Enfaticamente. Il 25 ottobre sarà il giorno dei giorni nella storia del ciclismo. Si correranno la cronometro di Milano di chiusura del Giro d’Italia, la Parigi-Roubaix e la tappa regina della Vuelta, con arrivo in cima al Tourmalet, sui Pirenei. Tutto nello stesso giorno, anzi negli stessi minuti, come sottolinea stamattina Carlos Arribas su El País. Può essere vissuta come una gita nel Paese dei Balocchi o come il segno dell’assurdità di dover comprimere in tre mesi le gare di un anno, per avere 103 giorni di corsa in 100 giorni effettivi. Un calendario fuori norma, titola in prima pagina l’Équipe. Non è una sorpresa. La Tv nazionale belga aveva anticipato le date della stagione ufficializzate ieri dall’UCI il 23 aprile (lo [S]lalom aveva ripreso e rilanciato quel giorno sul sito). Dunque: il Giro si accavalla a una settimana di Vuelta e a cinque grandi Classiche del Nord. Per Alessandra Giardini su Corriere dello sport-Stadio “sembra un luna park, corse che si susseguono una addosso all’altra. Tivù e organizzatori dovranno giocare sugli orari: potrebbe diventare una giornata intera di grande ciclismo. Dopo tanto vuoto, ci meriteremmo che andasse davvero così. Se lo meriterebbero i corridori, le squadre, gli sponsor, gli organizzatori. E anche noi, che siamo in astinenza da ciclismo”.
Giorgio Viberti su la Stampa lo definisce “un bell’affronto alla Corsa Rosa, quasi una mancanza di rispetto. Molti corridori dovranno fare scelte drastiche: la caccia al podio rosa o i sogni di gloria in una grande corsa di un giorno”. Quella di Cristiano Gatti su Tuttobici è una vera e propria invettiva: “Ma che se lo tengano, il loro geniale calendario. Ma chi siamo noi, gli scemi del villaggio? Cosa abbiamo, l’anello al naso? … Il peggio conciato, alla fine, è il Giro d’Italia. Già correrlo ad ottobre è una vera mestizia – immagino il concorso di pubblico, la folla di gitanti e di turisti -, ma piazzargli poi in concomitanza tutte le più monumentali classiche del Nord significa letteralmente prenderlo a mazzate, demolendolo sul nascere. Personalmente, da italiano e da tifoso del Giro, considero questo calendario un’offesa. Irricevibile. Mi consola soltanto un pensiero: con l’aria che tira, per quanto se la raccontino, è fortissima la probabilità che il loro bel calendario finisca in fuffa. Potranno ripiegarlo per bene e usarlo nella pulizia delle vetrate. L’unico obiettivo alla sua altezza”. Per Pier Augusto Stagi, che ne scrive su il Giornale, “la pandemia ha messo a soqquadro tutto il mondo e, in ambito ciclistico, ha spostando decisamente gli equilibri Oltralpe. Quelli del Tour sempre più forti, quelli del Giro, presi in giro”.
La posizione e le reazioni degli organizzatori di RCS Sport erano ieri molto caute, figlie della consapevolezza di essersi seduti al tavolo con un pacchetto ampio di richieste, dalla tutela dei 21 giorni di gara per il Giro, al recupero di Strade Bianche e Tirreno-Adriatico, oltre la Milano-Sanremo e il Lombardia già protette in quanto “corse monumento”. In calendario infatti ci sono tutte. Le Strade Bianche aprono addirittura la stagione il 1° agosto e avranno tutta l’attenzione mediatica del mondo.
Paolo Bellino, direttore generale e amministratore delegato di RCS Sport, ieri sera commentava: «La pubblicazione del calendario da parte dell’UCI è un importante passo in avanti che certamente aiuterà tutte le realtà coinvolte a riprogrammare la stagione. È il frutto di un lungo lavoro che, come mai prima, ha visto il coinvolgimento di istituzioni, organizzazioni, squadre e di chi a diverso titolo ha dato il proprio contributo a questa non semplice scelta. Per salvaguardare l’importante patrimonio delle corse ciclistiche e mantenerle vive si è dovuto fare qualche sacrificio anche considerando il breve arco temporale all’interno del quale si potevano inserire tutte le corse della stagione. Abbiamo fatto una serie di proposte alternative che a nostro giudizio avrebbero limitato alcune sovrapposizioni di calendario. Queste proposte non sono state recepite. Riteniamo comunque questo risultato importante per la ripartenza, soprattutto in questo momento, vista la drammatica situazione sanitaria che sta colpendo tutti i settori della nostra vita».
Marco Bonarrigo su Corriere della sera parla infatti di compromesso. La proposta alternativa consisteva nella Parigi-Roubaix il 1° novembre e nello slittamento in avanti della Vuelta.
Si trattava di salvare l’economia del nostro sport con un piano di emergenza realistico, almeno tutti gli attori remavano nella stessa direzione. Soffriremo in squadre, gare e corridori, ma vogliamo che il danno sia minimo. David Lappartient presidente UCI
Il commento di Pier Bergonzi su la Gazzetta dello sport è invece più duro della posizione espressa da RCS Sport. Scrive che il presidente dell’UCI Lappartient “deve delle scuse al Giro d’Italia, alla storia del ciclismo e a milioni di tifosi che non capiranno mai la logica di certe scelte al confine del masochismo. La decisione è così stonata da non sembrare vera. Eravamo pronti ad applaudire al lavoro svolto in questo periodo di emergenza. Poi però abbiamo esaminato con attenzione le date e il sorriso si è trasformato in una smorfia di delusione, anzi di rabbia. La sensazione è che mamma Uci abbia fatto figli e figliastri”.
Ma la Vuelta ha già accettato a sua volta la riduzione della corsa a 18 giorni e mandare il gruppo sui Pirenei a novembre non sarà semplice. Javier Guillén, il direttore della corsa spagnola, ha detto: «Dobbiamo fare di necessità virtù e sfruttare le opportunità che questa situazione ci offre. Godiamo di un’ottima posizione nel calendario e speriamo di avere una partecipazione eccezionale. Ci sentiamo soddisfatti». Più distanziata dal Tour rispetto al Giro, la Vuelta potrebbe puntare ad avere al via qualcuna delle stelle che sarà in Francia. Una posizione, quella di Guillén, che fa scrivere a Juan Gutiérrez su Diario AS: “La Vuelta guarda la bottiglia mezza piena”.
In realtà, a voler interpretare, la Gazzetta dello sport sembra chiamare in causa il governo e i vertici dello sport. “Pensiamo che il Giro, la nostra corsa, sia rimasta sola e sia stata trattata come se fosse figlia di un dio minore. E tutto questo suona come un’offesa e una solenne ingiustizia. Né il nostro ministro dello sport né la Federciclismo hanno potuto evitare”.
Non c’è polemica sull’altro fronte. La concomitanza non ha causato proteste da parte degli organizzatori delle Classiche del Nord, per i quali secondo l’Equipe la situazione sarebbe addirittura più semplice. Tomas Van den Spiegel del Giro delle Fiandre ha detto al quotidiano francese: «Se possiamo organizzare gare in primavera, possiamo farlo anche in autunno. La differenza è che non avremo cinquantamila persone al Kwaremont per rispettare le misure sanitarie».
Il Giro dovrà verosimilmente rinunciare alla partecipazione di Sagan, che probabilmente se ne andrà alle Classiche del Nord. Meno certo è che si presenti in Italia il fenomeno belga Evenepoel. Alessandra Giardini su Corriere dello sport-Stadio sottolinea: “Bisogna ragionare su quello che ormai quasi tutte le squadre hanno lasciato intendere, cioè che si divideranno i corridori in tre gruppi di lavoro per aree geografiche (Italia, Francia/Belgio, Spagna) per evitare il più possibile spostamenti”.
A guardare da vicino la sostanza della questione. È vero che Sagan forse non verrà al Giro per colpa di questo calendario ma è anche vero che in 12 anni di carriera non c’era mai venuto. In sostanza il calendario dell’UCI dettato da uno stato straordinario di emergenza non ha fatto altro che certificare l’esistenza di due circuiti paralleli.
Philippe Gilbert ha vinto un Fiandre, una Roubaix e una Liegi ma è venuto 4 volte in tutto al Giro in 18 anni. Tom Boonen è stato il più gigantesco interprete delle corse al Nord di questo ventennio. Ha vinto tre Fiandre e quattro Roubaix. Ebbene ha corso un Giro solo, anzi mezzo nel 2015, ritirandosi alla vigilia della 14esima tappa. Johan Museeuw, tre Fiandre e tre Roubaix, al Giro non è venuto mai (11 volte ha corso il Tour). Fabian Cancellara che ha vinto 3 Fiandre e 3 Roubaix, al Giro è stato 3 volte in 15 anni e per tre volte s’è ritirato prima che arrivasse la 13esima tappa.
L’ultimo vincitore di un Giro d’Italia che abbia vinto in carriera anche una Classica del Nord (la Liegi) è stato Danilo Di Luca, era tredici anni fa, il 2007, anno della sua squalifica per frequentazione del dottor Santuccione, medico squalificato. Prima di Di Luca bisogna risalire a Gianni Bugno, in rosa nel 90 e primo al Fiandre nel 94. L’ultimo vincitore di Tour + una classica è stato Andy Schleck con la Liegi nel 2009 e il Tour (ma a tavolino) nel 2010. Prima di lui c’è stato Bernard Hinault negli anni 80.
Froome non ha mai corso un Fiandre ed è stato solo una volta alla Roubaix (ritirato nel 2008). Nibali, che sul pavé trovò nel 2014 la forza per volare verso Parigi in maglia gialla, non ha mai corso la Roubaix ed è stato solo una volta al Fiandre.
Il punto casomai è un altro. Come il calcio, anche il ciclismo ha un calendario di date e di eventi. Ma come il calcio dovrà dimostrare di avere le condizioni logistiche e di sicurezza per sostenerlo.
La bella novità è che nasce la Roubaix per il ciclismo femminile. Ne riparleremo.