LE PAROLE DI OGGI
IL ROSSO SAINZ
È il momento di Carlos Sainz e alla vigilia del GP del Qatar ha fatto una lunga chiacchierata con Daniele Sparisci per il Corriere della sera. Comincia così:
➣ Un successo, due pole: secondo lei è la sua miglior stagione da pilota Ferrari a livello di guida. Anche della sua carriera?
«No, avevo già guidato così, con la McLaren. Ma nel mio terzo anno con la Ferrari riesco a esprimermi al livello che volevo».
intervista di daniele sparisci, Corriere della sera [per intero qui]
OTTAVIO BIANCHI COMPIE 80 ANNI E SI DICE INADATTO
➣ Mai avuto l’idea di allenare le donne?
«Non ne sarei stato all’altezza. Non ho preclusioni, mi scuso, ma non ha mai fatto parte della mia cultura. Sono cresciuto all’oratorio di Cristo Re, eravamo solo maschietti, poveri, ricchi, belli e brutti, dritti e storti, niente bambine. Sono di un’altra epoca, quella dove c’era ancora la poliomielite, se ti venivano i febbroni c’era da preoccuparsi. Quando mi chiedono chi sia il mio eroe dico Albert Sabin che non solo scoprì il vaccino anti-polio ma non lo brevettò per regalarlo ai bambini del mondo. Allora si giocava ogni giorno fino allo sfinimento, oggi ci sono le scuole calcio, ma dove vai con qualche ora a settimana? Guardo poche partite in tv e ad audio spento
➣ Iniziamo con ieri-oggi?
«No perché non si possono fare confronti. Noi facevamo file per poter chiamare le famiglie con l’unico telefono dell’albergo, il pranzo era due ore prima della partita: risotto alla parmigiana, filetto al sangue con spinaci, frutta cotta. Entravano in campo in piena fase digestiva. Non esisteva il lavoro in palestra, anzi se volevi punire qualcuno gli dicevi: vai a fare la ginnastica. E se passavi all’indietro non solo ti fischiavano, ma ti mettevano in castigo. Noi volevamo il pallone, non costruire fisici. Cosa credete che Maradona il gol con la mano contro l’Inghilterra l’abbia inventato lì sul momento? Ma sapete quanti me ne faceva così in allenamento?».
➣ Spari.
«Almeno una decina. E le punizioni anche. E i falli laterali. Provava e riprovava. Non erano frutto solo di un’illuminazione, ma di dedizione all’allenamento. Il genio vede quello che gli altri non vedono. Ma poi sperimenta, tenta, si mette a servizio di quell’idea. Recita a soggetto, ma ha fatto pratica».
➣ Di festeggiare non se ne parla vero?
«Non l’ho fatto nemmeno nel giorno del mio matrimonio. Ho una sola tentazione quando vedo dei bambini giocare a pallone. Unirmi a loro. Poi mi dico: vergognati, abbi un po’ di dignità. Aveva ragione Diego: il calcio resta bello».
intervista di emanuela audisio, la Repubblica [per intero qui]
CLAUDIO RANIERI FA 50 ANNI DI CALCIO E SI DICE ADATTISSIMO
➣ Dopo cinquant’anni sai tutto del calcio o ti manca ancora qualcosa?
«Credo di non sapere nulla, posso dire che conosco il prato verde quando alleno i ragazzi, questo sì, ma tutto quello che sta dietro non l’ho mai voluto affrontare. Pensa che…».
➣ Mi riferivo al campo.
«Ah, il campo, perlomeno il campo lo conosco, no? Il primo presidente del Chelsea e anche Abramovich mi chiesero se volevo avere in mano tu tto , manager a trecentosessanta gradi, all’inglese . Risposi “ n o, n on voglio fare il manager, voglio esclusivamente indicare quali giocatori mi stanno bene e quali no e qui finisce . Non voglio avere a che fare con contrattazioni, cose varie, non è il mio lavoro, il mio specifico ” . In questo senso non conosco altro che il campo».
➣ Si parla sempre più spesso di aggiornamenti tattici e non solo: di cambiamenti, analisti, algoritmi, moneyball, nuovi linguaggi.
(Sceglie la leggerezza). «I linguaggi so’ simpatici, non mi piacciono i braccetti, un braccetto è uno che non vuol spendere, c’ha il braccetto corto».
➣ Quello è il braccino.
«Vabbeh, del tennista, non mi piace, però mi adeguo».
intervista di ivan zazzaroni, Corriere dello Sport-Stadio
GIANMARCO TAMBERI
➣ Quanto conta per lei la bellezza?
«Io sono sempre stato quello brutto della famiglia. Mio fratello Gianluca nel 2012 ha vinto Mister Italia: io ero quello simpatico, lui quello bello».
➣ Il suo rapporto con la scuola?
«Per me è stata una tortura. Non riuscivo a stare fermo e seduto. Dal punto di vista del rendimento me la cavavo, ma caratterialmente ero un disastro».
➣ Dopo Parigi penserete a un bambino?
«Una piccola Chiara mi piacerebbe davvero un sacco. Rimandiamo per dargli totale attenzione: con la preparazione dovremmo togliere energie o a una nuova vita o al sogno cui abbiamo dedicato tanti anni e fatica».
intervista di manuela crosi, Sette [per intero qui]