Che fine ha fatto il 4-4-2? Solo il Porto in Champions gioca così

  EUROGOL

Notizie in diretta dalla pagina delle probabili formazioni e dei campetti per la finestra di Champions, di stasera e di domani. Dodici squadre giocano con il 4-3-3, l’atteggiamento egemone. Dieci scelgono il 4-2-3-1. Tre si sparpagliano su varianti come il 4-1-4-1, il 4-2-2-2, il 4-3-1-2. Sei sono invece le squadre che difendono con la linea a tre, distribuite fra 3-5-2, il 3-4-3 e il 3-4-2-1.

Alt. Una domanda. Qualcuno sa che fine ha fatto il 4-4-2? Molti chiamano maestro Arrigo Sacchi e dicono di discendere da lui: ma allora dov’è lo schema delle sue fortune? Sparito. Quasi sparito. Fra le 32 squadre presenti nei gironi di Champions, gioca a questo modo il solo Porto. Il 4-4-2 è uno schema fantasma. Uno dei fossili del calcio. 

Nick Miller e Duncan Alexander se ne sono occupati per The Athletic qualche giorno fa, raccontando che cosa ci siamo persi durante l’evoluzione del calcio e perché.

Il buon vecchio 4-4-2 è stato la spina dorsale del gioco, specialmente in Inghilterra, va detto. The Athletic lo chiama addirittura inglese quanto una tazza da tè. Ogni tanto sbucava un libero pensatore, lo sapete come sono fatti, pensava di poter agire di testa sua, senza avvertire Sacchi, e metteva un libero in una trasferta difficile o si piazzava a cinque dietro, vantandosi però di difendere a tre. Ma una squadra base a quel tempo non poteva discostarsi dallo schema: due terzini, due centrali, due ali, due centrocampisti e due attaccanti. Era questo il calcio che – guidato da Noè – faceva entrare gli animali nell’Arca.

 

Molti di quegli animali, dice The Athletic, invece non esistono più. Si sono estinti. Le cifre offerte dal magazine sono parecchio indicative e interessanti. Nel 2009-2010 il vecchio 4-4-2 era ancora utilizzato da quasi la metà delle squadre del campionato inglese: secondo Opta il 43,9%. La percentuale è gradualmente diminuita, fino a un improvviso calo nel 2012-2013, con un calo dal 33 per cento al 12 per cento. In questa stagione siamo al 6,5 per cento, in sostanza il Burnley, il Luton Town e il Crystal Palace.

È successo che siano stati smascherati i punti deboli del 4-4-2: la mancanza di centrocampisti e una rigidità di sistema. Viene da mangiarsi le mani al pensiero che la religione del 4-4-2 a suo tempo ha ucciso il trequartista, l’ha cancellato dalla mappa del calcio oppure l’ha costretto all’ala, più tardi al ruolo di seconda punta. È successo a grandissimi come Zola, ed è successo anche per responsabilità di menti universalmente apprezzate come Ancelotti. Era lo Spirito del Tempo. 

Ma l’evoluzione delle tattiche è fluida, ciclica, imprevedibile. A uno viene un’idea – spiega The Athletic – tutti la copiano, altri ne scoprono i difetti, arrivano nuove idee, finché le vecchie non vengono rianimate. Un modo indiretto per dire che il 4-4 2 potrebbe non essere morto, forse sta semplicemente dormendo

 

Tra le altre cose che nel calcio contemporaneo si sono assopite nell’attesa di un bacio che le risvegli, ci sono il cross dal calcio d’angolo, il rinvio lungo del portiere, il tiro da fuori area. Il corner ormai si batte corto. Nelle ultime 10 stagioni ne sono stati assegnati 40.715 in Premier League e dalle conseguenze di un’azione del genere sono stati segnati 1.409 gol. Significa che solo il 3,5% dei calci d’angolo diventa gol, uno ogni 29. Oh, intendiamoci: il traversone a cercare la testa di qualcuno resta una soluzione, ma l’onda del corner corto sta salendo. In Inghilterra è arrivata a toccare il 21 percento. Ventiquattro dei 151 gol segnati da calcio d’angolo un anno fa sono arrivati da una battuta corta e dalla costruzione così di un’azione nuova.

Le cifre sul tiro da fuori area ci dicono invece che siamo passati dal 45 percento dei tiri del 2010 al 32 percento attuale. La percentuale di gol fatti da oltre i 16 metri è rimasta più o meno invariata, intorno al 13 percento. Spicca il Watford rimasto a zero sia nel 2019-20 sia nel 2021-22. La sparizione del rinvio lungo del portiere è quasi un’ovvietà, nel calcio della costruzione dal basso. Di buono c’è che così si sentono meno insulti dalle curve. 

 

  CHI VEDERE Donnarumma a San Siro

Che non si illuda, Gianluigi. La riduzione degli insulti non vale per lui. Non stasera. Benvenuto all’inferno è il titolo della rivista francese So Foot sull’anteprima della partita di Champions tra Milan e PSG. Il tema piaciucchia anche in Italia. L’inferno del Diavolo ha titolato il Giornale, sulle cui colonne appare il solito veterano di queste occasioni, nello specifico Ricky Albertosi, pronto a garantirci che lui non sarebbe mai andato a Parigi. In effetti gli toccò l’Elpidiense dopo 2 anni di squalifica scontati per il calcioscommesse e 2 risparmiati grazie all’amnistia per i gol di Pablito al Mundial. 

 

  TEMI I centrocampisti del PSG non vedono mai la palla

Tra le certezze sparite nel calcio d’oggi, signora mia, c’è pure il pallone che transita dai piedi dei centtrocampisti del PSG. Chi l’avrebbe detto, ai bei giorni di Verratti e Thiago Motta. Eppure va così. Da un’analisi di Dan Perez su L’Équipe emerge che nonostante il possesso palla più alto d’Europa, il PSG utilizza raramente la coppia di centrocampisti Ugarte-Zaire Emery nello sviluppo del gioco. È una singolarità. Il City, il Barça, il Real e il Bayern, per citare la crema, ma anche al Leverkusen di Xabi Alonso, al Brighton di De Zerbi, perfino nell’Atlético cholista di Simeone, almeno un centrocampista supera la media di 100 palloni giocati a partita. Perché succede? L’Équipe lo spiega con una spiccata polarizzazione del gioco sulle ali [effetto terzini, effetto Mbappé] e con la supremazia del gegenpressing sulla costruzione classica. Se vai a cacciare il pallone assai alto, nei pressi della porta avversaria, non avrai bisogno di una rete assai fitta di passaggi per avvicinarti all’altra area. 

 

  VOCI Nasser Al-Khelaifi

  ➣   Il 17enne Zaire-Emery è il nuovo Verratti?

«Innanzitutto, rendo omaggio a Verratti per il contributo dato al Psg in undici anni: è un giocatore fantastico, l’Italia e la Nazionale devono esserne fiere. Warren è speciale, cresciuto da noi, fa cose fenomenali, ed è così maturo per la sua età. Non va paragonato, è unico. Sta tracciando la sua strada. E’ leale, appassionato e ha una bella famiglia, un buon entourage. Siamo fortunati ad avere giocatori così. I migliori vogliono venire da noi, ma ormai i migliori giovani li formiamo. Il nostro nuovo centro di allenamento è al cuore della prossima fase di sviluppo». – intervista di alessandro grandesso, la Gazzetta dello sport

 

  LA ZLATANOVELA  La nuova puntata

Aggiornamento dal Corriere della sera. Carlos Passerini e Arianna Ravelli raccontano che Ibra continua i colloqui con il proprietario del Milan Gerry Cardinale: non si è parlato della crisi attuale, ma di un possibile ruolo futuro. Dipende solo dallo svedese che sui social però alimenta l’attesa: «Tic tac, tic tac»

 

  COSA SUCCEDE IN CITTÀ Dove vivono i francesi | Ah Milàn, l’è un gran Milàn. Negozi, ristoranti, il lago di Como così vicino. La città ha tutto per soddisfare i calciatori francesi che si sono trasferiti. Così dice L’Équipe di stamattina in due pagine dedicate alla Milano francese. Non c’entra Napoleone, entrato alla testa dell’esercito in città nel 1796. Loïc Tanzi ha scritto invece che questa città offre un dinamismo raro per una città a misura d’uomo. Ecco. Così, all’Inter sono arrivati in estate Marcus Thuram e Benjamin Pavard, il ​​25esimo e il 26esimo nella storia del club che arriva da quel paese. Nel Milan sono 21, il terzo contingente straniero più alto. La Francia milanista oggi è composta da Theo Hernandez, Yacine Adli, Mike Maignan, Olivier Giroud, Pierre Kalulu. L’Équipe scrive che possiamo aggiungere Ismaël Bennacer, nato ad Arles, anche se ha scelto di rappresentare l’Algeria. Pure il responsabile del mercato Geoffrey Moncada è francese. 

Non è raro – si legge – vedere giocatori francesi di altri club italiani fare un viaggetto al nord per una serata o un fine settimana. Prender casa è più complicato. Gli immobili nel centro della città vanno a ruba. Avere una casa è quasi un’impresa. Alcuni hanno scelto di vivere fuori Milano per avere più spazio Giroud invece vive a CityLife, se vi interessa, dove ha costruito il suo equilibrio familiare milanese e incontra altri giocatori come Henrikh Mkhitaryan. Lo stadio è a soli dieci minuti di macchina. Seguono consigli e suggerimenti su ristoranti e locali, dai quali si viene a conoscenza del fatto che Olivier mangia spesso la pizza ai funghi con sopra un uovo. Non sa quello che fa. 

 

 

  COSA NON SUCCEDE Tonali che gioca

Sandrino non tornerà prima dell’estate ma L’Équipe si è occupato di lui stamattina, con il Newcastle impegnato a Dortmund, raccontando come il club inglese sta gestendo le conseguenze legali e sportive della sospensione per betting del centrocampista. 

Discreto per natura – ha scritto Pierre-Étienne Minonzio Sandro Tonali sperava di beneficiare di una tregua mediatica negli ultimi dieci giorni. Invece la federazione inglese ha appena aperto un’inchiesta per verificare se abbia commesso reati anche al suo arrivo a Newcastle a inizio luglio. Non è da escludere una nuova sanzione e un prolungamento della sospensione scrive il giornale francese. In attesa delle conclusioni, Tonali è autorizzato a giocare le partite a porte chiuse e ad allenarsi con i suoi compagni, che continuano a dimostrargli il loro affetto. Il suo stipendio dovrebbe essere ridotto e il Newcastle sta lavorando per sostituirlo

 

 

  LAZIO-FEYENOORD | Le notizie da Formello stamattina: Immobile spera di giocare, Castellanos in corsa, Marusic pronto per il derby. Così diceva il Corriere dello Sport-Stadio dando Sarri in ansia per la difesa, perché ha i centrali e i terzini contati.

Daniele Rindone ha scritto: Una volta Sarri parlava di colpi di Stato quando si trattava di formazioni e turnover, oggi i colpi sono di teatro da una partita all’altra. A Rotterdam puntò, pentendosi, su Vecino-Rovella-Luis Alberto. E a fine partita si rammaricò per l’esclusione di Kamada. Dunque è immaginabile che il giapponese giochi. Ma la presenza di Kamada e Luis Alberto finora è stata contemplata solo con Vecino regista

 

RIFLESSIONI

La differenza tra dribblatore e dribblomane resta confine viscido e minaccioso, ma è un rischio che va corso sin dai vivai, allorché nei bambini andrebbe inculcato il gusto per le giocate, oltre che per il gioco, lontano dalle sbarre del ruolo fisso. Giorno verrà

di roberto beccantini, Corriere dello Sport-Stadio

 

in tv oggi ore 18.45 Sky e Infinity+: Borussia Dortmund-Newcastle e Shahktar-Barcellona | ore 21 Canale5, Sky e Infinitiy+: Milan-PSG | Sky e Infinity+: Lazio-Feyenoord, Atlético Madrid-Celtic, Manchester City-Young Boys, Porto-Anversa, Stella Rossa-Lipsia |  domani ore 18.45 Sky e Infinity+: Napoli-Union Berlino e Real Sociedad-Benfica | ore 21 Amazon Prime Video: Salisburgo-Inter |  Sky e Infinity+: Real Madrid-Braga, Arsenal-Siviglia, Bayern-Galatasaray, Copenhagen-Manchester United, PSV-Lens

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