L’artefice del rilancio globale della NBA. Il quarto commissioner della NBA, in carica dal 1° febbraio 1984 al 1° febbraio 2014, ha intimidito molti con i suoi modi energici, ma possedeva anche una visione e un istinto per il marketing che hanno contribuito a sollevare la lega dal suo periodo più oscuro fino a raggiungere nuovi livelli di prosperità e popolarità, sia all’interno del paese che all’estero. Le stelle NBA sono state le prime a raggiungere dall’America una notorietà globale come quelle del calcio, fino alle regioni più remote del mondo. … In un’intervista del 2014 con il New York Times, David Stern disse che uno dei suoi ricordi più cari era aver visto riunite tante stelle nella nazionale USA per i Giochi del 1992, la squadra conosciuta in tutto il mondo come Dream Team. Per una lega reduce da una crisi, non molti anni prima – disse – “era stato emozionante vederli celebrati come una combinazione del Bolshoi, della Philarmonic e dei Beatles insieme” durante la loro marcia verso la medaglia d’oro. … La lega stava scivolando nell’irrilevanza – sette partite delle finali NBA tra 1979 e 1981 erano state relegate a trasmissioni in differita su nastro per la CBS con inizio alle 23.30, ora orientale. Quando Stern ha ceduto la carica ad Adam Silver nel 2014, la NBA aveva aperto uffici in 15 città fuori degli Stati Uniti e firmato accordi per la trasmissione tv delle partite in oltre 200 paesi e 40 lingue. La lega subì ulteriori danni alla sua immagine dopo che un’inchiesta pubblicata dal Los Angeles Times nell’agosto 1980 stimò che tra il 40 e il 75% dei suoi giocatori faceva uso di cocaina. Nella stagione successiva 1980-81, 16 squadre su 23 persero denaro. … Stern è cresciuto da tifoso dei Knicks e assisteva alle partite al Madison Square Garden con suo padre. “Anche se non avevano un buon record, erano i miei Knicks”, ha detto al Times nel 1983. Forse nulla ha reso Stern più orgoglioso del ruolo avuto dalla Lega nel sostenere Magic Johnson dopo la sua rivelazione di aver contratto il virus HIV (7 novembre 1991). | Marc Stein, New York Times
Piegò all’NBA anche la Cina comunista. La storia che Stern amava raccontare era il suo primo viaggio di lavoro in Cina, nel 1989. Cinque anni gli erano bastati per esportare l’Nba dall’altra parte dell’oceano: Europa, Africa e persino Asia, Tokyo, dove la lega si stava preparando ad ospitare la sua prima partita di campionato. Ma a Pechino nessuno gli aveva srotolato il tappeto rosso ai piedi. Col contratto in mano, Stern aveva atteso per ore presso la sede della televisione centrale cinese (Cctv) prima di essere gentilmente congedato da un piccolo uomo d’apparato con il pretesto che «non bisogna intrattenere le masse, ma nobilitarle». Il giorno dopo, tuttavia, mentre visitava le piramidi di Xi’an, la sua guida cinese gli aveva confidato di essere una fervente sostenitrice dei Bulls che ammirava sui Vhs pirata. I Chicago Bulls erano più forti degli steccati. Due anni dopo, la tv cinese trasmise il primo titolo vinto da Michael Jordan. La globalizzazione dell’Nba sognata da Stern, era in movimento. | Gaétan Scherrer, L’Equipe
“ Senza di lui, non sarei dove sono oggi Michael Jordan
Un grande uomo, marito, padre, amico, uomo d’affari e visionario Magic Johnson
Le partite della notte. I Lakers chiudono il primo tempo avanti di 33 punti ma poi faticano a contenere la rimonta dei Suns, vincendo solo grazie alla tripla doppia di LeBron James. Antetokounmpo firma 32 punti e 17 rimbalzi nel successo complicato dei Bucks sui Timberwolves, contrassegnato dalla schiacciata di Culver che ha fatto arrabbiare Robin Lopez. Quando è riatterrato ha lanciato uno sguardo di sfida al centro dei Bucks accompagnandolo con qualche parolina. Lopez, però, non l’ha presa per niente bene, inseguendo Culver. Ritorno amaro a New York per Carmelo Anthony, osannato dal Madison Square Garden ma battuto dai Knicks. | Sky Sport online
Gli italiani di Djordjevic. Geniale sempre, spiritoso, nato per essere campione, nato per insegnare perché sa sempre scegliere le persone che devono aiutarlo. Quando era con la nazionale serba c’era un personaggio sulla sua panchina che sembrava trovare le parole giuste per giocatori con troppo ego, con troppa timidezza, con troppe malattie per stare bene in un gruppo. Alla Virtus ha ricostruito questo fortino e Petrucci, che un giorno pensò a lui per la Nazionale, deve rammaricarsi di non esserci arrivato, anche se con Sacchetti ha scelto benissimo ma per il quotidiano, mentre l’idea sarebbe di avere qualcosa di più interessante del tre contro tre. Djordjevic ha qualcosa di speciale quando va in campo per una sfida. Guardate i suoi italiani e pensate a quelli degli altri. Il Baldi Rossi che Buscaglia aveva educato a Trento meglio che a Bologna, ora sembra davvero il giocatore che tutti speravamo potesse diventare. Paiola ha avuto anche in passato le carte da giocare, ma adesso suona musica diversa, ha una faccia diversa, come lo stesso Cournooh. | Oscar Eleni, Sport Olimpico
~ domenica Trento-Virtus Bologna
la classifica Virtus Bologna 26, Sassari 24, Brescia e Milano 20, Brindisi 18
Il dominio di Sassari nelle statistiche. Il quintetto dal rendimento migliore in serie A? Tutto sassarese. Nel senso che sono tutti del Banco di Sardegna i primi cinque giocatori della classifica plus/ minus, vale a dire della voce statistica che tiene conto delle variazioni di punteggio quando un giocatore è sul parquet. Si parte con il +11,5 di Bilan: col centro croato Sassari segna 11,5 punti in più dell’avversaria. Si prosegue con l’ala Pierre che lo tallona a 11,3. Poi la guardia Michele Vitali con 9,9, e il play made in Sassari Spissu con 9,2 che precede d’un soffio l’ala Evans che ha 9,1. Cifre favorite anche dal fatto che la squadra allenata da Gianmarco Pozzecco ha la migliore difesa del campionato (neppure 73 punti incassati) e il terzo attacco dopo la Virtus Bologna e Brescia. | Giampiero Marras, Corriere dello sport-Stadio
Geppi Cucciari e il basket a Macomer. A Macomer, il mio ridente paese noto per la Dreher, che non si fa più, il Car, che non si fa più, e il formaggio, che si fa ancora, il basket rinasce con Basket Macomer 2.0. Una dirigenza di genitori appassionati, dei colori sociali poco ambiziosi, un allenatore ingegnere che insegna ai suoi ragazzi ad amare questo sport, ed altri che crescono i più giovani, una squadra di amatori, una di amatrici, che amano a prescindere, nonostante i menischi, una squadra under18, dove gioca il mio nipote numero 1, una di esordienti in cui gioca il mio nipote numero 3, e poi gli aquilotti e gli scoiattoli. E io sono stata felice di essere lì con loro festeggiarli, come si compete a chi ama il basket, con una partita, una cena e una birra, tre tra le cose che preferisco nella vita. Perché come disse un coach: il Monopoli è un gioco, il calcio uno sport, ma il basket una metafora della vita. | Geppi Cucciari, Facebook