Guardiamoci in faccia e su questo Sinner-gate proviamo a dirci un altro pezzetto di verità. Se Jannik non avesse avuto il posto sicuro al Masters di Torino, contro de Minaur lo avremmo visto in campo. Così non ci sarebbero discussioni adesso su scioperi bianchi, solidarietà, questioni di principio, posizioni morali e altro. Sinner non era certo solo del posto, ma era anche certo di arrivare al Masters da numero 4 – con tutti i vantaggi che ciò comporta. Perché rischiare allora di infortunarsi o star male? Non aveva più niente da chiedere a Paris-Bercy. Dopo Pechino e Vienna, le aspettative intorno a lui sono di nuovo cresciute sopra il livello medio. Ubaldo Scanagatta sul suo Ubitennis dice: “Non sarei sorpreso se Jannik Sinner trionfasse alle finali ATP. Il che non significa che io pensi che le vinca. Ma può vincerle, questo sì. E se non ci riuscisse non è che io sarei deluso, così come non sto affermando che sono convinto che le vincerà. Ma al tempo stesso non lo escludo affatto. Che vinca o perda dipenderà dal come”.
Scanagatta ritiene che non sia azzardato presentare Sinner come “il più grande candidato a impersonare il ruolo dell’anti Djokovic” a Torino. Quando ha battuto in piena notte Mackenzie McDonald si è garantito la certezza di avere nel suo girone soltanto uno dei primi due del mondo, o Djokovic o Alcaraz, così come è già certo che Medvedev numero tre sarà dall’altra parte. “Non è una brutta notizia. Anche se Sinner lo ha battuto le ultime due volte che lo ha affrontato, non va dimenticato che ci aveva perso tutte le prime sei” ricorda Scanagatta. Non c’era alcun interesse nel fermarsi ancora a Paris-Bercy.
Intorno al suo ritiro rischia adesso di essere costruita una malintesa aria di ribellismo. Come se Jannik fosse diventato un Masa-sinner [o un Masanieller]. Nel suo stile esplicito, Ivan Zazzaroni sul Corriere dello Sport-Stadio ha titolato stamattina sui “calciatori senza le palle di Sinner” scrivendo che Jannik “ha avuto il buonsenso e il coraggio di ritirarsi, una mossa che gli organizzatori di Parigi e l’intero sistema non hanno gradito, una decisione realmente eccezionale, apprezzata e sostenuta da campioni d’altri tempi come Paolo Bertolucci e Adriano Panatta”.
In effetti Gaia Piccardi sul Corriere della sera sottolinea: “Più che una polemica, sano pragmatismo”. E prosegue: “Inutile scandalizzarsi: l’antica concezione dello sport romantico non abita più qui, da anni i tornei hanno scoperto che raddoppiare le sessioni (diurna, serale) fa raddoppiare i guadagni, Parigi non s’inventa nulla, parbleu, si limita ad alimentare un malcostume legalizzato. Per la prima volta, però, una folle programmazione avallata dall’Atp s’imbatte in un attore principale, il migliore italiano, che invece di lamentarsi, agisce. Zverev, per dire, ha chiuso una battaglia di 3 ore e 30’ alle dieci di mercoledì sera ed è tornato in campo ieri alle 14.30”.
Vero. Ma si tratta di una scelta che conferma la tesi su Sinner. Zverev ha giocato perché non è ancora certo di avere un posto a Torino. Stefano Semeraro su la Stampa ha spiegato che si finisce in certi imbuti per colpa “quasi sempre delle due sessioni: quattro match dalle 11, due dalle 19 e 30, in mezzo la pausa per svuotare e riempire di nuovo lo stadio per realizzare il doppio incasso. Se un paio di match vanno lunghi, scattano gli straordinari. A Parigi si sono aggiunte scelte discutibili: Tsitsipas-Aliassime mercoledì poteva essere spostato sul campo numero 1 (che per il direttore del torneo Pioline però non è adeguato: anche per questo Bercy dovrà traslocare). … Ma lo show deve continuare. Anche se di spettacolare c’è solo l’assurdita”.
Paolo Bertolucci sulla Gazzetta è intervenuto per scrivere che “se esiste un sindacato dei i giocatori coeso e con una visione univoca delle migliorie necessarie per far mantenere al tennis l’appeal e il prestigio guadagnati nel corso di decenni di grande successo, questo è il momento che si faccia promotore di un messaggio forte di unità e protesta. Io personalmente mi sarei rifiutato di scendere in campo e con me tutti avrebbero dovuto condividere la decisione: non si gioca sulla pelle dell’unica componente che garantisce lo spettacolo”.
Ma il torneo di Paris-Bercy è il meno adatto per le rivendicazioni di categoria. Ci si arriva a ridosso del Masters, dopo una stagione spericolata e ognuno perso dentro i fatti suoi. Sono troppo distanti gli interessi di Sinner numero 4 e con un buon posto in un girone dagli interessi di Sascha Zverev, per esempio. L’Équipe stamattina ha aggiunto un altro dettaglio, fatto filtrare da Cédric Pioline, il direttore del torneo, intervistato dal giornale. È stato Sinner a chiedere all’organizzazione di giocare il suo primo turno più tardi possibile. Era reduce dalla finale di domenica a Vienna, voleva riposare e arrivare fresco alla partita con McDonald, decisiva per garantirsi il famoso numero 4 con tutto quel che ne deriva. Così, aveva accolto con piacere la collocazione del match nella serata di mercoledì. Non poteva immaginare che l’incontro precedente sarebbe durato tre ore e mezza, né che il desiderio di esordire più tardi possibile diventasse la maledizione di aver esordito tardi sì, ma troppo.
in tv oggi ore 19.30 Supertennis e Sky: Djokovic vs Rune | 21 De Minaur vs Rublev