Swiatek e Caroline Garcia.

Dei due premiati l’Équipe ha parlato in una intervista con Michel Platini – mai numero 1 al mondo di fine anno per il giornale francese, numero 1 di Francia nel 77 e 84. 

 ➣  Cosa ti ispira la designazione di Lionel Messi Campione dei Campioni del Mondo per l’anno 2022?

«Con la Coppa del Mondo, ora ha vinto tutto nella vita. La Coppa del Mondo è ciò che ha portato Pelé e Maradona così in alto nella storia, ed è ciò che permetterà a Messi di essere collocato vicino a loro nella memoria popolare. Nella testa delle persone fa la differenza con i grandi che non l’hanno mai vinta, Cruyff, Cristiano Ronaldo, gli altri. Capisco che questa mitologia esista, ci sono cresciuto, ma ora ho 67 anni e mi dico che tutto ciò che devi fare è vincere tre partite, non serve a niente. Ma so pure che la storia dello sport è fatta di questi pochi centimetri che mancano, di questi pochi centesimi. È proprio la storia che fa meritare a Messi questo primato». 

 ➣  Kylian Mbappé è un giocatore che ti piace?

«Ah sì, tanto, su di lui c’è una cosa che voglio assolutamente dire: è stupido ridurlo alla sua velocità. Non ha solo quello, ha entrambi i piedi, crossa bene, è abile. Allo stesso modo, tra l’altro, Messi non si limita a camminare. Probabilmente è il campione del mondo che ha corso di meno (sorride), ok, ma è diverso. Spiega ciò che mio padre mi ha sempre insegnato: la palla va sempre più veloce del giocatore. Per me è sempre stato più un numero 10 che un attaccante. In effetti, penso solo bene di questi due giocatori. Sono due giocatori molto diversi, ma entrambi fanno la differenza». – intervista di vincent duluc, L’Équipe 

 

LA PREMIER

Come Guardiola ha vinto in casa del Chelsea

0-1   C’è voluto un tocco di Mahrez per chiudere la lezione tattica di Pep Guardiola al povero Potter. Così la chiama il Times, una masterclass, perché Pep Guardiola “gode delle ricche risorse per poter cambiare le partite, ma la vera misura della sua genialità da allenatore è nella risolutezza, nelle giuste modifiche tattiche”.

La maniera con cui Guardiola smonta e monta le sue squadre è spesso un tema, racchiuso ogni tanto nell’accusa di overthinking. Stamattina Barney Ronay sul Guardian si diverte a stuzzicare maestro Pep a proposito del rapporto con Haaland.

“Ci sono voluti meno di due minuti allo Stamford Bridge perché Pep Guardiola, vestito in una mite notte di gennaio con un completo da Capitan Haddock, collo alto blu navy, grosse scarpe nere, apparisse sulla linea laterale e iniziasse a far roteare le braccia, in una serie di gesti. Guardiola ha fischiato, ha chiamato Erling Haaland e lo ha mitragliato di istruzioni tattiche. Haaland ha annuito. Cosa stava dicendo Pep? Di essere più minaccioso? Di muoversi di più? La partita era cominciata da appena 90 secondi. A volte sembra che Guardiola ami solo trovare degli enigmi, e poi dei colpi di scena, degli intoppi da sciogliere. Haaland ha il fascino di un tipo diverso, un giocatore pronto, così semplice e asciutto nel suo bagaglio di abilità che metterlo in una squadra di Guardiola è un po’ come regalare a Steve McQueen una moto col cambio automatico. Haaland si è trovato per diverso tempo ai margini di questa partita disordinata, difficile e avvincente. Eppure è stato affascinante guardarlo. Non ha segnato, non ha creato occasioni, non ha tirato in porta. Da questo stato di quasi totale invisibilità, ha finito lo stesso per giocare una partita molto incoraggiante. Ha toccato la palla 31 volte in 70 minuti. Ne ha giocati 90, ma ne ha impiegati 20 per il suo primo vero tocco”. 

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