Verstappen e quello strano concetto di noia che dipende dalle bandiere

di roberto liberale

  È andata così con la McLaren sul finire degli anni Ottanta, quando vinse 25 GP su 32. Che noia. È andata così con la Williams del triennio 92-93-96, con 32 vittorie su 48. Uguale. Che noia. Era una noia la Benetton del 95 con 11 primi posti su 17, era una noia la Mercedes 2014-2020 quando ha sempre vinto più della metà dei GP della stagione [19 su 21 nel 2016], è stata una noia la Red Bull dell’ultimo biennio, con 38 successi su 44, 21 su 22 nel Mondiale appena finito. Che barba quando vincono sempre gli stessi. Bisogna fare qualcosa, bisogna cambiare. Solo la Ferrari fra 2000 e 2005 non annoiava. Vinse 57 corse su 85, era stupenda, era bellissima, Schumi era super, tutti contenti.

La noia è scritta negli occhi di chi guarda. Per due terzi della storia dell’automobilismo c’è sempre stata una scuderia che ha azzeccato la macchina giusta e ha dominato sulle altre. Anche la Lotus di fine anni Settanta era dominante, come la Tyrrell all’inizio del decennio e di nuovo la Lotus di fine anni Sessanta. Colin Chapman indovinava spesso quale strada prendere. L’unica cosa che rendeva più imprevedibili i Gran Premi di un tempo era l’affidabilità e c’erano molte più macchine che non arrivavano al traguardo.

Oggi non è molto diverso da ieri. Come in tutti gli sport che distribuiscono milioni, i soldi si concentrano in poche tasche. L’eccezione è la NBA. È strano soprattutto che Liberty Media non riesca a trovare il modo di riequilibrare la situazione tra le scuderie di prima fascia e quelle delle retrovie. 

La noia ci riempie gli occhi quando il dominatore non ci appartiene. Lo sci si è superato con Ingemar Stemmark, al quale sono state sottratte almeno quattro coppe del mondo perché tutti fuorché gli svedesi si annoiavano di vederlo vincere. Lui, lo sciatore più forte di tutti i tempi, privato di ciò che meritava. Sono state scritte regole su misura per fermarlo. In questo modo Phil Mahre può conservare tre coppe del mondo in salotto, una Andreas Wenzel e una il mezzo carneade Peter Luescher. Una pagina di sport assurda. L’assoluto dominatore dello sci alpino per un decennio, 86 prove vinte: solo tre Coppe.

Il punto è ammettere che esistono gli Eddy Merckx, i Max Verstappen, gli Ingemar Stemmark, le Mikaela Shiffrin, ammetterlo e ammirarne la bravura. Strano, di Valentino Rossi non si è annoiato mai nessuno.

 


 

    Si stanno annoiando anche in Germania, ora che la Mercedes non vince più. Die Zeit si spinge a scrivere che tutto ciò che riguarda la Formula 1 è obsoleto, mentre la Süddeutsche Zeitung parla di grande difetto di progettazione. Chi ha la macchina migliore – si legge – può costruire più facilmente la prossima macchina migliore, ed è probabilmente per questo che Max Verstappen rimane e rimarrà un dominatore

 

La pausa tra l’ultimo GP della stagione e il primo della prossima durerà appena 93 giorni. La newsletter Prime Tire di The Athletic dice che si tratta di un tempo sufficiente per fare qualche pisolino. Chi deve rincorrere non può permetterselo. E neppure la Williams che deve prendere l’ultima decisione ancora in bilico. Logan Sargeant è il solo pilota di F1 senza un contratto confermato per il 2024. Il caposquadra James Vowles gli ha detto alla radio durante l’ultimo giro che il suo contributo è stato eccellente e che non vede di trascorrere insieme l’inverno, l’inverno e oltre. Pare un’investitura, anche se Vowles ha poi fatto una mezza marcia indietro, chiarendo che vanno ancora studiati alcuni parametri. La Williams scoprirà dalla lettura che nelle prime 11 gare il ritmo medio per gara di Sargeant è stato il 17esimo, nella ultime 11 il 13esimo. La tendenza è vederlo andare veloce sul giro e lento la domenica. Ma negli ultimi cinque GP, a parte un problema alla pompa del carburante a Città del Messico che non gli può essere imputato, ha corso bene e ha guadagnato i primi punti di un pilota americano da trent’anni a questa parte. È stato l’unico sussulto. Perché perderlo?

 

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