Diciamolo, Rafa. Ma chi te lo fa fare? Hai vinto 1071 partite, cinque volte più di quelle che hai perso. Hai servito 3988 ace e hai salvato in media due palle break su tre fra le seimila e passa che ti è toccato fronteggiare. Ogni 100 volte che hai risposto a un servizio, hai messo da parte 34 punti. Ogni volta che dall’altra parte hanno avuto bisogno di una seconda palla in battuta, tu di punti in risposta ne hai fatti 55 su 100. Grazie a tutto questo hai vinto 92 tornei, 22 dei quali erano uno Slam. Hai battuto 29 volte Novak Djokovic in 59 partite e 24 volte Roger Federer in 40. Ti sei fatto staccare dagli organizzatori assegni per un importo complessivo di 134 milioni di dollari. Hai 37 anni e per una durata totale di quasi cinque sei rimasto a guardare gli altri, a curarti e guardare. Diciamolo, Rafa. Chi te lo fa fare?
Devono essere davvero tanti, quelli che glielo stanno ripetendo di nuovo in queste ore, dopo l’infortunio di Brisbane, alla terza partita dopo il rientro. Tanti che lo ripetono dopo la rinuncia agli Australian Open, lo ripetono a lui e chi gli sta intorno, compreso zio Toni, l’ex allenatore. Così zio Toni ha preso carta, penna e calamaio e ha scritto la sua risposta nella rubrica che periodicamente tiene su El Pais. “Perché Rafael continua? Perché combattere – ha scritto – vale sempre la pena. La sua spinta e la sua motivazione, come quella di tanti cittadini, vengono da quella gratificazione quotidiana che lontano dai riflettori aiuta a dare un senso alla propria vita”.
Zio Toni non ne vuol sapere. Zio Toni non vi asseconda. Non lo convincerete. “È vero che ha perso la terza partita contro l’australiano Jordan Thompson e che ha accusato qualche fastidio fisico, ma è anche vero che ha giocato le sue tre partite dandoci la falsa impressione che l’infortunio dal quale usciva fosse stato un miraggio. Credo di poter affermare – continua Toni Nadal – che in tutti i suoi ritorni dopo un’assenza forzata è riuscito a realizzare qualcosa di non comune e poco normale. Sono consapevole che stavolta la situazione è molto più complicata, probabilmente sarà l’ultima volta che lo vedremo rientrare dopo un’uscita di scena temporanea a causa del fisico. Le ragioni sono molto chiare. Nelle precedenti rimonte, ha dovuto competere con tennisti della sua stessa generazione, attualmente i suoi rivali sono molto più giovani e stanno sviluppando un nuovo tipo di tennis in cui una delle caratteristiche determinanti è colpire la palla in modo sempre più veloce. Le sofferenze a cui ha sottoposto il suo corpo non sempre lo perdoneranno”.
Come se ne esce, prima di uscirne per sempre? “A Rafael – dice zio Toni – non resta che accorciare gli scambi ed essere più deciso nei tiri vincenti. Se basterà è un dubbio che verrà chiarito nei prossimi mesi. La sfida è difficile, credo che nessuno possa ignorarlo, ma mio nipote mi ha abituato a potermi fidare di lui. Credo fermamente che valga sempre la pena lottare, indipendentemente dal risultato che si ottiene. L’immensa gioia che ho visto sul volto di Rafael quando ha debuttato martedì a Brisbane ed è riuscito a battere un Dominic Thiem, ne è una prova”.
Zio Toni dice che lo hanno intervistato da una delle radio più popolari d’Argentina e l’ultima delle loro domande è stata la solita, quella là, la stessa, perché mai Rafa si ostina ancora ad andare avanti. Risposta di zio Toni: – E lei perché continua a cercare di rimanere il direttore della radio?
“Perché la propria occupazione – è il suo pensiero – aiuta a dare un significato alla propria vita. A volte ho la sensazione che nella società odierna il lavoro sia un po’ vituperato. Il potere promuove l’idea che l’obiettivo sia lavorare sempre meno, come se lavorare fosse una punizione. Ma sono tante le persone che nell’anonimato e in condizioni molto meno fortunate vivono la propria professione con dedizione, gioia, impegno. Rafael è uno di loro”.
Zio Toni lo sa in quali tempi viviamo,. Sa che si sta avventurando su un terreno sdrucciolevole. Così spiega: “Sono consapevole delle interpretazioni errate che una frase del genere può scatenare, perché Rafael è una persona privilegiata che ha avuto la fortuna insolita di dedicarsi a ciò che gli piace. Ma la sua spinta e la sua motivazione, come quella di tanti cittadini, vengono da quell’altra gratificazione quotidiana che lontano dai riflettori aiuta a dare senso alla propria vita. Rafa ama il tennis per tutto quello che gli dà, molto più di odiarlo per quello che gli toglie”. I verbi sono al presente. Non al passato prossimo.