Carissima fatica

  IL TOUR DE FRANCE  DI JACQUES SEDENTEUR | 

29 agosto

La partenza

 

Carissima fatica 

 

L’attesa è finita. Oggi si parte. Lasciamo la poltrona e ci appostiamo con la faccia al sole, se ce n’è, o agli schiaffi della tempesta, alla maniera dei pescatori e dei marinai, la pelle lucida come di seta il velluto, non ancora di fatica abrasa. I corridori, mi dico, devono avere un’anima misteriosa come i cavalli di razza che sentono l’ora in arrivo dalle vibrazioni del vento e dal sapore delle biade. Sono superstiziosi, i ciclisti. Irrequieti, indifferenti, sono presaghi. Sono strani personaggi, carichi di poesia e di miseria, al centro di un loro immenso teatro. Vanno verso un oriente screziato dal mistero. 

Oggi c’è strada, Geraldine, la strada è fatica, nemica mai, è lunga e diritta, finisce in niente all’orizzonte, oppure è tortuosa, erta, come rupe che leva il fiato alla sola vista, fatta di sassi o polvere, o di fango, o di bitume, o di sconvolte buche, lo sterminato nastro che bisognerà ingoiare.

Oggi ci saranno sudore e crampi, le ginocchia che dolgono, il cuore che viene in gola, l’imbastitura, la sete, maledizioni e forature, il tracollo dell’animo e del corpo, quel senso di amaro in bocca quando gli altri, i bravi, fuggono via e tu puoi soltanto vederli passare. Questo sport antico come la fatica merita rispetto e i suoi cultori, geants de la route, o fregaselle che siano, pure. Al pari della boxe qui, il sangue, lo si vede subito. Pare che debba piovere più tardi sulla Promenade des Anglais. Il ciclismo è una favola impura. Era e rimane un’avventura. La fatica del ciclismo è sempre quella del contadino che regge il solco: ed anche, se vogliamo, con le strade divenute biliardi, dell’operaio chino sulla catena di montaggio. La fatica è uno sconcio diventato regola e questo rimane un gioco di poveri, per poveri, anche se adesso i soldi glieli danno, anche se per qualcuno non sono neanche pochi.  Il Tour de France può partire ovunque e in qualunque modo. Rimane ciò che è: un Everest di fatica. La Francia lo sente come un bene che le è proprio. Qualunque cosa – uno scandalo doping, un atto di terrorismo, una pandemia – qualunque cosa, dicevo, gli accada intorno. 

 

 

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