Il 16 maggio del 1966 è un lunedì, e i giornali stanno raccontando la nuova fase della vertenza dei medici della mutua, il discorso domenicale di Mariano Rumor per respingere l’accusa che la DC sia una “una forza di remora e di ritardo”, il pericolo della guerra civile in Vietnam – mentre dagli USA arriva il parere favorevole al trasferimento della NATO a Bruxelles. . È il lunedì che celebra il decimo scudetto dell’Inter, lo scudetto della prima stella. La distanza dalla Juventus è di due titoli [12-10]. Angelo Moratti dice: Cercavo la stella come un francobollo raro. È stato un campionato sofferto, più che nelle previsioni, chiuso dal 4-1 sulla Lazio che spegne le ultime resistenze del Bologna secondo. Gino Palumbo sul Corriere della sera analizza la stagione e scrive che “non c’è contrasto tra la sconfitta nela Coppa dei campioni e la conquista della stella: proprio perché nel calcio non si può vincere sempre, si ha la prova di quanto sia importante vincere molto. Anzi proprio il logorio e la sofferenza determinati dagli impegni e dalle delusioni della coppa, consacrano inequivocabilmente la legittimità del successo nerazzurro nel campionato”.
È un lunedì che nelle pagine successive della Gazzetta celebra anche il secondo scudetto consecutivo nel ruby della Partenope. Ha vinto 9-0 lo scontro diretto on casa della Roma, davanti a 4.000 spettatori, “mentre i tifosi napoletani – si legge – calati a Roma in gran numero, intonavano noti motivi dei recenti festival”. E qui, diciamo la verità, la curiosità cresce. Quali saranno stati questi noti motivi dei recenti festival? Il ragazzo della via Gluck, Nessuno mi può giudicare, Io che non vivo dell’anno prima, Volare del ‘58? È recente un festival di otto anni prima? Non si sa.
Si è giocato allo Stadio Flaminio, “una partita combattuta sino al limite delle forze da entrambe le contendenti, spigolosa ma non cattiva, tecnicamente non proprio trascendentale” e “su tutti si è posto in evidenza il tallonatore Silvestri autentico dominatore nella ripresa, seguito dalla seconda linea Trapanese-D’Orazio. Fusco ha diretto da par suo le retrovie facendo sfoggio di intelligenza nei momenti critici e di precisione nei rimandi in touche; la linea dei trequarti non sempre è stata posta in movimento ma quando lo ha fatto si è distesa in azioni piacevoli con un Ambron sempre scattante autore tra l’altro di un drop bellissimo ed un Carlotto assai insidioso. L’estremo Martone ha svolto con sicurezza il suo compito e nella ripresa ha praticamente suggellato la vittoria della squadra prima con un drop preciso, e in seguito con un facile calcio piazzato. Di Elio Fuso, Marcello Martone e del rugby al Sud, si parlava qui un anno fa. Nello sport c’è anche Bob Seagren che ha battuto il record del mondo di salto con l’asta, andando a 5,32. Sessant’anni fa eravamo un metro sotto Duplantis.
Ma in questo spazio dedicato a cenni di futuro che si affacciano nelle cronache, il pezzo più interessante arriva da pagina 5 di Stampa Sera, dove si ragiona sulla necessità di dedicare più attenzione all’alimentazione. Il titolo si chiede: Gli italiani sanno mangiare? “Soltanto nel primo anno di vita – scrive Angelo Viziano – la dieta è oggetto di particolare attenzione da parte del medico e dei genitori. Superato questo periodo tale attenzione si attenua, per cui il bambino ed il ragazzo vengono ‘automaticamente portati ad acquisire abitudini alimentari non razionali. Occorre, inoltre, modificare certe abitudini errate. Ad esempio oggi in molte nostre regioni la prima colazione ha un significato diverso da quello auspicabile per una razionale dieta giornaliera. La sana abitudine di iniziare la giornata con una colazione che assicuri alcuni princìpi nutritivi essenziali tende a modificarsi. La buona tazza di latte, che sarebbe tanto utile, viene trascurata nel bambino. Una colazione troppo scarsa può influire negativamente sull’attenzione, determina nel bambino una precoce stanchezza, scarso interesse per le attività didattiche; diminuisce pertanto il rendimento scolastico. Non vi porge compenso certo il piccolo pasto che di solito lo scolaro consuma a metà mattina con avidità, perché esso è sempre irrazionale. Creare già nella scuola una certa educazione alimentare significa trasferirla anche nelle famiglie degli scolari”.
