
❝Chi teme la moda è immerso in essa comunque | e d’essa intriso come un cardo dal gambo reciso❞
Lucio Battisti

A Melbourne aveva messo una gonna plissettata sopra dei pantaloni a gamba larga, un cappello a tesa ampia, un velo bianco, e in campo era entrata reggendo un un parasole. Una medusa. Una sposa medusa. Tutto molto giapponese, ma pure tutto molto suo, tutto molto personale, come un tempo Nike permetteva di fare solo a Maria Sharapova. Quattro mesi dopo, Naomi Osaka ha di nuovo trasformato l’ingresso in campo in una passerella d’alta moda, per giunta l’ha fatto a Parigi, con un abito nero e lungo, un top in pizzo ricamato con una pioggia di cristalli sul colletto, una vaporosa gonna di tulle. Con quella sua auto-ironia sempre in bilico tra una gita sulla luna e il collasso, ha detto di averlo messo perché le ricordava la Torre Eiffel. Sotto l’abito da sera, aveva un completo color oro tempestato di paillettes. Ha vinto.
Si è presentata così a qualche ora di distanza dalla partita giocata da Aryna Sabalenka con un set di collane da oltre 200 carati di granati e 23 carati di diamanti, orecchini in sintonia, tutti gioielli della collezione nata dalla collaborazione con Material Good, secondo il Daily Mail per un valore di 140 mila euro complessivi, diecimila in più rispetto al premio per chi arriva al secondo turno.
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Per la collezione primavera-estate maschile, Novak Djokovic ha invece indossato una giacca ispirata ai colori, alle texture e all’energia della terra rossa parigina, dominata dal simbolo del lupo, l’animale guida del campione serbo. Dettagli in 3D e finiture realizzate a mano, addirittura in argilla. Una volta i tennisti si facevano bastare un piccolo coccodrillo all’altezza del petto.

C’è il rischio di cadere nella trappola del fastidio purista per questi campi da tennis ostaggio del look e dell’apparenza. Intanto, qui ci sono tre cose differenti. Naomi Osaka usa l’abito per costruire una scena, un palcoscenico sul quale porta una figurina inventata da lei. Da bambina disegnava personaggi e mondi, oggi fa qualcosa di simile con i completi. Usa i vestiti come pagine di un’autobiografia fantastica.
Aryna Sabalenka sfoggia invece i gioielli come un’appendice della sua energia fisica, una specie di rappresentazione amplificata della sua potenza [e del suo potere]. Dice che se si sente bella, gioca meglio. È la tipica Sabalenka fatta di esagerazione e di sorrisi.
Novak Djokovic usa il vestito come mitologia. Il lupo sta per la triade caccia resistenza e sopravvivenza, l’ultima coperta di Linus per un uomo di 39 anni che arriva a Parigi e deve ancora raccontarsi come un predatore, anche se la terra rossa ha lo stesso colore del tramonto e il tempo di essere spietati sta passando. È un look scenograficamente minaccioso, ricordatevi chi sono quando la partita diventa dura.
Naomi + Aryna + Novak danno un totale che va oltre la trasformazione del Roland-Garros in Grand Palais. È più vero e più preciso dire invece che i tennisti e le tenniste stanno usando l’abbigliamento per controllare il modo in cui entrano nel nostro racconto. Osaka si sente un’autrice di mondi paralleli, Sabalenka il corpo dominante del circuito, Djokovic un animale simbolico, quasi uno stemma araldico.
Succede perché il tennis è perfetto per questa rappresentazione. Entri in campo da sola, da solo, visibile, senza la divisa di una squadra, ma con una serie di marchi e di dettagli che possono diventare una maschera e una dichiarazione, un’armatura e un autoritratto.
Non è frivolezza, ma l’intuizione che prima ancora del quindici-zero iniziale essere campionesse e campioni significa aderire a un’immagine. L’abito è il primo gesto della partita. Guardatemi così, non sono solo la mia classifica, la mia testa di serie, non sono solo le mie palle break annullate.
Osaka lo fa nel modo più chiaro. Si è data una piccola drammaturgia da rispettare, Arriva vestita, toglie strati, passa dall’abito alla divisa. Il completo è il suo ponte tra il personaggio e l’atleta. In Sabalenka c’è una forma di energia personale e di rivendicazione dello spazio. Djokovic è ancora un’altra cosa, l’aderenza della forma alla sostanza, la sfida al tempo e il mito personale, laddove Osaka è fragilità e creatività, cultura pop, introversione spettacolare, mentre Sabalenka recita la sua sfrontatezza.
Non sono elementi che vengono al posto del tennis, casomai lo precedono. Non c’è niente di imperdonabile. Certo, se giochi male tutto diventa una maschera vuota. Ma se reggi il peso della partita, l’ingresso in campo diventa un pezzo della tua autorevolezza. C’è chi frequenta lo sport abitando l’immagine che noi disegniamo e raccontiamo. Le persone più intelligenti provano a non subirla. L’immagine se la scrivono prima.
