

Benedetto ragazzo, da dove sei saltato fuori. Quello che ha fatto Ja’Kobe Tharp sulla pista di Eugene, mentre il papà di Slalom si perdeva fra treni, spostamenti, viaggi, distrazioni, telefoni morti, altri nuovi da comprare e settare, appunti sparsi e persi – ecco, quel che ha fatto Tharp è qualcosa che riscrive le leggi della fisica applicate allo sprint con ostacoli. Ha demolito una barriera umana saltando i crono intermedi – con Duplantis non ci siamo abituati – e correndo i 110 metri in un fantascientifico 12.75. Ha cancellato il record del mondo di Aries Merritt [12.80] che resisteva da quasi 14 anni, diventando il primo nella storia a scendere sotto i 12 secondi e 80 centesimi. Tutto a soli 20 anni e 253 giorni, il più giovane primatista mondiale della specialità dai tempi del leggendario Renaldo Nehemiah nel 1979. Lo ha fatto per giunta ai campionati NCAA e non succedeva dai tempi di Dwight Stones, 2,31 nell’alto, era il 1976.
Let’s Run mette in luce una coincidenza incredibile e poetica. Dwight Stones si trovava a Eugene per conto della TV americana ESPN ed era al microfono a commentare la gara in cui Tharp ha corso il 12.75, assistendo in diretta TV al crollo di un tabù che durava da mezzo secolo. Nel corso degli anni ci sono stati altri record del mondo stabiliti da atleti universitari, non alle finali NCAA
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