Un uomo ha aggredito con un coltello una coppia di turisti sabato sera intorno alle 21, nel 15esimo arrondissement di Parigi, vicino al ponte Bir-Hakeim e alla Torre Eiffel, uccidendo una persona prima di fuggire. Dopo aver attaccato altre due persone con un martello nel 16esimo arrondissement, il sospettato è stato arrestato dalla polizia con una pistola a impulsi elettrici. L’uomo arrestato di chiama Armand R., un franco-iraniano di 26 anni, nato a Neuilly-sur-Seine, secondo Le Monde noto ai servizi segreti e alla polizia per radicalizzazione islamica. Era stato condannato a cinque anni di carcere, di cui uno con la sospensione nel 2018, per un’azione violenta.
Armand R. è sottoposto a cura psichiatriche, secondo quanto fa sapere il ministro degli Interni, Gérald Darmanin. È stato messo in custodia di polizia per omicidio e tentato omicidio e l’ufficio del procuratore nazionale antiterrorismo ha preso in carico il caso. Secondo la ricostruzione degli inquirenti Armand R. avrebbe pronunciato due volte le parole Allah akbar durante gli attentati e avrebbe ha spiegato alla polizia che “era stanco di vedere morire musulmani” , soprattutto a Gaza, e che la Francia era “complice” di Israele.
«Non cederemo al terrorismo» ha reagito la prima ministra Elisabeth Borne.
Tutto questo accade a 236 giorni dalla cerimonia d’apertura dei Giochi olimpici, la più ambiziosa di sempre, con la parata delle squadre pensata a bordo di battelli sulla Senna, e non dentro uno stadio. Sarebbe una sfida enorme per la sicurezza in tempi di pace, invece per ora la pace non c’è. Né a Kiev né a Gaza. Otto anni dopo gli attentati al Bataclan e allo Stade de France di Saint-Denis, la Francia è ripiombata nel clima che accompagnò l’organizzazione degi Europei di calcio nel 2016, quando si entrava allo stadio passando un metal detector. Il quarto di finale di Lille tra Galles e Belgio si giocò con i cecchini appostati sul tettto dello stadio per un allarme lanciato in mattinata.
LE ESERCITAZIONI ► Non più tardi di giovedì scorso, in una sala conferenze del ministero delle Forze Armate, proprio nel 15esimo arrondissement dell’attacco di ieri sera, il generale Christophe Abad era reduce da un’esercitazione, una simulazione di minacce e rischi che il governatore militare di Parigi ha chiamato De Coubertin. È durata dieci giorni. Non è stata la prima. La Francia ha iniziato i suoi test nel gennaio del 2022. Abad è un generale di 58 anni e ha spiegato che si tengono esercitazioni contro la minaccia terroristica, attacchi aerei, con i droni, contro un’ondata di caldo di 45 gradi, contro l’ipotesi di un attacco chimico. L’Équipe ha scritto che la sola eventualità esclusa, “il film catastrofico definitivo” è lo scoppio di un conflitto più diffuso rispetto ai fuochi di guerra accesi per il mondo. “In un contesto internazionale estremamente teso, è il solo non comparso su questo tavolo già occupato e pieno di ansia”. Secondo il generale Abad «non siamo di fronte a scenari dirompenti al punto da dire: i Giochi si fermano». Della tesi opposta è Franco Carraro, ottantatreenne ex presidente del CONI, da quarantuno membro del CIO.
Quindicimila soldati in tutto il paese, diecimila nell’Île-de-France. Queste sono le forze che la Francia conta di dispiegare. Cinquemila alloggeranno in tenda sul prato di Reuilly, nel cuore della città, vicino ai principali luoghi delle gare. Il generale Abad la considera una replica dell’operazione Sentinel lanciata nel gennaio 2015, riadattata all’unicità dell’evento. Le missioni di sicurezza saranno svolte principalmente dall’Esercito, finora addestrato anche all’ipotesi di un dirottamento aereo e a un attacco sottomarino. «Questa è la nostra vita quotidiana da otto anni – ha detto, con un riferimento chiaro al Bataclan – ne abbiamo esperienza. È la realtà che viviamo e di conseguenza adatteremo i nostri sistemi».
LE ZONE INTERDETTE ► Il giorno prima, mercoledì, era stato il prefetto di Parigi Laurent Nuñez a illustrare alcuni elementi del sistema di sicurezza pensato per la città. Un sistema basato su una suddivisione in zone nei paraggi dei siti olimpici e paralimpici. Esiste innanzitutto un perimetro organizzativo nel quale entreranno solo le persone accreditate [atleti, staff, organizzazione, giornalisti, fornitori di servizi] o spettatori muniti di biglietto. Un secondo perimetro di protezione detto Silt [acronimo di sicurezza interna e lotta al terrorismo] comprenderà i residenti locali, tranne che per la cerimonia di apertura. Le altre due zone riguardano i veicoli a motore, mentre pedoni e biciclette saranno libere di circolare. Per ottenere l’esenzione bisognerà registrarsi su una piattaforma digitale fornendo un certo numero di documenti per ricevedere un codice QR da presentare durante i controlli. Una vasta area che va dalla Torre Eiffel fino ai cancelli dei giardini delle Tuileries sarà zona macchia nera. Secondo Le Parisien, Place de la Concorde sarà addirittura chiusa al traffico dal 1° giugno fino al 7 settembre. Fuori Parigi le misure di controllo saranno quotidiane anche per decine di migliaia di residenti in zone residenziali di Saint-Denis o Ile-Saint-Denis, vicino al villaggio olimpico o allo Stade de France, a Colombes vicino allo stadio Yves-du-Manoir. Tutte le mappe sono disponibili sul sito della questura ma non è stata ancora annunciata una data per la realizzazione delle zone, se non quella del villaggio olimpico dal 15 luglio.
LE POLEMICHE POLITICHE ► Secondo Libération Nuñez sente di non avere l’impressione che si stia chiedendo uno sforzo eccessivo ai parigini e agli abitanti dell’Ile-de-France. Le sue parole: «Ci sono moltissimi siti turistici che potranno essere visitati lo stesso. Vogliamo garantire la sicurezza delle persone ma anche permettere alle persone di vivere la città, senza fermare il turismo. Non c’è motivo di lasciare Parigi in questo momento. I perimetri comportano divieti stradali, ma i pedoni possono circolare. Potete immaginare quanto sarei irresponsabile se non suggerissi di mettere in atto delle misure di sicurezza? Se si verificasse un incidente grave durante i Giochi, la responsabilità primaria sarebbe del ministro degli Interni e del capo della polizia. Non capisco perché sia così difficile comprendere che misure di sicurezza per un evento del genere sono necessarie».
Il senatore centrista Philippe Bonnecarrère parla invece di misure tipiche di uno stato di emergenza. Il deputato della LFI Damien Maudet è andato oltre: «Le Olimpiadi hanno un buon sapore liberticida». Le stesse perplessità arrivano dal fronte della gauche. Scrive Raúl Daffunchio Picazo sul sito Inside the Games: “Di fronte a tutto ciò, ci si deve chiedere: in un evento su cui si posano gli occhi del mondo, la sicurezza nazionale e collettiva ha la priorità rispetto alle libertà individuali? In tempi così turbolenti garantire la sicurezza degli atleti, dei funzionari e del pubblico è una priorità nonostante possa causare disagi agli altri. Un paradosso storico: proprio il luogo in cui sono nate le idee di libertà e di limitazione del potere al governo, dopo la Rivoluzione del XVIII secolo, sarà l’epicentro per determinare quanta libertà o quanti diritti individuali vengono messi da parte in nome di un beneficio collettivo. Bilanciare queste due spinte è l’obiettivo di ogni società moderna”.
L’ECONOMIA DELLA SICUREZZA ► Le Monde ha raccontato come il settore della sicurezza privata sia in subbuglio. Ha una carenza strutturale di manodopera, ma nell’imminenza dei Giochi olimpici gli viene richiesto dal governo di addestrarsi e reclutare più persone che può.
Iris Deroeux racconta: “A due passi dall’autostrada A4, in una delle zone commerciali di Noisy-le-Grand (Seine-Saint-Denis), si trovano gli uffici di Nouvel R, una azienda del settore della sicurezza privata creata nel 2004, un centro di formazione da quasi dieci anni”. È alla ricerca di giovani disoccupati o di guardie giurate desiderose di far carriera. Il suo titolare dice di non vendere sogni, ma vantaggi e svantaggi, orari lunghi di lavoro, stipendi bassi. «Ma resta un settore in cui puoi entrare e crescere indipendentemente dalla tua età, dal tuo diploma, dalla tua nazionalità, dal tuo sesso». Lui ha cominciato quindici anni fa come guardia di sicurezza in un supermercato Lidl. Nel giro di cinque settimane, gli apprendisti ottengono il titolo professionale di agente di prevenzione e sicurezza, con 175 ore di formazione, una verifica da parte del Consiglio nazionale delle attività di sicurezza privata [CNAPS]. Secondo le stime ufficiali sarebbero necessari circa 20.000 agenti. Quarantasei milioni di euro sono stati sbloccati dallo Stato nel 2022, di cui 31 per il 2021. Uno dei luoghi in cui la Nouvel R tiene la sua formazione è una ex concessionaria di automobili abbandonata. Ci sono dei portici utili per esercitazioni di ricerca e perquisizione, dei tatami per esercitarsi e anche dei banchi di scuola. Mike, ex agente di polizia, uno degli istruttori, dice che certi arrivano e spiegano di aver praticato boxe thailandese. «Quelli li calmo fin dall’inizio. Il quadro giuridico non permette di toccare le persone in alcun modo». La formazione iniziale degli agenti è poco centrata sulla forza fisica. Apprendono articoli del codice di sicurezza, nozioni di primo soccorso, devomo imparare La Marsigliese. Sono i cambiamenti apportati dalla legge sulla sicurezza globale del 2021 per l’accesso alle professioni di sicurezza privata, in particolare l’obbligo per gli stranieri di essere in possesso del permesso di soggiorno da almeno cinque anni. Gli imprenditori del settore sostengono con Le Monde che queste modifiche hanno prodotto – diciamo così – una crisi nelle vocazioni. Ma hanno pure portato la signora Christiane di 52 anni a iscriversi. Trova che sia un percorso che le si addice dopo anni di servizio come governante «senza un briciolo di rispetto», dice, con l’obiettivo di indossare il maglione rosso della security e femminilizzare un settore ancora in stragrande maggioranza maschile. «Sono soprattutto i neri, gli arabi e gli stranieri a difendere i parigini. Prima o poi dovremo riconoscerlo».
Dieu sauve la Seine. E un poco pure le Olimpiadi.
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