Qualcosa succede nel tennis tra l’autunno dell’anno che finisce e l’inverno dell’anno che comincia. Qualcosa che spezza il flusso delle cose e devia il corso degli eventi. Tra una stagione che si chiude e l’altra che parte, scena e gerarchie più spesso mutano. Trascorrono all’incirca due mesi tra le finali dei Masters e lo Slam in Australia, eppure cambia il mondo. Negli ultimi 12 anni solo Serena Williams una volta [2014-2015] e appena un’altra donna sono riuscite a vincerli uno dietro l’altro, Caroline Wozniacki [tra 2017 e 2018], un nome sorprendente perché quelli sono stati i suoi unici titoli eccellenti. Sempre una sola donna a parte Serena ha vinto di fila New York-Melbourne negli ultimi 12 anni, in questo caso Naomi Osaka tra 2020 e 2021.
Non va diversamente tra gli uomini. Qui possiamo finanche allargare lo spettro all’ultimo quindicennio per scoprire che solo Novak Djokovic ce l’ha fatta a Melbourne dopo New York [per tre volte] e ancora Djokovic ha vinto Melbourne dopo il Masters [quattro volte].
È più probabile ribaltare un tavolo nella stanchezza di fine stagione [Cibulkova, Svitolina, Garcia alle finali WTA, Dimitrov, Zverev e Tsitsipas al Masters] che sorprendere Melbourne quando si torna dal riposo. Negli ultimi 45 anni di tennis solo Sofia Kenin ha vinto il torneo partendo con una testa di serie più alta del numero 8. Aveva la 14 nel 2020. Non possono far testo Serena Williams nel 2005 e Jennifer Capriati nel 2001: erano i ritorni di due campionesse, non gli sconvolgimenti di due sfavorite. Così come era un ritorno quello di Roger Federer campione nel 2017 con la testa di serie #17. L’ultimo vero incursore arrivato a rompere i cristalli nel salone rimane Thomas Johansson nel 2002 [#16], e mai più uno svedese ha vinto uno Slam dopo di lui.
Deve essere per questo che gli spiritelli maligni intorno a Novak Djokovic hanno deciso di arrivare a Melbourne con più riposo che test nelle loro gambe. Nessuno tra Jannik Sinner, Daniil Medvedev e Carlos Alcaraz ha giocato un torneo di preparazione. “Un’opzione rischiosa ma storicamente spesso redditizia” fa notar Arthur Pralon su L’Équipe. Ma se a prima vista può sembrare rischioso, uno sguardo più profondo alle statistiche dimostra il contrario. Dal Duemila in avanti, dodici vincitori dell’Australian Open su 23 si sono presentati a Melbourne senza aver giocato una partita. La scelta di Sinner è stata probabilmente obbligata dalla chiusura ritardata della stagione – la finale del Masters, la gloria della Davis – così è arrivato alla partita contro l’olandese Botic Van de Zandschulp con sole due esibizioni nello zaino, a Kooyong: 6-4 6-0 sull’australiano Marc Polmans e 6-2 6-3 al norvegese Casper Ruud. Sinner si dice consapevole di prendersi un rischio, Medvedev fa riflettere sul fatto che «ogni decisione nuova che prendiamo è rischiosa».
È il torneo dove si arriva freschi. È il torneo dove si desidera ritrovare il tennis. Nel 2007 Roger Federer lo soprannominò l’Happy Slam – e secondo Allen McDuffee nella newsletter del magazine Racquet “cristallizzò un sentimento che giocatori e tifosi provavano da anni. Ciò che accade nel corso di due settimane al Melbourne Park ha un’atmosfera che gli altri Slam non riescono a battere. Non sono sono solo una competizione, sono una celebrazione di tutto ciò che riguarda il tennis. Gli Australian Open sono diversi”.
Non è sempre stato così. Nel anni ’70 i migliori saltavano abitualmente la trasferta in Oceania. Il viaggio era troppo lungo, il montepremi era troppo basso, l’erba australiana era una superficie indigeribile finanche a specialisti come Martina Navratilova e John McEnroe. Quando si giocava a Kooyong, tutto era abbastanza casual e come dice Racquet non bisogna prenderlo sempre come un complimento. I posti in tribuna erano pochi, molti tifosi sdraiavano coperte sull’erba e sedevano là, altri se ne stavano in piedi dietro una corsa. Negli scatti del fotografo Roger Gould per la rivista si possono perfino vedere persone sbirciare le partite restando sedute ai bordi della ferrovia, oltre la recinzione metallica del campo.
All’inizio degli anni ’80, la federazione mondiale internazionale mandò un avvertimento agli australiani. Il loro torneo era troppo indietro rispetto agli altri. A Melbourne si arrotolarono le maniche delle camicie e si misero a lavorare. Non solo costruirono un impianto nuovo su una nuova superficie, si diedero una nuova mentalità. Anziché far giocare l’Australian Open in coda alla stagione, lo avrebbero messo in cima al calendario. “Wimbledon sarebbe rimasto lo Slam più prestigioso – scrive Racquet – il Roland-Garros il più romantico, gli US Open il più drammatico, il torneo di Melbourne sarebbe diventato il più amato”.
Quest’anno Craig Tiley e il suo team hanno alzato la posta. Hanno aggiunto altri 10 milioni di dollari al montepremi. Il sussidio di viaggio è stato raddoppiato. Hanno fatto trovare ai giocatori una spa da utilizzare per il recupero dopo gli allenamenti e dopo le partite. Hanno chiesto a chi partecipa di nominare i loro chef preferiti e glieli hanno fatti trovare a Melbourne, reclutandoli in tutto il mondo. I tifosi hanno trovato una Garden Square reinventata – lo spazio di fronte alla Rod Laver Arena. C’è l’ombra. Possono guardare le azioni da un maxi schermo e ripararsi un po’ dal sole. Il Festival di musica, arte e divertimento, che fa da evento collaterale dura tre giorni e si tiene in un ambiente più grande. I biglietti valgono come pass per lo stadio. Hanno prestato un’attenzione unica all’inclusione con l’All-Abilities Day e “hanno pensato – scrive Allen McDuffee su Racquet – ai bisogni della comunità neurodiversa con stanze sensoriali rilassanti”. Nel parco sono presenti ventilatori, fontane, stazioni di rifornimento. “In altre parole, è difficile non sentirsi amati dagli Australian Open. Così siamo arrivati al momento in cui è urgente che gli altri Slam si mettano al passo”.
LA CITTA
Il torneo dell’inclusione che piace agli sponsor
È cresciuta anche Melbourne, intorno al suo torneo. Quest’anno per la prima volta avrà Louis Vuitton come partner ufficiale. È un segnale. La casa di moda francese è l’ultimo grande marchio che arriva per affari. L’Australian Open comincia a essere considerato dalla gente che conta il principale evento sportivo del paese dove essere visti. Le sue fortune, ha scritto Guardian Australia, sono in netto contrasto con ila Melbourne Cup Carnival, la corsa di cavalli che ha registrato un calo di popolarità. Nel 2023 ha avuto 244.208 spettatori in quattro giorni, ben al di sotto degli anni precedenti. Nel frattempo, l’Australian Open ha battuto il record di presenze con 839.192 tifosi in due settimane, altri milioni a casa e in luoghi come Federation Square, Birrarung Marr. Amanda Spry, docente di marketing al Royal Melbourne Institute of Technology, afferma che molti grandi marchi hanno preso le distanze dalla Melbourne Cup a causa delle preoccupazioni sulla crudeltà verso gli animali e per i legami con sponsor di bevande alcoliche e gioco d’azzardo. La casa automobilistica Kia è sul punto di impegnarsi con 20 milioni di dollari per diventare sponsor unico dell’Open di tennis. Altri pagano meno ma offrono prodotti speciali, in qualche caso gratuiti, come la Bondi Sands che distribuirà 600.000 campioni della sua nuova protezione solare. Kasey Symons della Swinburne University ha curato una ricerca su accesso ed equità nella partecipazione sportiva, giungendo alla conclusione che la popolarità degli Australian Open è cresciuta in modo significativo negli ultimi dieci anni, proprio quando gli organizzatori si sono sforzati di includere quante più persone possibile
IL TORNEO
Il giardino ideale per gli agonisti
Su questa storia del riposo e dell’inizio di stagione ha riflettuto anche Mats Wilander – che in Australia ha vinto tre dei suoi sette titoli di Slam negli anni Ottanta. Nella colonna che periodicamente tiene per L’Équipe ha scritto che questo è il torneo più adatto agli agonisti. È vero che sono assenti le tossine e la stanchezza che si avvertono a New York, ma è altrettanto vero che la condizione non è perfetta per nessuno.
“Per avere successo a Melbourne – scrive lo svedese – bisogna dimenticare il calendario, bisogna amare la competizione più di ogni altra cosa. Con la consapevolezza di non essere al 100 percento, prevale chi dice a sé stesso di essere disposto a combattere come un cane”.
Secondo Wilander – attenzione – finire l’anno precedente molto tardi è un vantaggio, così “non c’è pausa, sullo slancio del finale di stagione vai avanti con naturalezza”. Mats ritiene allora che non sia un caso trovare per 10 volte il nome di Djokovic nell’albo d’oro proprio qui e non altrove, perché “non importa se il suo servizio o il suo gioco di gambe non sono dei migliori, basta mettergli un avversario dall’altra parte della rete per fargli aumentare l’adrenalina. E allo stesso tempo il livello di gioco. A Djokovic non importa se è gennaio, aprile o luglio. È l’ultimo guerriero del tennis, giorno dopo giorno. Da tempo penso che lo Slam australiano sia per lui il più facile da vincere per gli agonisti. La mia stessa vittoria nel dicembre 1983 è un buon esempio. Ho battuto McEnroe in semifinale sull’erba, ovviamente lui non era in forma. Durante la partita mi chiedevo addirittura cosa ci facesse lì. Niente a che vedere con il suo investimento mentale sul torneo di Wimbledon. Sperava di vincere ma non c’era con la testa. Io sì, e mi bastò”.
ITALIANISMI
L’esordio di Sinner in un nuova dimensione
È una specie di manuale d’uso per Jannik Sinner. Stefano Semeraro su La Stampa dice che il 2023 l’ha trasformato in “un simbolo, in una pop star, in una febbre e in un sentimento, secondo alcuni persino in un modello di futuro alternativo nell’Italia mesta degli influencer e dei violenti” ma adesso deve tornare a essere un tennista, un tennista e basta, il numero quattro del mondo. Il suo cammino negli Slam di un anno fa è stato tutt’altro che irreprensibile. Per migliorarlo, racconta Semeraro, a dicembre Sinner si è concesso bocconi di vacanze fra Monte Carlo e Alicante, poi si è dedicato all’allenamento, “esercizi corporali che avevano il compito di temprare definitivamente la sua ampia ma non massiccia complessione alle maratone che lo attendono a Melbourne Park, mutevolissima Cayenna dove è facile passare in poche ore dai 40 gradi a giornate semiautunnali, dal sole africano alle bombe d’acqua”.
Giorgia Mecca sul Foglio sportivo ha ricordato una frase ascoltata da Jannik alla vigilia della semifinale a Wimbledon: «Prima di quest’anno io non sapevo nemmeno quale fosse la strada che porta al campo Centrale di Wimbledon». Secondo Mecca “c’era tutto Sinner in quella frase: la costruzione di un campione, gli step by step, la paura di non essere pronto fino a quando non diventi pronto, c’era umiltà e dedizione, rispetto e sacrificio, il non dare mai niente per scontato perché non c’è niente di scontato nemmeno se hai 22 anni e da quando ne hai 12 ti dicono che diventerai un campione. Il ragazzo che comincerà la stagione da numero 4 al mondo ha imparato in fretta la strada per il campo Centrale. La cosa più incoraggiante è che non se ne dimenticherà”.
quando alle 2 tra sabato e domenica
ZIBAL-BOURNE
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PONTI Otto mamme in tabellone
Deve trattarsi di un record. Le otto mamme a Melbourne sono Naomi Osaka, Angelique Kerber, Caroline Wozniacki, Victoria Azarenka, Elena Svitolina, Tatiana Maria, Yanina Wickmayer e Taylor Townsend. Molly McElwee sul Telegraph ha scritto che la figura ispiratrice per tutte loro è quella di Kim Clijsters, la belga che si fermò per far nascere la sua bimba e tornò a New York per prendersi il titolo. Ora le giocatrici, scrive il giornale inglese, vedono la gravidanza come una pausa non come la fine della carriera. Svitolina è tornata lo scorso anno con una semifinale a Wimbledon. Barbora Strycova ha vinto il doppio su erba ed è di nuovo incinta. Petra Kvitova e Belinda Bencic aspettano il loro primo figlio con l’idea di tornare al più presto in circuito. Elena Vesnina sarà la prossima a tornare, all’età di 37 anni, dopo due figli.
DIDGERIDOO I francesi
Fiato alle celebrazioni, mon frère. Con 16 giocatori nel tabellone maschile, la Francia eguaglia il suo record che risaliva alle edizioni 2008 e 2014. Alle sua spalle ci sono l’Australia con 15, gli USA con 12, Spagna e Italia con 7, Russia Germania e Argentina con 6. Ma l’ultimo Slam celebrato in patria resta il Roland-Garros di Yannick Noah nel 1983 e il solo successo in Australia quello di Jean Borotra nel 1928.
PINGUINI Mai più di notte
Un anno fa Andy Murray andò su tutte le furie per una partita del secondo turno finita alle 4.04 del mattino. In altri tornei la storia si è ripetuta, l’ultima polemica c’è stata a Paris-Bercy. Gli Australian Open sono il primo torneo che ha modificato il programma. La sessione pomeridiana alla Rod Laver Arena e alla Margaret Court Arena avrà due match anziché tre. La novità dovrebbe evitare che eventuali maratone ritardino le partite della sessione successiva, quella notturna. Si comincerà a mezzogiorno ora locale e alle sette di sera, in modo analogo a New York. Dove però qualche partita si è chiusa dopo l’una di notte.
ORNITORINCHI Andy Murray
A proposito di Murray. Quattro anni fa si presentò emozionatissimo davanti ai media del torneo, pensando che presto avrebbe dovuto ritirarsi a causa di un imminente intervento chirurgico all’anca. All’età di 36 anni è di nuovo qua, con dei pezzi di metallo inseriti nell’articolazione delle anche. È il numero 44 al mondo, non lontanissimo da quella 32esima posizione che gli sarebbe una testa di serie a Wimbledon. Ha chiuso la stagione con tre vittorie negli ultimi sei tornei e un infortunio alla spalla che lo ha tenuto fuori dalle finali della Coppa Davis. Ha sofferto di una contusione a un ginocchio in preparazione e due settimane fa alla BBC ha ammesso che questo potrebbe davvero essere l’ultimo anno in circuito. Poi è andato in campo e ha scoperto che il suo livello è ancora abbastanza buono, i progressi sono incoraggianti, e chi lo sa per quanto tempo ancora avrà la forza e la voglia di andare avanti.
BOOMERANG La maledizione di Netflix
Chissà se esiste ancora. Sono usciti da poco sei episodi della seconda stagione della docuserie Break Point, un anno fa al centro di sorrisini e scongiuri intorno ai campi dell’Australian Open. Era successo che a tutti i protagonisti dei cinque episodi della prima stagione le cose fossero andate maluccio, tutte e tutti eliminati prima degli ottavi di finale, senza arrivare alla seconda settimana, tre usciti dal campo per infortunio. Vediamo come va stavolta. Segnatevi i nomi, stavolta sono Jessica Pegula , Alexander Zverev, Holger Rune, Taylor Fritz, Frances Tiafoe , Tommy Paul e Coco Gauff.
LE GUIDE INUTILI DI SLALOM
Le partite per cui vale la pena mettere la sveglia
① MAMELISMI L’Italia intorno a Sinner ➔ Se Mameli vi ruggisce dentro per Jannik, ditegli che ci sono altre due bandieer tricolori sui campi di Melbourne, addirittura un’ora prima di Jannik. La wild card di casa Adam Walton sarà l’avversario di Matteo Arnaldi, l’unico azzurro che nella settimana delle finali di Coppa Davis abbia portato un punto in una partita senza Sinner. È il primo match sulla Kia Arena. La prima partita sulla 1573 Arena coinvolge invece Lucia Bronzetti, opposta all’ucraina Lesia Tsurenko, testa di serie numero #28 del torneo.
quando all’1 tra sabato e domenica
② BENTORNATA Anisimova vs Samsonova ➔ Liudmila Samsonova è una delle russe senza bandiera. Ha la testa di serie numero 13 e accoglie al ritorno in uno Slam l’americana Amanda Anisimova, 22 anni, semifinalista al Roland-Garros nel 2019 e quarti di finale a Wimbledon nel 2022. Nello scorso mese di maggio si è fatta da parte, esausta, prosciugata, burnout hanno scritto i giornali americani. Si ripresenta con la classifica protetta dopo essere caduta oltre la 300esima posizione. È rientrata battendo Pavlyuchenkova ma ha perso con Bouzkova. Torna per ricostruirsi e trova subito un’avversaria spesso incostante.
quando intorno alle 5 di domenica mattina
③ TEEN Fruhvirtova vs Bogdan ➔ Brenda Fruhvirtova è una delle nuove ragazzine terribili del tennis. Secondo la rivista Tennis è dotata di un talento più impressionante di sua sorella Linda, “con una superba tecnica di rovescio e il nuovo allenatore Nicolas Massu a guidarla nella fase successiva della carriera. Probabilmente non è ancora all’altezza di un titolo di Slam, ma avversarie come Bogdan sono alla sua portata in questo momento”. Sul campo 17.
quando alle 6 di domenica mattina
④ IL GUASTA-RUSSI Seyboth Wild va Rublev ➔ Il russo arriva a Melbourne dopo la vittoria nel torneo di Hong Kong della settimana scorsa. È certamente favorito, ma nion più tardi della scorsa primavera il 23enne brasiliano ha eliminato in cinque set un altro russo dal Roland-Garros, la testa di serie numero #2 Daniil Medvedev. Dopo ha trascorso il resto della stagione per la maggior parte in eventi minori.
quando non prima delle 3.30 fra sabato e domenica
⑤ IL CAMPIONE USCENTE Djokovic vs Prizmic ➔ In Italia sarà ormai mattina, quando scenderanno in campo i due campioni uscenti. Prima che tocchi ad Aryna Sabalenka contro la qualificata tedesca Seidel, sulla Rod Laver Arena vedremo il debutto di Novak Djokovic, alla ricerca dell’undicesimo titolo australiano contro il 178esimo del mondo, Dino Prizmic, un croato. In realtà, come ha detto Novak, l’avversario è sé stesso. Il suo corpo che scricchiolava qualche giorno fa. Il polso destro instabile che gli ha fatto perdere la partita contro de Minaur in United Cup.
quando alle 9 di domenica mattina