Vista e raccontata da Milano, la partita della città di Roma diventa “il derby delle chiacchiere” per il Giornale e “il derby da paura” per Libero, con “veleni, accuse e provocazioni”. Diceva Luciano De Crescenzo che siamo un paese molto lungo, destinato a non capirsi ai due lati del tavolo. Angolo della consolazione: Madrid e Barcellona stanno messe peggio. Fine dell’angolo della consolazione.
Al derby come religione dedica due belle pagine Stefano Boldrini sul Corriere dello Sport-Stadio: “E pensare – scrive – che tutto è cominciato in una città delle Midlands Orientali, fondata dai romani – in questo caso molte cose si spiegano -, centro nevralgico della rivoluzione industriale, due titoli inglesi vinti negli anni Settanta dalla squadra di calcio, oggi depressa in League One. Tutto è cominciato a Derby, dove nel diciottesimo secolo i giovani della parrocchia di All Saints sfidarono quelli di Saint Peter. La storia delle stracittadine parte da qui”.
Boldrini mette in fila le più calde d’Europa e dice: “Il derby è una sfida santa, dannata, sanguinolenta, epica, irrazionale. I punti in palio sono un dettaglio. A Roma, hanno provato a normalizzare la stracittadina prima Zdenek Zeman, poi Maurizio Sarri: è finita male. Il primo perse quattro volte di fila alla guida dei giallorossi contro la Lazio di Eriksson, il secondo è stato travolto dall’onda anomala di questa sfida e anche lui è entrato, alla fine, nella modalità derby. È un mood inspiegabile, che sfugge al controllo della psicanalisi. Il giorno del calendario, la prima domanda dei tifosi, su entrambe le sponde, è: «Quando si gioca il derby?». A livello tecnico non regge il confronto con altre stracittadine – vedi Manchester -, nel numero di titoli è lontano dalle cifre di diverse sfide mondiali, ma in una città millenaria come Roma ripropone atmosfere gladiatorie”.
| A proposito di Roma. Nella sua rubrica domenicale per Repubblica, lo scrittore Gabriele Romagnoli ironizza e dice che “le sue squadre di calcio rivinceranno un campionato quando esisteranno la metropolitana C, il parco fluviale del Tevere e la Vela di Calatrava non sarà più un inspiegabile rudere moderno. Sono cambiati i sindaci, sono cambiati gli allenatori. Destra, sinistra, helzapoppin’; apprendisti stregoni, venerabili maestri, arrendevoli o arroganti. Il risultato non è variato”. Romagnoli sottolinea che con la caduta della ditattura juventina “l’impressione è che Roma abbia perso un altro giro di giostra. Tre anni nel calcio sono la dimensione di un progetto. 2021-2024 era l’arco delle frecce di Mourinho e Sarri. Nessuna centrerà il bersaglio grosso. Certo – dice – se chiedi Berardi, Zielinski e Ricci e ti ritrovi Isaksen, Guendouzi e Rovella qualcosa è andato perduto nella traduzione italiano/lotito. Ma Lukaku l’hanno capito, i Friedkin”. Così, a Roma succede che “ogni sindaco incolpa il buco lasciato dal predecessore, il mancato aiuto dello Stato, le circostanze” mentre ogni allenatore se la prende con “il calendario, gli arbitraggi, le circostanze. Parigi, Madrid, Londra lottano per il titolo. Roma, no. Da molto tempo. Abbiamo un grande progetto da proporvi: il passato”.
| Luca Valdiserri sul Corriere della sera li mette a confronto, i due allenatori: “Sarri giura di voler chiudere la sua carriera alla Lazio, Mou potrebbe essere al penultimo derby. Il suo contratto scade a giugno e i Friedkin non l’hanno mai chiamato per discutere l’eventuale rinnovo. Lo Special One ha detto di aver rifiutato nel recente passato un’offerta spropositata dall’Arabia Saudita per mantenere la parola data alla Roma. Non lo rifarà una seconda volta, anche perché per andare avanti ci vogliono due volontà e non una sola”.
| Giancarlo Dotto sulla Gazzetta dello sport li chiama due uomini in tuta. “Ma quella di Sarri sa di fumo autistico, quella di Mou sa di zolfo dispotico. Non si amano di certo ma non possono dire apertamente di detestarsi, trovano allora pretesti per farselo sapere in tutti i modi possibili. Il derby è un ottimo pretesto. I due hanno capito di non amarsi (eufemismo) da almeno cinque anni, dai tempi di Chelsea e Manchester United, Mau di là, Mou di qua, battute, veleni, risse sfiorate, il più delle volte per interposta controfigura, alias il vice di turno. Trattasi di due solisti dalla indole maniacale. Mou si nutre del suo ego, l’altro, Mau, si nutre delle sue ossessioni calcistiche. Per alimentare il suo ego esagerato, Mou ha bisogno degli altri, della platea, del mondo. Quella che lui chiama “empatia” è ciò che un vampiro di bocca buona e meno sofisticato chiamerebbe sangue fresco a tavola. Mou ha bisogno di uomini disposti a morire per lui, Sarri già nel cognome si porta dietro un chiaro concetto di ermetismo. Non ha bisogno di folle adoranti, ne fa volentieri a meno, gli servono soltanto uomini disposti a giocare per lui, soldati non della sua gloria, ma della sua visione del calcio. Entrambi sono votati alla causa. Josè è la causa di se stesso. La partita perfetta è la causa di Sarri. Lui è, per tanti versi, il Marcelo Bielsa italiano. Postura e maniacalità lo ricordano”.
CHI VEDERE Giacomo Raspadori
Prima che il Napoli lasciasse all’Union Berlino la chance di prendere il primo punto dal mese di agosto, Rivista Undici stava celebrando i gol importanti e le qualità rare di Giacomo Raspadori, “un attaccante in grado di sopperire non solo all’assenza di Osimhen, ma anche alle sue carenze tattiche”.
Andrea Sponticcia ha scritto: “In rete e nei forum i tratti fanciulleschi del viso, gli occhi pieni e il fisico brevilineo lo prestano ancora a giocosi e dissonanti soprannomi. Come Baby-Faced-Assassin (caro Steph Curry, vedilo come un omaggio) o Giant Killer (qui si sconfina nel wrestling), vista la sua abitudine di segnare contro le big. Ma Raspadori si sta rivelando un attaccante grande – sì, un attaccante vero e proprio – nonostante l’età e il fisico compatto. L’asterisco di tutto questo, infatti, sarà Osimhen e il cambiamento – o restaurazione? – che la sua presenza determinerà, una volta che il centravanti nigeriano sarà di nuovo disponibile. Al di là della stucchevole retorica sull’eccezionalità della normalità, Raspadori pare davvero quell’amico di infanzia che, nonostante il successo, è riuscito a rimanere sé stesso”.
Squadre con meno di un gol subito in media a partita fino a stamattina. Serie A: 5 [Juventus, Inter, Atalanta, Bologna, Monza] | Premier League: 3 [Man City, Arsenal, Liverpool] | Bundesliga: 3 [Bayern, Lipsia, Eintracht] | Ligue: 3 [PSG, Nizza, Lille] | Liga: 2 [Real Madrid, Las Palmas]. Una delle cinque è il Bologna, la sorpresa del campionato. James Horncastle su The Athletic ha scritto che l’ingrediente non così segreto si chiama Lewis Ferguson
“Motta apprezza il cervello di Ferguson tanto quanto i suoi muscoli. Può schierarlo ovunque: interno sinistro contro il Milan , interno destro contro la Juventus, un ibrido con gambe e polmoni per dare una mano al centro, un centrocampista diventato attaccante ombra”.
Quello che su Slalom chiamiamo un transcampista.
in tv oggi ore 12.30 Dazn, Sky: Napoli-Empoli | 15 Dazn: Fiorentina-Bologna e Udinese-Atalanta | 18 Dazn: Lazio-Roma | 20.45 Dazn: Inter-Frosinone
Da un Mou-rale ai Mou-gugni. Le altalene che si vivono sulle panchine a Roma