C’è gente che per mestiere fa l’amico. L’amico di qualcuno in vista. I calciatori, per esempio. Sono circondati. Hanno fisioterapisti personali conosciuti chissà dove, chissà come, hanno sempre uno che gli mantiene il telefonino durante il giorno, un altro che gli trova l’appartamento, organizza il trasloco, paga la tassa di circolazione, tiene i rapporti coi giornali, organizza le vacanze. Il Post ha spiegato che “i giocatori di alto livello sono spesso ragazzi molto giovani che si trasferiscono in città o paesi diversi in modo improvviso: non hanno particolari appoggi o legami, ma una grande disponibilità economica. A volte vogliono ricostruire i rapporti che avevano nei luoghi in cui sono cresciuti nella nuova città, facendo trasferire famigliari e amici e affidando loro compiti diversi”.
Certe volte finiscono nei guai, come saprebbe raccontare meglio di tutti Karim Benzema, coinvolto dall’amico d’infanzia Karim Zenati nel caso del sexytape con Mathieu Valbuena. Fino al giorno dell’ideona del ricatto, Zenati si occupava di comprare e rivendere le auto del centravanti che era stato con lui bambino alla periferia di Lione. N’Golo Kanté ha denunciato un suo amico d’infanzia per truffa ed esercizio illegale della professione di agente sportivo, quando questo si stava allargando e lo aveva raggirato. In Italia, Alessandro Gamberini raccontò in una intervista alla Gazzetta di essere stato truffato dal suo migliore amico, 1 milione e 600 mila euro bruciati con falsi investimenti. «Era uno dei tanti parassiti che girano in questo mondo, noi calciatori siamo dei polli. Entriamo in una giostra da ragazzi ma non sappiamo come gira, non sappiamo gestire certi investimenti».
Altre volte l’amico è un tesoro, se è più d’uno ancora meglio. Prendiamo Shai Gilgeous-Alexander, guardia degli Oklahoma Thunder, giocatore in ascesa in NBA, 31.4 punti di media a partita, il 50.5% dal campo. Nel suo cammino verso il successo hanno un ruolo “cinque amici super intimi”, come li chiama il New York Times che ha raccontato la storia. Cinque amici d’infanzia che lo allenano durante le pause del campionato a Hamilton, una piccola città a 40 miglia da Toronto. Mark Castillanes e Maurice Montoya li ha incontrati il primo giorno alle scuole medie, Vincent Chu era il compagno di banco, Sunday Kong stava con lui al liceo, Devanté Campbell era in squadra quando giocava a football. Oggi chi è un venditore di scarpe da ginnastica, chi dirige un ristorante, chi lavora nella sanità, chi studia medicina.
Un giorno che il coach di Oklahoma si è presentato a Hamilton per vedere Shai, pensava di non aver bisogno di chiamare un Uber per spostarsi. Invece Mark Daigneault si sentì dire che c’era un problema, non aveva posto in macchina, doveva andare a prendere quei cinque. Il coach si presentò in palestra e li trovò vestiti con la maglia di Oklahoma che facevano da sparring a Gilgeous-Alexander. Riscaldamento, allunghi, sessioni di tiro, tre contro tre. Il sesto uomo si chiama Nem Ilic e definirebbe sé stesso come responsabile dello sviluppo dell’atleta, nel senso che nel garage di casa sua ha montato una piccola palestra dove Gilgeous-Alexander va a sollevare pesi.
Daigneault l’ha presa bene, dice che lui Shai lo conosce, vuole sempre migliorare e “questa cosa – spiega Scott Cacciola sul New York Times – lo rende perfetto per Oklahoma City, lo stesso posto dove un giovane Russell Westbrook è diventato una macchina da tripla doppia, Kevin Durant ha affinato il suo gioco sul perimetro, James Harden ha messo a punto il suo step back”.
Dice coach Daigneault che «Shai avrebbe tutte le risorse per assumere uno staff e trasferirsi alle Hawaii in bassa stagione. Invece si parcheggia a casa sua, Hamilton, e lavora con amici che fanno parte della sua vita da sempre».
Gilgeous-Alexander dice: «I ragazzi mi danno un senso di casa. Mi restituiscono un pezzo di me stesso». Così, torna il ragazzo che era alla Regina Mundi Catholic Elementary School, quando la famiglia si trasferì da Toronto a Hamilton. D’estate, quando è in vacanza in Canada, intorno alle 7 del mattino manda un messaggio ai cinque, sto venendo. Hanno un quarto d’ora all’incirca per farsi trovare pronti, all’arrivo della Mercedes-Benz Classe G marrone chiaro. Ora che è alla sua quarta stagione con i Thunder, ha chiesto a Maurice di trasferirsi a Oklahoma con lui. È il suo factotum. Suo e di Luguentz Dort, coinquilino, compagno di squadra, anche in Nazionale. Dort è il tipo che gli ha tenuto la mano quando Shai è stato vaccinato contro il covid, perché ha paura degli aghi. Una volta si è lamentato con GQ di essere sommerso dai vestiti dell’altro – che ha una certa passione per la moda. Lui sopporta, Cocciante direbbe perché un amico ti tiene più caldo di un pullover di lana.