In Francia sono preoccupati per lo stato del rugby italiano

Poveri noi, con due sconfitte vere nelle sole due partite vere in un mese di Mondiali. Poveri noi, stavolta, non lo diciamo solo noi. In Francia sono abbastanza preoccupati per lo stato di salute del rugby italiano. È complicato dargli torto dopo un’altra serata senza trama, 53 punti di scarto presi dalla Francia [60-7], a una settimana di distanza dal 96-17 subito dalla Nuova Zelanda.

Fa sorridere stamattina il ricordo dei bip delle notifiche sul telefono dopo la vittoria sulla Namibia, Italia prima nel girone, l’Italia vola, l’Italia sogna.

L’Italia adesso s’è svegliata e sfogliando le pagine de L’Équipe con un cappuccino davanti, scopre che in prima pagina c’è il titolo Qui va Penaud va sano“, mentre Renaud Borel ha scritto: Lo ripetiamo ancora una volta, qui, che la stagnazione, anzi, scusate, il peggioramento del rugby italiano non è una buona notizia per nessuno. È tornata lontanissima la sensazione che il rugby italiano si fosse incamminato lungo una risalita. Finanche la vittoria storica sull’Australia va rivista forse sotto un’altra luce, considerato il pessimo Mondiale che hanno giocato qui. 

 

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30 settembre 2023

 

L’Équipe ha trovato la Francia seria, diligente e spietata. Ha distrutto l’Italia e ha preparato i quarti di finale dei Mondiali nel migliore dei modi. Renaud Bourel  ha scritto: Ciò che è stato sorprendente nella prestazione di Décines è quanto le idee fossero chiare fin dall’inizio. La qualità di questa prestazione non deve essere minimizzata. Nella sua storia, la squadra francese non è sempre stata così sicura di sé, del proprio progetto, delle proprie forze.   

Jalibert e Woki sono stati giudicati i migliori in campo. Le pagelle dell’Italia sono congrue con il punteggio. La media è di 4. 

Il fallimento della Nazionale – si legge – è stato soprattutto collettivo ma alcuni giocatori, sia davanti che dietro, hanno sofferto particolarmente. È il caso in particolare del pilone sinistro Simone Ferrari (voto: 3), messo in grande difficoltà nelle mischie chiuse da Uini Atonio e troppo indisciplinato. L’ala destra Pierre Bruno (3) ha avuto le maggiori difficoltà in difesa contro i francesi (5 contrasti sbagliati su 7). Quanto ad Ange Capuozzo (voto 5), a parte un’accelerazione ben piazzata (al 27esimo), si è dovuto accontentare di difendere, prima di essere colpito a un occhio.

Nel suo editoriale Vincent Duluc riprende il tema dello squilibrio e della scarsa competitività di molte nazionali presenti a questi Mondiali, facendo un inevitabile confronto con il calcio. Slalom se ne era occupato qualche giorno fa. Duluc dice: Sappiamo che l’Italia ha segnato 156 punti in otto partite all’OL Stadium e che sembrava la difesa dell’Olympique Lione. Sappiamo bene che esiste un’ombra sulla competitività del Mondiale, quando una nazione invitata al Sei Nazioni dal 2000 è così sbriciolata. Intuiamo, allo stesso modo, che la responsabilità di innalzare il livello del rugby mondiale debba essere universale e condivisa. Tuttavia, la Coppa del mondo di rugby forse non meriti tutte queste frecciatine. A parte la constatazione che l’essenza del calcio è fondamentalmente diversa, dal 1986 al 1994 il primo turno dei suoi Mondiali mirava solo a eliminare otto squadre su ventiquattro. Non è proprio il caso di riproporlo, secondo noi, nel rugby. Avremo un Mondiale del 2026 con 48 squadre in tre paesi, prima di un Mondiale del 2030 con 48 squadre in tre continenti: la FIFA continua a preoccuparsi meno del gioco e dei giocatori. Se continuiamo nei confronti, è probabile che il rugby stia crescendo, ma non siamo sicuri che sia essenziale. Anche sul 60 a 7, la serata profumava di Mondiale. Era ovunque, in tutti gli sguardi, in tutti i cori e nell’evidenza che questa Francia-Italia era una marcia, o un grande galoppo, sulla strada verso qualcosa di più grande. Alla fine nessuno voleva andarsene.

 

Vista da casa nostra, non sembra altro che un altro venerdì nero, un’altra notte buia” come la chiama Domenico Calcagno sul Corriere della sera. Ricorda la sconfitta con gli All-Blacks e commenta: Una settimana fa non aveva funzionato niente, ieri nemmeno. Il Mondiale degli azzurri, come previsto, è finito, ed è finita l’avventura del neozelandese Crowley che pure era riuscito a dare un’identità e un gioco, Il presidente Innocenti aveva già deciso prima dell’inizio della Coppa di affidare la Nazionale all’argentino Quesada, un tecnico dal curriculum inattaccabile, come tanti altri. Toccherà a lui rimettere insieme i cocci di una squadra giovane, che sembrava sul punto di sbocciare definitamente e invece è appassita all’improvviso”.

Stefano Semeraro su La Stampa commenta in modo severo: L’Italia che in questi Mondiali aveva toccato il fondo contro gli All Blacks, contro la Francia ha iniziato a scavare. Una rottura prolungata ai limiti del comprensibile. Un’Italietta friabile, inconsistente, con poca personalità e senza una leadership salda. Doveva essere un’Italia champagne, è un prosecco senza bollicine. Amaro, amarissimo constatare che in un quarto di secolo di Sei Nazioni non siamo riusciti a fare veri passi avanti, anzi. Licenziare il ct alla vigilia del mondiale non è stata una genialata, ma non spiega il crollo verticale. Chi delirava di battere All Blacks o Francia si deve accontentare di una vittoriuzza con l’Uruguay e della qualificazione ai prossimi Mondiali, ma ormai è il giorno della marmotta”.

Massimo Calandri su Repubblica sostiene che l’Italia è arrivata ai Mondiali troppo ambiziosa, ingannata da due stagioni in cui ha vinto qualche partita in più del solito (Galles, Australia) grazie a un gioco finalmente incisivo con la linea dei tre-quarti. Ma tutti gli avversari, anche i modesti namibiani, hanno studiato a memoria gli schemi azzurri. Ne hanno anticipato regolarmente le mosse: Capuozzo, il solo giocatore di livello internazionale, non ha avuto mai la possibilità di liberare la sua allegria col pallone in mano. Ci voleva almeno un piano B, il ct Crowley è gravemente colpevole”.

Avanti il prossimo.

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