La garra forse esiste anche nel rugby, ma non si vede. Contro la haka di certo s’è squagliata. L’Uruguay ha chiuso la sua avventura ai Mondiali diventando la quarta nazionale del torneo a non segnare nemmeno un punto in una delle sue partite. Ha perso dalla Nuova Zelanda per 73-0, come a zero erano già rimaste per due volte la Romania, una volta a testa la Namibiae il Cile. Quindici partite su trentatré si sono chiuse finora con più di 30 punti di scarto, di cui una sopra i 90, una sopra gli 80, cinque sopra i 70, una sopra i 60, una sopra i 50, due sopra i 40.
Di questa prima fase troppo allargata e troppo squilibrata, Slalom ha scritto nei giorni scorsi qui
Stasera l’Italia chiude il suo girone ai Mondiali di rugby contro la Francia. O fa un miracolo o torna a casa. Domenico Calcagno sul Corriere della sera racconta che gli azzurri hanno scritto “su un foglietto il ricordo peggiore della notte buia contro gli All Blacks e lo hanno bruciato. Una piccola cerimonia per andare oltre, per dimenticare il terribile 17-96 di una settimana fa. L’Italia è piena di lividi, sulla pelle e nella testa, le Bleus sono una squadra in missione. La nostra, di missione, sarà tenere il campo, resistere, non finire un’altra volta in pezzi”.
L’Équipe chiama giustamente questa partita un finto ottavo di finale. Renaud Bourel dice che deve fungere da trampolino e mettere in mostra le ambizioni della squadra. Poi ragiona sull’Italia, che alla vigilia della partita con la Nuova Zelanda coltivava ambizioni da passaggio del turno. Dice: “Se dovessimo riassumere il pensiero generico in una formula, potremmo dire che gli All Blacks sono tornati a essere gli All Blacks e l’Italia… anche. Parte della settimana lavorativa francese se nè andata per cercare di capire come, nello stesso spazio-tempo, un’avversaria che è riuscito a battere l’Australia il 12 novembre a Firenze (28-27) e che aveva avuto un match point contro i Blues in apertura dell’ultimo Sei Nazioni (24-29), abbia poi ricevuto la seconda sculacciata più pesante della sua storia ai Mondiali venerdì scorso”. Bourel alla fine si è convinto del fatto che “nonostante il grande successo popolare di questi Mondiali, lo stato del rugby internazionale è sempre più preoccupante e non potremo rispondere a tutte le domande”.