IL TOUR DE FRANCE DI JACQUES SEDENTEUR |
5a tappa: Gap-Privas
Il gruppo senza veleno nel paese dei veleni
Tra il tartufo nero di Nyons e il torrone di Montélimar, scelgo il veleno di Rosans. Non c’è confronto. Si guadagna di più. Dovessi puntare su un settore nel quale investire la pensione, mi fermerei in questo posto sessanta km dopo la partenza di Gap, nelle Hautes Alpes, dove una piccola azienda si è specializzata nell’estrazione del siero dai serpenti. Costa più dell’oro. Mi dicono anche 4 mila euro al grammo. Una palese violazione della legge della domanda e dell’offerta sul mercato. Perché di veleno in giro ce n’è già tanto.
L’azienda è stata creata una ventina d’anni fa da un paio di zoologi di origine sovietica. Hanno messo in piedi una sorta di pensione per un migliaio di rettili. Il laboratorio dispone di otto sale di allevamento e di un asilo nido per serpentelli appena nati, dove sono state ricreate le condizioni naturali necessarie. Quando passai l’ultima volta da queste parti, racconto a Geraldine, domandai con un certo candore che cosa se ne facessero del veleno, come oggi continuo a chiedermi che cosa ce ne facciamo noi, nel produrne tanto da soli, per conto nostro, a ogni passo, a ogni angolo che voltiamo. Loro avevano una risposta, noi non ancora.
Il veleno di Rosans serve per scopi medici. Viene usato nei sieri oppure come agente emostatico in neurologia. Allevano anche uno sciame di calabroni. Li mungono per usare la tossina nel trattamento delle allergie. Ah, ci sono pure cinquemila scorpioni che producono pesticida per le mosche. Geraldine si diverte. Fa il solito segno. Parla, vecchio, dice, che non mi annoio, parla.
Ho scoperto che i serpenti di Rosans vengono svuotati del loro pericolo massaggiandogli le ghiandole. Hanno una vipera venuta dal Gabon e tutti ci fanno battute sulle suocere.
Dinanzi a tanto veleno il gruppo ha deciso di privarsene e di sfilare, di correre facendone a meno, nella sola tappa della storia del Tour ch’io ricordi senza un’avventura, senza uno scatto, nemmeno la finzione di spingersi in avanti per mostrare al mondo lo sponsor sulla maglia. Nello sport della fuga bidone, hanno inventato la tappa bidone.
Così siamo arrivati a Privas in un’atmosfera tanto carezzevole che mi sembrava di essere al golf. Neppure più al tennis sono tanto gentili tra di loro. Prima si appoggiavano l’un l’altro un tocco di qua e un tocco di là, giocavano con dei piumini al posto delle racchette. Adesso li vedi che si odiano come pugili sulla bilancia del peso e mai avrei creduto di accompagnare un Tour de France purgato di battaglia. Il premio per la combattività ieri lo avrei dato al palo della luce sul traguardo di Privas, questo paese dove non molto tempo fa 150 contadini tennero sotto sequestro per varie ore cinque funzionari del ministero dell’Agricoltura, sottoponendoli – come dire – a una lezione rieducativa sui guasti che la siccità prolungata aveva causato all’agricoltura della zona.
È un paese chiave della Génération précaire. Ci vivono tutti ragazzi che stanno finendo gli studi e hanno grandi speranze. Noi chiamiamo ragazzi anche i trentenni, anche Geraldine. Sono parcheggiati fra i loro libri, fanno piccoli lavoretti per guadagnarsi qualcosa con dei contratti capestro. La Francia li ha soprannominati tempo fa lavoratori-kleenex, usa e getta. I nostri gregari, a guardar bene. Senza che neppure possano permettersi di sfilare piano.