Kimi e Max, i gemelli diversi di Sepang

 

 

 ①  ARTEFICI   Il ritorno di Verstappen

Finalmente Verstappen ha riagguantato quella vittoria a cui era ormai vicinissimo da tempo. Quello di Max è stato un lento approccio, quattro mesi e dodici gare a passettini sempre più veloci, come se non fosse un pluricampione del mondo, ma un rookie che impara gara dopo gara come si arriva alla vittoria. Dal primo podio in Canada da terzo, seguito da un ritiro a Monaco al via per problemi al motore quando era secondo in griglia, poi di nuovo quarto a Barcellona e secondo in Austria. Poi fuori gara a Silverstone mentre era terzo, poi di nuovo terzo a Spa, secondo in Ungheria, e subito fuori pista a Zandvoort per un incidente che aveva fatto scrivere di addio mesto ai suoi tifosi. Dopo l’Olanda, che era sembrato il punto più basso di Max, di nuovo terzo a Monza, secondo a Madrid, secondo a Baku e finalmente primo.

In fondo Verstappen un po’ rookie lo è stato in questa stagione, se non lui la sua macchina, se pensiamo che si tratta del primo anno della Red Bull con un nuovo motore uscito dalla fabbrica Red Bull Powertrains di Milton Keynes, con la collaborazione della Ford. Come per tutti i nuovi progetti, ideare un nuovo motore e adattarlo alla macchina è un lavoro che richiede tempo e pazienza, per una sperimentazione ed una maturazione lenta di tutte le componenti in gioco, sia meccaniche che umane.  

E così ci accorgiamo solo ora che Verstappen era sempre stato con i primi, peccato che non ce ne eravamo resi conto del tutto, abituati come eravamo a vederlo sempre e solo sul gradino più alto del podio. 

Ora Max è a quota 72, e la tendenza delle ultime gare dà un quadro preciso dei rapporti di forza attuali. Ma questa statistica merita un cilindro a parte.

E che Max sia sempre il punto di riferimento per tutti è dimostrato anche dalle parole di Hamilton nel dopo gara: “Pensavamo che anche Max avrebbe montato le slick, quando ce ne siamo accorti era troppo tardi”. Da ciò si capisce che, anche quando non vince, Max è ancora il “boss” della griglia, il pilota che ha più credito anche da parte dei propri avversari più acerrimi. E che le sue decisioni pesano anche sulle strategie altrui.

 ②  PANORAMI  L’aacesa Red Bull, la McLaren è una presa

Sepang ha confermato che i valori in campo si stanno lentamente modificando. Infatti, se conteggiamo i punti dei soli ultimi quattro Gran Premi, la classifica mondiale reciterebbe: Antonelli 78, Verstappen 76, Russel 53, Leclerc 36, Hamilton 31, Norris 29, Hadjar 25 (in sole due gare) e Piastri 22. Anche la classifica costruttori ci racconterebbe che il trend attuale è molto diverso dalla classifica generale: Mercedes 131, Red Bull 109 (ci sono anche gli 8 punti di Lawson al posto di Hadjar in due gare), Ferrari 67 e McLaren 51.

Se da un lato la Red Bull, attuale seconda forza della F1, è troppo lontana dalla vetta di entrambe le classifiche, dall’altro la McLaren sta diventando una preda a portata di mano della scuderia guidata da Mekies. I punti che separano le due scuderie sono solo 18, e una eventuale discesa dal podio del team papaya certificherebbe una stagione quasi fallimentare, dopo le due da scuderia campione del mondo. Allo stesso tempo, nonostante il trend negativo, la Ferrari è ancora saldamente seconda solo perché nelle ultime due gare la McLaren è stata capace di mettere insieme solo 10 punti. 

Le due scuderie che sono ai primi due posti nella storia della Formula Uno come vittorie nei Gran Premi, 455 in due, che hanno in bacheca più mondiali piloti, 28 totali, e titoli costruttori, 26, non riescono ad uscire da un declino che ciclicamente le colpisce, talvolta quando le aspettative direbbero altro. Ma di loro ci occuperemo nei rispettivi cilindri.

 ③  ZOOM  La modalità ragioniere di Antonelli

Il week-end Mercedes è mezzo pieno solo perché Antonelli, con il suo secondo posto, è sempre più vicino al mondiale. Il primo avversario non Mercedes, Hamilton, è lontano 106 punti, più di quattro vittorie a zero di distanza. 

Il ritiro di Russell, terzo zero per lui contro uno solo di Kimi, peserà molto nella testa di George, nella testa degli ingegneri e un po’ in quella di Toto Wolff, ma non nella classifica costruttori, dove la scuderia tedesca perde solo 9 punti nei confronti della Ferrari e il suo vantaggio di 151 la mette quasi al sicuro da sorprese negli ultimi sette Gran Premi. 

La rottura della Power Unit di Russell potrebbe essere una preoccupazione per Antonelli anche se, nel caso di una eventuale prossima nuova sostituzione della sua, la penalizzazione potrebbe essere assorbita meglio grazie al grande vantaggio.

A dispetto di ciò che dichiara, ovvero pensare gara dopo gara, Antonelli ha dato l’impressione di essere entrato in modalità classifica generale. L’unico vero attacco deciso lo ha portato al suo compagno di squadra per passare da terzo a secondo. La stessa scuderia ha pensato più al mondiale che alla gara singola coprendo le posizioni di podio quando Verstappen è rientrato a cambiare le gomme in regime di Virtual Safety Car. Il muretto Mercedes ha deciso di montare nuovi pneumatici sulle sue monoposto e di fatto ha perso l’opportunità di restare in testa, pensando più ad assicurarsi un finale di gara senza rischi che provare a vincere il Gran Premio. L’ingresso della Safety Car vera e propria ha poi confermato la bontà della scelta di chi è rientrato subito, anche se poi la sorte non ha premiato lo sfortunato Russell.

④  TRACCE  Le scelte della Ferrari

Una volta tanto il protagonista principale per la Ferrari non è stato Vasseur, ma Hamilton, che con il suo terzo posto, afferrato nel finale dopo una lunga rimonta, ha evitato l’ennesimo processo al suo team principal, autore di un paio di decisioni ritenute discutibili, peraltro solo a bocce ferme e non prima della partenza. Anzi, più di un addetto ai lavori aveva condiviso la scelta della Ferrari.

Inizialmente Lewis, come Leclerc, non ha messo bocca nella scelta della scuderia di montare gomme da asciutto al via. Ciò che è successo nei primi giri, con le due Rosse che con le slick perdevano un mare di secondi sulla pista ancora bagnata in molti tratti, ha frustrato qualsiasi speranza della Ferrari di vincere la gara, con un ritardo che si accumulava pesantemente ai danni di entrambi i piloti. Così Charles è rientrato subito, bruciando tutto il vantaggio che poteva dargli la gomma slick nei giri successivi, vantaggio che in realtà si sarebbe materializzato troppo tardi per cercare di recuperare. 

Probabilmente i piloti dovrebbero avere parte attiva nelle decisioni più difficili, come è poi accaduto successivamente quando Hamilton si è rifiutato di rientrare ai box dopo la chiamata del muretto per montare pneumatici da bagnato, prendendosi tutti i rischi del caso in una scommessa che poi ha finito per vincere, riuscendo a salire sul podio. Va però specificato che il merito di questo terzo posto non è stato solo nella scelta di non cambiare le gomme, ma anche in una rincorsa entusiasmante ad un ritmo che ha ricordato il Lewis “hammer-time”. Una rincorsa che in verità è stata favorita anche dall’ingresso negli ultimissimi giri della Safety Car; che ha ricompattato il gruppo e ha consentito sia a Hamilton che a Leclerc di recuperare la terza e la quarta posizione nei quattro giri finali. 

Un paio di pensierini per Vasseur non possono però mancare. Il primo riguarda la scelta delle gomme al via, una decisione 50-50 che non assolve, ma allo stesso tempo non condanna per forza il muretto. Come descritto più in basso nel settimo cilindro, si trattava di una scelta difficile e rischiosa, come anche quella di non differenziare la strategia tra le due macchine. L’altra riguarda la soddisfazione per aver recuperato con entrambe le vetture dalle ultime posizioni fino al podio. E stavolta il tenero Frédéric pecca di nuovo in comunicazione. La Ferrari non era finita in fondo al gruppo per caso, ma proprio per le scelte del team, giuste o sbagliate che fossero. Quindi, più rammarico che soddisfazione.

⑤  DISCUSSIONI  La McLaren ha perso il passo

La McLaren sembra un cavallo in rottura prolungata. L’impressione dopo Zandvoort era che la scuderia di Stella e Brown avesse trovato la quadra per una seconda parte di campionato ai primi posti. Invece, le due monoposto papaya spesso appaiono e scompaiono dalle prime posizioni senza lasciare una traccia indelebile. Il sesto e nono posto di Piastri e Norris sono stati l’ennesimo risultato anonimo di un team che dovrebbe avere un potenziale molto superiore, in particolar modo per il motore Mercedes che spinge le due vetture. La McLaren sente arrivare la Red Bull, ed è molto probabile che a breve, grazie ai nuovi aggiornamenti della macchina anglo-austriaca, possa perdere la terza posizione in classifica costruttori. In questa altalena di prestazioni, Singapore potrebbe rivelarsi decisivo per decifrare il futuro della scuderia papaya.

⑥ SCENARI  L’inatteso Stroll

A Sepang ci sono stati alcuni inattesi protagonisti di giornata.Il meno pronosticabile è stato Alonso; solo due volte a punti prima di Sepang, con l’ottavo posto ha raggiunto il suo miglior risultato stagionale.

Anche le Racing Bulls sono riuscite ad entrare entrambe in zona punti, rafforzando la propria quinta posizione in classifica costruttori in un Gran Premio che ha visto cinque scuderie di seconda fascia su sei senza punti, tutte tranne la Aston Martin. 

Altri piloti hanno costruito delle belle corse pur senza conquistare punti, ma il finale con la Safety Car non ha premiato tutti. Hulkenberg con l’Audi è uscito dai primi dieci solo all’ultimo giro, mentre Lance Stroll, dopo quattro ritiri consecutivi, è riuscito a mantenere la 12esimo posizione, suo migliore risultato stagionale.

⑦  SCENARI  Il software e le gomme

Il GP del Bahrain corso in Malesia ha offerto molti spunti di riflessione. Il più importante riguarda la sicurezza, che ha mostrato una falla importante nel giro di formazione della prima partenza. Il software distribuito dalla FIA a tutte le scuderie ha mandato in tilt molte vetture a causa di condizioni mai verificatesi prima e mai testate. In pratica, durante il giro di formazione, la combinazione di basso regime del motore, la scarsa aderenza, le impostazioni di gestione dell’energia per la pista bagnata e la configurazione dei settori del circuito di Sepang, ha causato su diverse vetture una perdita di potenza non prevista. Questo almeno recita il comunicato della FIA, in attesa di ulteriori investigazioni. Ciò ha provocato un vero e proprio blocco dell’acceleratore in molte macchine, comprese le Ferrari e le Red Bull. Una situazione che se si fosse verificata in una gara piovosa con scarsa visibilità, poteva diventare molto pericolosa per quei piloti che si fossero trovati all’improvviso senza potenza, impossibilitati a cambiare i settaggi della propria monoposto e con altre macchine alle spalle che magari arrivavano a tutta velocità.

Il secondo riguarda tutte le speculazioni sulla scelta delle gomme giuste prima del via da parte delle scuderie. Ancora una volta si trattava di una situazione nuova per questa stagione, su una pista sulla quale non si correva da nove anni, con un asfalto particolare e delle condizioni difficili da interpretare. Non a caso il 50% delle scuderie ha scelto di partire con le gomme da bagnato e l’altra metà con quelle da asciutto. Criticare il lavoro degli ingegneri di pista dal divano di casa è comodo e non comporta nessun rischio. Quegli stessi ingegneri che poi sono stati bravissimi nel resto della gara, facendo rientrare le macchine ai box sempre al momento giusto, persino dopo l’uscita di Albon che ha attivato la Virtual Safety Car, con una scelta di tempo che in un primo momento è parsa azzardata e poi ha pagato i suoi dividendi alla fine.

 

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